BIOGRAFIA

Rodolfo Tolomei nasce a Sismano, comune di Montecastrilli (Terni) nel 1954. Frequenta il Liceo Classico C. Tacito a Terni e si laurea in Medicina e Chirurgia a Perugia nel 1979. Dal 1980 al 2009 svolge l'attività di medico di Medicina Generale ad Avigliano Umbro (Terni) dove tutt'ora risiede. Attualmente è in pensione per malattia perché affetto, sin dal 1982, da Sclerosi Multipla, purtroppo una presenza costante che compare spesso anche nelle sue poesie.
Si è classificato terzo al concorso letterario Città di Castello 2010 nella sezione "poesia" e questa è stata  la sua prima opera  pubblicata.
Attualmente, pur continuando a scrivere poesie, ha dato alle stampe un libro sulla storia della SFAU (Società Filarmonica Avigliano Umbro), la Banda Musicale del paese che, nel 2010, ha compiuto la veneranda età di 130 anni di vita. Il libro è stato stampato, con il contributo della stessa SFAU e di altri finanziatori, e presentato al pubblico, nel teatro Sociale di Avigliano Umbro, nel dicembre 2011.
Attivista del WWF Italia da più di vent'anni, è Guardia Giurata Volontaria, impegnato su vari fronti: venatorio, ittico, ambientale.
Ha due figlie, Alessandra e Valentina, vive ad Avigliano Umbro con la sua Compagna, cinque cani, tutti rigorosamente meticci, e un numero imprecisato di gatti.


POESIE

L'aquilone

Perché è così difficile far volare gli aquiloni?
Forse perché rappresentano i desideri umani,
ondivaghi, imperfetti e costruiti male.
Così prendono il vento e per un po' veleggiano...
Poi un vuoto d'aria li ripiomba a terra,
un filo della luce o un albero
li imprigionano per sempre.
Come Charlie Brown io continuo a tentare
tra lunghi scoramenti e brevi speranze vane.
Ma il mio aquilone si alzerà alla fine,
prenderà il vento come dev'esser preso
raggiungerà le stelle ed i pianeti.
Sempre attaccato al filo ché
i desideri infine sono i miei
e non si possono perdere
nello spazio siderale.
Io resterò su questa scheggia impazzita
che è la terra, collegato con l'aquilone
e il filo al cielo.
Manderò su desideri e speranze a non finire
fino a stancare marziani, serafini e santi.
Qualcuno li esaudirà, perdio!

                   Sismano   30 maggio 2010

 

La signora che faceva castelli di sabbia

La signora sulla spiaggia, capelli biondi sotto un rosso cappello,
costruisce da ore castelli di sabbia.
Non è ritardata, almeno non sembra, è carina,
ogni tanto sorride, avrà quarant'anni.

Però lavora accanita e maniaca..
rifinisce torrette, fossati, bastioni.
Affascinato rimango a guardare per ore
il castello che cresce, che diventa più grande e più bello nel sole.

Converrete anche voi che la cosa è un pò strana..
non ci sono bambini vicini, qualche anziano e una fila
infinita di vu cumprà, lunga e dolente
come il giorno del giudizio, così dicono almeno, sarà.

Alle otto, con il sole che si tuffa nel mare,
arriva un ragazzo ventenne, abbronzato, in costume.
E' Down, bocca larga e sdentata, guarda a lungo
ammirato il castello e sorride.

Resto solo a guardare il tramonto,
madre e figlio se ne vanno ridenti e abbracciati.
Sono felici anche gli altri bagnanti..
quel lavoro di ore, sotto il sole cocente, era fatto solo per avere un sorriso.

Son tornato il mattino seguente e naturalmente
il castello non c'era, la marea l'aveva tutto mangiato.
La tristezza è tornata, è rimasta un pochino in silenzio..
poi se n'è andata, tenendo la mano ad un giovane Down.

Tanto l'ho sempre saputo che c'è poco da dire e da fare..
che di tutte le cose costruite con amore disinteressato,
con tanto assoluto disperato amore,
rimangono, alla fine, solo piccolissimi granelli di sabbia.

                              Avigliano 4 agosto 2011

 

1980

 Mi hai lasciato che nei campi c'erano ancora
 fiordalisi, papaveri, grilli
 e la sera, a frotte, le lucciole.
 Hai detto: ”Da vecchi, sai, ci rivedremo”
 ed io scherzando: “Mi troverai a chiedere
 l'elemosina a qualche angolo di strada”.
 Sono passati trent'anni e di te non so più niente,
 se come me hai vissuto o sei sopravvissuta,
 se hai fatto cose folli od  altre sciocche
 che non ti basta il tempo per pentirtene.
 Io sono stato felice e disperato,
 sano, malato e ancora sano e poi malato
 su un'altalena che non finisce mai...
 Pensa che ho persino lavorato!
 In realtà sono trent'anni che sto seduto
 all'angolo tra piazza Grimana
 e corso Garibaldi, con la mano tesa,
 il cappello in terra, senza concluder niente,
 sperando sempre di vederti passare.
 Ma il tempo passa in fretta
 come la gente che non si ferma mai
 e tu, in trent'anni, non ti sei mai vista.
 Il cappello per terra resta vuoto
 di soldi, di speranze, di promesse.
 E' solo pieno di sogni, come prima.

                     Sismano  Maggio  2010

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