BIOGRAFIA
Autore.
POESIE
zolle
Tra il grano e l’icona
l’iconostasi che li creò uomo e donna
e il partenio attraverso le cui colonne
sfioro il soffio
di coloro che non accadrà che si tocchino
perché le parole non possono trasfomare l’oro
in trave dell’occhio o la pagliuzza
nel bambino che al tuo capezzolo succhia –
si estende una terra di nessuno
una lussureggiante geografia del culto
dei corpi che pensano di avere corpi
e sequenze genitali di mondi diventate decorazioni
perché noi ci possiamo giocare
tu e io, tenendo aperte le gambe
nel battere e nel levare frenetico del martello
e del lattemiele nella zangola sotto il pestello
e tutto questo, accadendo nella spazio inscenato,
immaginato come da noi separato, sarà separato
in un guerriero privato e in una vergine rifugiata,
nudi di fronte alle vesti, lineamenti di marmo.
Lui, immaginandosi lupo, deve fingere di obbedirle
(ululo)
lei cerca lo strofinio che faccia scintillare il dio bambino.
Poi le porte si chiudono all’avanzare della città in lutto.
bust a nut
il dottor Kinsey calcolando di quanto sesso
siamo capaci dal primo obelisco al soliflusso
sotto lo spillo del tacco di Purusha
o tu, misurando l’adimensionale iconografia del fallo
che inaugura l’Anno superando l’ostacolo
- senza aspirare, in verità, all’ adstrato
da quando il poeta è per il mondo un pazzo -
non fate niente per me
mi lasciate a considerare il lavacro del mio cadavere
a misurare il buco di terra dove dovrei spargere
fertilità alle piante
rinunciando a spiegare ai tuoi piccoli diamanti ai denti
quale tortura esemplare
le felci , da illetterate, scelgono dopo il the danzante
per restare sobrie, alla luce delle recenti acquisizioni
sulla farmacopea nell’incontrare Andromeda,
che lentamente inizia a sollevarsi la gonna…..
Non è per niente scontato
Non è per niente scontato
che le idee vengano ad occupare spazio
o che, sognando, le interroghiamo
non è per niente scontato
che debba esistere un protodelirio, un protomatto
perché il tempo dalle parole piagato
si cicatrizzi in stimmata e tenga banco
un apologo su cosa faremo intanto
cosa faremo intanto
per mantenere il contatto
con gli idoli del sagrato
evocandone il contenuto nascosto al capro
espiatorio
in previsione del piano astrale
di Charles Webster Leadbeater
e delle liste dei desideri
del demone giornaliero al rogo
che, siamo seri, non è fuoco sacro
nè la capacità di spegnersi del ritratto
e delle unghie del gatto, umbratili.
Retrattili navi si muovono
da Argo al settimo strato
combusto di Elena nella stagione di piena
in cui seppelliamo l’occhio,
il pornografo inizia le lamentazioni,
consultiamo un’ostinazione
e, sul filo del ponte, sfiorando un collo, una Ragione
sospira
(è da credere che la stessa respirazione come docimasia
nasca da un ritorno a Brideshead dello squalo
o da una gita turistica nella Patagonia del narvalo
o della vita anfibia di Chatwin)
ma nello spettro di mondi
è la pura energia dei leoni
a dettare i gioghi
e lo scorazzare degli orici
e, con stile adeguato,
tutto ciò che la luce diventa ondulando
da un capo all’altro del seminato
diventa spettro dei mondi ondulando.