BIOGRAFIA

Gabriella Capone nasce a Napoli nel 1952, ma vive a Roma da quando aveva pochi mesi. Sposata con Vincenzo, hanno 5 figli: Chiara, Luisa, Daniele, Davide e Carlo, ormai tutti grandi. Per più di 20 anni è stata Insegnante di Scuola dell’Infanzia, poi è diventata Funzionario dei Servizi Educativi e Scolastici del Comune di Roma, dove svolge il suo ruolo coordinando e gestendo due Scuole dell’Infanzia, infatti il continuo contatto con i bambini e il loro mondo la portano a mettere in campo tutte quelle strategie acquisite in anni di studio di pedagogia, psicologia e didattica. Questi non sono strumenti che utilizza solo nel suo ambito lavorativo, ma anche quando ha funzione di tutor nei club per bambine e/o ragazze. Tutta la sua vita è permeata da una convinta e profonda formazione cristiana sulla quale si poggiano le radici del suo essere moglie, madre, suocera, tutor e impiegata che sono interconnesse con gli amici, l’ascolto e accettazione dell’altro, l’amore per la lettura, il giardinaggio, gli animali, la passione per la pittura, la capacità di tradurre in poesia il rimanere ammaliata dagli incanti, nel bene e nel male, che la vita, la natura e il mondo circostante le offrono.



POESIE

Rifugio

La pietra lavorata che incornicia
il piccolo e semplice involucro
che racchiude la Vita,
sembra una traccia
scavata nel cuore.
Vorresti percorrere quel sentiero
lucente e pacato, ma altra vita
ti porta in luoghi sconosciuti
dove fermo deve essere l’arbitrio
per vedere quanto ti è stato dato,
senza cogliere solo quanto
ti è preteso.
Difficile percepire l’ornamento
e la finezza dell’intaglio,
resta solo la scarna pietra
che non possiede candore e molatura
nel debole raggio che illumina i passi.
Il dolore che accompagna la vita
talvolta è sole che riflette
ogni sfumatura del delicato trine
che avvolge l’umana esistenza,
allora la pietra diventa
sublime lavorata roccia
che negli anfratti accoglie l’esile volere.

 

Mamma

Ignara passeggi tra nuove vie,
guardando realtà sconosciute,
mentre piano osservi la vita
altrui scorrere sul quotidiano
cogli gesti e modi che
sono alla ragione manifesti.
Ancor più presente l’ intelletto
indugia per coglierne l’essenza
di quello che riporta la memoria
al sospeso cuore che attende.
Come un tulle che un soffio
discosta per rendere visibile
quello che nell’intimo ben conosci,
così cogli sull’altrui persona ignara
che accanto passa,
le sembianze e le movenze
di chi da tanto manca al tuo presente.
Mamma, vorresti chiamare, ma ben sai
che non è, la mente prende alla leggera
la malinconia del tempo passato,
gioca con i ricordi e confonde l’odierno,
mentre veloci memorie scorrono
colmando di nostalgia e dolorosa assenza.
Rivedi tu figlia con amore amata
lungo la via della vita che pian piano
cambia rotta e colei che madre era
diventa mamma per te che madre sei.
Mamma… hai colmato
ogni necessità, vuoti e paure,
affetto e letizie, gioie e dolori
diventando quella madre
che sul cammino futuro spinge
con forza e coraggio l’incedere
incerto della sua progenie.
Tenerezza ha ricolmato lo sforzo
degli ultimi passi, parole premurose
ho mormorato stringendoti al cuore,
il tuo capo in un abbraccio accolto
mi ha lasciato sola nella via,
non più figlia, ma madre
anche della mamma mia.

 

Settembre

Non più il frinire delle cicale
dell’assolato giorno
che il sole lo sguardo
rendeva cieco.
I vividi colori han lasciato posto
a ondulanti lamine di verde dorato.
La quiete dal fondo campo
sale con l’aere, mentre il
vento culla il nascere
di nuova primavera.
Volteggiano eleganti,
su note di arie silenziose,
giocando con refi di vento,
piccole foglie, dipinte
da eteree dita,
che rivelano l’ incanto
del tempo che giunge.

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