BIOGRAFIA

Donato Caione è nato a Foggia il 26 ottobre 1960. Trascorre gli anni della adolescenza ad Ascoli Satriano, un piccolo paese del sub- appennino dauno, in provincia di Foggia, per poi trasferirsi definitivamente nel capoluogo dauno. Le prime poesie risalgono agli anni del ginnasio. Dopo la maturità’ ha un periodo di stasi letteraria. L’attività riprende appieno nel 2007 in seguito ad una manifestazione di fotografia tenutasi a Cinisello Balsamo (Mi) dove attualmente vive.
E’ impiegato come pubblico dipendente presso il Ministero della Difesa a Milano dal 1989.


POESIE

RIFLESSO

Il riflesso è il tempo
è uno spazio di luce nell’infinito,
è un’ombra che cammina veloce
è il sole che fa capolino dietro il colle.
Riflesso è la nostra presenza,
riflesso i nostri occhi che guardano lontano
a cercare i pensieri fuggitivi
oltre il mare….
Un riflesso è il fiume che scorre
tra argini di pietra e di terra
sotto il ponte.
Riflessi i versi canori
tra boschi di pini e betulle
profumati di muschio.
Un riflesso il paesaggio stellare
nelle notti d’estate
quando la natura colorata si sveglia.
Riflesso le nostre sensazioni,
le nostre passioni, i nostri amori
le nostre angosce…
Un riflesso la vita
fatta d’immagini, di momenti
transeunti ed effimeri.
Un riflesso le nostre azioni
stemperate nel tempo
che suggellerà la nostra consunzione.
Tutto un riflesso…
nello specchio dell’anima.

 

LONTANO NEL TEMPO

Solo per un attimo si ascolta
Il respiro dell’animo,
si scrutano i teneri volti
nello specchio dell’esistenza.
Solo per un attimo
la vita scorre frenetica
nel tempo che non ha fine
e nello spazio che forma le dimensioni dell’essere.
Solo per un attimo
si guarda il sole
scaldare la terra,
ed il vento soffiare su gelidi colli.
Solo per un attimo
l’Universo plasma il nostro esistere,
poi elargisce alla luce e alla terra
il germe imperituro del nostro essere.

 

ABBANDONO

La strada è tetra senza sbocco

tre lampioni ciechi un cassonetto

lattiginoso il cielo qualche fiocco

un gesto ignobile maledetto.

Tra rifiuti ed immondizia una creatura

la mano ancora insanguinata dal cordone

vile tremante immatura

mente depressa senza ragione.

Mondo di dementi insoddisfatti

schiacciati da bieco insulso consumismo

lifting pasticche seni rifatti

smarrimento insicurezza lassismo.

L’abbandono della melanconia

lo sconforto sempre strisciante

società acefala in agonia

irrefrenabile noia nausea costante.

Che pena, un tonfo ferisce il cuore

frigido algido arido

appena sbocciato il tenero fiore

abbandonato piangente ancora madido.

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