BIOGRAFIA

Daniele Bertoni in arte DABE classe 1969, è uno scrittore, artista poliedrico di origini versiliesi, vive e lavora nella sua città: Pietrasanta, diplomato professore d'arte, fin da bambino compone poesie (1980) il suo libro di debutto risale al 1990 Cinquanta Liriche Del Mio Mistero (edizioni Il Carrarese); da subito la sua poesia viene definita 'nuda', 'pura', senza riferimenti a poeti esistenti o esistiti, come forma d'espressione. Seguono dal 1990 diverse pubblicazioni con case editrici indipendenti e partecipa a numerosi premi letterari sia nazionali e internazionali raccogliendo consensi dalla critica: dal 2009 ha pubblicato tutto il materiale poetico con ilmiolibro.it/ La Feltrinelli sotto edizioni Daxulla/PE - narrativa, arte e poesia sono la sua 'vita messa in opera' (come ama ripetere durante summit letterari) - è uscito a febbraio 2011 con il Gruppo Albatros il suo primo giallo LA ROSA CUMANA.


POESIE

LA FORESTA

 

Nella notte sogno,

immagini di sangue,

la foresta può sparire

se non credi.

 

Luna che denuda,

inesorabile per di nuovo

sorprendermi.

 

Mi perdo nel fondo,

la bottiglia ospita

lo spirito di un poeta.

 

Un fiore oscuro,

regna in questo cosmo verde,

soffro ma capisco

ancora una volta

di amarti.

 

Oltre la foresta.

 

UN ANGELO PER ME

 

Tutti ti guardano come un libro,

sei esposta al pericolo,

senza comprenderne il senso.

 

Ti guardo come una pagina,

volo su di te,

come farfalla attratta da un fiore.

 

In un'istante diventi,

il mio profumo d'amore,

sei un angelo per me

che non voglio sorprendere

e nemmeno capire.

 

Sei la freccia nel mio cuore,

per questo su di te tremo.

 

ORA, LA VITA

 

Le verdi confessioni,

oltre il verso,

la perduta arma,

la ferita che sanguina.

 

Le rose sono spugne,

in cui il sole viene catturato,

poi mai più rilasciato.

 

Le avversità del tempo,

le quarantadue stelle,

disegnate sul corpo

che filtra amore.

 

Il cadere e il risalire,

come trappola di un fuggevole

nemico assorto nel suo pentimento.

 

Guardiani che litigano,

davanti a quarantadue colonne

che di marmo e oro

si stagliano verso l'azzurro.

 

infinito è l'abbraccio,

di bimbi gioiosi,

mentre spio donne

che copulano con dardi

pronti ad esplodere.

 

Vacuità e metamorfosi,

seducenti specchi,

che il fiore vive

come l'altra realtà.

 

Nascono quarantadue macchie,

che sul muro si fanno decorazione,

mentalmente esce

l'altra parte nascosta.

 

Ora il vaso contiene,

il mio impiastro,

coriandoli e colori

che non voglio.

 

Quarantadue punti,

i miei anni come metafisico

puzzle il cuore.

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