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Violetta Chiarini è anche autrice delle canzoni degli spettacoli musicali da lei creati, per i quali hanno composto “pezzi” originali musicisti come Carpi, Chiti, Gaslini, Migliardi, Negri, Perrotin, Santucci e altri. Tra i versi poetici scritti da Violetta per le sue canzoni spiccano quelli vestiti di musica da Mario Migliardi, un grande maestro che ha spaziato dai motivi per la Canzonissima televisiva alla musica classica e agli esperimenti musicali del celebre “Studio di Fonologia”, creato a Milano da lui stesso con Luciano Berio e Bruno Maderna. Migliardi ha composto inoltre le musiche di scena di alcuni spettacoli di prosa di Violetta Chiarini, tra cui “Io e me” e “Le avventure di Caterina”, entrambi rappresentati in teatro e trasmessi a puntate dalla RAI ne “Il buongiorno di Radiodue”.
MADRIGALE PER UN UOMO CON IL CUORE
(Dallo spettacolo poetico-musicale “Se vuoi che ben ti voglia” , di Violetta Chiarini, musiche originali di Mario Migliardi - stagioni teatrali anni ’90 - Pubblicato ne “Le Isabelle” vol. I, a cura di Maricla Boggio - Ediz. BESA)
Canto per te, amico mio,
che sai rendere soffice
la mia corazza dolente,
che sai dell’amazzone
il lato vulnerabile
e con amore lo contempli
e devoto lo cingi.
Tu ti schiudi verso me,
amico mio, per ricordarmi
che la felicità è una porta
che s’apre verso l’esterno.
E io mi mostro a te,
amico mio, e mi esprimo
partendo dal mio centro,
come petali di margherita
nelle albe mediterranee.
E ci incontriamo in quel punto
reale luminoso
dove l’indaco si fonde
dei miei e dei tuoi pensieri.
Canto per te, amico mio,
che sfiori con il calore
della tua grazia di uomo
la mia ferita aperta,
nastro d’oro e di gemme
che mi lega alla gente.
Amico mio, liquore dorato,
grano caldo di giugno,
la tua mano custode
salda e discreta
mi aiuta a creare
dentro di me un audace
rapporto con il possibile.
Scopro che dentro si può essere
avventurosi e forti
come sono gli eroi.
E canto ancora per te,
amico mio, guizzo di rame rosato,
alito soave di settembre.
E insieme noi intessiamo
un ordito di fili d’argento
che ci collega alla fantasia
e alla vita dell’anima.
E io sono vestita d’opale,
e tu mi tieni per mano
e vado in placido viaggio
verso la mia interezza,
attraverso il terreno vario
delle mie sfaccettature,
dove si rifrangono dolci
le luci del tuo prisma.
E provo con te la gioia
di essere finalmente
quella che sono,
ancora e sempre donna
e tu lo sai, lo senti.
E mi perdonerai
se devo rimanere
travestita da ragazzo,
come la fanciulla intrepida
della favola d’oriente:
un ragazzo
che lotta contro il drago,
perché alla fine
il metallo donna
possa essere quotato
alla borsa dei preziosi.
1986
LAURA VOLA A FERRAGOSTO
(Violetta Chiarini -16 Agosto 2010 - In morte della danzatrice e attrice Laura d’Angelo)
Silenzio alfine nella città vuota,
ferragosto di sole che accarezza,
cristallo e lapislazzuli del cielo,
dopo la pioggia che ieri batteva.
Più verdi i tigli splendono nel viale
sull’ocra dei palazzi addormentati;
al fremito canoro le cicale
ritornano con note delicate;
indisturbati tubano i colombi,
ampi cerchi disegnano nell’aria
e abbracciano le piazze e i monumenti.
Questo è il momento magico dell’anno,
quando sembra che Roma sia sospesa
mentre attende un evento prodigioso.
E tu, Laura, hai detto “Ecco, è l’ora!”
Hai dispiegato le possenti ali
forgiate con il fuoco del coraggio
della tua lunga sofferenza immane
in un dono d’amore sublimata,
per ricordare alla gente distratta
che la Vita è il supremo dei valori.
Nel cielo di cristallo e lapislazzuli,
con il sole d’agosto carezzevole
il volo tuo verso l’Eternità.
A VERY IMPORTANT PERSON
Testo di Violetta Chiarini
Musica di Mario Migliardi
(Sigla della serie televisiva della Terza Rete RAI “Si vien pro un dire”, di Violetta Chiarini - primi anni ‘80)
Se non c’è il mio amore
vado a letto quando il sole muore,
poi mi alzo a mezzanotte
e mi metto a lavorare
e a scrivere canzoni,
a sognare, a meditare
e a cucinare
il riso integrale.
Quando ero ragazzina
una grande VIP
volevo diventar:
a very important person,
a very important person!
Ma ormai, lo puoi giurare,
una grande VIP mai più diventerò:
salotti letterari e cene di lavoro,
vernissage, cocktail e premiazioni,
pubbliche relazioni,
tra sorrisi venduti
e ipocriti saluti,
tutta roba che non fa per me.
Mi piace abitare
in una casa dov’è l’essenziale,
dove l’amore è senza specchi
e sottofondo musicale
e ti puoi disintossicare
dagli incontri con la gente
che non sa giocare coi colori della mente.
Quando ero ragazzina,
una grande VIP ecc.
C’è un cespuglio di ginestra
al bordo della strada
che mi aspetta quando è sera
per un rendez-vous odoroso
e mi dona fiori d’oro
che mi metto tra i capelli.
Io mi sento una regina
con quei fiori tra i capelli.
Quando ero ragazzina una grande VIP, ecc.
1980
SON VOLATE LE FAVOLE
(Dallo spettacolo poetico-musicale “Se vuoi che ben ti voglia” ,
di Violetta Chiarini, musiche originali di Mario Migliardi –
stagioni teatrali anni ‘90)
L’estate è dietro l’angolo.
È la nostra stagione,
la nostra illusione,
già dal primo “ti amo”.
Poi ritorna settembre
e sotto i nostri piedi
lo stridìo delle schegge
di estivi focolari
e cuori con capanne.
Ma io non ho le scarpe
ed il mio letto è immenso.
L’estate è lì per noi,
rinnovante proposte
di antichi sortilegi
sotto il sole d’agosto,
ammiccante e sfacciata
come bimba perversa
e alla fine innocente
nella sua nudità.
E noi come faremo,
ora che dallo scrigno
son volate le favole?
Oh, certo, parleremo
di me e anche di te,
ma non possiamo più
discorrere di noi.
A quali azzurri sogni
ruberemo la linfa
per poter sopravvivere?
Da quali fantasie
aperte sul futuro
potremo avere il credito?
Mentre la ruga incalza,
l’arteria si indurisce
lentamente in segreto;
gli ultimi fuochi scoppiano
in sarabanda allegra
e dietro vi si celano
l’agguato del silenzio
e dei sensi la quiete.
Ma sì, da ora in poi
vivremo alla giornata
come pretendi tu,
giacché le tue parole
come orda di guerrieri
strappano alla speranza
l’ultimo territorio.
Ma dove stiamo andando?
E dov’è il nostro “noi”?
(Violetta Chiarini 1993)
“CONOSCERE È AMARE”
(Dallo spettacolo poetico-musicale “Se vuoi che ben ti voglia” , di Violetta Chiarini, musiche originali di Mario Migliardi - stagioni teatrali anni ‘90)
Vorrei che tu ti vestissi di opale,
vorrei tuffarmi nelle tue iridescenze,
ad una ad una, universi infiniti
che aspettano di essere esplorati.
Vorrei essere il tuo specchio d’oro,
vorrei che tu vi guardassi dentro
senza paura alcuna, ma soltanto
con l’emozione della prima volta,
con lo stupore di un adolescente
che, stravolgendo il mito di Narciso,
si osserva per rifarsi intero e nuovo.
Ma forse tutto questo accade già,
a poco a poco, irreversibilmente
e noi ci incamminiamo per sentieri
sconosciuti, dorati di ginestre
e l’erba ci accarezza i piedi nudi
e non sentiamo che siamo in salita …
1986
CHINESE RESTAURANT
Testo di Violetta Chiarini
Musica di Mario Migliardi
(Dallo spettacolo “A pensarci meglio”, di Violetta Chiarini,
per “Primavera Giovani” del Teatro di Roma –
direz. Luigi Squarzina)
Cenare sola di sabato sera
in un ristorante cinese
semideserto ad Amburgo;
mentre lui
-belga di origine francese,
solista della Deutsche Oper -
è con un’altra,
un’ebrea di New York
che ha una villa sul lago
e gli serve aragoste…
E’ troppo comico, comico, mio Dio!
E le lacrime son lì
che gonfiano il cuore
e friggono il cervello,
ma non ce la fanno a uscire,
per via di questo riso nervoso
che mi ha preso e anche, mio Dio,
mi fa tremare le mani
e pure questi accidenti
di bastoncini cinesi
che non pigliano su niente!!
Come ha detto che si chiama?
Ah, sì, Barbara. Barbara!
Bel nome però!
Dev’essere anche una bella donna.
Queste ricche americane,
sempre bene massaggiate,
simpatiche e materne,
sottolineo materne,
odoran di creme di bellezza.
Ed io, mio Dio, son qui…
Ed io son qui
con la faccia sciupata
delle notti insonnni e sole
(Parlato su musica)
- si dev’essere sciolto pure il rimmel,
qui sull’occhio destro…-
Va a trovare lo specchio
in questa borsa senza fine…!
(Ripresa canto)
Son qui – dicevo –
davanti al thè di gelsomino…
Buono però!
(Parlato su musica)
Il cameriere ha detto,
in inglese, col sorriso untuoso
stampato sul muso giallo,
che è rilassante.
(Ripresa canto)
Sta a vedere che stanotte si dorme!?
Lalà lalalalà lalà.
(Parlato su musica)
Ehh, noo! Adesso anche il sadismo
dei violini romantici
della filodiffusione!…
Mio Dio, è troppo!
E’ troppo, bastaa!
(ripresa canto)
Quando lui tornerà dal suo week-end,
sazio d’amore e di aragoste
e mi domanderà,
col sorriso dell’innocenza che uccide:
“Tutto okey, chérie?”
Naturalmente, mio Dio,
con sfacciata ipocrisia,
gli dirò:
(ripresa canto)
“Se tu sapessi sabato sera
da Fofi, a Fasanenstrasse,
le risate che ci siamo fatti!...”
E giù a ridere, giù a ridere,
giù a ridere come una pazza…
per non diventare pazza!
(Risata tragica a tempo di musica)
Ah, ah, ah ah,
Ah ah ah ah ah ah!
……..
(Parlato)
Scherzi a parte,
chi ha detto che il suicidio
è un atto di viltà?...
(Ripresa della risata tragica a tempo di musica che sfocia in singhiozzi dissolvendosi)
Ah ah ah ah ah ah!!
………
(Violetta Chiarini 1980)
COME LA TUA GATTA
(Dallo spettacolo poetico-musicale “Se vuoi che ben ti voglia” , di Violetta Chiarini, musiche originali di Mario Migliardi - stagioni teatrali anni ‘90)
Da sempre sono allo sbaraglio,
ma ora, come la tua gatta,
attendo momenti di quiete
all’ombra di un raggio di luna.
Con te ho dissepolto il mio pianto:
a volte il dolore scompare
nella rievocazione del dolore.
E tu mi accogli
e cogli le mie lacrime,
le cambi nei diamanti dei Druidi,
ne fai la mia corona regale.
E mi culli coi tuoi canti marini
e ti piace che io li riecheggi.
Ma tu non ascoltarmi quando sono
Amleto che parla con Ofelia!
Il sole spesso non mi riconosce,
ma tu sì, tu sempre, anima mia,
mio querciolo frondoso di maggio,
mio morbido giaciglio, mio ristoro,
mia brezza, mio iris rugiadoso,
mia dolce onda lustrale, mia catarsi.
1987
DEDICA A UN ESORCISTA
Testo di Violetta Chiarini
Musica di Mario Migliardi
(Dallo spettacolo “A pensarci meglio”, di Violetta Chiarini per “Primavera giovani” del Teatro di Roma - dir. Luigi Squarzina)
Non giocherò più coi tuoi capelli,
lì, tra il collo e la nuca,
dove teneri si offrono
alle dita sensibili,
né mai la pelle dei tuoi polsi
vorrà più fremere per me.
in melodie di seta.
Non giocherò più coi tuoi capelli,
mai più i lunghi sguardi
con le fessure del gatto
che mi serravano felici
in una prigione di smeraldo.
Mai più le dolcezze dell’alba
davanti a un antico portone.
L’esorcismo è finito.
Raccolgo la mia bisaccia
e dico col saggio poeta:
bisogna andare ora!
La strada è lunga,
la strada è lunga,
è necessario sopravvivere.
La strada è lunga,
la strada è lunga,
è necessario sopravvivere…
è necessario sopravvivere,
sopravvivere…
1980
HABANERA CELESTIAL
o”Las bromas de Cupido”
(Dallo spettacolo “Io e me”, di Violetta Chiarini –musiche originali di Mario Migliardi - stagioni teatrali fine anni ’80)
Gran soirée al teatro Argentina
con le star della “zarzuela” di Madrid:
mi son messa una mantiglia di lamè,
vedo un critico seduto accanto a me.
Scrive appunti là per là
e commenta: bla…bla…bla…
Che dirà? Oddio che fastidio che mi dà!
In un palco di proscenio
tutta sola me ne vo
e io tento allor
una pirata “grabación”
e lo sguardo cade giù nel golfo mistico
tra i violini che fremon con ardor.
Ahi! Come t’ho visto Ahi!
Come t’ho visto ahi, ahi, ahi che calor,
ahi ahi ahi, che tremor!
Sono gli scherzi che fa Cupido all’improvviso:
passa, scocca e se ne va.
All’improvviso Cupido ti scocca la freccia.
Ahi, ahi, ahi como soy estremecida,
por aquel temblor que me confunde la vista,
los brazos, las piernas parecen volar!
Cuantos colores de oro en un cielo de sueños de amor!
Ahi, Jorgito, Jorgito, Jorgito!
Como eres lindo con tu violinito!
Ahi, Jorgito, Jorgito, Jorgito!
Seras el niño de mi corazòn.
(Da recitarsi nell’intervallo musicale che precede la seconda strofa della canzone)
Gran soirée, un trionfo di toilettes griffate dalle regine dell’alta moda, specializzate nell’esaltare la femminilità: Biki, Sorelle Fontana, Clara Centinaro, Fernanda Gattinoni e lei, la principessa Irene Galitzine!... Unica eccezione la mia preziosa mantiglia firmata Roberto Capucci.
(Riprende a cantare)
Nello stop dell’orchestra tu guardi in su
e rimani fulminato pure tu.
Y me miras y me miras con amor
con tus ojos como almendras de estupor.
Quasi io cado dal palchetto
e mi stringo al parapetto,
tu mi guardi ancor
e ti accarezzi il viso con l’archetto.
E più forte di un magnete
tu mi attiri verso te,
mentre il mondo ormai
già scompare intorno a me
e la mano nella mano noi voliamo…
Su nella stratosfera siamo già.
Ahi! Voliamo in alto, ahi!
Voliamo troppo lontano, ahi ahi ahi,
che timor, ahi ahi ahi!
Sono gli scherzi che fa Cupido all’improvviso:
passa, scocca e se ne va.
All’improvviso Cupido ti scocca la freccia.
Ahi, ahi, como soy estremecida,
por aquel temblor que me confunde la vista,
los brazos, las piernas muy lejos se van!
Cuantos colores de oro en un cielo de sueños de amor!
Ahi, Jorgito, Jorgito, Jorgito!
Como eres lindo con tu violinito!
Ahi, Jorgito, Jorgito, Jorgito!
Seras el niño de mi corazòn.
Ahi!!!
1987
IL FIOR CHE NON FIORISCE
(Mister Coniglio)
(Dallo spettacolo poetico-musicale “Se vuoi che ben ti voglia” , di Violetta Chiarini, musiche originali di Mario Migliardi - stagioni teatrali anni ‘90)
Amico dalle tempie grigie,
grumo di fascino
e guizzi tardivi,
di fuochi vivi,
te ne stai lì
a sprofondare,
giorno dopo giorno,
nel limbo opaco
della tua marmellata
coniugale,
ormai inacidita.
E non vedi che la vita
si rinnova
per definizione.
“Fiorisci bel fiore!”,
ti dissero un giorno,
bocciòlo carnoso,
tra breve marcescente,
figlio di un’epoca
ingrata e spaccata,
né guerriera, né spensierata,
improbabile creatura
che ha paura
della vera felicità
che è la libertà della responsabilità
e del riscatto
del proprio destino
a qualsiasi età.
Conosci anche tu
quello che dice il saggio:
“Noi siamo nel tutto
e il tutto è in noi.”
E solo noi determiniamo
e dentro sappiamo
quando una vita
può chiamarsi degna
di essere vissuta
1993
IO E ME
Testo di Violetta Chiarini
Musica di Mario Migliardi
(Sigla finale dello spettacolo “Io e me”, di Violetta Chiarini- musiche originali di Mario Migliardi – stagioni teatrali fine anni’80)
Io e me:
quale sono io?
Come sento me?
Io cerco me.
Dove sono io?
Dove ho messo me?
Sono di qua o di là?
Chi lo sa? Chi lo sa?
Io e me:
son questa o sono quella?
Non si sa.
Ma in fondo io mi sento
questa qua, questa qua:
è Violetta la mia vera identità.
è Violetta la mia vera identità.
(Violetta e Caterina - suo alter ego - continuano a rincorrersi sulla scena in un gioco alla Feydeau )
Ma cosa dico mai , per carità?!
Io sono Caterina, in realtà.
Io e me:
ma quale sono io e quale sento me?
Son questa qua o quella là?
(Violetta) Chi lo sa?
(Caterina) Aiutateme a cercà’
dove sta la verità.
Io lo so, ma non lo dico
e voi pure lo sapete.
Ma se voi non lo sapete
io neppure lo so più.
Ma se voi non lo sapete
più nessuno allor lo sa,
più nessuno allor lo sa.
Ma che importanza ha?
Ma che importanza ha?
Ci tengo a non saperlo
e sapete voi perché?
Sono alleata io con me,
sono alleata io con me,
sono alleata io con me…
(In dissolvenza)
NUBE TOSSICA
Testo di Violetta Chiarini
Musica di Mario Migliardi
(Dallo spettacolo “Io e me”, di Violetta Chiarini - stagioni teatrali fine anni ’80)
Tremavi! Tremavi! Tremavi!
Tremavi per il taglio d’amore,
guardavi il tuo ventre violato.
Hai chiesto aiuto con occhi sgranati,
con occhi sgranati di oliva appassita.
Trasparente d’angoscia,
in quella stanza bianca,
le finestre chiuse, segrete,
aspettavi compiersi
un atto di morte
che doveva strapparti dentro il seme
deposto quel giorno in un atto di vita.
Asepsi, asepsi, asepsi…
Stupidità orrenda di una nube di cancro!
Dioxin, dioxina, dioxina…
E’ finito il momento d’amore
nell’odio di un osceno rituale
profilattico.
Riversa su un tavolo di gelo
le caviglie protese di gazzella,
ti hanno aperto le gambe
con allucinante pietà,
con funzionale pietà.
Il tuo grembo frugato per strapparne
il cadavere di ciò che doveva
nascervi allora,
deposto nel segreto
di un’offerta d’amore,
amore… amore…
Tutta offerta, tutta violata,
Tutta rattoppata, tutta svelata,
mai più segreta, mai più segreta!
Dioxina, dioxina, dioxina…
Tremavi per il taglio d’amore,
guardavi il tuo ventre violato,
hai chiesto aiuto con occhi sgranati,
con occhi sgranati di oliva appassita.
Trasparente d’angoscia
in quella stanza bianca,
le finestre chiuse, segrete,
ti sei ripiegata in un fiotto di sangue,
come nel grembo di tua madre,
barattando la vita,
barattando la vita,
barattando la vita,
barattando la vita…
1987
ULTIMO VALZER A BERLINO
Testo di Violetta Chiarini
Musica di Mario Migliardi
(Dalla serie televisiva della Terza Rete RAI
“Si vien pro un dire”, di Violetta Chiarini-
primi anni ‘80)
Quando ero un’acchiappanuvole
e vivevo qualche metro
sopra la crosta del mondo
fui rapita, sposata e abbandonata
prima ancora che la nona luna
tornasse per poter aprire un gelsomino acerbo, acerbo…
Lui era un italiano.
Odorava di pesco e brillava di luce
quando rideva,
quando rideva, rideva…
Indecisa ero lì se uccidermi
o tentare di scordare
la mia cattiva ventura.
Preferii la seconda soluzione.
Sulla terra ero già discesa,
girovagai di qua e di là, finché incontrai Berlino
e mi fermai.
Pensavo a un italiano
che odorava di pesco e brillava di luce
quando rideva.
Oh mein Berlin, che accogli a braccia aperte
le menti inquiete e libere e gli ultimi romantici!
Sei come una regina che si avvia sfavillante
alla festa di corte, ben sapendo che quello
sarà l’ultimo ballo, l’ultimo ballo della sua vita.
Oh mein Berlin, che accogli a braccia aperte!
Oh mein Berlin, lalà lalà lalàla…
(Parlato su musica)
Così ho imparato a vivere
ed ho scoperto i merli del cortile,
da quando ogni mattina
ascolto quel concerto
come se fosse l’ultimo per me,
ed il contatto caldo dei piedi nudi
sul legno da palcoscenico
di questa casa antica della vecchia città,
con il merletto bianco alle finestre
e le stufe scolpite di terracotta.
E ho scoperto il sapore di mille altre cose
dal giorno in cui Berlino
mi ha insegnato a ballare
sempre l’ultimo valzer.
(Ripresa del canto)
E ripenso a un’acchiappanuvole,
ma i ricordi del passato
non fanno più tanto male.
E ritorna l’immagine sfumata
di un ragazzo italiano
che, non so dove, non so come, vive la sua vita, la vita…
Di lui ricordo solo
che odorava di pesco
e brillava di luce quando rideva.
Oh mein Berlin, che accogli a braccia aperte
le menti inquiete e libere e gli ultimi romantici!
Sei come una regina che si avvia sfavillante
alla festa di corte, ben sapendo che quello
sarà l’ultimo ballo, l’ultimo ballo della sua vita.
Oh mein Berlin, che accogli a braccia aperte!
Oh mein Berlin, Oh mein Berlin!...
(Violetta Chiarini-Berlino 1979, dieci anni
prima della caduta del Muro)
SORPRESE IN BALERA
Testo di Violetta Chiarini
musica di Gianclaudio Mantovani
(Dallo spettacolo comico “Le avventure romane
di Caterina”, di Violetta Chiarini –
stagione teatrale 2009-2010)
Nun me sta’ a sbaciucchià’,
dajie, cocco, va in là!
Nun me va de scherzà’:
ci ho le paturnie, ci ho le paturnie!
E nun me canzonà’
si ‘n so’ bòna a ballà’!
Nun me va de imparà.
E lassa sta, va in là, va a ballà’ co’ ‘n’altra!
Ci ho da guardà’ quil biondino
che sta a fa’ il paìno con quella laggiù.
Ma perché nun guarda in qua?
Perché nun s’arvolta?
Quanto me piace il biondino,
ma lu’ fa il cretino.
Che rabbia me fa!
Quasi quasi vado là…
Un pretesto ho da trovà’…
Mica posso dì’:
“Scusi, ma me pare che ce semo visti già.”
Ma ‘sta scema che fa?
Par che sta a litigà’.
S’alza e po’ se ne va.
Ma che fortuna, ma che fortuna!
E il biondino dua va?
Famme un po’ controllà’
si va via o resta là.
Me ride già, sì. sì!!
Mo’ vado all’attaccooo!!
‘Spettame, aspetta, biondino,
che pianìn pianìno arivo da te!
Ohi! Qui sémo in troppi,
sémo troppo zeppi.
Spettame, aspetta, biondino,
che te vengo vicino e resto con te!
Ahi!, che gomitata!
Proprio ‘nto lo stomico.
Ohi, che male fa!
Via, nun ce pensàmo, facém’ finta de ballà’
(Parlato su musica)
Into ‘sta balera ce mancava anche ‘l maniaco co’
la mano morta! L’éte smarrita vo’ ‘sta mano?
Ah, c’è scivolata per caso into la chiappa!? Sarà…
(Riprende il canto)
Quanno tlà arriverò
l’arimbraccicherò,
po’ jie smucinerò
quil bel codìn che ci ha
dietro into la testaaa!
Dài, che me scappa il biondino!
Ma è un po’ troppo bellino,
è proprio un bijou.
Visto cusì da vicino
pare un figurino.
Che pelle che ci ha!
(Parlato stile rap)
Oh, madonna, il rimmel!
Ci ha sugli occhi il rimmel!
E ci ha pure il fard.
E ci ha il fondotinta
sotto quil baffetto!
Be’, che ce vòi fa!?
Nessuno è perfetto.
(parlato normale su musica)
Pijiamo quil che la vita ce regala! Come la va, la va!
Vieni, biondino! Me sazio solo a guardatte. E ‘n colpo!, quanto se’ bello! La bellezza è ‘na promessa de felicità. Sì, l’ha detto Umberto Eco!
(Riprende il canto con vocalizzo in dissolvenza)
Lala, laràllallallàra, lararàllallàra, laràllallallà….
(Violetta Chiarini 1987)
AMORE IMPROBABILE
(Dallo spettacolo poetico-musicale “Se vuoi che ben ti voglia”,
di Violetta Chiarini, musiche originali di Mario Migliardi –
stagioni teatrali anni ‘90)
Amore troppo grande per un petto piccino,
già provato da antiche ferite,
amore, mio tormento,
mio conflitto, mia lacerazione,
aiutami! Non so che fare.
Vorrei amarti sempre.
Aiutami a sognare!
Ancora.
Perché io possa continuare ad amarti.
Ancora.
Dimmi che un giorno andremo insieme
a raccogliere il miele delle stelle.
Regalami dei sogni piccolini,
perle di rugiada
quando il biancospino del mio cuore
si fa deserto improvviso
per la tua assenza inesplicabile.
Sei nei mari del Sud, vero?
Sì, sì, dimmi di sì!
Sei andato laggiù
a cavallo di nuvole viola
per raccogliere conchiglie e coralli
e farne un diadema per me.
È solo per questo che,
tornando a notte fonda
in un luogo dove ormai
tutto mi parla di te,
non trovo ad aspettarmi
il tuo volto caldo
dentro il mio sguardo,
la magia delle tue mani,
la tua bocca di glicini golosi,
i tuoi fianchi di cavallo sauro.
È solo per questo che
non posso chiamarti
per avere le carezze della notte
dalla tua voce di velluto.
È solo per questo, vero?
Perché sei volato al Sud.
Dove gli ippocampi sono più caldi
e tu vuoi farne una coltre
per i miei fragili piedi.
Amore mio sempre più improbabile,
dio adorato e crudele,
mio angelo insaziabile,
mille volte benedetto e maledetto,
eccomi qui, come tu vuoi:
tua compagna di giochi.
Ma quello del papà e della bambina
ora so che gioco non è.
Sono una bimba intrisa di pianto
che non conosce le ragioni dei grandi:
nel mio mondo per avere un sole
basta tracciare un tondo con i raggi.
Mi piace avventurarmi nel bosco,
perché so che il lupo cattivo
l’ha inventato qualcuno
che aveva paura delle fragole.
Padre mio troppo amato,
abbi pietà
della mia giovinezza fuori stagione!
Essa è la mia gloria e il mio inferno.
Perché sono tua.
Regalami piccoli cesti
fioriti di bugie,
dove io possa adagiare
la mia infelicità,
piano, con delicatezza,
che la mia anima non si strappi.
Le mie lacrime come torrenti
sono monete d’oro
che sto pagando alla vita
per avermi dato te.
Prima o poi il conto arriva.
Mio Dio, lo sapevo.
Ma così all’improvviso!
Il vento soffia forte
e io sono una foglia
che sta per cadere.
Non so da che parte andrò,
se sarò calpestata,
o raccolta,
o risucchiata
nel grembo scuro della terra.
(Violetta Chiarini 1986)
CANZONE PER UN DELFINO
AZZURRO
(Dallo spettacolo poetico-musicale “Se vuoi che ben ti voglia” , di Violetta Chiarini, musiche originali di Mario Migliardi - stagioni teatrali anni ‘90)
Ragazzo mio,
delfino azzurro,
dolcezza inesorabile,
liquore inebriante,
Bacco giovinetto
gemellato a Nettuno,
il tuo corpo fulgente,
appena assaporato,
a me ritornerà,
potente frutto,
a nutrire e guarire
il mio cuore stanco.
La strega indomàta
dai neri pensieri
il posto ora cede
alla naiade rosa
che a te giungerà
avviluppata
nei fili sottili
della magica rete
che tu vai intessendo
con pervicace amore,
inaspettato amore,
appassionato amore,
trionfante amore,
felice prigione,
vitale, agognata,
dove si muore
per rinascere ancora.
La nostra primavera
continua a fiorire
imperturbabile,
un bocciòlo, poi un altro,
senza fretta, né foga,
dolce e inevitabile,
per naturale necessità:
amarti è come respirare.
1986
CHIODO SCACCIA CHIODO
Testo di Violetta Chiarini
Musica di Mario Cenci
(Dallo spettacolo comico “Le avventure romane
di Caterina”, di Violetta Chiarini –
stagione teatrale 2009-2010)
Si lo ‘ncontro ta quil tonto
che ‘ntol mondo va dicendo
che col chiodo scacce ‘l chiodo
io jie ficco tutto ‘l chiodo ‘nto la testa,
‘nto la testa.
Io con te me ce so’ messa
pe’ scordamme de quil fesso
che m’ha fatto pati’ tanto,
pe’ scordamme de quil fesso. Ma che fessa!
Ma che fessa!
Dài, dài, dài ce se’ riuscito,
dài, dài,dai, m’hè rimbambito.
Dài, dài, dài ce se’ riuscito,
dài, dài,dai, m’hè rimbambito.
Me dicevo:”Adesso passa.
Con quest’altro me ce spasso
‘na mulica e dopo ‘l lasso,
me ce spasso‘na mulica e dopo ‘l lasso,
e dopo ‘l lasso.
Tenta tanti tipi, tonta,
tanto ‘l tetto è tutto tinto,
tanto ‘l tato è mezzo tonto:
si te butti sotta ‘l botto ‘nn è tamanto,
‘nn’è tamanto.
Dài, dài, dài! Ce se’ riuscito.
Dài, dài,dài! M’hè rimbambito.
Dài, dài, dài! Ce se’ riuscito.
Dài, dài,dài! M’hè rimbambito.
Co’ le chiacchiere d’amore
mo’ ‘sto chiodo traditore,
m’è rimasto ’nto la testa.
E sto chiodo traditore se’ tu adesso,
se’ tu adesso.
Me so’ cotta e biscottata
e ta te t’è già passata,
io te fo la serenata
co’ ‘sto chiodo che me resta ‘nto la testa,
‘nto la testa.
Dài, dài, dài! Ce se’ riuscito.
Dài, dài,dai! M’hè rimbambito.
Dài, dài, dài! Ce se’ riuscito.
Dài, dài,dai! M’hè rimbambito.
(Per concludere si può ripetere due volte la prima strofa e poi, ad libitum, in dissolvenza, il ritornello)
LA CANZONE DEL
PILOTA COLLAUDATORE
(Dallo spettacolo poetico-musicale “Se vuoi che ben ti voglia” , di Violetta Chiarini, musiche originali di Mario Migliardi - stagioni teatrali anni ‘90)
Ragazzo mio, canto di sirena,
come Ulisse io ti ascolto,
ma i lacci sono deboli
e io non so resistere
davanti al tuo vassoio
guarnito di illusioni.
Ragazzo mio, ti prego,
non tentare il coraggio
di chi ti deve amare
con occhi spalancati.
Il mio amore, il mio amore per te
È un pilota collaudatore:
il cielo è la sua casa,
la nube il suo guanciale,
il brivido è il suo pane
e beve acqua di luce
e gioca a rimpiattino
con la morte che ride
e ogni giorno ringrazia
di continuare a esistere
ancora illeso e forte.
Il mio amore per te
è un pilota collaudatore.
Nessuna vita è guadagnata
quanto la sua.
Il sole brilla forte stamattina
sul trifoglio appena falciato.
Metto la tuta candida
e non sentirò invidia
per chi rimane a terra.
L’azzurro è il mio destino.
Decollerò di nuovo
verso la mia avventura
e l’hangar diverrà
laggiù solo un puntino…
Il mio amore, il mio amore per te ecc. …
1993
ASPETTANDO UNA CRESCITA
(Dallo spettacolo poetico-musicale “Se vuoi che ben ti voglia” , di Violetta Chiarini, musiche originali di Mario Migliardi - stagioni teatrali anni ‘90)
Mordi il lenzuolo
fino quasi a strapparlo
nel buio della stanza
per non urlare… Sst!
Piangi piano, donna,
si svegliano i vicini,
i muri son di carta, lo sai.
Notte dopo notte
si consuma veloce
la tua più consapevole giovinezza,
mai così esigente e ricca
e mai così disperata e sola.
Piangi, donna, lui non ha tempo
di raccogliere i tuoi frutti
o ancora non sa vederli!
Se ti accontenti di un distratto amore
puoi sopravvivere.
Notte dopo notte
si consuma veloce
la tua più consapevole giovinezza.
Non chiedere di capire chi sei
al suo bisogno di potere.
E le lacrime fa che scendano per te sola
e piano sul cuscino,
che nessuno oda.
Il silenzio accompagni
la tua lacerazione.
Mordi il lenzuolo
per non urlare!
Fa bene alla tua rabbia.
Rabbia di donna nata troppo tardi,
rabbia di donna nata troppo presto,
quando le regole del gioco
sono ormai saltate
e quelle nuove si fanno ancora attendere.
E in questa attesa ti martella in testa
la parola amore, amore…
E mentre piangi sola la ripeti
e vorresti gridare “che vuol dire?”
Ma è inutile. Tu mordi il lenzuolo!
Fa bene alla tua rabbia.
E’ inutile, per ora
alla tua domanda
non c’è risposta,
non c’è risposta…
1985
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