Violetta Chiarini

Recensione di
Giovanni Antonucci
per il booklet del DVD “Telefoni bianchi e giubbe grigioverdi”
di Violetta Chiarini

Telefoni bianchi e giubbe grigioverdi , ideato, diretto e  interpretato da Violetta Chiarini con la preziosa collaborazione musicale di Antonello Vannucchi, appartiene a quei rari concerti-spettacolo che non possono esaurirsi nell’evento teatrale perché meritano di essere conosciuti  da un pubblico più ampio e diversificato, qual è
quello raggiunto dal DVD. Non è, infatti, uno spettacolo che mette in fila una serie di canzoni degli anni Venti , Trenta e dei primi Quaranta , alcune recuperate da un oblio di marca ideologica, altre ben note magari per motivi opposti, altre ancora affidate al successo teatrale, cinematografico e radiofonico, ma il ritratto di un’intera società, quella italiana, ancora oggi  restia a ricordare il suo passato.
Violetta Chiarini  ha  il gusto del costume, delle canzoni che lo segnano e lo rilanciano nel futuro, della storia minore che un motivo musicale felice rende invece importante, ma ha anche la capacità di far dialogare i musicisti con gli scrittori. Ecco così Trilussa, Achille Campanile, Giuseppe Ungaretti interagire con musicisti di successo come Kramer, D’Anzi, Bixio, Mascheroni, Fragna, Ruccione, per citare solo alcuni degli italiani, e con Hupfeld, Gomez, Oberfeld, Schultze, Brown  fra gli stranieri, in una sorta di  raffinato caleidoscopio. Telefoni bianchi e  giubbe grigioverdi  si muove a tutto campo, passando dalle canzoni cinematografiche al bestiario, dall’epopea africana all’Italia campagnola, dalla radiomania ai canti di guerra, fascisti e della resistenza, dalle canzoni in passerella, lanciate dai nostri comici e dalla nostre soubrettes , per finire con le perle musicali di una Cinecittà che produceva capolavori come Gli uomini che mascalzoni .
Operazioni colte e popolari insieme, come quella ideata dalla Violetta Chiarini autrice  con l’apporto di un musicista del livello di Antonello Vannucchi, possono funzionare solo se trovano un’interprete  estrosa, imprevedibile, ricca di fantasia e di temperamento, in grado di coniugare la vocalità della cantante con quella dell’attrice.
Violetta ha tutte insieme queste qualità ed è una rarità in un paese come il nostro, dove cantanti-attrici  sono mosche bianche e dove, d’altra parte, non esiste la tradizione anglo-sassone dell’attore che sa perfettamente cantare e del cantante cha sa recitare a livello professionale . Violetta, poi,  ha una personalità che sul palcoscenico  viene fuori in tutte le sue componenti.   Con il suo corpo  snello e nervoso, inguainato in  eleganti mises, i suoi capelli biondi aureolati da riccioli quasi angelici, la sua gestualità  così espressiva eppure mai oltre le righe, coinvolge il pubblico con la sua voce che unisce forza e sottigliezza, emozione e malizia, sottolineatura plebea e aristocratica raffinatezza. Ciò che più colpisce in lei è la padronanza del mezzo vocale , la ricchezza del timbro, il colore di una voce che non teme  di passare da Lili Marleen di Schultze all’Inno a Roma di Puccini, dai motivetti radiofonici alle canzoni in passerella, da Giarabub a Bella ciao,  da Parlami d’amore Mariù a Ciribiribin . Per ogni canzone trova il tono giusto,  il ritmo perfetto, l’interpretazione più aderente, con una straordinaria  disinvoltura scenica e con l’aria di chi è consapevole che  la  musica è teatro e il teatro musica.
Giovanni Antonucci: storico del teatro e dei mass-media, critico teatrale, scrittore, drammaturgo, docente universitario
www.giovanniantonucci.com
gegio.antonucci@libero.it


 

Recensione di
 Tiberia de Matteis
 per il booklet del DVD
“Telefoni bianchi e giubbe grigioverdi”di Violetta Chiarini

Le canzoni possono raccontare la storia di un Paese e racchiudere un mondo perduto, pronto magicamente a risvegliarsi e a tornare vitale. Il gioco funziona se ad animarlo è un interprete come Violetta Chiarini, a cui va non solo il merito del recupero di un repertorio variegato e molteplice, talvolta dimenticato e sempre intrigante, ma soprattutto l’encomio per una disincantata e duttile poliedricità espressiva. Unico funambolo a dialogare con musica e parole nel suo concerto spettacolo “Telefoni bianchi e giubbe grigioverdi”, l’attrice non si limita alla mera esecuzione dei brani, impegnandosi in una ricerca raffinata e sublime della loro essenza significativa con un gusto retrospettivo non alieno da intelligente e goliardica ironia. Nei suoi gesti precisi, nitidi e sorvegliati c’è una maturità comunicativa che sa di consapevolezza letteraria e culturale nel fornire immediati e sintetici spaccati di un’epoca o di un clima sociale. Rispettosa ed elegante, spontanea e intensa, grintosa e impeccabile, Violetta mette a nudo i testi e li scarnifica, donando al pubblico la loro verità fra nostalgia e umorismo, malizia e sarcasmo. Spaziando dalle melodie degli schermi internazionali ai motivetti radiofonici, dall’epopea africana all’Italia bucolica, dai cori di guerra e di lotta alle lievi sonorità da passerella, senza dimenticare i refrain di Cinecittà, l’instancabile protagonista ridona calore, presenza e romanticismo a ritmi che hanno indotto al sogno o all’azione intere generazioni, lontane e tuttavia non inermi, per la forza che agitano nelle nostre radici. Una voce nitida, sicura e densa di sfumature le permette di diversificare ogni passaggio, in un virtuosismo di toni e timbri che non ha mai velleità narcisistiche, ma coglie con incisività il rapporto dialettico tra forme e contenuti, conducendo per mano le spettatore in un viaggio affascinante e coinvolgente che non lascia tempo per la distrazione. Esile, bionda, angelica e lunare nella sua garbata fisicità, Violetta sa dimostrarsi potente e vulcanica nel suo duende scenico, prestandosi alle infinite vocalità e ai molteplici volti di una realtà in cammino che ci rappresenta tutti senza esaurire il desiderio e l’urgenza di una piacevole condivisione.

Tiberia de Matteis: saggista, critica teatrale (carta stampata e programmi culturali TV di rassegna spettacoli teatrali, con apparizione in video), docente universitaria.
tiberia.dematteis@gmail.com


 

ELIO PECORA per VIOLETTA CHIARINI

Commuovere è muovere dentro, toccare quel che chiamiamo cuore e che è il centro dell’emozione, il pulsare dell’essere.
Il gesto che racconta, che allude, la voce che si cerca nella sua grana fatta di mente e di viscere, la parola che guida e trattiene sul ciglio di verità ora aspre, ora gioiose, tutti conducono chi vede e ascolta nell’altrove dell’arte. 
 Così tanto più volte m’è accaduto assistendo agli spettacoli di Violetta Chiarini: che nel canto, nella voce, nel gesto – mescolando ebbrezze e malinconie, allegrezze e pene – accoglie l’energia dell’esistere come un dono, un bene ineguagliabili

Elio Pecora : scrittore, drammaturgo, critico letterario, poeta di fama nazionale

e.pecora@tiscali.it


 

VIOLETTA CHIARINI E IL SUO SEMPREVERDE

Intervista de “L’Attualita’”, mensile di società e cultura, diretto da C.G. Sallustio Salvemini

        E’ in preparazione l’uscita del DVD live dal Teatro Ghione dello spettacolo concerto “Telefoni bianchi e giubbe grigioverdi”, ideato, diretto e interpretato da Violetta Chiarini, con la collaborazione musicale di Antonello Vannucchi.  Lo spettacolo è nel cartellone dell’attuale stagione teatrale della Chiarini per grande richiesta. 
        Esso fu creato nel 1990, allorché si era ben lontani dalla rivisitazione - attualmente in corso, ma ancora tabù quando l’autrice lo concepì - di quel periodo travagliato della nostra storia nazionale da parte del mondo politico-culturale. E si era ancor più lontani dall’attuale moda teatrale e cinetelevisiva di dedicare agli anni dal 1922 al 1943 i più svariati spettacoli.  “Telefoni bianchi e giubbe grigioverdi” fu rappresentato per la prima volta nel 1991. Con esso l’autrice e interprete continua il suo discorso sul ’900 -iniziato con “Vecchia Europa sotto la luna” e proseguito con “Monsieur Spadaro’’e con “La Diva de l’Empire”- riproponendo le più significative canzoni del periodo che va dal 1930 ai primi anni ’40: swing italiano e melodie dai fronti di guerra, dagli schermi nazionali e internazionali, dai microfoni dell’E.I.A.R., dal teatro di rivista. Il tutto con “condimento” letterario (il testo della Chiarini è intersecato da citazioni di grandi autori del secolo scorso) e riscoperta di chicche d’epoca: un repertorio che scandì un periodo del ’900 fino a pochi anni fa considerato ancora cronaca e che oggi finalmente si può rileggere in chiave storica. Uno spettacolo coraggioso e stimolante che non manca di suscitare sensazioni contrastanti  e discussioni tra il pubblico, poiché fa rivivere sulla scena un periodo lacerante della nostra storia nazionale.

                A Violetta abbiamo rivolto alcune domande.

D.: Lei è stata la prima in Italia, all’inizio degli anni ’80 (quando imperversava la disco music e di Europa unita la gente non parlava ancora), a proporre uno spettacolo di teatro musicale, con un repertorio del periodo fine ’800-fine anni ’20, “Vecchia Europa sotto la luna”, antesignano del revival della canzone d’epoca. Ora continua il suo discorso sul ’900 con uno spettacolo che contempla un periodo burrascoso della nostra vita nazionale. “Telefoni bianchi e giubbe grigioverdi”, perché questo titolo?

R.: Oltre alle canzoni più in voga dell’epoca, a quelle legate al cinema brillante dove i telefoni erano rigorosamente bianchi e al teatro di rivista, interpreto le canzoni di guerra, cioè: quelle che i nostri soldati cantavano durante la campagna d’Africa, e che ne scandirono le battaglie, quelle che accompagnarono le vicende della seconda guerra mondiale e quelle della lotta partigiana.

D.: Cosa l’ha spinta a riproporre questo repertorio?

R.: Una semplice considerazione: la storia si può giudicare, ma non negare. E anche le canzoni di questo spettacolo sono storia. Molte di esse sono rimaste sepolte per troppi anni. Negli ultimi tempi si è assistito ad ogni sorta di revival, ma certe canzoni del cosiddetto “Ventennio” che hanno acquisito una valenza politica non per il loro contenuto, ma per il semplice fatto di appartenere a quell’epoca, o sono dimenticate o sono riproposte in chiave parodistica o dissacratoria, o così alterate nella melodia originale, oltre che nel ritmo, da essere spesso irriconoscibili.  Come se per rendere fruibile dalle nuove generazioni la nobiltà di quelle melodie orecchiabili, cantabili, non bastasse -semmai!- adagiarle in un tappeto di ritmi e suoni più attuali, cosa che hanno fatto, con antiche canzoni, famosi artisti mondiali del jazz e del rock.  No, a certa gente di spettacolo questo non basta.  Per arrivare ai giovani con quelle canzoni loro hanno bisogno di svilirle a standard di piano-bar di terz’ordine o di discoteca becera e di cambiare e banalizzare perfino il testo. Insomma, per modernizzarla, si fanno i baffi alla Gioconda!!  Eppure alcune di queste canzoni sono di un’attualità impressionante. Versi come “Chi divide pane e morte più nessun lo scioglierà”, oppure “Colonnello non voglio encomi, sono morto per la mia terra” – mentre ci richiamano la vita di guerra, che rende l’uomo, per dirla con Ungaretti, “presente alla sua fragilità” e quindi cosciente del suo legame con gli altri – suonano più che mai validi se pensiamo ai soldati di tutti i paesi che attualmente combattono nelle decine e decine di guerre, piccole e grandi, che continuano a funestare il nostro pianeta.   Ebbene, neanche queste canzoni si sono salvate dalla rimozione che c’è stata. Una rimozione collettiva, come se si avesse paura di un certo repertorio musicale, del suo straordinario potere di evocazione, della sua capacità di infiammare ancora il cuore in una direzione scongiurata ed esorcizzata. E si può ben capire: troppo dolenti erano ancora le ferite delle due guerre, quella esterna e quella civile. Oggi invece, a distanza di tanti decenni, quando non esistono quasi più i testimoni e i partecipi diretti di quelle vicende, è possibile riappropriarsene in un modo diverso, vedere nude e crude le ragioni dei vincitori e quelle dei vinti e capire tutti i punti di vista dell’epoca. Questa grande occasione viene invece, da taluni, con molta superficialità  trascurata, fraintesa e liquidata  come un’“operazione nostalgia”.

D.: Pensa che la sua proposta possa incuriosire anche il pubblico dei giovani?

R.: Lo spero e con fondamento, perché lo spettacolo ha sempre avuto grande riscontro tra i giovanissimi, perfino nelle manifestazioni dell’Estate Romana che si svolge prevalentemente nelle periferie. Le generazioni di oggi hanno ricevuto solo una vaga conoscenza storica del Fascismo e della Resistenza che, ovviamente, non hanno vissuto. Al loro eventuale interesse per quel periodo della nostra vita nazionale non fa riscontro nessun coinvolgimento emotivo. In questo clima di maggior distacco può, a mio avviso, avere un significato più costruttivo riproporre queste canzoni. E’ come quando un profumo o un oggetto, una musica o un’atmosfera – di per sé positivi – ci fanno rivivere dolorosamente un forte trauma subito. Solo dopo che il trauma è stato elaborato, superato e integrato nella nostra vita, quegli elementi che costituivano i fattori scatenanti di una crisi possono diventarci indifferenti o addirittura, sganciati da qualsiasi legame col “vissuto”, possono essere fonte di sensazioni piacevolissime, riconquistando così il posto e il ruolo per il quale erano stati creati.

D.: Come nasce dunque questo spettacolo?

R.:Un giorno alla RAI – sembra una favola ma è la pura verità – qualcuno dimentica una musicassetta con su scritto semplicemente “Canzoni ed Inni”. Sono curiosa e chiedo al mio tecnico di farmela ascoltare. Lì per lì capisco poco: le parole sono quasi tutte cantate da cori. Le melodie e i ritmi, però, mi affascinano. Mi faccio fare una copia della cassetta e me la porto a casa. Decifrando i testi e scegliendo i “pezzi” che parlano di più alla mia sensibilità di attrice e cantante, mi è venuto in mente di riproporli al pubblico di oggi, per offrirgli un’occasione di ascolto schietto e scevro da idee preconfezionate. Tutte le memorie ci appartengono in quanto italiani e il passato non può e non deve dividerci più di quanto abbia fatto quand’era presente.


 

HANNO SCRITTO DI VIOLETTA CHIARINI

*GIORGIO PROSPERI - IL TEMPO-... La Chiarini canta senza sdolcinature o trilli o gorgheggi, in quel difficile equilibrio tra popolare e intellettuale, che è un raro traguardo. *GHIGO DE CHIARA - AVANTI! - Una serata con Violetta Chiarini è occasione da consigliare a chi voglia (o ancora sappia) svagarsi con intelligenza: la Chiarini è di quei personaggi che un tempo si definivano “animali da palcoscenico”…*ROBERTO GERVASO - RIDOTTO - … Una delle poche mattatrici del nostro teatro. Una coppa di champagne d’annata tra tanti bicchieri di vino, annacquato o, comunque, sofisticato. Vedendo e ascoltando Violetta, non ci si ubriaca: ci si  inebria. Non ci si ricrea soltanto: si sogna.*ANGELO PIZZUTO - SIPARIO -  Non ci si può accostare a uno spettacolo di Violetta Chiarini per semplice diletto, per pur legittima evasione verso il teatro leggero. Dal momento che, se di leggerezza dovrebbe trattarsi, sarebbe quella – in verità più “pesante”, come scriveva Peter Handke- della Storia, dei suoi riti e dei suoi cicli leggiadri e implacabili, cruenti e in guanti gialli. Di tale dicotomia Violetta Chiarini si fa testimone colta, eburnea, affascinante: musa sibillina e severa di un’esperienza di palcoscenico che a noi pare il corrispettivo di ciò che in politica è l’immagine di Giano: la diplomazia da una parte, il napalm dall’altra.*ERASMO VALENTE - L’UNITA’- …Violetta Chiarini, attrice, “chanteuse” elegante, raffinata…*DANTE CAPPELLETTI - IL TEMPO-…Quale gusto in quelle canzoni, quale precisione vocale, quale rara cura nel fare del canto un mezzo che si nutre fino in fondo di teatro…*MARICLA BOGGIO - RIDOTTO - E’un’autrice, ma è anche un’attrice, una regista di se stessa… Violetta Chiarini si muove con leggerezza tra teatro e café chantant…E viaggia, Violetta, con un sorriso che non è mai stereotipato perché lo anima un’interna capacità di giudizio, una saggezza che evita il dramma e si fa  considerazione sdrammatizzante di ogni cosa.*LUCIO CHIAVARELLI - PRIMA FILA - … Uno spettacolo di livello davvero internazionale viene offerto da quel genietto malizioso e coltissimo che è Violetta Chiarini… sa ricreare senza imitarle tutte le suggestioni delle grandi star che lanciarono quelle canzoni, con un sorvegliatissimo gusto interpretativo e con una sorprendente duttilità vocale. *FERNANDO BEVILACQUA - SIPARIO -  Violetta Chiarini entra in scena e subito conquista il pubblico con la sua snella silhouette… il viso è illuminato da grandi occhi verdi, e riccioli biondi le coronano la fronte… e tutta la figura reca i segni di una spontanea femminilità. *NICOLETTA PRINZI - IL CORRIERE DI ROMA - …E’ con innesti sapienziali nel ramo dell’arte teatrale che un’attrice, innata come tale, ha coltivato la sua predisposizione crescendo in fioritura di soubrette internazionale. Così, da iniziale attrice, Violetta Chiarini si è moltiplicata in tante Violette Chiarini da formarne un bouquet… Per eleganza di stile e come interpreti indefettibili, le Violette Chiarini hanno scettro di attrici elitarie.*CARLO VALLAURI - SCENA ILLUSTRATA - …La qualità principale della Chiarini è nell’estrema rigorosità di scelte: i testi, le cadenze, i ritmi si susseguono in un alternarsi di situazioni capaci di rendere con gusto e finezza diverse fasi dei nostri anni trascorsi. E’ difficile poter rendere contemporaneamente tanti stati d’animo, ma la freschezza e la vivacità di questa attrice-cantante ne fanno uno degli elementi che con maggiore linearità riescono a portare in scena, con la loro semplice presenza, tanti motivi vitali. *NICOLA COSPITO - SECOLO D’ITALIA - …Sin dai primi momenti dello spettacolo, il pubblico ha la percezione di trovarsi di fronte a una soubrette di livello internazionale, capace di coinvolgere e di trascinare  con forza straordinaria…*MONICA BRIZZI - SCENA ILLUSTRATA - …Non è facile racchiudere in poche righe la complessità e poliedricità di Violetta Chiarini, figura di artista versatile di grande professionalità che ha avuto il coraggio di scegliere il proprio iter con intelligenza ed entusiasmo… Per capire fino in fondo le potenzialità di Violetta Chiarini è forse necessario assistere ad un suo spettacolo e vedere in prima persona il profondo rispetto che la lega al pubblico e al Teatro in un percorso artistico in continua evoluzione …*LAURA SILVIA BATTAGLIA - LA SICILIA - Non è l’angelo nero Razmataz, né “der blaue Engel”di von Sternberg, perché lei è bionda, sottile, nervosa: angelo è comunque – tremendamente affascinante – ma nella voce e sul corpo ha impressi i mille e mille personaggi che indossa e smette come le pelli del camaleonte.  E’ un fenomeno di teatro Violetta Chiarini, attrice, cantante, autrice: un folletto del tabarin…La Chiarini sfodera fin dall’inizio un’accentuazione precisa, una notevole densità drammatica, stemperata, quando è il caso e quanto basta, con un sorriso ironico, con la sua colta leggerezza, sorretta da un’eclettica personalità…Il successo di pubblico si tocca con mano e, per ripagare il tutto, Violetta  si trasforma in “Lilì Marleen” nel bis. Adesso sì che è pure un angelo azzurro.*SILVANA CARLETTI - ESSENZA -…Violetta Chiarini ed, immediatamente, il palcoscenico comincia ad animarsi di vivacità, di eleganza, di stile…Melodie e testi  poetici che fanno parte della nostra memoria e che la poliedrica Violetta riesce a far rivivere con profonda e autentica partecipazione e con un convincimento emotivo che cattura il pubblico. *ALESSANDRO MAGNIFICO - IL CORRIERE DEL TEVERE - Una signora bella e dolcissima che è riuscita ad emozionare un folto pubblico. *TOMMASO CHIARETTI - LA REPUBBLICA - Violetta Chiarini appartiene a una forma di teatralità che non sapremmo dire che sia cabaret… E’ una voglia più antica e saporosa di intrattenimento…E’ una penetrante voglia di credere al teatro…*EUGEN GALASSO - CENERENTOLA - Chiarini …una delle certezze del teatro attuale.

www.violettachiarini.it


 

HANNO SCRITTO DI VIOLETTA-CATERINA

RADIOCORRIERE TV (anno LXX n.2-“Le due facce di Violetta Chiarini”) “…Un personaggio che il pubblico ha già imparato a conoscere: Caterina, voce del buon senso comune…riesce a esprimere l’innata saggezza presente in tutti noi. Caterina è il secondo alter ego teatrale della Chiarini…serva di scena e balia asciutta… che parla una lingua reinventata, ma perfettamente comprensibile,…vivace e divertente che si può paragonare all’antico bergamasco storicizzato da Dario Fo  nel “Mistero Buffo”.  Per questo il personaggio ha trovato consensi sia tra il pubblico – che ha apprezzato le capacità umoristiche della Chiarini, anche in situazioni di per sé non comiche- sia presso la critica, che ha messo in evidenza il raffinato lavoro di ricerca linguistica intorno a un carattere popolare.  Caterina è una donna che vive le sue avventure quotidiane con un candore disarmante… ma che è anche capace di graffiare con la semplicità di chi non è e non vuol essere omologato. GIORGIO PROSPERI -Il Tempo-…Una soubrettina di tipo goldoniano, svelta, guizzante, spiritosa, con movimenti espressivi nel comico e nel patetico, e un tonificante senso del ritmo.  La seconda parte, quasi tutta in prosa, sempre sorvegliata dal gusto e dalla tecnica impeccabile di Sergio Bargone, è un po’ ciò che nel vecchio teatro era la comica finale.  Violetta, dopo essere stata stella protagonista, diventa la ciarliera cameriera della stella, al corrente dei segreti della padrona, in grado a volte di sostituirla e a volte di combinare pasticci… Violetta Chiarini porta lo spettacolo alla sua esatta misura e offre tutta la gamma di un’attrice originale tanto nella parte cantata, quanto in quella recitata, che non distano e non sono diverse  quanto si ha il torto di credere che lo siano.  Ce ne fossero di spettacoli del genere!, apprezzati, loro malgrado, anche da chi si fa campione del pop e del rock…Caldi e meritati applausi.  GHIGO DE CHIARA -Avanti!-… Dopo questo invito insinuante alla nostalgia… la Chiarini si esibisce anche da autrice in proprio nella parte di una servetta Caterina che, smarronando in un comico linguaggio di derivazione umbra, va ad infilarsi in ragionamentazioni di delizioso nonsenso.  E il pubblico ride e si spella le mani.  MICHELE GALDIERI- Il Messaggero-…La Chiarini…nei due ruoli di una star internazionale e della sua colf, burina, ma ricca di tanto buon senso popolare.  Il testo è ricco di intelligenti notazioni che, se non proprio di taglio cabarettistico, riescono ugualmente a fare centro: vedi il pezzo della corrida e quello della visita ginecologica.  La Chiarini – autrice e interprete- ha dato al rincorrersi del vernacolo tosco-umbro parlato dalla fantesca con il linguaggio forbito della star la giusta calibratura per un successo più che meritato. NICOLA COSPITO-Secolo d’Italia-…Un recital molto atteso e salutato dal pubblico con caloroso entusiasmo…pregnante e fortemente vivificato dalla estrosa e  multiforme personalità della protagonista, Violetta Chiarini, cantante, autrice ed attrice, capace di inventare e proporre personaggi, di esaltare la semplicità e le virtù popolari, di ironizzare sulle stucchevoli mode della società del nostro tempo. EMILIA COSTANTINI-Corriere della sera-…Violetta e Caterina, la padrona e la servetta saccente:la prima romantica cantante amante dell’amore in carta patinata, la seconda realistica e disincantata  collaboratrice domestica.  Ma chi sono, chi rappresentano i due personaggi femminili?  Simboleggiano forse la doppia faccia della condizione sociale della donna. Personificano le complici ambiguità, le contraddittorie verità di un modo di sentire coniugato al femminile.  TONINO SCARONI- Il Tempo- …Violetta Chiarini, autrice e interprete di “Io e me”, un curioso dialogo tra una star internazionale e un alter ego serva e dama di compagnia… Dialogo fatto di divertenti e intelligenti contrasti che si sviluppano anche nella ricerca del diverso  linguaggio, e che, alla fine, fa sorgere il dubbio se davvero esistano queste due “persone” o se lo spettacolo non voglia invece raccontarne una sola attraverso due facce tanto diverse. Divertissement condito, naturalmente, dalle belle canzoni interpretate dalla Chiarini, anche qui in veste di autrice.  MARICLA BOGGIO –Avanti!- Il lato popolare dell’esibizione acquista il suo spessore attraverso uno sdoppiamento della Chiarini, da diva a donna di servizio: subentra Caterina, il personaggio di sua invenzione che lei porta in giro da anni.  La Bertinetti le ha dato un’ambiguità inquietante, a cui non è certo estranea la lezione di Genet ne “Le serve” (padrona e serva si immedesimano)…Molti applausi nel corso della serata. RITA DI ROSA-Secolo d’Italia-…La “colfa” dissacra la padrona affettuosamente, con semplicità. Una collaboratrice domestica colma di buon senso popolare, a tratti duro, a tratti innocente.  La cronaca di due personalità, “servo-padrone”, che si intrecciano, tracciando la linea della loro vita come piccoli segmenti d’ironia che collocano perfettamente  la Chiarini nella sua realtà artistica. VINCENZO SANFILIPPO-Prima Fila on line …La brillante interpretazione dei personaggi che la Chiarini rievoca, anzi visualizza in palcoscenico, offre composizioni espressive scenicamente interessanti, scaturite dalle molteplici possibilità interpretative date dalla descrizione pastellata dei caratteri. E ciò lavorando su più registri: quello dell’esposizione, quello della narrazione d’azione e quello dell’interpretazione dei personaggi evocati, dimostrando che nel teatro il gioco interpretativo divertente ed efficace è strumento di comunicazione dell’attore col suo pubblico, laddove quest’ultimo acconsente ad un coinvolgimento esistenziale e subliminale: intravedendo nel divertimento la centralità dell’applauso, quale effetto catartico, copiosamente rivolto all’interprete.  La progettualità scritturale  di Violetta Chiarini ...  si rafforza in quel calembour d’intrighi, e relative complicazioni, che diventano- amabilmente- armamentario scenico con il quale arrivare al cuore, pulsante e pensante, della platea.

 www.violettachiarini.it

 

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