DAL PRIMO CAPRICCIO ,LA FANCIULLA “ VISIONI DA QUESTO E DA UN ALTRO MONDO”

 

ALBERO GENEALOGICO

(Come tutto ebbe inizio)

IERI (LA GUARDIANA DI OCHE)

Avevo dormito alla locanda dell’angelo privo di mani.
Ero in cerca di un albero genealogico andato perduto.
Ero la guardiana d’oche di una vecchia tenuta, sospesa tra decadenza e incanti,
(incapace di tradire una rivale).
Un’oca mi prestò le sue ali per raggiungere la casa delle mie sorelle, (dall’Inquisizione condannate).

OGGI (LE TERRIBILI SORELLE)

Le terribili sorelle oscillano nel muto stanzone,
(senza porte, senza chiavi, senza entrate, né uscite).
Raccontando a denti stretti, le storie di vecchi diavoli in pensione,
ci allietano nelle loro chiacchiere spettrali.
“NON ASCOLTARLE” sussurravi dall’esterno.
Il sacrificio ripaga, dopo il dolore funesto.

DOMANI (LA NARRATRICE)

Il tuo horror vacui ritorna indietro
alle sue origini deleterie.
Ungo i tuoi capelli con olio di ricino.
Nascondo la tua testa sotto le radici di un grande albero.
Una donna mi domanda sospettosa:
“Ne sai qualcosa?”
“Non ne so nulla” rispondo.

 

CARNEVALE

Il tuo carnevale logorroico è la nota ultima,
priva di sostegno,
sabba ieratico sul logoro selciato (antropomorfo?).
I personaggi disastrati siedono a convito.
Hanno perduto la testa e la saggezza (ancora mi illudo che mi appartengano, in verità a stento mi considerano).
L’acciarino non è una tua invenzione.
Il tuo carnevale logorroico mi mette soggezione.
Hai per moglie Colombina da molti anni, (i mascheroni sul soffitto ben lo sanno).
La sorte bizzarra , composta e smunta , ci ha premuto contro il grilletto.
I pensieri si divincolano e temono di essere catturati.
Non ho speranza. Sono soltanto fogli abbandonati.
Il tuo carnevale logorroico è allucinazione.
Mi fa temere d’esser matrigna (più che principessa).
E ora che la porta si è richiusa alle mie spalle, mi sento come
De Quincey, tormentato dalle streghe onnipotenti.
Il tuo carnevale logorroico non è rassicurante, ed io (di nuovo) sola nella cantina accanto a
Fortunato, conto l’Amontillado rimasto e l’umidità mi è nemica.
Il tuo carnevale logorroico mi ha sottratto la paura, e, laggiù in veranda, la pioggia squarcia insetti, come un vecchio entomologo che ha perduto la ragione.

 

DIAPASON (la ferita del negromante)

I

Lo strumento incongruente,
dice il vero o il falso,
chi lo sa?
Il suo dolore
appartiene al negromante (quando fu ferito?)

II

“Ti verrò a prendere”
mi hai detto.
“Sarò la tua nemesi,
ti vendicherò,
i tuoi nemici saranno puniti”.
Che ne sarà di Federico e delle sue mummie?
Aleister ci ha marcati a vista (ci tiene stretti ormai).
Non abbiamo scampo.

III

La misura indefinita non è definitiva.
La regola va distrutta e ricomposta.
La regola, meretrice, ti saluta dal bestiario.
La regola è amorale (legge solo fabliaux).
L’età dell’oro non è che uno scherzo da vaudeville,
un gineceo di fanciulle senza livore né introspezioni femminili.
Ho vinto sette scatole alla pesca della fortuna (perché il pupazzo resta nascosto?).
Dell’escatologia nemmeno l’ombra.

 

DISSOLVENZA INCROCIATA
È LA CENSURA LA GIUSTA SOLUZIONE?)

Antefatto

(Tre manichini tormentati e tre donne allucinate),
torneranno a sorridere?
(Tre donne tormentate e tre manichini allucinati),
torneranno a sorridere?

La sommessa colazione rese meno amara la nostra peregrinazione.
Il nano disse che era necessario un colloquio con la madre di Grendel.
Il manichino verde, il manichino viola, il manichino marrone,
ci aspettano,
le grucce abbandonate sul letto.
La signora verde, la signora viola, la signora marrone,
ci aspettano.
Il fuso abbandonato sul letto.
Il mistero è buffo (come il rattrappito fantasma del provocatore nel televisore).
È una congiura finale (di tiranni in giarrettiera e trampoli).
Restano i piatti sudici nel lavandino,
il successo nell’orologio spento di Bergson,
il catrame nella cornetta.

Ho scritto sul muro:

ATTENDERE CON ATHOR, L’AGNIZIONE FINALE.
(STRINGE TRA LE BRACCIA LA SUA GATTA)

 

DONNA SENZA SORRISO

I

Le creature velate se ne stanno mute nella stanza.

II

La felicità è un feticcio con malvagità a punta,
diafana commistione,
tra il tuo sacro rigore,
e la mia profana immaginazione.
Non voglio nulla che sia già stato deciso.
Non voglio giocare un falso gioco a tavolino,
né vederti scomparire prematuramente.
Che fossi astiosa, ben lo sai.
Hai lasciato un SEGNALE, LUCE ROSSA,
giunta di sghimbescio.
Non mi hai sorriso,
ed è abbastanza per prendere il tuo scalpo.

 

LA PROMESSA SALUTARE

Un tempo ci scambiammo una promessa
salutare.
Ricordi?
Quanti lustri sono passati da allora?
L’eretico emana ancora una sua
aberrante sensualità.
Possa quel demonio non passar mai da
queste parti!
Stamani mi dissero che il pelagatti ha
nuovamente turlupinato i passanti.
Che sciocchi, farsi turlupinare da un pelagatti!
Ora le api sogghignano sui rami frondosi,
nella notte che, a poco a poco, sparisce.
E noi attendiamo, attendiamo,
che un ossuto, miltonico impostore, venga a
ricordarci che Yggdrasil non è poi cosa scontata.

 

MENZOGNE

Vivevamo aggrappati alla ruota.
Spezzato era il giogo?
Dimenticavo le luci accese.
Dio era il fantasma.
Tornavo sui miei passi.
Domandavo all’oste chi alloggiasse nella locanda.
“Nessuno” era solito rispondermi.
Ma sapevo che non diceva il vero.
La notte sbarrava
la porta, affinché Menzogne
non varcasse la soglia.
Ma Menzogne entrava lo stesso.

 

MOVIMENTO DIAFRAMMATICO DELL’ATTRICE (O DELLA TALPA?)

L’artificio inteneritosi oscilla.
Come il movimento diaframmatico di un’attrice (o di una talpa?).
Non è un’attrice, (lo spleen non “gli” appartiene),
non è Ginevra, (una femminista a cui fu mozzata la testa).
L’ansia è relativa, audiovisiva, e onomatopeica.
Silenziosa (non produce suono alcuno).
Il corpetto è rimasto nel sesto atto di una commedia mal riuscita.
Sarah Bernhardt ancora se ne lamenta.

La teoria sulla circonferenza non spiega come fummo messe al mondo.

 

NEMESI

(Nemesi, quando verrai a vendicarci?)

I

La palpebra di Pollicino si è chiusa.
Ho cenato ad una tavola di marionette senza testa.

II

Le idee vengono e si dissolvono, come se non fossero nate.

Apro e chiudo finestre.
“Il nemico è vinto” mi hai detto.
Avevi appeso al muro le teste che detesto.
Ma erano solo manichini.
Volevi solo calmare la mia rabbia di piccola fiammiferaia.

Avrei forse dovuto crederti?
Ti sistemavi la cravatta.

Attraversavo il corridoio sbagliato e non sapevo quale porta aprire.
“Il nemico è vinto” mi dicevi.
Come avrei potuto crederti?
(la tua immagine non si rifletteva nello specchio).
Portavi l’alano a passeggiare, ma era mio il turno.
Stringevi tra le braccia la volpe che io avevo trovato nel bosco.
Non volevi che mi perdessi nella stanza e nei miei libri di fiabe.
Ma mi ero già perduta.

III

VENDETTA GIUSTIZIA

NEMESI

 

RATTENFÄNGERHAUS (LA CASA DELL’ACCHIAPPATOPI)

 

                                                                                                                          Fammi sdraiare sul materasso di paglia,
                                                                                                                                            quel che hai a portata di mano,
                                                                                                                                             perché la bambina dentro me,
                                                                                                                                                         sta morendo, morendo.

                                                                                                                                            (Anne Sexton, Poesie d’Amore)

I

Un tempo il Diavolo si staccò un braccio e alla folla incappucciata lo gettò.
E la borghese folla incappucciata lo accettò senza esitare.
È soltanto un braccio!” urla la contessa ingioiellata.
È soltanto un braccio!” urla il panciuto commendatore.
La morte dal labbro leporino avanza su una sola gamba, e non ha bisogno di braccia.
“Meglio mille topolini ciechi di una borghese folla incappucciata!” urla il giullare giù in strada.

Ti ho amato.
Mi hai amata.
Ma non è bastato.

Dov’è la casa dell’Acchiappatopi?

II

Ho saputo cosa andavi cercando.
Rattenfängerhaus.
Ero troppo amareggiata.
Eri troppo amareggiato.
Cercavo di salvare i tre topolini ciechi, dalle grinfie di quella donna crudele.
L’occhialuta, manichea indulgenza oggi ha il volto di un odioso prestasoldi.
Non posso salvarti.
Non puoi salvarmi.
L’inganno ci ha di nuovo crudelmente turlupinati.
Ora siedi accanto ai mostri di cera, nella stanza colma di vecchi dagherrotipi e di animali impagliati, mormorando un lugubre requiem in una lingua a me sconosciuta.
Cerco disperatamente di ricostruire il tuo profilo con le protesi rimaste.
Non puoi salvarmi.
Non posso salvarti.

Ti ho amato.
Mi hai amata.
Ma non è bastato.

 

SEDUTA SPIRITICA (da uno scritto femminista)

I

Tre sono gli avventori, uno di essi non risponde alle domande.

II

L’ala caduta di sghimbescio ora risuona.
Non chiedermi perché. Non conosco strumenti capaci di riprodurre un suono simile.
(Non mi credi? Sto dicendo il vero).

III

L’impostore intanto siede sul trono d’argilla.
Hai mentito ripetutamente.
È mia adesso la tua mano. La riempirò di anelli d’oro. Non sei più una bambina.
Ti chiederò in sposa. Sarai la mia regina.
IV
Sputa fiele l’impostore. Meretrice chi l’accoglie.

 

DAL SECONDO CAPRICCIO: “LA BAMBOLA E IL GATTO”

 

BALLATA MATTUTINA, IN PUNTA DI PIEDI

I

Van Helsing, caro Van Helsing, tu tremi,
tu non puoi operare!(Non sa nulla di chirurgia!).
“Volere è potere!”
Sola, (dopotutto),
conto topi e ranocchie in soffitta,
con Petronilla, la bambola buona,
con Venceslao, il gatto matto.
Risvegliandomi, nella sonnolenta mattina,
cerco abiti nuovi, per l’imperatore.

 

II

(Chissà che non li abbia già trovati.)
Renfield non commenta,
beve cicuta,(come Socrate).

 

III

La maieutica non dice il vero.
FOLLE CHI NEGA.
La levatrice non darà il suo consenso.
La titanica puerpera,
non giacerà con Socrate, né con Renfield.
Sposerà Van Helsing.
Dopotutto.

 

L’INCUBO

L’antica, luminosa felicità oggi non ha consistenza. Una vecchia oscena (senza labbra?),
recita un’antica, velenosa maledizione nella stanza che annega nel laudano, mentre muta osservo lo specchio andare in frantumi.
(Grimilde ne ha di motivi per essere felice, oggi).
La mia bambola stringe tra le sue bianche manine la tua testa che presto riporrà in una gabbia consumata dal tempo.
Intanto le tre vecchie ancora filano, mentre gli avvoltoi si sono dileguati. Mi pare di sentire il boia incappucciato ripetere: “Fino alla morte”, mentre riavvolge il fuso.
I corvi neri attraversano il cielo di questa vecchia, malandata, menzognera città, osservando dall’alto le povere carcasse abbandonate. Sulle tue labbra è comparso uno strano sorriso.
I tuoi abiti sono appesi alle pareti. Vorrei vederti ancora qui quando mi risveglierò.
Più tardi.

 

ZEITGEIST

Il giorno volge al termine.
Siedo nella cucina infestata di penombra,
davanti alle vecchie tazzine da caffé
Petronilla, la bambola buona, riposa sul letto.
Sul tavolo la lunga lista della spesa.
Troppi conti da pagare.
In strada hanno spento l’ultimo lume.
Migliaia di topolini bianchi hanno invaso la cucina.
Si disperdono a frotte, sulla bella credenza immacolata.
Frattanto una vecchia oscena sputa senza ritegno nella lucida sputacchiera di bronzo.
In strada hanno spento l’ultimo lume.
Il giorno volge al termine.

 

DAL TERZO CAPRICCIO: PETER QUINT ( IL VECCHIO IMPOSTORE )

 

ADULTERIO

(Lo spaventapasseri si è cavato gli occhi come due diamanti ed è entrato nel villaggio)
Anne Sexton

 

I
VESTIZIONE

L’antica farneticazione non ci apparteneva.
La stanza maleodorante mostrava l’uovo appeso alla parete.
Crepa antica, l’aver proferito parola.
Crepa antica, l’aver farneticato tanto a lungo.
Non ti avevo chiesto di restare.
Non ti avevo chiesto di amarmi.
Rivoltavo cuscini,
nella stanza della vecchia principessa,
cercando uova di coturnice,
tra vecchi abiti e pellicce di manguste.
Il bianco levriero (fedele nell’attesa),
dormiva ai suoi piedi.
L’abito nascosto di Raperonzolo,
non potevi equivocare.

 

II
MATRIMONIO MORGANATICO

La marcia nuziale risuona in moto perpetuo, perpendicolare alla paura.
Gli aghi che caddero non vennero raccolti.
Quint se ne andò nel tardo pomeriggio (come Amleto), sussurrandomi dolcemente :
“Adieu adieu, remember me”.
Si allontanò con il bastone da passeggio e le mie ossessioni.
La scatola che aprii non era un regalo di compleanno.
Pelle d’Asino si nasconde dentro la pelle disadorna.
Biancaneve è ancora nel bosco insieme al cacciatore.
Il ronzino meccanico oscilla come impazzito nella stanza dei pregiudizi.
Don Chisciotte non è tornato a riprenderlo.
La macabra decisione di assistere ad un matrimonio morganatico la presi a notte fonda.

 

III
ADULTERIO

Tutto a rovescio.

La stanza aveva odore di salnitro e di morte.
La sua veste si è slabbrata ed il talamo nuziale si è riempito di topi voraci e di rivelazioni fedifraghe.
La madre dei venti ha partorito un nano mostruoso stamani.
La venditrice di anime si è dileguata nascondendo il diavolo nell’ampolla più consumata.
Peter Quint veste abiti funebri,
mentre turpi garze emostatiche fanno sanguinare a fiotti le pareti.
Ha disseminato trappole nella casa della sua amata signora Topo.

Tutto a rovescio.


IV
NEMESI

“Le porte si aprono e si chiudono” disse il cartomante.
È morto il re degli uccelli.
Sorridevi senza esserne consapevole.
L’assedio della ragione era la nostra dannazione.
“Lei è colpevole!”urlava la regina indicandomi col lungo, affusolato dito.
“Non hai prove per condannarla” rispose Quint in mia difesa.

Anche la rane vollero un re.

 

ANGST

Nella casa vacillante,
Peter Quint ha sedotto
Annette Ravel e Polidori.
La stanza vacillante si è riempita
di cavalli macilenti e di lenzuola
rattoppate, di spaventosi
sospensori, e di funeste statue
ansimanti.
Peter barcolla ubriaco.
Lapalissiane sfumature lo deridono.
Cerca un varco nella stanza macilenta.
“Fraterno nemico, le pillole che il medico ci prescrisse, non
ci guariranno.
Inutile ostinarsi a cercar l’anima.
Sarebbe come cercare un ago
in un pagliaio”.

 

LA FOLLIA DI LEIBNIZ

(UNA MODESTA TEORIA SULLA STREGONERIA)

(Perdute sono le Visioni, se hanno numeri le Dita)

LEIBNIZ

La notizia arrivò presto.
La cornetta sputava voci lontane e remote.
Peter Quint si comprò un cilicio d’ortiche,
per andare ad un funerale.
Con maligna perfidia mi regalò
un cavallo a dondolo,
un teschio,
una clessidra,
un idolo,
una casa di bambole,
un coniglio spellato,
una formula magica (E = mc2),
un libro di stregoneria (o di filosofia?).
Turbato, il mio occhio penetrava la casa di bambole,
mentre Petronilla, la bambola buona,
giocava sul tavolo (nel suo vestitino nuovo),
trastullandosi con specchi incrinati e piccole monadi.
Isterica, quasi folle, mi disse di aver visto Leibniz,
lacerarsi le vesti e pregare sul totem di nebbia.
La portai da un riparatore di bambole.
Mi consigliò una bambola nuova di zecca.
Ma io non ero donna di mondo. Nuova mai. Meglio pazza.

STREGA

 

VAUDEVILLE NOTTURNO

Nella vecchia sala da tè
infestata di penombra,
ho visto Peter Quint,
riempire di lusinghe disarmanti una bella cameriera dalle lunghe ciglia.
Frattanto, uomini e donne
siedono ai tavolini damascati,
sorbettando elisir di lunga vita e assenzio,
da bicchieri ricurvi.
Peter Quint stringe tra le braccia un vecchio avvoltoio cieco,
una contessa rubiconda tiene al guinzaglio un maialino.
I musicanti comprano l’anima degli avventori.
Il maleodorante suono dell’inganno ha invaso la sala.
Un monatto vestito a festa invita gli spettatori a ballare.
Più tardi gli attori metteranno in scena l’inferno.
Peter Quint indica quegli indolenti spettatori, poi, sussurra alla formosa contessa:
“Quei luridi idioti saranno presto dannati”.

 

DAL QUARTO CAPRICCIO:LA FANCIULLA: “LE VISIONI TERRIBILI (DI UN CUPO POMERIGGIO)

Il DILEMMA DEL MINOTAURO

Se un capro mi venisse regalato,
gli insegnerei a non essere mai capro espiatorio.
Troppo tardi.
Sacrificio fu compiuto.
Il nero pendolo batte le ore atterrito.
Lucifero ridacchia dietro il portone,
intabarrato nel suo lugubre sospensorio.
Non ha il dono dell’ubiquità la bellezza.
Giace nell’alcova sanguinante.
Ho rinchiuso i feticci nel vecchio ripostiglio,
Teseo insieme al Minotauro.
Cadde?
Cadde?
Cadde?
Mi hai domandato più volte.
Il ghiaccio si scioglie nella brocca sotto le tue mani tremanti.
Ed io non so cosa rispondere.