“Stefano Colli scrive poesie da pochi anni, ma l’esito del suo lavoro mostra già una congiunzione forte e matura sia nella forma espositiva che nel dettato poetico (…) Colli affronta di volta in volta riflessioni personali e toccanti accadimenti dell’attualità (Il fiore che non c’è è un prezioso sguardo sull’insensatezza della guerra in Medio Oriente e quindi metafora negativa di tutte le guerre). Va poi annotata in modo particolare la lirica dedicata a Cesare Pavese, perché in questi versi Colli trattiene mirabilmente nostalgie e significati dell’intensità letteraria di questo straordinario indagatore della poesia dell’essere”

Giovanni Maris, in Le strade della poesia, Book Editore, 2009 p. 94

 

“… una poesia buona, onesta, riparatrice. Belle le immagini, coinvolgenti, ardite, salgono in verticale. L’amore per la donna, quasi celato, discreto e profondo in un’istanza breve, di grande sensibilità. L’amore fortemente espresso per i bambini, sul quale spesso ritorni nei tuoi componimenti, con una carica emozionale che commuove (…). Con un lessico spontaneamente ricercato dici tante cose, soprattutto verità incontestabili, e questo è importante per la poesia: un poeta non può essere bugiardo. Di alto livello ho trovato ne Il ragazzo sulle colline la concezione del ricordo trasmessa al lettore con turbato lirismo.”

tratto da considerazioni di Anna Rosa Del Corona, rivolte a Stefano Colli, 2007