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LA STELLA PIU’ BELLA
In cielo c’è una stella,
brilla più delle altre perché è la più bella.
E’ alta lassù,
in modo che tutti possano ammirarla da quaggiù.
Scende piano piano
per essere accolta dalla mia mano.
Diventa grande nel mio palmo,
e si scalda accanto al mio cuore calmo.
Ormai è pronta per presentarsi a tutti,
è un raggio luminoso che circonda la mia vita
e ha fatto in modo che non sia finita.
Ha occhioni grandi e splendenti
e tutti per lei sono contenti.
Il mio mondo sei tu
stella che ora splendi quaggiù.
19.01.1998
CORNICE
Una cornice vuota
era ad abbellire la mensola di un caminetto acceso.
Il crepitio del fuoco,
l’odore della legna e della resina,
il tepore a rompere l’aria fredda della stanza.
La luminosità e la quiete
nei tuoi occhi neri corvini.
Ora nella cornice c’è una foto,
accanto dei fiori.
Il caminetto annerito è spento
e fa da padrona l’aria gelida.
19.10.1999
NIENTE E NESSUNO
POTRA’ AIUTARMI
Sono caduta e mi sono rialzata,
ma sono caduta ancora
e ora resto così.
Nessuno e niente potrà più aiutarmi
a rialzarmi.
Prima chiedevo aiuto e ho sempre trovato
Qualcuno che passava su quella lunga strada.
Ora ho solo il desiderio di restare lì,
dove sono.
Niente mi farà rialzare
Se le mie gambe non lo vorranno;
nessuno mi allungherà più la mano
se il mio cuore non vorrà.
Solo così potrò sfuggire agli inganni
e alle sofferenze che ne derivano:
le gambe potrebbero cedere
e la mano potrebbe scivolare via dalla mia
mentre mi alzo,
e mi ritroverei di nuovo caduta su quella strada
dove non passa mai nessuno.
10.02.1987
QUEL GIORNO
Ci allontaniamo da casa:
tutto è normale.
Al nostro rientro: il dramma.
Forse il tuo cuore stanco, chi lo sa.
Donna brillante,
piena di vita,
mai stanca;
ora sofferente in un letto.
Tante mani arrivano in aiuto:
un grosso spavento ma tutto sembra risolto.
Stupida felicità insita nel nostro animo,
perché ci tormenti?
Il tempo di un sospiro e tutto si spegne:
comincia un interminabile dolore.
Ora lei è qui vicino a me:
immobile, quasi senza parole.
Per lei sono la cara amica
delle lunghe giornate.
Talvolta invece una senza nome,
lontana dai suoi ricordi.
Altre volte ancora
una persona che ha già visto
ma non sa quando o dove.
Ha perso tutto:
speranze, gioia e dolore.
Solo una cosa credo che non potrà
mai perdere o dimenticare:
il bene che tutti noi le vogliamo
e lei lo sa.
26.05.1987
TRAGUARDO
Occhi fissi,
scrutano un punto fermo.
Là, in fondo,
una volta la vista ci arrivava.
Ora si fa,
di giorno in giorno,
più arduo, più gravoso.
Gli occhi infastiditi dal chiarore,
si schermano abbassando le palpebre.
L’oscurità, le tenebre, i brividi,
un grande nastro nero teso,
come a un traguardo,
“lei” dall’altra parte che mi tende la mano,
sorride.
No, non ancora.
Un piccolo oneroso sforzo:
di nuovo la luce
e quel punto da fissare,
ormai annebbiato.
I miei arti freddi, cerulei,
senza accenno di movimento.
Uno specchio gettato via e rotto:
quello non sono io.
Sono esausto, stremato, abbattuto.
Devo riposarmi.
Una risata trionfale e ordinaria mi sveglia.
Occhi aperti in un lampo,
eretto, appoggio su me stesso:
no…..non è possibile.
Dietro le spalle, a terra,
il nastro nero tagliato,
“lei” con un cenno di benvenuto.
09.10.2000
RITRATTO
Pittore,
dipingi pure sul mio volto i colori della primavera;
dona ai miei capelli il colore dell’oro;
ma lascia trasparire dall’espressione dei miei occhi
le tinte forti della passione e
quelle del gelo più rigido
a monito di chi mi vuole avvicinare.
02.02.1999
UN VELO NERO SUI TUOI OCCHI
Insieme ti hanno dato la vita;
ti hanno voluto bene
fin dal primo momento
in cui hanno saputo che c’eri.
Il tuo cuoricino batteva all’unisono
con il loro
e un giorno è diventato indipendente:
era la vita.
La gioia del tuo pianto e
della tua tranquillità
risuonava in ogni punto.
Un giorno,
prima ancora che tu potessi accendere un sorriso,
il velo nero dell’oscurità
ti ha avvolto e ti ha costretto
ad andare con lui.
E’ calato sui tuoi occhi improvvisamente
ti ha fatto conoscere il buio
prima ancora che tu conoscessi
chiaramente il giorno.
Per te il buio irreversibile,
per loro il buio in un mondo di luce.
16.06.1987
TANTE NOTTI
Vorrei arrivare lì,
leggera come una piuma,
volare sopra una nuvola,
saltare da una stella all’altra.
Arriverei a quella più luminosa
e così ti avrei trovato.
Tante notti guardo il cielo
e vedo quella luce.
Poi sento quel calore accanto:
questa volta sei venuto tu a trovarmi.
14.04.2000
E’ NATO UN SOGNO
Quando ripenso a quanto ti ho aspettato, desiderato.
Quando ripenso a tutte quelle notti che ho trascorso sognando di te.
Quando ripenso alle lacrime versate nel rendermi conto
che ancora non c’eri.
Quando ripenso all’angoscia provata per la paura
che tu non potessi mai esistere.
Quando ripenso alla fragilità di un momento così importante.
Quando ripenso all’istante in cui ho avuto un sussulto
nell’accorgermi che finalmente qualcosa stava cambiando
in me.
Quando ho scoperto che le mie notti insonni rispecchiavano
ormai la realtà che non era più sogno.
Quando sono stata certa di avvertire un movimento.
Quando ho cominciato a nutrire amorosamente
e già morbosamente il mio sogno.
Quando ti ho coccolato e tenuto al mio cuore
solo con il tocco della mia mano leggera come una piuma,
forse per il timore di farti male.
Quando sentivo che già c’era un filo indissolubile tra noi.
Quando con un fremito ti ho accolto tra le mie braccia.
Quando leggo in un tuo sorriso la gioia di rivedermi.
Tutto questo non cancella il passato,
ma sicuramente
dona la possibilità di una nuova vita.
24.11.1998
QUEL LUNGO LUNEDI’
Quel lungo lunedì, interminabile,
quel continuo spaventoso presentimento nel cuore:
sapevo di non sbagliarmi.
Mancava poco e Lei sarebbe arrivata con la sua
mortale arma.
Camminava al mio fianco ormai da diversi mesi,
mi accompagnava in ogni posto,
imitava le mie azioni,
quasi scimmiottando per schernirmi e non farmi
dimenticare che ormai così era deciso
e così doveva rimanere e finire.
Aveva fatto per l’ennesima volta
la sua maledetta scelta.
Quando passavo davanti a quella porta,
la sentivo sogghignare, ridere alle mie spalle.
Mi ha continuato a pugnalare in parti vitali
per tanto tempo e ho saputo tenergli testa degnamente.
Alla fine, quasi schifata e sentendosi insultata
dalla mia apparente noncuranza nei suoi confronti,
ha inferto l’ultimo colpo:
quello mortale.
Proprio quello con cui era sicura di provare piacere
nel vedermi soffrire e rannicchiarmi nel dolore più vivo.
Quella mattina, guardandomi nello specchio,
non l’ho vista alle mie spalle come ogni altro giorno:
avevo capito che senza preavviso aveva deciso,
ormai era il momento.
Nella frazione di pochi secondi se ne era impadronita
spudoratamente.
Contenta ancora una volta del bottino ottenuto,
mi aveva salutato ridendo a squarciagola e
con un sadico arrivederci.
Da quel giorno non è più stata costantemente al mio fianco,
ma di quando in quando mi fa sentire la sua macabra vicinanza,
non vuole che qualcuno si possa dimenticare di Lei.
Ma come potrò mai dimenticarla dopo quello che mi ha fatto
o non riconoscerla la prossima volta che mi si affiancherà
con il suo ghigno?
01.1992
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