Sono nato a Roma il tredici aprile del 1944, per una serie di circostanze relative alle assegnazioni della cattedra a mia madre ed ai conseguenti trasferimenti di mio padre, per seguire la moglie. Quando ciò non fu più possibile, mio padre si licenziò, mia madre chiese l’incarico a Roma e si trasferirono nella capitale dal piccolo paese della penisola sorrentina dove vivevano: Vico Equense.
La mia origine è quindi napoletana, d’innumeri generazioni, da parte di entrambi i genitori.
Sono cresciuto, pertanto, a Roma mantenendo sempre dei forti legami con l’avito paese in cui risiedevano e abitano ancora, la maggior parte dei miei parenti.
Non so fino a che punto sia valida la considerazione che si possa “ereditare” alcune caratteristiche distintive caratteriali del luogo di provenienza, senza averci vissuto senza soluzione di continuità, ma solo per il periodo delle vacanze estive, sta di fatto che mi “sento” sia “romano” sia “napoletano”, almeno nei tratti umani migliori di entrambe le “culture”.
In ogni caso con un piede a Roma, ho percorso il mio iter completo di formazione scolastica, con l’altro piede ho integrato il mio viaggio umano con un approccio più tollerante, più fantasioso e creativo indotto dall’ambiente partenopeo, integrandosi a vicenda.

Ho avuto la fortuna di avere come primo ed indimenticato maestro, Alberto Manzi per poi proseguire in un istituto parificato dei padri maristi e dalla terza media fino alla maturità di nuovo nella scuola statale. Una scuola di cui gli studenti di oggi non riuscirebbero nemmeno ad immaginare il clima ed il metodo, nonostante le descrizioni puntuali.
Ho avuto esperienze come supplente alle scuole medie che, sommate, sono state di 14 mesi, ho venduto porta a porta i libri della Rizzoli (ad es. l’enciclopedia Larousse), finché la vita, la fidanzata ed il resto mi hanno indirizzato ad accettare un lavoro in banca: la Banca Nazionale dell’Agricoltura (quella della strage di piazza Fontana del 1969).
La mia vita ha continuato così sul binario dell’istituto di credito, finché cinque anni fa ho deciso di uscire, anche in anticipo di due anni, dalla banca e di riappropriarmi della mia vita.
Ho ripreso in mano la penna (leggasi tastiera e mouse) in mano ed ho rinfocolato quella piccola brace che ancora albergava nel mio animo, ravvivandola con una dedizione, non dico esclusiva, ma approfondita alla scrittura, in particola alla prosa.

Ora, eccomi qui a continuare a mettermi in gioco, con numerosi racconti, più o meno brevi, all’attivo, mai premiati, in quei pochi concorsi ai quali ho partecipato e con un libro fresco di stampa, da poco uscito grazie, in buona parte, ai numerosi euro che mi è costato.