Sono Sergio Baldini, nato in Ancona il 2/3/1948, ed ivi residente in Via Ragusa 17. Single, laureato in Economia e Commercio, in pensione dal 27 dicembre 2006, ho lavorato alle dipendenze del Ministero del Tesoro, attuale Ministero dell’Economia e delle Finanze, come impiegato dal 1969 e poi come dirigente dal 1999.
Fin da ragazzo ho scritto poesie e favole, inventando racconti fantastici per i miei nipoti, figli di mia sorella e, attualmente per i nipotini, figli della figlia.
L’impegno lavorativo e l’essere divenuto un “burocrate” non mi ha impedito di continuare a scrivere, specie la notte quando il buio cela i contorni della realtà e svela quelli della fantasia.
Ho chiamato le mie favole "favolose" perché sono favole semplici, ma non semplici favole.
Sono tante altre cose (favole + altre cose = favolose).
Sono momenti vissuti, pensieri, sogni, speranze, riflessioni, illusioni, delusioni, attimi d’intensità, immagini improvvise del vivere quotidiano, che hanno lasciato una traccia profonda nel mio cuore, che il mio "io" ha saputo cogliere o scoprire in mezzo alla folla di messaggi che ci passano davanti, ci sfiorano, ci spingono, ci fanno indietreggiare, a volte ci travolgono, anche inconsciamente, ma che sempre e comunque ci permettono di vivere.
Le "favolose" sono prendere coscienza di tutto ciò in un modo semplice e spontaneo. Con quella semplicità e spontaneità che ognuno di noi aveva da bambino. E' vedere il mondo con uno sguardo ed un cuore di bimbo che si affaccia sempre alla scoperta di ciò che lo circonda, per cui tutto è normale ma anche una continua sorpresa.
In un mondo di leggi e disposizioni, di organizzazione ed efficienza, di programmazione e computers, di usa e getta, di design e cose firmate, di libertà e valori forgiati il più delle volte secondo le proprie convenienze, le "favolose" sono anche il modo di essere, serenamente e profondamente, se stessi. In una riscoperta di armonie in cui ogni più piccola cosa diventa parte integrante del tutto, in cui presente, passato e futuro possono finalmente coesistere.
Ed è nella piena maturità di questa semplicità di vita che anche le piccole cose di ogni giorno diventano "favolose".
Per quanto si riferisce invece alle mie poesie mi sono posto un interrogativo:
“Che cos'è la poesia: fuga dalla realtà o che altro?”
E mi sono dato questa risposta:
La poesia non è altro che un modo diverso di vivere la realtà delle cose.
In un mondo che sembra diventare sempre più cinico ed arido (ma è proprio così?), essa è la riscoperta di valori assoluti, di esperienze vissute o soltanto immaginate, di sogni che scavano nel profondo del cuore dell'uomo e ne mettono a nudo l'essenza.
Ed allora bisogna essere concreti o si deve essere poeti?
A questa domanda io ho trovato la mia risposta.
E' bello poter vivere una vita concreta non dimenticando la magia che ci viene dal profondo del nostro cuore.
E' questo che riesce a fare di ognuno di noi, poeti e no, degli esseri "speciali" per coloro che ci stanno vicino e che, nella semplicità e la spontaneità della vita di ogni giorno, sanno leggere nel nostro cuore.
Fino a che al mondo esisteranno persone che sapranno vedere con il cuore la speranza non morirà.
E fino a che la speranza sarà ancora viva ...
Che cos’altro potrei aggiungere?
E’ difficile sapere se tutto quello che il poeta scrive sia frutto di fantasia o di realtà, immaginato o realmente vissuto.
Solo chi con lui ha condiviso certi momenti può saperlo, può capire appieno, o per lo meno tentare di capire, quello che con quei versi egli ha voluto esprimere.
Una cosa è certa!
Fantasia o realtà, il poeta è un essere messo a nudo: nudo nei propri sentimenti, nei propri pensieri, nei propri momenti, ora tristi ora allegri, fatti di solitudine e anche infelicità o di compagnia e gioia, ma comunque, reali o immaginari, profondamente veri!
E di questa verità nel profondo del cuore del poeta, al di là degli eventi, degli spazi e dei tempi, rimane tutta la magia.
Curriculum attività letteraria:
Della mia creazione sono stati pubblicati:
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due racconti (“La foglia” e “Pasquale, il cucale”) nel XXIII volume di “VOCI NOSTRE” – antologia di poeti ed artisti marchigiani, anno 1994;
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una poesia in vernacolo anconetano (“Turbamenti”) nel volume “ANCONA il suo vernacolo - venticinquesimo anniversario del festival del dialetto – 13° PREMIO VARANO DI POESIA E PROSA”, anno 1999;
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un racconto - “Il ritorno”, che mi ha fatto assegnare il 1° premio della Sezione “narrativa in lingua” al Concorso di Poesia e Narrativa con il tema “Siamo alle soglie del 2000. Facciamoci gli auguri”, indetto dall’UNILIT – Università Libera Itinerante per la Terza Età, collegata con l’Università di Urbino – anno 1999;
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una poesia in vernacolo anconetano (“Parlà’ d’amore”) nel volume “ANCONA il suo vernacolo - ventiseiesimo anniversario del festival del dialetto – 14° PREMIO VARANO DI POESIA E PROSA”, anno 2000;
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nel 2001 ho vinto il 2° premo ex equo per la prosa del “15° Premio Varano di poesia e prosa” con il brano in vernacolo anconetano “La bussarola del purtó” (“Il batacchio del portone”);
Ho presentato alcuni miei scritti in prosa ed in versi, declamati e recitati da attori, in alcuni incontri organizzati dall’UNILIT – sede di Pesaro, e in un altro tenutosi al teatro comunale ed organizzato dall’Associazione culturale “Colucci” di Penna San Giovanni (MC).
I brani erano tratti dai miei lavori inediti intitolati “Le favolose” e “L’Aia Starnazza”, le poesie da: “Quella piccola magia chiamata ...” e “Ho riunito in versi i miei momenti dispersi”.
Ho tenuto conferenze all’UNILIT di Pesaro sui seguenti argomenti:
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“Parlar d’amore” (2000)
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“Il linguaggio dei fiori nella letteratura” (2000)
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“Parlar favoloso” (2001)
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“L’amicizia” (2001)
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“Il sale della vita” (2002)
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“La speranza” (2002)
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“Caleidoscopio” (2003)
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“A un passo dalla felicità” (2005)
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“E se domani” (2006)
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“Forte come la dolcezza” (2006)
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“Arrivano i nonni” (2008)
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“La magia della vita” (2009)