Sergio Baldini

LA PRINCIPESSA DELL’AURORA

        C’era una volta e forse c’è ancora
la Principessa dell’Aurora.
Biondi i capelli colore del grano,
le labbra rosse di melograno
e luminosi gli occhi celesti,
di bianco candore son le sue vesti.
Quando lei passa il sole risplende
e nel reame l’armonia discende,
sui prati sbocciano migliaia di fiori
che si dipingono di tanti colori;
cinguettano passeri, merli e pettirossi,
s’affacciano le lucertole sui bordi dei fossi.
        La gente la senti ovunque cantare
mentre si accinge al suo lavorare
e in ogni cuore, di qualunque età,
alloggia soltanto serenità.
        Ma un giorno il Mago del Buio Tenebroso
di questa armonia divenne geloso:
da lui la notte regnava sovrana
e in ogni cuore la speranza era vana.
        Perché ogni gioia fosse finita
ordinò che la Principessa venisse rapita
e quando i suoi servi l’ebbero presa
la fece rinchiudere in una torre sospesa,
perché nessuno la potesse scalare
a meno che non sapesse volare;
senza finestre da cui poter guardare
affinché il sole mai potesse entrare.
Per la Principessa, ormai prigioniera,
ogni giornata era sempre più nera.
Senza l’Aurora a colorare il mattino
anche per il sole era triste il destino
e così piano piano si offuscò
e sulla terra più non spuntò.
        La vita sul reame non era più la stessa
senza la presenza della Principessa.
Più non splendeva l’azzurro del cielo,
tutto all’intorno solo freddo e gelo,
il buio regnava ovunque sovrano,
oscurava prati e campi di grano,
i fiori smettevano di sbocciare,
gli uccelli sugli alberi di cantare.
Passarono i giorni, passò anche un anno,
nei cuori oramai prevaleva l’affanno.
La gente era infelice, con lo sguardo scuro,
nessuno oramai credeva nel futuro.
Dall’alto degli spalti del suo triste maniero
il Mago gioiva al solo pensiero
che in quella valle una volta tranquilla
della felicità aveva spento la scintilla.

Avvenne per caso che un giorno un viandante
vi capitasse nel suo cammino errante:
portava al collo una mandola
e canti romantici gli uscivan dalla gola,
man mano che nella valle però s’addentrava
del suo canto le parole per forza cambiava.

        “Cos’è questo buio che oscura i miei occhi
appena ho passato di questa valle gli sbocchi,
cos’è la tristezza che vedo sui volti,
o uomini mesti e oltremodo sconvolti?”
        “Tu sei forestiero, non conosci gli eventi
che i nostri cuori da tempo tien spenti:
la Principessa Aurora è stata rapita
e su una torre sospesa vien custodita,
perché nessuno vi possa salire
e finalmente farla fuggire!
Del Buio Tenebroso il Mago crudele
di questa valle di latte e miele
ne ha fatto teatro di neri pensieri,
senza più sogni o desideri.”
        “Che cosa ben triste mi raccontate,
ora capisco che non esagerate,
ma forse c’è un modo, lasciatemi fare,
perché la principessa si possa liberare.”
        “Hanno provato cento e più cavalieri,
ma ora del Mago son prigionieri.
Appena giunti sotto il castello
con un incantesimo gli ha teso un tranello
e ora sono tutti trasformati
e in dura roccia pietrificati!”
        “Solo i corpi si fanno prigionieri,
ma di sicuro non i pensieri
e, scusate se me ne vanto,
ne’certamente lo si può fare al canto.
Indicatemi perciò senz’altra attesa
dove si trova la torre sospesa!”
        “Qual è il tuo nome, facci sapere,
ti accompagniamo, vogliamo vedere?”
        “Trillo, mi chiamano fin da monello
forse perché son menestrello
e al mondo intero, con gioia infinita,
canto ogni dì la canzon della vita!”

        Così, dopo essersi presentato,
Trillo alla torre fu accompagnato.
Il Mago vedendo la folla arrivare
“Son contadini, che intendono fare?
Di certo di loro paura non ho,
lasciamoli fare, poi ci penserò!”

E mentre tutti Trillo stavano a guardare
lui dolcemente prese a cantare.
        “O Aurora, Principessa della valle stregata
ascolta questo mio canto come fosse serenata,
io lo so che non mi puoi guardare,
ma la mia voce tu puoi ascoltare,
attraverso le pietre pian piano entrerà
e il tuo cuore conforterà.
Su non temere, non avere paura,
tutto il tuo popolo con grande premura
or mi sta accanto e assieme a me
or canterà solo per te.”

        E Trillo a tutti insegnò
la canzone che or vi dirò:

                “La mattina ci si desta
                con il cuore sempre in festa
                se andando a riposare
non si smette di sognare,
                se sperando nel domani
                laboriose son le mani,
                se si pensa che il futuro
                sia migliore e duraturo,
                se con tutta l’energia
                si diffonde l’allegria,
                se ogni cosa che accadrà
                meglio ancora lo sarà,
se qualcuno accanto hai
per dividere gioie e guai,
se pazienza hai infinita
e speranza mai sopita,
se abbracci col pensiero
tutti quanti e il mondo intero,
se hai un amico per parlare
che ti sappia un po’ ascoltare,
e se infine capirai
che nessuno è solo mai
se ricerca con ardore
a chi donare il proprio cuore.”

Là sulla torre ci son solo mura,
non una finestra ne’ un’apertura,
solo la porta che venne murata
dopo che Aurora vi fu imprigionata.
Ma tra le pietre, per quanto compatte,
in qualche fessura ogni tanto s’imbatte
chi la sta bene a osservare
e pensa a come poterla scalare.
Ha un cuore di pietra chi non sa amare,
ma le pietre hanno un cuore da riscaldare
e così quel canto da Trillo insegnato,
da mille voci del volgo cantato,
tra quelle fessure è penetrato
e dentro vi è giunto amplificato
fino alle orecchie di Aurora
che piano piano se ne rincuora
e mentre prima giaceva spossata
lei lentamente ne vien rinfrancata
e la sua voce unisce a quel canto
che per tutta la valle si espande d’incanto.
Al sentire quel suono dolce e armonioso
il tono del popolo si fa più vigoroso
e altri abitanti ormai rincuorati
arrivano e si uniscono anche se stonati,
perché non occorre esser tenore
per cantare parole dettate dal cuore.

“Su forza, vi dico, cantate e cantate,
assieme alla principessa più forte esultate!”
Trillo è lì che li sta a spronare
mentre la mandola continua a suonare.

Ed ecco che quando men ci si aspetta,
un passero su un ramo forte cinguetta,
poi un altro … e un altro, e così altri uccelli,
sian storni, merli, usignoli o fringuelli,
si uniscono al canto degli esseri umani
mentre da lontano, dai colli e dai piani
a quello che è il gran cinguettio
anche delle api si unisce il ronzio.
I fiori riaperto han le loro corolle
e sopra vi danzano mille farfalle.

Le nubi tetre si squarciano all’improvviso
e di un raggio di sole appare il sorriso
che poi si allarga in una grande risata
e tutta la valle di luce è inondata.

Da quella luce immensa colpito
si desta il mago che s’era assopito.
“Com’è possibile che ciò sia accaduto:
che un popolo spento e ormai sperduto
ritrovi la forza di cambiar la situazione
al sentir le parole di una canzone?
Son troppi per me da poter stregare,
non ho un incantesimo che lo possa fare,
ecco perché or mi conviene scappare,
tanto la principessa non riusciranno a liberare!”

Chi ha il cuore duro a volte non vuole
capire la forza di certe parole,
e se alle parole poi seguono i fatti
e negli intenti si è tutti compatti
allora nessuno mai di certo potrà
con gli inganni negare la felicità.
Il sole riscalda la roccia dura
dei cavalieri di pietra e nell’armatura
ritorna il sangue a circolare
mentre il loro corpo si sta a liberare.
Impugnano le armi una volta sbloccati
per uccidere il mago che li ha ingannati.

“Fermi, che fate, le spade deponete,
non è con la violenza che la principessa libererete!”
Così Trillo parla a loro rivolto
“Adesso voi tutti datemi ascolto:
Do Re Mi Fa Sol La Si fanno le scale,
quelle disegnate sul pentagramma musicale,

ma se mentre suono anche voi cantate
scoprirete tutti quanti quale magia
può fare della musica e il canto l’armonia!”

E ripresa a suonare la mandola
incita tutti a cantare come una voce sola.
Ed ecco che quel suono sale a distesa
fino ad avvolgere la torre sospesa
e penetrando tra le fessure
le allargano e ne fanno delle aperture:
le pietre si aprono come un fiore
che sboccia del sole al dolce tepore
e si dispongono in una spirale che pende
come una scala a chiocciola che scende.
Là in alto, al centro, sotto il sole che risplende
Aurora, la Principessa, pian piano ne discende
fino ad arrivare a toccare terra
dove c’è Trillo che la sua mano afferra.
S’inginocchia il popolo assieme ai cavalieri
“Su alzatevi e siate tutti fieri,
che senza la vostra canzone appassionata
io non sarei mai stata liberata.
Perciò da ora in poi più nessuno s’inginocchierà
perché a testa alta ovunque se ne andrà!”
Si alzano allora tutti esultando
e fra baci, abbracci, evviva, stanno ballando.
A Trillo, che la tiene ancor per mano,
la Principessa si rivolge sottovoce, piano,
“A te, che hai dimostrato in questa circostanza
che giammai si deve perdere la speranza
e che la libertà la si può conquistare
non con le armi, ma col saper amare;
a te, che della dolcezza hai mostrato il valore,
io, Aurora, dono la mia vita e il cuore!”

E mentre i due si stringono in un abbraccio forte
su questa storia si chiudono le porte.

FINE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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