Sara Cordone

DOVE OGNI UOMO

Seguendo
il profilo delle silenti colline
disegnato sul placido cielo,
ho ritrovato me stesso.

Cercando
le ombre della profonda notte
smarrite sul tacito sentiero,
ho capito chi sono.

Ho pianto
nel candore dell’aurora,
quando i fantasmi del buio
si dissolvono tra le stelle del mattino.

Ho amato
nella quiete della sera,
quando i voli dei gabbiani
si stampano sulle soglie dell’orizzonte.

Sfiorando le sue mani,
udendo il suo canto,
non ho più paura d’ammettere
che amo un uomo come me.

Respirando il suo profumo,
cingendo il suo corpo,
non ho più vergogna di gridare
che amo un uomo come me.

Sogno una nuova stagione,
inebriata dall’aria che spira verso il mare,
dove l’amore non è mai deriso
e si riveste di mille sfumature…

 

dove si può essere diversi senza sentirsi sbagliati,
dove ogni uomo è fiore d’un’unica pianta.

Sogno una nuova stagione,
colorata dalle foglie che ondeggiano verso la luce,
dove l’amore non è mai condannato
e si autentica in mille forme…

dove si può essere diversi senza sentirsi sbagliati,
dove ogni uomo è soffio d’ un unico Dio.


IO OFFRO

Il tempo in cui volevo ricompensarti
per ogni tuo dono
è ormai terminato.
Il tuo crepuscolo
ha trovato l’ aurora perenne.
Stanotte,
io offro la gratitudine,
che avevo preparato per te,
al  vento che canta,
al  mare che sogna.
Stanotte,
io offro a te
le rose del mio amore
non ancora sbocciate,
perché, paziente come sempre,
hai atteso che si schiudessero
per poterle cogliere.


DITE A MIO FIGLIO

Dite a mio figlio
che l’ ultimo sussurro
era per lui,
mentre le sponde del fiume
m’ apparivano straripanti di lacrime.

Vie polverose affollate di gente,
mani di bambini ansiose
d’ afferrare un pezzo di pane.
Io soldato fra tanti,
nella mente il richiamo
che mi spinse a partire
per una terra lontana e malata:
VIENI  A GUARIRE IL CUORE
VIENI  A SPEGNERE LA SETE
VIENI  A RASSERENARE OGNI SGUARDO
VIENI  A PLACARE OGNI ANIMO.
D’ improvviso uno sparo,
fulmineo come un tuono nella notte.
Grida di terrore,
passi frettolosi,
strade deserte
come spazzate dall’impeto
d’ una corrente selvaggia.
Ancora una pioggia di fuoco,
poi intorno a me
solo corpi senza respiro:
gocce di rugiada
dissolte dal caldo impietoso.
Un colpo ancora più forte…
caddi disteso, chiusi gli occhi
e quando li riaprii
non vidi più nulla.
Non più farfalle fluttuanti
sopra a spighe di grano,
non più nubi indomabili
sopra a spazi d’ azzurro.

Dite a mio figlio
che l’ ultimo saluto
era per lui,
mentre il vento della sera
mi sfiorava carico di dolcezza.


QUANDO PARTISTI

Ricordo d’ averti chiesto:
“Cosa posso portarti,
mio amore,
nell’ ora che volge all’ ingenuo crepuscolo?”
Tu rispondesti:
“Getta su di me
pioggia variopinta
e fa’ che il tuo cuore si posi sul mio”

Ricordo d’ averti chiesto:
“Cosa posso costruirti,
mio amore,
nel giorno che cede alle tremanti ombre?”
Tu rispondesti:
“Stendi sotto di me
tappeti erbosi
e  fa’ che il tuo corpo
s’ adagi sul mio”

Quando partisti,
folate di vento venivano
portando l’ aroma
di fiori sbocciati altrove.

Quando partisti,
folate di vento danzavano
trasportando le note
di canti consumati invano.

Compresi l’ incanto
di fragili parole
affidate al soffio tenue
d’ una brezza estiva.

Compresi la saggezza
di strane parole
affidate al silenzio guardingo
d’ una sera incantata.

M’ affacciai sul mare notturno,
consegnando  ai gabbiani
le lettere d’ un nome che avevo invocato
nel  calore del meriggio.

M’ affacciai sul mare notturno,
regalando  alle acque
lo scintillio d’ uno sguardo che avevo amato
nel  riflesso della luna.


UN SABATO COME TANTI

Le  luci  m’ abbagliano,
tutti  s’ agitano davanti a me,
turbini di delirante energia
alla ricerca di nuove sensazioni.

Il rumore m’ assorda,
tutti s’ ammassano davanti a me,
meteore di palpitante desiderio
alla ricerca di nuovi piaceri.

Il  bar s’ affolla,
tra un bicchiere e l’ altro,
spavaldi cavalieri inermi affogano
il pesante fardello della loro gioventù tumultuosa.

La pista s’ accende,
tra un ballo e l’ altro,
tenaci  eroi esitanti calpestano
le esili spoglie del loro futuro incerto.

Ci insegnano a difendere alti valori,
ci dicono di seguire grandi ideali,
ma intorno a noi solo vuoto e paura,
nella notte che c’ incalza sempre più minacciosa.

Ci insegnano a respingere false promesse,
ci dicono di rispettare nobili leggi,
ma intorno a noi solo rabbia e violenza,
nella vita che ci appare sempre più deludente.

E’ quasi  l’ alba,
s’ esce dal sogno ingannevole d’ onnipotenza
per tornare ad essere ingenui ragazzi,
per  volare in auto verso  l’ ignoto…

reso più accattivante dall’ effetto d’ un “confetto miracoloso”.

E’ quasi giorno,
m’ estraneo dal  gruppo  fidato d’ amici
per tornare ad essere me stessa,
per correre in silenzio verso il sole…

reso più rassicurante dalla speranza d’ un mondo nuovo.


TU ABITI OVUNQUE

Un canto nuovo s’ innalza
attraverso  sentieri che divengono indistinti
al  tocco solitario della notte invadente.

Tu abiti ovunque…

Stampi orme durature
sulla scia infinita delle stelle.
Tracci  arcobaleni  fioriti
negli  spazi smisurati del cielo.

Un canto nuovo s’ insinua
attraverso onde che danzano sinuose
al  ritmo costante della brezza immortale.

Tu  abiti ovunque…

Comprendi messaggi incisi
sulle foglie tenere delle betulle.
Cavalchi estati ventose
nella luce dorata delle spighe.


BAMBINO DAL NOME SCONOSCIUTO

T ‘  ho incontrato in luoghi
dalle bianche pareti con allegri disegni
di  fanciulli come te…
tutti colorati: code d’arcobaleno
sopravvissute alla furia della tempesta.
Non so il tuo nome, ma ricordo
il tuo volto stanco e sereno,
pronto ad aprirsi in sorrisi
di  sole e mare,
in grado di accarezzare o ferire
come lampi tra sbarre d’ incomprensibile dolore
che fanno  del corpo una gabbia
dove non c’ è spazio per stendere le ali.
Tra odori senza fragranza,
tra stanze di letti uguali  e  bocce di vetro,
il sangue si mescola a gocce trasparenti
a cui affidare una speranza di futuro.
Mi  guardavi  felice,
con  l’ incoscienza di chi ancora
non sa dare nome al suo male
e  pensa  a cavalli bianchi
su tappeti di stella,
tra giochi e avventure
in  cui tu sei  l’ eroe invincibile.
T ‘ ho invidiato perché forse per te
quel  fazzoletto sulla testa,
dove prima  s’ agitavano riccioli scompigliati,
è  solo  il copricapo d’ un corsaro o d’un pirata
per continuare a sognare,  oggi e sempre,
di  navigare verso oceani di cristallo
su cui incidere innocenti storie senza fine.


PREGHIERA ALLA MADRE

Fuggito  è  il tempo,
come filo sottile tessuto dall’ arcolaio.
L’ anima malinconica
erra sulle sponde d’ un mare vivo nel ricordo.
Passata  è  l’ estate,
come  fiaccola esitante alimentata dal vento.
Lo  sguardo  fisso
torna  sulle porte d’ un cielo scolpito nella mente.

Nelle limpide acque di notte emergente,
vegli  da stella lontana,
che  rischiara il cammino incerto
disseminato  di  minacciosi agguati.
Nel  silente risveglio d’ aurora argentata,
appari da raggio veritiero,
che  ravviva la speranza sopita
cosparsa  di rami recisi.

Come il fiammante tramonto
cancella l’ orma del giorno,
lascia così che il dolore per averti perso
effonda su di me serena armonia.
Come la melodiosa pioggia
annulla la stretta dell’ arsura,
lascia così che il dolore per averti perso
getti su di me profonda pace.


QUANDO SAREMO

Quando  inseguiremo profumi
di  nettare  puro  e di frutti
nel  richiamo della dolce vendemmia,
quando  sentiremo respiri
di  pietre marine e di cascate
nella marcia dell’ instancabile brezza,
quando  giocheremo come flutti
tra schianti di tempesta su scogli incisi
dai sorrisi bianchi del mattino,
quando  danzeremo come lampi
tra voli d’ addio su ombre accecate
dalla purezza trasparente delle stelle…

saremo una sola cosa con la luce
saremo una sola cosa con la vita
che d’ ogni uomo è
musica infinita su pianure sollevate dalle onde.

 

SEMPER TE EX ANIMO DILEXI

T ’ ho visto scolorire
come l’ orizzonte alla fine del crepuscolo,
quando la scia luminosa
si spegne nel fitto buio della notte.

T ’ ho visto appassire
come la rosa alla fine del giorno,
quando  l’avvenenza altera
si dissolve nel triste pianto dell’addio.

M ’ offri la tua mano sottile,
esile fuscello oscillante
nell’impeto prorompente
dell’aria mattutina.

M ’ offri il tuo respiro stanco,
ultimo mormorio confuso
nel  suono  pacato
delle onde selvagge.

Chiunque  non scorga  in te
l’ ardore d’ un tempo,
non ha compreso quanto grande sia
il  valore d’ un uomo.

Chiunque non trovi in te
il valore d’ un tempo,
non ha compreso quanto grande sia
il senso d’ un uomo.

Colui che desta il tuo essere
con  carezze nascoste
incanta  i  miei occhi
suonando  lietamente le melodie del  cuore.

Colui che culla il tuo essere
con voce suadente
arresta il mio passo
solcando  tacitamente  le vie del cuore.

Non  importa quanto ancora duri
l’ estrema tua canzone,
poiché  mai  abbandonerò
il  tuo giardino fiorito.

Non  importa quanto ancora duri
l’ estremo tuo sogno,
poiché mai dimenticherò
il tuo volto di luna.


AI MIEI ALLIEVI

Vola lontano il pensiero,
sulle tracce del mattino.
L’ anima vaga cogliendo
perle  adagiate  nello scrigno della memoria.

Ad  uno  ad uno,
s’ intravvedono  volti trasportati da vento incessante,
scintille emergenti dal passato,
che rischiarano lente ore di pioggia.
Un giorno intero è trascorso,
lungo  come vita,
dove ho visto schiudersi fragili boccioli,
rose ormai spalancate su rigogliosi giardini.
Orme  di strane fragranze,
tenui  profumi  d’ erba tagliata
nel  cortile popolato di voci festanti e sommesse,
in giorni d’ autunno  carichi di promesse.
Speranze e delusioni,
vittorie e sconfitte
incise tra immortali versi di poesia
sottolineati su libri ingialliti.
In  ogni ingenuo sguardo
una  luce senz’ ombre,
in  ogni semplice gesto
un  valore senza prezzo,
quando  i sogni d’ un ragazzo
sono voli improvvisi su nubi fiorite.

Corre lontano la mente,
sulle ali del silenzio.
La  notte naviga dissolvendo
parole dimenticate nel  labirinto del tempo.


UNA MADRE NON
PUO’ ACCETTARE

Tacite nubi, siate generose,
siate soffici come rose
per accogliere il mio tesoro
nella quiete d’ un angelico coro.

Agili colombe, siate festanti,
siate veloci come alianti
per  guidare la sua sorte
nei  flutti dell’eterna morte.

Luminosi erano i suoi capelli,
come baciati da vivaci gioielli,
mentre una brezza gli solleticava il mento
nella serenità d’ un tramonto ormai spento.

Ingenue  erano le sue parole,
come ispirate da sorridenti aurore,
mentre una fata gli stringeva la mano
nella poesia d’ un volo ormai lontano.

Fluttuava, passero nella radura,
ignaro che sarebbe stata la sua ultima avventura,
quando  l’ auto d’ un assassino
ha infranto per sempre il suo volto bambino.

Cantava, bocciolo nella primavera,
ignaro che sarebbe stata la sua ultima preghiera,
quando la violenza d’ uno sconosciuto
ha distrutto per sempre il suo balocco perduto.

Mi dicono di perdonare,
ma una madre non può accettare
che qualcuno abbia sradicato il suo germoglio,
che qualcuno  l’ abbia lacerato com’ inutile foglio.

Mi dicono di perdonare,
ma una madre non può accettare
che qualcuno abbia ucciso il suo amore,
che qualcuno l’ abbia strappato com’ esile fiore.


DOVE TORNARE?

L’ albero tagliato è ormai dell’accetta,
torna alla sua origine,
palizzata verde d’un giorno
e corre al camino,
fiamma d’ un’ ora:
come cenere, s’ incurva nel suo silenzio.
Quali  palpiti del cuore,
quali moti della mente
potrei  piantare?
Non  so darmi radici,
non so germogliare da sola
perché sulla terra non m’ ha piantato la terra.
Il vento s’ ammulina nella strada,
s’ attarda su pietre che corrono
tra erbe gialle nella strana luce della sera.
Una foglia, di taglio sull’ ultima rosa,
raggio d’ autunno,
infila la spina, pende…
speranza  raggelata che spoglia
della sua fedeltà ogni antica parola,
troppo vecchia e già passata
di fronte al canto della notte
che incalza e scioglie
il  piombo dell’anima.
Dove tornare?
Forse sotto la cenere,
estremo sussurro d’ inquietudine,
sorriso velato,
muto richiamo
per voli che spingono oltre,
sull’ eco dell’ azzurro logoro,
che attende dietro un universale
presagio  d’ eternità.


PROMESSA

Io  darò  ali  alla tua gioia,
aquila  che s’ innalza
nella  solennità di cime addormentate.

Io  darò  forma ai  tuoi pensieri,
farfalle  che si nascondono
nello  splendore di fiori variopinti.

Nel pianto, nel dolore
risuonerà  la mia voce,
triste e accorata
insieme alla tua.

Nel meriggio, nell’ estate
esulterà  il mio amore,
luminoso e  lieto
insieme al  tuo.

Io  t’ adorerò nei frutti appena colti
dagli alberi dei boschi
che incoronano il tuo volto.

Io  t’ inseguirò nei flutti appena nati
dalla  profondità degli oceani
che  cullano il tuo sonno.


DAL VELIERO

La volta del cielo
si lacera come roccia:
leggerezza della luna.
Mi chiedo dove sia la pioggia
che percuoteva le tue parole
nel calice dell’inverno,
dove sia la potenza distesa delle acque
nella sigillata solitudine
popolata di voci.
Finalmente il tuo cenno
ha dimenticato ogni addio,
così, oggi come sempre,
ti riscopro a navigare con me,
fino al giorno
in cui anche ciò che io sono
sarà lasciato cadere dal veliero
nella schiuma d’infinite trasparenze.


VIAGGIO NEL BUIO

Regna la solitudine
nei vicoli angusti
mentre  la dignità è dimenticata,
mentre l’ umanità è rinnegata.

Nascosti nell’ombra,
uomini di ghiaccio
dispensano crudeli dosi di “PARADISO”
ai  figli derelitti della notte.
Anche le stelle si sono ritirate,
seguendo la scia del vento,
lontano da questi luoghi di morte,
lontano da questo deserto di tenebra.
Dove nel buio senza fine
stanno ombre sbiadite,
il tocco della luce
non ha lasciato un segno.
L’ aurora non schiude i suoi occhi
ed il giorno chiama invano,
soffocato da cupe nubi
che hanno coperto l’ azzurro del cielo.
Solo corpi di giovani automi allucinati
girovagano in cerca di dosi di “MORTE”
che non bastano mai
per  fuggire la spaventosa realtà.

Regna  l’ oscurità
nelle strade dimenticate
mentre  la dignità è calpestata,
mentre  l’ umanità  è  offesa.


CANTO DI SPERANZA

Una  nuova promessa grida
oggi nel giocoso vento del crepuscolo,
giunto a sconvolgere
le  foglie cadute nell’ inquietante oscurità.

Si spargono nell’ aria
raggi di felicità
scuotendo i giorni inerti
del passato inverno.
Ti rivedo immerso
negli scintillii di sole,
nei  luccichii di rugiada,
mentre corri verso me
sfavillante d’ ingenuità…
tu ed io,
uniti nel legame eterno
d’ un’ amicizia senza tempo.
Volati sono gli anni
come cavalli imbizzarriti ,
siamo cresciuti mentre ci dicevano
che il mio Dio è nemico del Tuo.
Non conosci le mie preghiere,
non conosco i tuoi inni,
ma il nostro cuore vibra all’ unisono
nel seno della terra ricoperta di fiori.
Tu  ed  io
crediamo  in un Dio
che parla nel fruscio  di esili rami.
Tu ed io
crediamo in un Dio
che abita nell’ addio di porti abbandonati.
Tu ed io
crediamo in un Dio
senza nome, che ne ha d’ infiniti
quando un uomo lo invoca
nell’ angoscia d’ ombre oscure.
Intorno a noi solo odio,
intorno a noi solo guerra,
intorno a noi solo follia.
Amico, ti dono un abbraccio
con una lacrima e una canzone,
perché porti un messaggio di libertà.

Una nuova promessa brilla
oggi nella fugace vivacità della pioggia,
giunta a ristorare
i prati distesi negl’ immensi deserti.


L’IMMENSO MARE

Se delle tue pietre, delle tue conchiglie
o  dei tuoi tesori sepolti, mare,
potessi serbare anche solo un’ esile scaglia,
sentirei  forse quell’ inafferrabile carezza
smarrita nella totalità dell’ universo.
Nella tua infinita dimora
entra vagabonda la brezza ferma e silenziosa
con fiori che  l’ aurora riveste
di fuoco e d’ ombra,
confusi nel buio di polvere.
Della tua solitudine affollata di voci vive
restano  abbracci di sale,
che assalgono la memoria
rivelando cose tenute segrete.
Dei tuoi bianchi abbracci
restano ghirlande di giovinezza
che rinascono senza estinguersi.
Nell’ ampiezza delle tue distese cristalline,
la solitudine trova generosa compagnia,
cercando  di trascinarti con me
verso  lacrime e rimpianti.
Ma le onde che non muoiono mai
indugiano, mi guardano in viso e
a raccolta, sul tremante orizzonte,
sorridono per gioco
invitandomi  ad andare a casa,
lanciandomi un furtivo sguardo d’ addio
dove si raccolgono
sospiri  issati su vele di luce.

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