ARTERIE
Salvatore Gurrado
Autobiografia di un Ritratto
“Io sono giA' un classico perché vivo
nell’eternitA',
sono eternamente vivo”
Salvatore Gurrado nasce nel sud, del sud, dei Santi,
in un piccolo paese Gravina in Puglia. Il suo destino
gli destina già un’anima affitta da un dolore immenso
che lo mette subito in rapporto con la scrittura,
quella scrittura come magica consonanza tra il
mondo interiore e l’universo oggettuale. Le parole
danzano nella sua sensibilità, restituendo alla pagina
scritta l’oblio del morto orale, una fragranza tra
scrittura e danza che diventa fibra segreta del cosmo.
La sua poesia diventa alito divino, alito brulicante
alla vita, lui scrive dipinge la voce come in un quadro,
in cui la sensazione incorpora tutti i sensi.
“Cosi tra frizioni di vita corrente sarò in un attimo
esorcizzato, dopo aver pianto tanto sulla storia, io
voglio vivere un tantino felice, domando troppo,
A Quanto pare”.
“...
“Non è che si possa scrivere quel che ho sentito,
ma io ho capito quel che non avevo mai capito,
e cioè che il senso, nella poesia, è un’apparizione che
scompare.”