Fabula

In un tempo lontano, quando i cavalieri cambattean contro i draghi per liberar principesse, sorgeva un castello fiabesco le cui torri si perdevano tra le rosse nubi. Là, terra e cielo si fondevano in tramonti senza confini e aurore color dell’oro.
Tutti parlavano della beltà della principessa che in esso albergava e, ancor più, del suo potere di sfuggire il Male con la sua profonda Fede. Ma una notte, persa tra le nebbie del tempo, qualcosa accadde nel favoloso castello di GreyHawk.

Le torce erano state accese e la loro luce tremolante guizzava tra le tenebre notturne. Nei vasti saloni abbelliti da arazzi ed armi, tutto taceva avvolto nel silenzioso mantello dell’oscurità. D’improvviso apparve una leggiadra figura che avanzava con passo elegante e furtivo. Era la principessa Thyara che, con una piccola candela, faceva ritorno alle sue stanze. La fievole luce colpì la liscia superficie della splendida spada Samarra che campeggiava nel mezzo di un grandioso arazzo raffigurante il Sacro Graal. Imponente per forma e meravigliosa per gli intarsi sulla sua lama, essa era l’emblema assoluto del trionfo del Bene ed era stata posta come vigile sentinella a difesa di ogni presenza maligna. Felice nel cuore e grata a Dio per l’esistenza di quella spada, attendeva trepidante l’indomani quando, finalmente, avrebbe rivisto il suo amato: il principe Kyros. Cullata dai pensieri e carezzata dal calore delle torce, ella sprofondò nel sonno. Come d’incanto la sua mente scivolò in un vortice di sensazioni e, d’un tratto, il sipario del nebbioso subconscio si ruppe al celestiale incanto sonoro. Dapprima confuso, esso prese corpo in un crescendo di suoni e melodie accompagnato dalle voci argentine di bambini. Qualcosa, però, di non ben definita natura, prese vita nella parte più cupa del sogno di Thyara. Cercando disperatamente un’ancora di salvezza per l’orrore che, improvviso, le attanagliò la mente, la principessa si sentì impotente. Percependo la sua paura, una figura prese vita e il sogno divenne realtà. La sua mostruosità, che al sol sguardo perdeva il cuore, le tolse il respiro. Dal nulla, vomitata dalle stesse tenebre, una raccapricciante forma, ammantata di nero, apparve. Le sue mani parevano artigli di rapace che cercarono di trascinar via la principessa portandola in un mondo dominato dalla paura. Ma uno schianto assordante, proveniente dalle porte del castello, fece desistere la creatura dal suo insano proposito. Ritto nella stanza della sua amata, con il piglio fiero e la grande spada Samarra sguainata, stava il giovane principe. Lo scontro s’accese subitaneo e furibondo: più e più volte l’esito sembrò arridere all’oscura presenza. Thyara non potè far altro che trepidare per le sorti del suo campione. Poi, la nera figura evocò a sé i suoi spettrali adepti. Questi, con una danza frenetica degna dei più immondi sabba di streghe, accerchiarono la principessa. Il principe Kyros tentò l’impossibile ma un terrificante colpo del suo nemico gli spezzò la spada di tante battaglie. La luce che emanava si spense di colpo. Egli cadde a terra e non potette far nulla per la sua amata che, trasformata in  pietra, fu portata via dall’oscuro signore nel suo tetro mondo. Ma il principe non si perse d’animo e sorriso improvviso gli illuminò il viso.. Sapeva che solo la potente Regina degli Elfi poteva riunire in un sol corpo d’acciaio la possente Samara. Nulla era perduto. Egli allora invocò il suo nome e, come d’incanto, si ritrovò nel cuore di una fitta foresta trasportato da invisibili mani. Kyros seguì l’unico sentiero e giunse ad un palazzo fatto d’alberi e foglie, dimora della Regina. Ma, per uno strano scherzo del destino, ella somigliava alla principessa Thyara come goccia d’acqua. La Regina ascoltò la richiesta del principe e gli accordò il suo aiuto. Ma per far si che la spada tornasse al suo antico splendore, il principe avrebbe dovuto sostenere una prova nel Giardino Segreto delle Sirene. La mente del principe fu catturata da quel viso così maledettamente ammaliante. Una voce arcana ruppe il silenzio ricordando al principe l’antica missione. Senza perder tempo Kyros trovò il giardino e, a sua guardia, tre Sirene dal canto ammaliante. Poi, vide un tavolo di pietra e su questo un orrendo ragno nero. Una delle tre Sirene gli pose questo enigma: qual’era in natura la cosa che rappresentava la purezza capace di far ritrarre le creature del male? Egli trovò la risposta: il giglio. La Regina allora prese il fiore nel quale s'era tramutato il ragno e con esso toccò  i pezzi di Samarra . Come d’incanto essa tornò a splendere, potente e terribile più di prima. Kyros la prese nelle sue mani e, per magia, si ritrovò in un luogo senza tempo. Non un albero cresceva sulla terra avvizzita, non un filo d’erba che rallegrasse quella landa desolata. Ogni cosa pareva trasudare la tetra essenza di cui è composto il Male. Una nebbia nauseabonda che s’alzava dalle profonde spaccature del terreno, accolse l’eroe che, immobile, guardava quella distesa di morte. Furioso per l’ardire di quel misero essere mortale, l’oscuro signore ingaggiò un nuovo duello con il principe: ma una luce di paura balenò nei suoi occhi bianchi. Ancora una volta, egli evocò dagli inferi le sue  demoniache guardie. Samarra servì bene il suo padrone e, con la sua potente luce, fece strage di queste. Il Male ora era solo. La Fede incrollabile del principe e la spada Samarra erano le uniche armi schierate contro le forze maligne. Il giovane era pienamente cosciente di dover dar battaglia senza tregua al suo nemico: non doveva cedere alla paura. Il male si nutre di tutte le cose negative che provengono dall’animo umano. Thyara, imprigionata nella pietra, pregò affinché Dio  infondesse al suo amato una grande forza nello spirito. Ma, all’improvviso, la figura in nero si gettò su di lei brandendo la spada di fuoco. Raccogliendo tutto il suo coraggio, il principe tentò di sbarrare il passo al nemico ma questi, con sortilegi ed inganni, sfuggì al suo controllo. La paura prese forma nel cuore dell’eroe e il suo passo cominciò a vacillare. Di nuovo, portato da un alito di vento misterioso, s’udì il canto di bambini. L’oscuro signore ne fu inorridito: tremò, tentennò, si nascose l’orrido viso con le mani artigliate. Egli sembrò lacerato, distrutto da qualcosa che lo corrose nel suo nero animo. Urla e incanti demoniaci uscirono dalla sua bocca ma Samarra fece buona difesa al suo possessore. Vistosi perso, il nemico attaccò selvaggiamente e con colpi d’inaudita potenza, cercava di spezzare quell’aurea sacra che avvolgeva il principe. Il duello sembrava non aver mai fine ma, con un ultimo e disperato assalto, Kyros sconfisse la mostruosa creatura.
Con leggero tremolio la pietra s'infranse e la principessa fu libera. Fantasia e realtà persero i loro naturali confini. Un tocco di campana liberò il giusto scorrere del tempo e i due si ritrovarono nel castello. Un caldo sole mattutino nascente, dissipò le ultime ombre notturne e la pace e la speranza tornarono sovrane nel favoloso castello di GreyHawk sospeso fra le nubi senza tempo.