GENTE DI PIANURA

Nel ventre di mia madre
attraversai oceani
o ero già nato?
non so non lo ricordo
tanti anni e tanti mari
attraversai per ritrovarmi
tra disfatte di altri imperi

nella mente solo case e volti
i volti della mia gente
dalla quale sorbii il latte
latte generoso e mite
come quelli della bassa
abituati all’ironia del Po

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poi mi cambiò Milano
le lotte le sirene e le bandiere
infilate sui cancelli nella nebbia
mi rimase la mia bestemmia
a rigirarsi nel fiume
un giorno che qui pioveva.

 

GALAVERNA

La galaverna
mistifica di bianco
rende incerta l’ora
che perde l’evidenza
disegna arabeschi provvisori
cambia le forme delle cose

poi si fa goccia
e si dissolve
in un dovuto gelo
per poco tutto somiglia
a quando con un balzo
catturiamo nuvole

poi torniamo curvi
come l’acacia
al tocco del tempo
che se ne va e torna
e ringrazia la notte
quando nel buio riposa
ogni revocabile certezza.

 

EVIDENTE SILENZIO

Sentimenti persi
nella memoria
che ogni tanto
ci accompagna

ma il più del tempo
ci lascia soli come
se il primo fosse
solo immaginato

nell’aria odore di legno
che è così quando
dopo la pioggia
sale la bruma

l’umido e il grigio
tutto è così essenziale
da essere sbagliato
il non sentirsi soli

come è la strada
che ora è deserta
costretta dalla luna
a luccicare al buio

vagamente ingrato
resta il pensiero
infilzato sulle lance
del cancello a fronte

nell’evidenza del silenzio
il desiderio dell’altrove
per un’altra strada
per un altro vento

se ne va e si perde
in un nulla limitato
dal giocare cupo
di un arco di foglie

 

IO GUARDO

Gli altri facciano
se vogliono
io soltanto guardo
semplicemente guardo

io guardo il mare
ma anche il pesce
che agonizza sulla sabbia

guardo il fiore secco
ma anche la sensualità
sfacciata dell’ibisco

guardo il sole
che arrossa la montagna
ma anche la mia casa
che già sfuma nella bruma

io guardo gli uomini
ma anche le donne
occhi che si incrociano

amplessi leciti ed illeciti
che frantumano la stupida
inutilità delle regole

vorrei essere accolto
quando guardo da fuori
ma anche da dentro
gli occhi di un bambino
nell’innocenza del tutto

 

AFRICA TERRA

in cui naqui
per caso già prigioniero
di una guerra fottuta
sotto una luce
che fa tagli nel cuore
                            Africa terra
che geme come un uccello
contuso da colpi di pietra
tra il cuore e le ali
coperto da onde di sabbia
un velo sottile
                           Africa terra
negata da occhi che non sentono
i colori scaldare la pelle
da orecchie che non vedono
l’odore della pioggia da mani che
non parlano i gesti della danza
                           Africa terra
violata da cuori che non sanno
abitare i paese
non mangiano lune né bevono stelle
da piedi che non pensano
lasciando ferite profonde
                          Africa terra
dove il tempo è l’illusione
provvisoria dimora
eternamente viaggiante
nel silenzio di strade
illuminate di senso
                         Africa terra
che non è patria
è verde e pietra
è meraviglia di chi vive nel viaggio
del navigante naufrago
tra diamanti di stelle e ambe solari
                          Africa scusa
chi è incapace di un grido
bevuto dai giorni
e finge dolore in un silenzio
rumoroso e vociante
e nelle tane si copre
                        Africa scusa
gli occhi quotidiani
che non sono nel viaggio
ma vanno per vivere
tra questi
                        signori nessuno che si credono Ulisse

GAZA

Gli avvoltoi si alzano
in volo corrono
da nord a sud
da sud a nord

le storie sepolte
nelle fosse comuni
non impediscono
alla morte bambina
di giocare
con il fosforo bianco

tra le macerie
non ci sono ragioni
ma solo bugie
e insanguinati rancori

riposa in pace fratello
nessuno ti chiederà scusa
perché tutti negheranno
di avere un dio sbagliato

da noi è caduta la neve
la macchina slitta
la cattedrale è deserta
per oggi niente shopping

 

LE IDEE

Non approfittano
delle opportunità del sole
le idee non tramontano
s’accalcano si mescolano
come dall’onda il bianco
si mescola alla sabbia

interrotte dalla morte
a volte si nascondono
nelle pieghe della storia
poi si risvegliano e vanno
come un canto lento
che cammina verso il cielo

è così che nasce il suono
inventando la parola
fissata sulla pagina
per sempre quasi per sempre

al riparo dei margini
pazientemente aspettano
e vengono scoperte
dagli occhi di un ragazzo
con fragore esplodono

un bagliore e le puoi vedere
se alzi un dito al cielo
senza paure o smarrimenti
le idee non tramontano, mai.

 

RESPIRO ROSE

si sbriciola l’infinito
in un turbine di forme
fragili come farfalle

capovolte tracce di neve
sospinte dalla luce
cadono dagli alberi

aprono un abisso
in cui precipita
la vanità del mondo

minuscoli cristalli
suonano in silenzio
armonie di remoti tempi

equilibrio del pensiero
sul viale di robinie
smerlettate in bianco

allungo la mano
e piano tra le dita
la neve ridiventa acqua

linfa per una vita
che annaspa in un deserto
sanguinante di parole

la neve è un polline
fecondo per la mente
con un accento eterno

abolito il presente
il chiaro confonde l’ora
quasi l’idea di un dio

nel freddo che riscalda
io respiro rose
incendiate dalla neve

 

A VOLTE LA VITA

A volte la vita
si fa fredda
si condensa
come lava spenta

a  volte la vita
curva le spalle
ai pochi mansueti
che non hanno voce
che non hanno chiese

a volte la vita
è come una betulla
scossa dal vento
poi sotto il temporale
si fa quercia

a volte la vita
appare deserta
e l’urlo di dio
si confonde
con l’eco delle bombe

a volte la vita
ride e si veste
coi colori della vigna
e ti ubriaca
col fumo del mosto

a volte la vita
tace e senza musica
muoiono
utopiche danze

 

ABBRACCIAMI

abbracciami
trattieni un’anima
che si è persa
attraversando
l’infinito grande
e i temporali
con l’ingenuità
e lo stupore
delle luci
di un circo
in un cortile
di un quartiere popolare
le luci si sono spente
il vento
trapassa tende
dalle gabbie
un urlo disperato

 

IMMAGINANDO AMORE

Non ti amo per le tante cose
che gli altri dicono di amare
solitudini giovanili ardori
visioni celestiali altri voli

non ti amo per l’acqua rubata
al mare che ti passa ridendo
dagli occhi al viso alla bocca
che pure sa di buono al bacio

ti amo per l’odore della pelle
come si ama la corteccia nuova
di un melo coltivato con fatica

amo il sorriso che va e viene
come la danza delle rondini
che si disperde nel tramonto