Nasco a Milano nel 1979. Fin dalle materne sviluppo un indole creativa, che attraverso disegni più evoluti e della mia tenera età mi permettono di comunicare ove il mio carattere molto timido non riuscirebbe mai. L’immagine che i miei cari hanno di me ancora attualmente è quella di una bambina poi donna seduta a scrivere o disegnare sul tavolo in salotto. Ultimogenita di una famiglia molto unita, tendo ancora oggi a disegnare per lo più figure, che siano spesso femminili o animali o infantili.
Nel 1994 quel che è sempre apparso solo come eccesso di introversione di una bambina iper protetta assume la forma di una clinica psichiatrica per diagnosi spesso modificate nel tempo, che mi porterà ad avere un esperienza di vita per lo più legata a questo contesto, non di rado deludente per me. Nonostante ciò proseguo con successo le scuole superiori (grafica pubblicitaria) e impegnativi corsi post diploma di illustrazione e di fumetto, sempre a Milano.
Nel corso del 2004 durante una fase critica, le mie capacità artistiche migliorano spontaneamente, mentre proseguo a scrivere lunghi resoconti scritti ai miei psicologi come avevo iniziato a fare dapprima in un diario segreto dei tempi delle medie, con le mie fantasie di vite alternative alla mia adolescenza sofferta,  e soprattutto dalla prima seduta psicoterapeutica “storica”, dove il mio spontaneo tentativo era di rimettere insieme un po’ i pezzi, specialmente quelli storici e sofferti delle mie radici famigliari.
Superato alla meno peggio questo crollo emotivo, decido poi di andare a vivere in una struttura psichiatrica pubblica sia per scappare da una situazione famigliare opprimente sia nel lato positivo di beneficiarmi di una distanza e di una dimensione scelte da me, e di riflesso poter aiutare anche la mia famiglia.  Prima di questa scelta tuttavia, attraverso la fase delle mie prime espressioni poetiche note e apprezzate dalla famiglia e da pochissimi conoscenti. L’idea d’origine era di trovare una comunicazione d’impatto maggiore per il mio psichiatra di allora, molto in senso ludico, come quasi fossero testi di canzoni improvvisate. Lui non ebbe questa opportunità per i rapporti tra noi che s’erano logorati un po’, in compenso, mia mamma volendomi fare una sorpresa le inviò alla casa editrice Il Filo, che dopo un contratto e manifesto entusiasmo, non so che fece più delle mie poesie.
Durante il “soggiorno” in quella clinica deprimente, ritornai a scrivere qualche altra poesia, tra cui un sms per mia sorella dedicato al mio Gattone defunto. Lì iniziai anche a concepire un romanzo per me molto importante affettivamente, che è già stato quasi steso tutto sul pc e che ora attende non lucro ma solo qualche persona che lo legga con un certo amore. Se la fortuna vorrà, attendo proposte per una pubblicazione del romanzo così come è stato steso originariamente da me, con preferibilmente correzioni solo grammaticali o poco altro. So essere una persona molto riconoscente, ma spero anche in opportunità espressive maggiori di quelle avute nella mia vita, per quanto piena d’affetto per gli incontri fatti. Esprimermi è per me come da sempre soltanto terapeutico, è ciò che mi lega ancora a questo mondo ed è la mia tutta la mia vita poter comunicare e condividere ciò che a volte provo con dolore; Impagabile poter rendere attenti gli altri di ciò che capisco ogni giorno, impagabile poter inventare una vita intera e giocare con tutti quei “se fosse” e quei personaggi che riescono a togliermi da me stessa, e a rendersi viventi a tutti gli effetti. (Io forse mi sarò dilungata in modo imbarazzante, ma ci tenevo a farlo, vedete voi cosa mettere nella nota biografica di interessante e necessario, per qualsiasi cosa contattatemi).