Epifania

La tristezza allegra
dell’assenza di speranza
ha la forza
di un’abitudine disillusa;

Voce grandiosa della vita che parla
e diventa poesia
bloccandosi sul filtro
di una visione bipolare.

 

Lo scherzo

Lo zoo degli animali border-line
trabocca di etichette psicologiche,
lo rappresenta il poeta che
- vittima di uno scherzo –
recupera un mondo primordiale
travestito da paradiso interno.

 

Parenthood
(Tratta dalla Raccolta breve
“Genealogie”)

Nell’osmosi verticale
sembra esserci conforto
e pretesa di vincere il tempo
marchiandolo coi tratti dell’io;

Vana è la fatica della procreazione
perché il dopo, unico e non ripetibile,
annulla l’egoistica eternità
del prima.

 

Esilio
(Tratta dalla Raccolta breve
“Genealogie”)

Dopo l’infanzia
la radice tagliata
è baratro oscuro di non appartenenza;

A metà della via
lo stesso taglio
ha il profumo di una libertà
senza ancoraggi.

 

Maternità
(Tratta dalla Raccolta breve
“Genealogie”)

Nella stasi di una depressione vigliacca
si secca il seno materno,

ed è fantasma che vaga
nel confuso vociare dei giorni.

Scorre la stagione invernale,
senza sosta,
e tra la neve dei capelli
solo rami spogli.

 

Make up

Turbano lo sguardo
gli occhi riflessi nello specchio,

Vedono il doppio
ma distinguono soltanto
la superficie liscia dell’immagine.

 

Omaggio a Sanguineti

Virtuoso è il vir del virtuale
Virgulto virgineo di una vis,
come virulento virus.

 

Spiegazione
(Tratta dalla Raccolta breve
“Revisioni”)

Ha sapore di solitudine
questa visione dall’alto,
d’ebbrezza d’altitudine.

Il filo che lega al luogo
è labile,

La lente offuscata del tempo
è sciolta,

La nascita dei conflitti
è sospesa,

Suo malgrado.

 

*

(Tratta dalla Raccolta breve
“Revisioni”)

Gusto straniero di buio selvatico,
come brivido naturale ancorato nel tempo
si nutre di sorpreso stupore

Senza distacco è il desiderio
che supera, suicida,
il formalismo sociale

Animalità libera.

 

Dialogo nascosto
(Tratta dalla Raccolta breve
“Revisioni”)

Il segno precipita stanco
a margine della pagina usata

Mi attraversa e Vado altrove

Mentre il bambino indisciplinato della metafora
s’affaccia alla coscienza
e gioca.

 

Immagine
(Tratta dalla Raccolta breve
“Revisioni”)

Pietre bianche e levigate
rotolano monotone
nella risacca del mare senza scampo

Onde spietate
su scogli affioranti
si sciolgono in lanci di schiuma

Dalla costa
i bagnanti timorosi
guardano l’incognita marina

Giunge all’orecchio una pigra nota musicale

Seguendo Magrelli*

I genitori dell’anatra-lepre
sono duali doppi dicotomici,
come i versi del poeta odierno:
schizofrenici rimpalli
tra maestri ipotetici

*Valerio Magrelli, autore de “I disturbi del sistema binario” dalla cui entusiastica lettura ha avuto origine la breve nota poetica

 

Delirando

Le appendici,
ramificazioni desertiche,
ristagnano

Nel naufragio è il rinvigorimento
delle redimibili solitudini profetiche
e udibile il mormorio
delle pozze degli archetipi

Gli insegnamenti generativi
come insenature rugose

Delirando

 

Umana fatica

Tesseremo le nostre cosmografie
alludendo al silenzio degli alberi,

Trapasseremo la cieca sonnolenza
allacciando amori che sognano,

Spianeremo le opinioni viziose
proiettando tracce rivedibili.

Dormiremo in giacigli conformi.

 

Ubi consistam

I cerchi degli alberi
si fanno punti
nell’irrealtà del tempo

e il senso dei sensi
si stempera
in una nascita che è già tomba

Nulla sarebbe senza l’attimo,
fragile necessaria ancora
del percepito svolgersi.

 

Ermeneutica

Nel bozzolo dell’umana comprensione
si cela
la tensione del dire

ed è funambolica arte
misurare i passi
quasi a sfiorare il baratro.

Non c’è vento tra le foglie,
né frinire di cicale.

Non è roseo il cielo dell’alba

Ma pur sull’oscuro sfondo
è sottile piacere
percepire il finito.

 

Monadi

L’azione solitaria, fedele compagna,
guida la speranza del cambiamento

mentre sottigliezze incomprese
minacciano la gioia di una meta.

L’ego infantile demolisce l’altro
e non festeggiando l’altrui festa
uccide ogni nuovo sguardo.

 

*

Non è più un nemico il ticchettio metallico
dell’orologio a parete

e nel silenzio smetto d’inseguire tracce d’inchiostro
su fogli ansiosi e disordinati.

Vedo scorrere la mia penna,
sembra sicura, concreta,

ma è tutto un attimo…….
e solo un sogno.

 

Langhe

E’ un ricordo la terra perduta
dove il verde dei boschi risplende
di brina mattiniera
e nei solchi dei campi arati
si perdono le risa dei giochi d’infanzia.

Nel vigneto autunnale si scorge
la sagoma del cacciatore sfumata
da una nebbia palpabile
che confonde il rotondo delle colline.

La strada è un nastro bagnato
tra i cumuli di fiocchi invernali
e il fumo dei camini rimanda allo schioppettio
dei ceppi nelle stufe di ghisa.

Tra le zolle ghiacciate e scure
avanza l’instancabile contadina,
sulle sue guance rosse di freddo e di fatica
i segni di una forza comparabile alla schiettezza
del suo limpido sguardo.

 

In prima persona

Distolgo l’attenzione da un viaggio a ritroso
che conduce all’acqua originaria

Dissimulo l’intenzione di un ricordo
saturo del bagliore di un sorriso

Comprendo la sbiadita nebbia
malcelante lo stagno di ieri

Vinta, mi arrendo,
all’odore pungente del giardino.