Zio Jo
Era lì davanti a me, secolare. Lo ricordavo da sempre così, nulla era cambiato in lui; ne la luce calda nel suo sguardo mentre accarezza le cose amate, ne il tremulo sorriso sulle labbra gaie, né il fare gentile e attento, né le sue braccia pronte a consolarmi. Ritrovavo tutto in lui, sensazioni che vibrano nelle membra bianche.
Sembrava che il tempo si fosse fermato sul volto fragile ricoperto di rughe, il volto conservava ancora un’aria di onesta solennità, il sorriso aperto metteva in mostra denti bianchi e forti. Negli occhi come in un mare in tempesta si agitava la saggezza appresa nel corso degli anni.
Il tempo era passato per lui e per me. Zio Jo era sempre lì nello stesso posto, il tempo sembrava sfiorarlo per poi correre via, lontano, come se ore e minuti non avessero importanza. Ascoltava immobile il suo passaggio, la sua carezza veloce, senza la necessità di correre per ritrovarlo.
Sembrava un pilastro, il fulcro delle vite che gli giravano vorticosamente intorno, in realtà era solo uno spettatore attento e vigile. La sua vita si trovava al centro di tutte le cose, ricordo di un epoca passata che si confondeva con un futuro che continuava a correre ignaro di quel segno di eternità trascorsa.
Mi sono chiesta spesso quanti anni avesse, nessuno lo sapeva con precisione, forse aveva superato i 100; i suoi capelli bianchi riempivano i miei ricordi di bambina, insieme al bastone che teneva perennemente stretto nella mano destra e il cappello che si toglieva rispettosamente durante le funzioni domenicali.
Sapevo che durante la sua lunga vita aveva visto molte cose, che era saggio, questa consapevolezza mi riempiva di curiosità, volevo conoscere tutto ciò che sapeva prima che fosse troppo tardi, prima che il tempo finisse per lui. .
Il giardino era sempre uguale. Zio Jo sedeva in mezzo ad esso come un antica quercia o un re al cospetto dei suoi sudditi, era così da tempo nei lunghissimi giorni della sua vita; quella vita che volevo assolutamente conoscere.
Mi avvicinavo con passo con passo leggero e deciso, prendendo nota dei cambiamenti subiti dal mio paese dopo la mia partenza, non riconoscevo quasi niente, anche la mia casa era cambiata. Tutto era cambiato, tutto tranne Zio Jo e il suo giardino! Sospirai di sollievo, per me rappresentava la sicurezza e il calore.
Ero cambiata anche io, mi ero trasformata in una giovane donna alla ricerca di un passato che in qualche modo mi sfuggiva. Era stato forte il richiamo che mi aveva riportata al paese, forse per rivedere Zio Jo per un ultima volta.
“Zio Jo come va questa mattina?”
“Elisa, sei proprio tu? Come sei diventata grande! Da quando non ti vedo, pensare che eri un batuffolo tenero”. I suoi occhi si accesero di gioia.
“Sono passati 10 anni e tu sei qui…. Come sempre! Il tempo per te sembra essersi fermato.”
“No, bambina, ti sbagli, corre e presto mi porterà via.”
Lo guardai attentamente, per la prima volta nella mia vita lo vidi vecchio. Le sue mani tremavano, era dimagrito, sembrava quasi fragile sotto il maglione che lo riscaldava, ma era sempre Zio Jo, il mio adorato Zio Jo.
“Non dire così vivrai ancora a lungo.”
“Alla tua età pensavo alla stessa cosa, i giovani non pensano alla morte, mentre i vecchi la sentono giungere.”
“Non voglio che tu muoia.”
“Ognuno ha il suo tempo cara, tu hai iniziato il tuo, mentre io lo sto concludendo. Ricordati che Dio dona e prende. Ti capisco, infondo la morte fa paura, ma credimi , dopo una lunga vita, alla morte si sostituisce l’attesa.”
“Non parlare così Zio Jo, tu vivrai ancora a lungo.” Gli dissi testarda, anche se sapevo che non era vero, come lo sapeva lui. Avrei voluto scappare e nascondere le lacrime che mi offuscavano gli occhi, ma non lo feci. Restai lì ad osservare quel vecchio che avevo tanto amato.
“Siediti, fammi compagnia.”
Attesi in silenzio, contemplando il giardino, perdendomi nei ricordi di un passato felice.
“Sei diventata una ragazza bellissima, sono orgoglioso di te, in realtà lo sono sempre stato. Cosa ti ha spinto a tornare qui?”
“Non lo so o forse si, ho sentito un impulso irresistibile. Si! Volevo rivederti prima che fosse troppo tardi, volevo risentire la sicurezza della mia infanzia, assaporare l’acre odore del passato. Ho preso il primo treno quasi senza pensarci e sono venuta per riabbracciarti e per dirti che mi sei mancato tanto.”
“Su, su, non ti preoccupare, ti stavo aspettando. Non avrei permesso a nessuno di portarmi via prima di rivederti.” Disse accarezzandomi una mano con vioce dolce e antica ed io finalmente mi sentii a casa.
Si! La mia casa era quel paese e la gente che amavo e che sarebbe rimasta dentro di me per sempre.
“Vorrei tanto sentirti raccontare di quando ero piccola.”
Si aggiusto meglio sulla sua sedia, mi guardo dritto negli occhi come a voler ritrovare un’antica luce, una scintilla di gioia e dopo qualche attimo fu contento di quello che vide.
“Avevi circa 5 anni, se la memoria non mi inganna, i tuoi genitori si alzavano presto al mattino per andare a lavorare la terra. Spesso andavano lontano a piedi ed era una fatica per una bambina piccola come te. Tua madre veniva a chiedermi se potevo tenerti, con una gentilezza ed un sorriso dolcissimo. Come era bella tua madre…!”
“E tu, cosa facevi?”
“Gli rispondevo di si, che non c’erano problemi. Arrivavo dai tuoi genitoriu ben presto,, ti circondavo con una coperta per proteggerti dal freddo del mattino, ti prendevo in braccio e mi incamminavo. Non pesavi quasi niente…”
“Facevo finta di dormire per sentire il calore del tuo corpo contro il mio, la forza delle tue braccia, la tua vicinanza. Ti guardavo, spiavo il tuo viso, il tuo profilo…”
“Sapevo che non dormivi, facevo finta di niente, infondo eri così leggera che non era un peso portarti fino casa. Ricordi? Attraversavamo il paese nel freddo del mattino, mi chiudevo le porte di casa alle spalle e ci attendeva il fuoco acceso nel camino, pronto a scaldarci…”
“Mi mettevi nel tuo letto, mi rimboccavi le coperte e facevo finta di svegliarmi…”
“Come facevo finta di non accorgermene. Eri così allegra mentre facevamo colazione, piena di vita e curiosità.” I suoi occhi erano pieni di nostalgia.
“Zio Jo, ero tanto felice.”
“perché ora non lo sei più?”
“Non so, mi sembra di dover ritrovare qualcosa che ho perso, qualcosa di importante… ma forse mi sbaglio.”
“Forse avevi solo bisogno di tornare a casa.”
Si, finalmente a casa!
Che dolcezza era il ritorno dopo la lunga separazione, per non parlare della sicurezza e del rifugio di un luogo sicuro. Finalmente a casa!
La sera scendeva lenta e ignara intorno a noi, ci trovavamo ancora nel giardino a contemplare il crepuscolo mentre scendeva sul mondo, sentivo l’aria diventare fresca e pungente. Guardai Zio Jo e mi resi conto di quanto fossi stata fortunata ad averlo conosciuto ed ora il pensiero dell’addio, il sapere che presto se ne sarebbe andato, non era più cosi doloroso, anche se la tristezza di ciò mi invadeva in tutta la sua crudeltà.
Avrei avuto con me, nel mio cuore, i ricordi della vita passata insieme e nessuno avrebbe potuto portarmeli via. Avevo imparato tante cose ed era solo grazie a Zio Jo se ero consapevole del mondo che mi circondava, del piacere che provavo nel donare al prossimo, della felicità che può regalare un sorriso, della gioia di andare incontro al futuro senza paura.
Zio Jo aveva cercato di donarmi la saggezza accumulata nel corso degli anni, aveva dimostrato di essere sempre li pronto ad accogliermi. Aveva capito prima di me che volevo essere sicura di trovarlo, di sapere che ero ancora nel suo cuore.
“Ora va piccola mia, è ora di tornare a casa.Non ti girare indietro, guarda sempre avanti, perché la vita ti aspetta. Sarai sempre nel mio cuore, ricordalo, per sempre.”
“Zio Jo, ti voglio un mondo di bene.”
Ci abbracciammo, un abbraccio che aveva il sapore del passato, un passato che avrebbe sempre fatto parte di me.
“Addio Zio Jo e grazie.”
Sapevo che non lo avrei rivisto mai più. Mi girai a guardarlo per un ultima volta… il giardino era immerso nell’oscurità, Zio Jo era ancora li che mi guardava e mi salutava.
Me ne andai, mentre lui si avviava, con posso stanco, verso casa.
Lo ricorderò per sempre, porterò dentro di me l’eternità della saggezza che splendeva nel suo sguardo, la fiducia che aveva saputo donarmi, l’amore, quello puro e sincero. Il suo ultimo regalo prima di volare via, dove un giorno potrò raggiungerlo, solo dopo aver compiuto la mia opera sulla terra.
Zio Jo rimarrà per sempre dentro di me, in questo cuore, in queste mani pronte a sfiorare l’eternità di ricordi infiniti.
Ricordi che una sera vidi sorgere con gioia sul suo volto caro.