Aurora

Aurora, Aurora,
sorgi o sol che il dì s’indora,
vieni e allietami i pensieri.
Aurora, Aurora,
pargoletta deliziosa,
adorata principessa,
messaggera di bontà.
Aurora, Aurora,
tu m’incanti e mi rapisci,
tu mi fai toccare il ciel.
Aurora, Aurora,
il tuo fascino m’ispira
una lirica d’amore,
una dolce melodia
che mi palpita nel cuore:
questa è musica per me.
Aurora, Aurora,
il tuo amabile sorriso
è un giardino in fioritura,
vispo, fresco, risplendente,
è un bicchiere d’acqua pura,
una coppa di elisir.
Aurora, Aurora, Aurora.

 

Bandiere arcobaleno

Bandiere arcobaleno - ovunque sventoliamo,
dal Baltico al Tirreno - la pace propaghiamo.
Se i venti della guerra - ruggiscono rabbiosi,
i saggi della terra - li avversano copiosi.
Leviamo un grido forte- con ampia idealità.
non più soprusi e morte,- ma un’equa società!

Cortei senza frontiere - invadono le piazze,
le verdi primavere - miscelano le razze.
Potenti del pianeta - buttate l’arroganza,
che presto si concreta - la nuova fratellanza.
Leviamo un grido forte- con ampia idealità.
non più soprusi e morte,- ma un’equa società!

Avendo in cor la speme -di questo grande evento,
lottiamo tutti insieme - con lieto sentimento.
Da fiumi di persone - emerge con chiarezza
la bella sensazione - di un’aria di freschezza.
Leviamo un grido forte- con ampia idealità.
non più soprusi e morte,- ma un’equa società!

Compagni: “su, la testa!” - in segno di vittoria,
che scivola la cresta - dei principi di boria.
Già sorge un altro mondo, - umano e solidale
che incide nel profondo - del globo universale.
Leviamo un grido forte- con ampia idealità.
non più soprusi e morte,- ma un’equa società!

 

Cuore angosciato
Canto dell’emigrato

Rettor del Cielo, rifugio e fortezza
ascolta il grido di un cuore angosciato
giacente al suolo in un pessimo stato,
nuvole nere offuscano il ciel.

Sente il travaglio di tanti problemi,
esausto langue in un gelido fosso,
par che gli cada la polvere addosso,
l’umana croce lo stritola giù.

In questi giorni ha perso il lavoro,
ogni certezza, diritto e ragione,
si sente escluso da ogni passione,
i giorni lieti non vengono più.

Allora emigra per nuove frontiere
in direzione di terre lontane
alla ricerca di un posto e di pane
pur di fuggire dal misero duol.

Al suo paese abbandona infelice
la sua famiglia, gli affetti più cari,
va per il mondo, per monti e per mari
lungo le strade di borghi e città.

La solitudine cupa lo assale
nel suo deserto di lacrime amare,
senza nessuno su cui confidare,
può sol contare sul Tuo gran favor.

 

Rondinelle

Rondinelle su, volate,
allietateci i pensieri,
gaie in aria cinguettate
laudi in coro verso il ciel.
Gaie in aria cinguettate
laudi in coro verso il ciel.

Primavera vieni e stendi
la campagna di colori,
su nostr’alme riaccendi
nuovo ardor per rifiorir.
Su nostr’alme riaccendi
nuovo ardor per rifiorir.

Spiri l’aura di letizia
fra le schiere dei viventi,
trovi il nido l’amicizia,
l’accoglienza in ogni cuor.
Trovi il nido l’amicizia,
l’accoglienza in ogni cuor.

Creature del Signore
d’ogni valle e d’ogni mare
giubiliamo con fervore
al calor del gaio sol.
Giubiliamo con fervore
al calor del gaio sol.

 

Primavera

Primavera, fiorente m’appari
liberando quei sogni perduti
in tanti anni su temi insoluti
nei sentieri di vane ansietà.

O bel maggio che sorgi radioso
risplendente sull’arida vita,
ove l’alma rimane stordita
al cospetto di tanta beltà.

Sopra il monte s’apparta serena
questa mente volando sull’ali
con la brezza di puri ideali
che il Divin Consigliere darà.

La lettura soave m’attrae
su quei versi di Sacra Scrittura,
sulle fonti d’immensa cultura,
su concetti che han dignità.

Col pensiero mi par di volare
sopra i clivi e sui fiumi montani,
di planare sui fascini arcani
del sapere di antiche città.

Come piuma si posa il mio cuore
sulle angosce del genere umano,
solidale per porre la mano
in virtù dell’eterna Bontà.

 

Bicicletta con le ali

Del mio mezzo di trasporto: - “Bicicletta con le ali”,
con dei versi personali - ne declamo le virtù.
Essa è più che una passione, - a me pare un gran veliero
che mi porti per davvero - a scrutar l’immensità.
Che mi porti per davvero - a scrutar l’immensità.

Nelle lunghe passeggiate - l’occhio veglio può osservare
tutto ciò che intorno appare: - la concreta realtà.
Al mio passo lesto, lesto - nell’ingorgo lungo il viale,
l’intelletto apre il portale - nell’andare su in città.
L’intelletto apre il portale - nell’andare su in città.

Passo ai bordi delle strade - sempre stando bene attento
mentre il cuore va contento,- vola libero lassù.
La domenica mattina - lieto salgo su al Bastione
per cantar con emozione - nel bel culto alla bontà.
Per cantar con emozione - nel bel culto alla bontà.

Dalle strade del Castello - scendo giù verso il paese,
vado in giro per le spese - che m’impegnano ogni dì.
Nei rioni vado piano, - ove segno ogni dettaglio
che la mente passa al vaglio, - di ogni umana vanità
Che la mente passa al vaglio, - di ogni umana vanità.

Nel proseguo del mio viaggio - esco fuori dalle mura
per trovarmi su in altura - a spazziar nel cielo blu.
Quando prendo la rincorsa - per le vie del Campidano,
a mio modo son sovrano, - un campione dello sport.
A mio modo son sovrano, - un campione dello sport.

Vai lontano cuore mio, - su, pedala con vigore
che alla meta c’è un bel fiore - che puoi coglier solo tu.
Corri, corri alla campagna, - su, respira l’aria pura,
fai il tuo pieno di natura - che il Gran Dio ci donò.
Fai il tuo pieno di natura - che il Gran Dio ci donò.

 

Vieni Aurora

Vieni Aurora su menti e su cuori,
sorgi o sole su visi gaudenti,
vieni e splendi su tutti gli eventi,
dacci un giorno di grande chiaror.

Squilli un inno di eccelse speranze,
s’allontani dai cuor la bufera,
tripudiamo la gioia più vera,
liberiamo il lucente avvenir.

Dolce pasqua dei tanti risorti
che han lasciato la notte più oscura
per la verde ideal fioritura
del giardino di grazia e virtù.

O Sorgente di luce e di vita
fai sbocciare quel candido fiore,
fai che nasca su tutti l’ardore
per la nuova umana beltà.

Fiduciosi innalziamo i pensieri,
verso il cielo lo sguardo rincuori
d’armoniosi e fecondi tesori
di giustizia, di pace e d’amor.

Giovinezze di puri ideali,
primavere di campi di grano,
verde maggio del genere umano,
giubiliamo all’’Eterno Fattor.

 

Chen’‘e nai nudda

Oi su celu est lìmpiu
cumenti a ogus
chi ant apena prantu;
fortzis s’ària est aici
poita su bisu lègiu
est isvanèssiu.
S’afàciat su soli
d’e su bruncu ‘e su monti.
Pispisat sa mata ‘e s’olia,
ciaciàrrant is pillonis.
Su bentu
fait mòviri is matas;
manus de cambus
circant atras manus…
Fortzis esisteus
po s’imprassai
e abarrai aici….
chen’‘e nai nudda!

Senza dire niente

Oggi il celo è terso
come occhi che
che hanno appena pianto;
forse l’aria è così
perché il brutto sogno
è svanito.
Si affaccia il sole
dal muso del monte.
Sussurra l’ulivo,
cinguettano gli uccelli.
vento
fa muovere gli alberi;
mani di rami
cercano altre mani…
Forse esistiamo
a pari per abbracciarci
e rimanere così….
senza dire niente!

 

Su bandu de sa paxi

Su bandu de sa paxi
porteus a dònnia logu
cun versus di allirghia,
cun cantus de amori.
O fradis de sa terra,
impari ananti ‘e Deus
cun sanu intendimentu
poneus is corus nostus.
Non prus arrori e gherra,
ma gestus de amistadi.

Il bando della pace

Il bando della pace
portiamo in ogni luogo
con versi di allegria,
con cantici d’amore.
Fratelli della terra,
insieme innanzi a Dio
con sano intendimento
porgiamo i nostri cuori.
Non più terrore e guerra,
ma gesti di amicizia.

 

Su poeta

Biàxiat cun s’ ànima
prena ‘e gosu su poeta.
Nci àrtziat a is cristas prus atas,
calat in is sperefundus,
in s’estremau si stramancat.
Bolat cumenti ‘e pinna
e totu impressa.
S’imbriagat a su nuscu
de is campuras
intrat in is froris,
tastat primitzias
si ecisat
a su cantu ‘e sa natura,
s’incarat
a is nius de is àchilis,
s’acabussat in is maris,
De totu e de totus
cumprendit su fueddai,
e de prexeris e tribulias
si ndi fait atori e testimòngiu.

Il poeta

Viaggia con l’anima
in tripudio il poeta.
Scala le cime,
scende nei dirupi,
si perde nell’universo.
Vola come piuma
e tutto abbraccia.
S’inebria del profumo
dei campi,
entra nei fiori,
assaggia primizie
si estasia
al canto della natura,
si affaccia
ai nidi delle aquile,
s’immerge nei mari ,
Di tutto e di tutti
conosce il linguaggio,
dei piaceri e delle tribolazioni
si fa attore e testimone.

Poesia terza classificata al concorso letterario di Quartucciu 2008.

 

Citi, e ascurta

Citi,
e ascurta is chistionis
de is atrus,
lassa chi is fueddus
currant cun su bentu.
Ascurta e arregorda
is sentidus e is contus.
No si depit
a marolla crei
o essi de acòrdiu
cun is cosas
chi narant in giru,
ma ascurtai sceti.
Ascurtai po arregordai
e po ndi podi
arrexonai in assèliu,
sei sei intimamente
o cun amigus fidaus.
Is fueddus
ddus perdeus cun su tempus,
ma candu arribant a su sinnu
podint arrogai,
opuru pesai.
Candu nascint
de unu coru sintzillu
e prenu de paxi
allèbiant is doloris
e carìtziant s’anima.

Silenzio, e ascolta

Silenzio,
e ascolta le conversazioni
degli altri,
lascia che le parole
corrano con il vento.
Ascolta e ricorda
i sentimenti e i racconti.
Non si deve
per forza credere
o essere d’accordo
con le cose
che si dicono in giro,
ma solo ascoltare
Ascoltare per ricordare
e per poterne
ragionare con calma,
o con amici fidati.
Le parole
si perdono col tempo,
ma quando arrivano al segno
possono distruggere,
oppure costruire.
Quando nascono
da un cuore sincero
e colmo di pace
alleviano i dolori
e accarezzano l’anima.

Poesia segnalata al concorso letterario di Guspini 2009

 

Su coru cantat

Sinniori miu chi amiru sa natura,
chi pensu a dònnia cosa ‘e su creau:
froris de satu, stèndius a su soli,
cantu poderi, cantu s’as donau.
Su coru cantat a su Creadori:
mannu ses Tui, mannu ses Tui.
Su coru cantat a su Redentori:
gràtzias a Deus, gràtzias a Deus.

Chi biu is montis totus sagumaus,
chi biu mitzas, matas de olioni,
cust’armonia de tantis coloris,
ndi scidant una bella sensatzioni.
Su coru cantat a su Creadori:
mannu ses Tui, mannu ses Tui.
Su coru cantat a su Redentori:
gràtzias a Deus, gràtzias a Deus.

Mi praxit tanti a biri is arrius
chi scurruxiendi calant a su mari,
de su Sinniori narat su criau
chi adorendi dd’est totu impari.
Su coru cantat a su Creadori:
mannu ses Tui, mannu ses Tui.
Su coru cantat a su Redentori:
gràtzias a Deus, gràtzias a Deus.

Perou m’intristat a biri is isciacus
chi sderruendi funti custa terra,
misèria e fogu, tanti pudexori,
disparidadi e tramas de gherra.
Su coru cantat a su Creadori:
mannu ses Tui, mannu ses Tui.
Su coru cantat a su Redentori:
gràtzias a Deus, gràtzias a Deus.

O bonu Deus dona sabiori,
po arrespetai, totus sa Natura,
cumenti a fradis caminendi impari,
po chi s'alloghit sempri sigura.
Su coru cantat a su Creadori:
mannu ses Tui, mannu ses Tui.
Su coru cantat a su Redentori:
gràtzias a Deus, gràtzias a Deus.

Il cuore canta

Signore mio se ammiro la natura
se penso ad ogni cosa del creato:
fiori dei campi, stesi sotto il sole,
quanto potere, quanto ci hai donato.
Il cuore canta al Creatore:
grande sei Tu, grande sei Tu.
Il cuore canta al Redentore:
grazie a Dio, grazie a Dio.

Se vedo i monti tutti sagomati,
se vedo fonti, piante di lentischio,
quest’armonia di tanti colori,
spirano una bella sensazione.
Il cuore canta al Creatore:
grande sei Tu, grande sei Tu.
Il cuore canta al Redentore:
grazie a Dio, grazie a Dio.

Mi piace tanto ad osservare i fiumi,
che brontolando scendon verso il mare,
del gran Signore parla il creato
che lo adora con versi di gloria.
Il cuore canta al Creatore:
grande sei Tu, grande sei Tu.
Il cuore canta al Redentore:
grazie a Dio, grazie a Dio.

Però mi duole ad ossevare i danni
che va subendo questa nostra terra:
miseria e incendi, grande inquinamento,
disuguaglianza, inganni, furti e guerra.
Il cuore canta al Creatore:
grande sei Tu, grande sei Tu.
Il cuore canta al Redentore:
grazie a Dio, grazie a Dio.

O Dio buono donaci sapienza,
che si rispetti tutti la natura,
come fratelli camminando insieme,
che si conservi sempre più sicura.
Il cuore canta al Creatore:
grande sei Tu, grande sei Tu.
Il cuore canta al Redentore:
grazie a Dio, grazie a Dio.

 

In su mudori                                      

In su mudori                                                                            
s’umbra calat in su cùcuru,                                     
candu totu si cìtit…                                      
su celu si prenit de isteddus                                     
che imbussant sa terra                                   
in d-un’imprassu ‘e amori.                                    
Citi’… citi’…                                     
a intrus de una domixedda                                     
unu bratzolu lèbiu                                     
sàntziat lentu lentu,                                     
e unu coru de mama                                     
billat su pipiu suu.                                    
Nc’est mudori…                                      
sa noti si pàsiat in su scuriu,
unu cantu de surrùngiu                                      
bolat in su firmamentu…                                     
est unu cantu de mamas,                                      
unu cantu de amori                                     
chi portat cun is nuis                                      
sa speràntzia                                      
de una nea noa.                                      

Nel silenzio

Nel silenzio
  l’ombra scende sulla collina,
quando tutto tace…
  il cielo si riempie di stelle
   che avvolgono la terra
  in un abbraccio d’amore.
 Silenzio… silenzio…
  dentro una casetta
 una culla leggera
 dondola lentamente,
 e un cuore di mamma
  veglia il suo bambino.
C’è silenzio…
la notte si riposa nel buio,
un canto di nostalgia
 vola nel firmamento…
è un canto di mamme,
  un canto d’amore
che porta con le nuvole
la speranza
di una nuova aurora.

 

Tengu un fradi                   

Tengu unu fradi cinesu,                                      
faci groga e coru de oru,                                      
bivit in is campus de arrosu                                     
e papat cun is fustigus,                                      
ma caminat in sa terra                                      
e càstiat su celu cun mei.                                     
Tengu una sorrixedda pachistana,                   
faci bruna e coru de oru,                                   
bivit in s’óru de un’arriu                                    
e sonat su sulitu a is serpentis,                                    
ma caminat in sa terra                                   
e càstiat su celu cun mei.                                     
Tengu unu fradi congolesu,                                     
faci niedda e coru de oru,                                     
bivit in sa Savana                                     
e baddat cun is elefantis,                                    
ma caminat in sa terra                                   
e càstiat su celu cun mei.                                      
Tengu un sorri indiana,                                   
faci arrùbia e coru de oru,                                      
bivit in d-una tenda acanta de un’arriu                                 
e currit a cuaddu in sa campura,                                      
ma caminat in sa terra                                   
e càstiat su celu cun mei.                                   
Tengu un fradi norvegesu,                                
faci bianca e coru de oru,                                    
bivit in mesu de su ghiaciu                               
e giocat cun is bois marinus,                                  
ma caminat in sa terra                                   
e càstiat su celu cun mei.                                  
Tengu fradis in totu su mundu:                            
grogus, brunus, nieddus,                                    
arrùbius e biancus,                                   
totus fillus de Deus                          
e custodis de custu giardinu.               
Impari, unius in d-unu filu ‘e amori,                
si setzeus cun prexu                                   
in sa mesa universali de paxi e amistàntzia                   
po papai su pani de sa Gratzia.                                     

Ho un fratello

Ho un fratello cinese,
faccia gialla e cuore d’oro,
vive in un campo di riso
e mangia con la bacchette,
ma cammina sulla terra
e guarda il cielo con me.
Ho una sorellina pachistana,
faccia bruna e cuore d’oro,
vive sulla riva di un fiume
e suona il flauto ai serpenti,
ma cammina sulla terra
e guarda il cielo con me.
Ho un fratello congolese,
faccia nera e cuore d’oro,
vive nella Savana
e danza con gli elefanti,
ma cammina sulla terra
e guarda il cielo con me.
Ho un sorella indiana,
faccia rossa e cuore d’oro,
vive in un tenda vicino ad un fiume
e corre a cavallo nella prateria,
ma cammina sulla terra
e guarda il cielo con me.
Ho un fratello norvegese,
faccia bianca e cuore d’oro,
vive in mezzo al ghiaccio
e gioca con le foche,
ma cammina sulla terra
e guarda il cielo con me.
Ho fratelli in tutto il mondo:
gialli, bruni, neri,
rossi e bianchi,
tutti figli di Dio
e custodi di questo giardino.
Insieme, uniti in un filo d’amore,
ci sediamo con gioia
al tavolo universale di pace ed amicizia
per mangiare il pane della Grazia.

Poesia segnalata al concorso letterario di Salargius 2009

 

Sa poesia                                                         

Sa poesia                                                                                 
bessit de                                                                                    
e bolat in celu.                                                                            
Lèbia                                                                                          
e dilicada                                                                               
cumenti sa mariposa                                                          
s’arrimat                                                                                    
in corus sinzillus.                                                                

La poesia

La poesia
s’ànima sorge dall’anima
e vola in cielo.
Leggera
e delicata
come la farfalla
si posa
sui cuori sinceri.