Pietro Buccinną

Come soldati di cartone... sotto la pioggia,
Collana Nuove voci, Gruppo Albatros Il Filo 2010

In queste tre lettere è racchiuso un pezzo di storia. Storia del nostro Paese, che spesso è stata accantonata, se non addirittura dimenticata. Ma le immagini degli internati militari italiani nei campi di concentramento tedeschi non possono essere cancellate dalla mente di chi le ha vissute e dei loro familiari. In questa lunga descrizione, l'autore ripercorre le vicende di un soldato, poco più che ventenne, ritrovatosi a difendere in terra straniera i colori di una bandiera che non aveva chiesto la sua opinione. Gli anni di prigionia dopo il noto armistizio lo hanno per sempre segnato, rubandogli la giovinezza e la dignità. La storia italiana, anche se sottoposta a continue revisioni, ha reso merito a coloro che hanno osato sfidare il nemico con poche armi e tanta voglia di libertà. In questo libro si vuole rendere onore e dignità anche a tutti coloro che, dopo avere per anni combattuto in nome di una patria, da questa sono stati abbandonati per essere imprigionati. Molti di loro non hanno mai fatto rientro a casa e di molti si è persa qualsiasi traccia. Ma non possiamo dimenticare che le loro tracce resteranno indelebili nel lungo corso della storia.



 

Tra una parola e un viaggio

Il breve viaggio che l'autore intraprende ha nel suo itinerario i momenti cupi della vita di ognuno di noi, letti in chiave molto semplicistica. Non ha velleità scientifiche, tantomeno psicologiche o religiose, ma il tutto viene letto e confrontato con i pensieri e le esperienze personali. Non pretende di insegnare nulla, ma vuole solo dare uno spunto per pensare, ed eventualmente discutere con altri.

Intervista

L’intervista di oggi riguarda Pietro Buccinnà autore della raccolta di poesie e racconti “Tra una parola e un viaggio”.
Questo libro rappresenta il suo esordio?
Si,questo è il mio peimo libro,e mi auguro non ultimo.

Da dove nasce la sua passione per la scrittura?
Nasce come necessità.Sin da ragazzino,pensavo in silenzio ed ascoltavo,quindi per non dimenticare elaboravo aforismi o piccoli racconti e li scrivevo qua e la in qualche diario o quaderno.
Diventa passione,nel momento in cui ho capito che il silenzio non porta da nessuna parte,e soprattutto non so più dove mettere i diari ed i quaderni.

Ci vuole dire perché questo titolo?
In realtà,il titolo originale non mi convinceva molto,così l'editore mi ha proposto delle varianti,e tra queste ho scelto "TRA UNA PAROLA ED UN VIAGGIO".
Quello che mi ha colpito è stato il "tra".
Il libro parla di un viaggio alla ricerca di noi,quindi l'unico compagno di partenza sono sempre io. In questo percorso però,prende spazio l'ambientazione,una sorta di scenografia,che si alterna alle parole e rapisce lo sguardo.
Ecco,che passando da un discorso all'ammirare il paesaggio che mi circonda,c'è un "tra".
Come se fosse una piccola porta che consente al lettore di ifilarsi per continuare il viaggio,solo o se condivide le mie parole,in mia compagnia.

Quando ha cominciato a scrivere Tra una parola e un viaggio, quanto tempo ha impiegato per concluderlo?
Non c'è un tempo ben definito.Ho messo insieme un pò di materiale che avevo già,ed ho aggiunto dei nuovi racconti.
Per fare questo non ho avuto bisogno del tempo,ma dell'animo giusto.

C’è una nota autobiografica nelle pagine del suo libro?
Certamente.E' vero che ascolto molto le persone che mi circondano,soprattutto le donne,che grazie alla pochezza di molti uomini trasudano di tristezza.
Ma a questo aggiungo i miei pensieri, mescolandoli con quelli degli altri,fino a trasformarli in parole che diventano frasi,mutando infine in libro.
Nel testo c'è moltissimo di me.

C’è un tema secondo lei dominante nella sua opera?
Si,ed è quello che l'essere umano nasconde o dimentica nel tentativo di evolversi.
La ragione è quella che ci ha permesso di cambiare in meglio la nostra vita,ma per fare questo l'essere umano si è perso,dimenticandosi della sua vera natura.
Alcune paure limitano e ledono la nostra vita ed una certa morale condiziona stupidamente i nostri pensieri.Ma sono paure che nascono dalla morale e dal dovere.
Noi nasciamo liberi e all'improvviso ci troviamo inprigionati.Ma la colpa non è degli altri.

La raccolta di poesie affronta temi legati al dolore e al pessimismo. Perché ha scelto la poesia come genere per raccontare le sue emozioni?
Si, c'è dolore,sofferenza, paura,tristezza ed altri stati d'animo, ma non vedo il pessimismo...anzi.
Nel libro,cerco di dare una forma ai nostri stati d'animo,soprattutto per prenderne realmente coscienza.
Quello che intendo è che non serve chiudersi o nascondersi nel male, ma dialogarci,ed insistere fino a quando questo ci concederà il passo e andremo avanti...per me questa è una visione ottimista.

Le persone che la conoscono cos’hanno detto quando hanno saputo dell’uscita del libro?
Prima di leggere immaginate una grossa e lunga risata,mia chiaramente.

Direi che non ho proprio l'immagine dell'intellettuale.Comunque chi mi conosce bene ha apprezzato.Fuori dal mio paese ho ricevuto delle buone critiche e complimenti.Nel mio paese ad oggi non ne ho venduto nemmeno uno.

Sta scrivendo? Ha altri progetti letterari nel cassetto?

Si, stò lavorando su due romanzi uno storico,l'altro psicosociale.

Riserviamo l’ultima parte dell’interviste a domande personali. Conosciamo meglio l'autore, ci racconti, di cosa si occupa? Si vuole raccontare e vuole raccontarci il suo mondo privato?
Ho cominciato a lavorare a nove anni,mattino a scuola pomeriggio al lavoro.Per lunghi periodi facevo fino a diciotto ore al giorno,sette giorni su sette,poi per fortuna la cosa si è stabilizzata.Ora dopo 37 anni di lavoro continuo ho deciso di prendermi un periodo sabbatico.
Leggo,faccio sport,mi occupo insieme a mia sorella dei miei genitori quasi novantenni,e vivo con una meravigliosa donna.

Nella sua vita cosa reputa fondamentale?
L'educazione e la libertà,soprattutto di pensiero e di parola,senza però ledere mai la vita di nessuno...nemmeno quella di un animale.

Come esprime la sua creatività? Concentra la sua creatività nella scrittura o usa altre forme espressive?
Sorrido...e guardo un bicchiere mezzo pieno.