Pierfrancesco Di Matteo

Malfatto, malpensato

L’avventura del male è,
sulla nuda carne,
forma d’essere e d’oblio.

Carminio, dall’al di qua
della finestra porta,
con gli occhi lustri
in volto, osservi.

Ritorte in punta,
somiglianze d’appendice
si scambiano le foglie,
dal finale brunito,
piegate sul tronco
in rete.

 

Dissodano selve,
cancerose e nere
a rebbi di rastrello
tra i vegetali
discolori e nel dintorno,
le imprigionate dita.

Raccoglie cieco, il volgo,
dai campi di fresco
arati solo marcio sudore e
ferite perenni
al taglio del duro filamento.

Non si perde peste o
fiato, ma solo il veleno
quando il seme non sarà
mai più tornato.

Ah, come tanto s’attrista
il sole innamorato, per quando
solo e lontano sarà o avrà
malfatto, malpensato.

Tormentato granello,
passato al setaccio
della vita, serenamente
arrivi alla fine del fiume,
prima del verde frumento
mietuto da vento.

Rimormora, risillaba
feroce e stantio
d’ottobre l’addio.

L’avventura del male è,
sulla nuda carne,
forma d’essere e d’oblio.

 

Panta rei

Dal tempo, il soffitto incollato,
pensieri, che senza importanza,
riceve, e non fanno
i ricordi, che cerchi
negli anni a venire/

L’assurda ed ingrata
salita, incerta,
col passo s’attende
sepolta, ad ognora,
è la vita, nel dare,
s’impara, alla terra/

 

Platonica lontananza

Assuefatta alla polvere
l’impronta tua sulla soglia dei
miei ripensamenti
serenamente assente
torna
dove la fine è nota
lasciando grumi di
rabbia sotto unghie e ciglia
- platonica lontananza -
sei vertigine e
del pensiero
divergi le zolle.

Se anche
dell’incerto camminare
potrei
ad ogni andirivieni
serbarne il ricordo
so che nella vita non
t’appartengo,
ma del seguirti non mi stanco.

 

L’amara spora

T’inginocchi ai rigidi altari,
vizzo dai moti e dai pensieri,
- gerbido cuore -
arido è il tuo scanno,
nella città annoiata,
tra i vuoti scaffali
mangiati dalla polvere
dove non crescono più libri
e nell’antica età.

Come, sempre priva d’accento,
pareti e acquemorte,
l’amara spora, in segreto
avanzare, corrompe.

Così, a separar le braccia
oziose dei salici, farsi terra,
quand’anche in te, la noia,
spinge radici per rimandare
la vita, al maturar delle stagioni.

 

Creperie Saint Germain

Malchiusi e malcelati
questi debordanti
pensieri che ritornano
prepotenti e
su tremolanti e incerte
scale della memoria
arrancano dolenti/

Maldestre e malsinistre
le mie mani
che parlano
una lingua diversa
e si stupiscono ancora
osservando l’immobile viaggio
di queste coraggiose parole/

Rubate al tempo
mute e straniere
mi crescono dentro
e strappano le ultime foglie
dall’ingiallito mosaico
di questo morente autunno /

Parole

vuote a perdere
in quest’aria ferita
dai volti taglienti
di manichini di carta /

 

Cartastraccia

Allenta e sostiene
- spezzata dal vento -
le nere fatiche
quest’onda leggera.

La réna, che antica
formava castelli,
trasporta i miei sogni.

Freddo marino
asciutte voci e
disadorni pensieri
- tra le nervose rocce -
proteggi.

Allegre utopie
- sul fondo adagiate  -
in gomitoli di cartastraccia,
ritrovo.

 

Litografia

Anche per te
osserverò la cadenza dei fiocchi di
neve, riposando
le tempie sulle indicibili
ortiche.

Ad ogni giro di vite
rimetterò a posto i ritardi
nel nostro tempo
lasciando
- sulle bianche pareti -
le quotidiane incisioni
della mia noia discreta.

 

Il saluto segreto degli amanti

Nella pensosa luce del meriggio
vetusti vagoni,
da insoddisfacenti viaggi
tornati,
porgono il guardo
ad oriente/

Arcaici graffiti
nella dimenticata stazione
- disorientano -
attoniti e plaudenti
viaggiatori di ventura/

Silente si leva
fra la spogliata fronda,
che adombra l’antico cammino e
sporca di nera fioritura
le imprigionate mura,
il saluto segreto degli amanti/

 

Hai sempre ballato con le scarpe strette

a Paola

Hai sempre ballato con le scarpe strette
seguendo i sentieri del blu oltremare
fino agli androni dei palazzi ancora da innalzare/

Mediando fortune e ferite
con salti a scacchiera
su tacchi e punte da tip-tap/

Mancando nel bisogno comune di un amore
che, addivenire, diventasse
un comune bisogno mancato/

Salato è il sapore di oggetti smarriti
ma, di comodo sentire, questa vita
non regala nessun umano calpestare/

 

Arbeit macht frei

Dicono che è importante
brillare sempre di luce propria
anche quando si parla senza riflettere/

Che è importante
sapere, saper fare, saper essere/

Che è importante
riuscire a mettere sempre
il nero sul bianco, ed
il bianco sul nero/

Che è importante
credere, obbedire, combattere per
prendere il prima di tutto e
lasciare il dopo di niente/

Da questi inutili consigli
- sempre lontano e foresto -
il mio senso di incertezza
continua a non tacere/

 

Come chiodi nel muro

Come chiodi nel muro
- viviamo -
piegati dal peso
dei nostri abiti
dismessi /

La pelle graffiata,
derisa, umiliata
dal lento e inevitabile
oscillare
di infaticabili pendoli /

Mediocri equilibristi solitari,
dai nostri malinconici rifugi,
ci lasceremo cadere, un giorno,
- ascoltando -
l’interminabile eco del silenzio /

 

Gli attimi fuggenti

Inquieti mendicanti
attraversando
noiosi segmenti di vita
- calpestano -
tasselli di avorio e carbone /

Il tintinnar di mille dita
è come musica
sul vetro
color sangue /

Dentro scatole di argilla
inseguendo
accordi di carillon verticali
- sognano -
spirali di oblio /

 

My Favourite Things

Mi piacerebbe essere graffiato
sul naso da un gatto randagio
piuttosto che essere morso
sul culo dal mio cane /

Mi piacerebbe addormentarmi all’improvviso
cullato dalle parole delle persone che amo
e continuare a sognarle per tutte le ore
che ancora mi rimangono da vivere /

Mi piacerebbe avere un figlio e di nascosto
vederlo crescere ogni giorno più sano e più forte
senza che lui dovesse sopportare di guardarmi diventare
sempre più vecchio e più stanco /

Mi piacerebbe osservare un bicchiere mezzo vuoto
e poter pensare che sia mezzo pieno
anche se tutti dicono il contrario
e forse hanno ragione /

Mi piacerebbe sapere quanti rideranno al mio funerale
e piangere io al loro posto
per tutte le volte
che non potranno più farlo per nessuno /

Mi piacerebbe saper scrivere poesie tristi
per i momenti allegri
e poesie allegre
per tutte le altre occasioni/

Mi piacerebbe credere che l’erba del vicino
è sempre più verde
perché qualcuno la notte
la colora con la vernice /

Mi piacerebbe non sapere
dove, come, quando e perché
t’incontrerò, ti bacerò,
ti amerò e ti perderò /

Mi piacerebbe sempre bere del buon caffè
mi piacerebbe sempre ascoltare del buon jazz
mi piacerebbe sempre aspettare che le buche
si riempiano d’acqua nelle piovose domeniche d’autunno /

Mi piacerebbe tutto questo
e tanto altro ancora,
ma non credo che basti una vita,
anche se…
mi piacerebbe /

 

Frames
(Frammenti) 

         I

Nubivago cammino
cercandoti e gelidi
lampi disegnano
sui muri l’ombra
della mia solitudine /

         II

Natura morta tu che
così ostile, sei,
al mio peregrinare
fai di me un falso
viaggiatore /

           III

Da questa perduta libertà
da questa perfetta imperfezione
resto lontano
lasciando, intorno a noi,
ceneri in un mondo freddo/

 

Ottusi suoni
(Nassiriya 12/11/2003)

Ci vuole poco
a soffocare
il grido naturale
delle cose.

Poco è il tempo
che rimane.

Se l’eco molesto
di foglie bruciate dal sole
entra nella carne
e resta il rumore di
anonime ossa
tatuate sull’asfalto
in strade
distratte all’orizzonte.

Per quanto ancora
ottusi suoni
consumeranno
la soglia di infelici portoni?

 

Monocromo

Stagione in monocromo
inattesa e visionaria
di agro polline mi porti l’odore.

Spengo il diaframma
e lascio ad altri
queste disordinate derive.

Inflesso ed esitante
attendo, con solida ansia,
i tuoi primitivi colori.

 

Cinque minuti

- Ti chiamano -
«In scena tra quindici minuti»
Sei solo una comparsa
la testa è vuota
ripassi la tua unica battuta.

- Seconda chiamata -
«In scena tra dieci minuti»
Sei l’attore non protagonista
si affollano i pensieri
quante cose da dire e da fare.

- Ultima chiamata -
«In scena tra cinque minuti»
Sei la prima donna
le frasi saltellano nella mente
il copione è lì, pronto per la recita.

«Sipario»

 

Entr’acte

Dalla buonanotte al buongiorno
dal buongiorno alla buonanotte
così, i nostri anni,
- le nostre stanche memorie -
Hai chiesto ritagli di tempo al teatro
della mia vita,
ma ho riservato per te un posto unico.
Osserverai tutti i miei gesti, i miei numeri,
i miei esercizi di stile, almeno,
fino al prossimo intermezzo.

 

Half Full / Half Empty
(Mezzo pieno / mezzo vuoto)

Mezzo pieno
era l’alambicco dorato
dove i nostri incontinenti umori
distillati goccia a goccia,
ieri,
assaporavo /

Girata la clessidra,
oggi,
- affamato clochard -
gratto residui d’amore
in un rugoso barattolo
mezzo vuoto /

 

Journal de Voyage
(Diario di viaggio)

        - I -

- Asfissiante viaggio -
di accecante luce solare
i miei occhi ansiosi si nutrono
da questa lente
graffiata dalla pioggia
e l’immobile spina dorsale
con le sue vertebre
puntute e candide
ritaglia e pettina
un cielo
sghembo e geometrico /

        - II -

Ascolto,
nelle viscere della terra,
lo sbatter d’ali
di agonizzanti esseri
- cangianti e deformi -
che, urtandosi,
in un dejà vù  quotidiano
consumano avidamente
minuscoli frammenti di vita /

       - III -

Conosco, adesso,
le ferite che non sanguinano
il sole che non scalda
il buio che non fa paura.
Tu, errante creatura,
non cercare nel passato
ti sveglierai domani
- disabitata -
sulle rovine dei tuoi amori /

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