MICHELINA PICCOLO
Un ponte da Napoli a Gorizia passando per Trieste
Costruito per?
Costruito per amore? Lavoro? Passione?
In ogni caso un ponte vivo!
Lungo trent’anni.
STRISCE DI LUCE
Tapparelle semichiuse
strisce di luce m’invadono
dalla confusione del mio
non spazio non luogo non tempo
lentamente
apro gli occhi
al nuovo giorno.
SARAH RUKMINI
Piedini nudi
capelli al vento
sguardo vivo
sorriso aperto
a braccine spalancate
corri
verso il mare
sulla sabbia
affondi e ti perdi
nelle braccia aperte
accoglienti
della mamma.
Scorre un sangue
nelle tue vene
che abbraccia
tutto il mondo
il mistero si confonde
i tuoi occhi dentro i suoi
chiudi il cerchio intorno a lei
prendi amore e nutrimento.
Accarezzala
nel voltarti
quando sazia te ne andrai
a braccia aperte
verso la tua vita.
CAPRIOLI NEL BUIO
Confinati negli anfratti
del sentire più distante
nella quiete del pensiero
nelle forme dei colori
l’inconsueto camminare
a piedi nudi sull’asfalto
nella notte attraversare
il sentiero ormai disperso
da noialtri derubato.
Con i fari gli inchiodiamo
dentro gli occhi la paura
un istante solamente
lesti schiodano lo sguardo
combattenti senza armi.
Non è nostra la vittoria.
CI SONO PAROLE
Ci sono parole
che vorrei eliminare.
Eliminerei possesso
e gli aggettivi possessivi
‘chè non possediamo niente
gli indicativi
quando emettono giudizio
e tutti i pregiudizi.
Cancellerei incertezze, forse,
chissà, vedremo.
Abolirei guerra
e con lei quante ne sparirebbero.
Tante ne eliminerei.
Qualcosa salverei:
noi
ti amo
andiamo!
DESTINO
Giorni passati
ad ascoltare parole
racconti di vita
di altri parlati
intanto la tua
ti sfuggiva di mano
pensieri taciuti
mai ascoltati
è la fatica di vivere
nella mente dell’altro
scontato il tuo stare
in silenzio contratto
le ali spiegate
ad un sussulto di vento
incontri il destino
che decide altro
per te.
L’IMBRUNIRE (il ruggito del leone)
E’ l’imbrunire.
Il ruggito del leone
scende nella valle
si disperde nei sentieri
tra polvere e silenzio.
Cerca, guarda, scruta
ogni angolo che incontra.
Tutte chiuse le imposte
non si sente alcun respiro
ne una voce o una risata.
Al primo accenno di tramonto
ognun s’infila nel suo spettro
chiude a chiave la sua porta
lascia fuori tutto il resto.
Finito l’imbrunire
ora è buio nella valle.
Mestamente torna indietro
quel ruggito portentoso
oramai quasi lamento.
Una lacrima di pioggia
per lavare le ferite.
Cercava solo una carezza.
FOGLIE ACCARTOCCIATE
Foglie accartocciate
su voi stesse girate
in alto vi levate
a terra vi adagiate
dal vento trasportate
sembrate liete
di danzare.
Un po’ v’invidio
leggerezza
ma poi chissà se voi
invidiate me
guardarvi
d’imbacuccata
pesantezza.
LA SPERANZA DI UN ABBRACCIO
Prime luci di un’alba pigra
guido piano
il lavoro può aspettare
ancora un attimo.
Ad est un sole dorato
dolcemente
mette a dormire l’alba.
Luminosità diffonde
in un cielo terso
i raggi distende verso ovest
dove ancora splende
radiosa la luna.
Un sorriso di trepida attesa
disegnato sul suo volto
gli argentei raggi
allunga verso quelli dorati.
Per un attimo sembra possano sfiorarsi
prima di sparire.
Il lavoro non può più aspettare.
A domani la speranza
dell’abbraccio.
RUMORI…
Rumori indistinti
ovattati di silenzio
salgono alle orecchie
ancora addormentate.
Una moto, un’auto
un’altra ancora
forse l’autobus
un cinguettio
qualche tapparella che sale
dei passi
voci di bambini.
Qualche raggio di sole
si spinge nella stanza
in lontananza
il fischio del treno.
In un momentaneo
ritrovato silenzio
chiara una voce metallica
annuncia:
“stazione di Cormons”.
Un’occhiata all’orologio
le otto, sabato
sul pavimento
il libro della sera prima.
Ancora un giro nelle lenzuola.
ROSA IN CIELO
Dolci
si distendono le colline
e si rincorrono
su e giù fino agli uliveti
accolgono i casali
di pietre antiche
di antiche storie
ferme nel tempo
srotolate sui terrazzi
bruciati dal sole.
Raccatto le idee
cadute giù in fondo
ricompongo il disegno
rimasto in oblio
dietro le parole.
Creo credendoci
il mio spazio d’amore
su quel frammento di giorno
in cui cade la notte.
Ancora di salvezza
quel po’ di rosa in cielo.
UNA NOTA
Una nota, due, tre,
sottofondo malinconico
dei mille pensieri
che mi attraversano la mente
e che poi mi perdo
perduta negli altri mille
che li sovrastano
e più cerco di riprenderli
più loro scappano
ed altri si accavallano
e sempre, costante,
quel sottofondo…
una, due, tre note.
FOGLIE…
Foglie portate dal vento
cadono
come massi
sui ricordi
sempre più affievoliti
dal tempo
che cambia le cose
inesorabilmente
incurante
della chiunque
volontà
e mi ostino
a restare nel presente
per esorcizzare
i fantasmi
di rimpianti passati
e le paure
di eventi futuri.
UN GIORNO
Stessa strada
quasi ogni giorno
cose già viste
che non vedi più
e all’improvviso
qualcosa di diverso
stonato
che ti colpisce
come un pugno
il cuore e gli occhi
un enorme scheletro di metallo
che forse, chissà,
sarà presto riempito
anche di cemento
che toglie l’aria
soffoca il respiro
anche il fiume
poco più avanti
sembra soffrire
e l’uomo
l’uomo sempre più schiacciato
da ciò che egli stesso fa.
UNA MATTINA QUALUNQUE
Mi sono alzata presto stamattina
anche se è domenica
è appena l’alba.
Con gli occhi semichiusi
più o meno barcollando
mi aggiro piano
per la casa silenziosa.
Tutti dormono.
Metto su la moka
l’odore del caffè
mi sveglia un po’ di più,
dovrei lavare i piatti…
ieri sera ero stanca,
non ne ho proprio avuto voglia,
dovrei metter su
qualche lavatrice,
sono in arretrato,
piove da una settimana…
dovrei proprio sbrigarmi,
mettere su il pranzo…
non ho molto tempo…
al lavoro ho
il turno di pomeriggio.
Guardo fuori
mentre bevo il caffè…
c’è il sole… dopo tanta pioggia…
sembra proprio
una bella giornata.
Prendo la mia pastiglietta…
quella per la pressione, sai l’età…
apro la porta
ed esco.
PAROLE
Le parole… sono tante
le usiamo
le giriamo
e rivoltiamo
per parlare… per cantare
per gridare… sussurrare
spiegare… domandare
siamo pelle muscoli ossa
siamo chimica fisica elettricità
siamo pensieri emozioni sentimenti
siamo corpo e siamo mente.
Parole.
Alla fine siamo
quel che siamo.
Non siamo altro
che parole.
DONDOLA LA LUNA
Dondola la luna
e riflette sul cemento
ombre arcane
di ricordi
ancora brucianti
degli impietosi
raggi del sole
capaci
d’illuminare ancora
questa notte
in cui
manchi solo tu.
PAGINE BIANCHE
Pagine bianche
vuote
aspettano
che un segno di vita
si riversi
su di loro
che una
mano generosa
dia senso
a quel vuoto.
ANTON
Avara e crudele
è stata la vita con te
troppo poco il tempo
che ti ha concesso
per gioire, per amare.
O è stata
quella terribile
spietata dea nera
che offesa
perché da te
già una volta sconfitta
ti ha cercato, voluto
ad ogni costo?
Tu
con quei grandi occhi scuri
colmi di malinconia
anche quando sorridevi
eri forse troppo puro
per restare qui?
Ed ora dove sei?
Io non so più se credere
è difficile.
Oggi questo dolore
lo sento anche mio.
Ma voglio credere
a dispetto di ogni logica
voglio credere che tu
da qualche parte ci sei
perché solo tu
puoi consolare
il tormento di tua madre
asciugare le sue lacrime
e quelle di tuo padre
e quelle degli altri
tuoi cari.
Nel campo
sul tuo albero
si è posata una farfalla
non ho osato toccarla
i girasoli hanno
piegato il capo.
Ma lo rialzeranno
ed il tuo albero crescerà
insieme
guarderanno in alto
per adorare te
giovane
malinconico uomo
sulla terra
splendido angelo
nell’eternità.
ANDREA
Un timido raggio di sole
è venuto fuori
da un cielo nuvoloso
scuro come
una notte di dolore.
Il tuo volto splende
su quella foto
che non perde colore.
Quasi non ti avrei riconosciuto
grande com’eri diventato
se ti avessi incontrato per caso
ma ben presente in mente
ho il tuo volto di bambino
che correva felice
su un campo di calcio.
All’improvviso il vuoto
l’incredulità
riflessi negli occhi
dei tuoi amici
compagni d’infanzia
e di appena sfiorata
adolescenza
che non potranno dimenticare
il tuo sorriso buono.
E ti immagino ora
con due grandi ali avvolgenti
proteso a custodire
la sofferenza dei tuoi cari
a sorreggere
il cuore lacerato di tua madre
ad asciugare quegli occhi
in fondo ai quali
vivrà per sempre
il tuo angelico sorriso.
Quel timido raggio di sole
è diventato rovente
e trapassa il cuore.
LA NOTTE
Su romantiche note
di musica live
anni ’60
piano si snoda la notte
nostalgica
scivola sulle ore
ci trascina con se
nel tempo passato
sempre più passato
guardiamo
questa vita
restandoci attaccati
sempre meno
curiosi
di conoscere
quell’altra
scivola via la notte.