Dalla silloge poetica
“TEMPO CHE CHIAMA”
Editrice Albatros Il Filo – Nuove Voci
Novembre 2009
1.a sezione: “Il Canto dei Pensieri”
NOTTE
E' un viaggio che scruta la mia mente
dietro gli occhiali della ragione.
Nel tuo ventre vorrei essere vivo
vergine
immutatamente pura
colore di sempre
uno solo per ogni cosa
l'unico che può
che deve
essere eterno.
HO VISTO LA LUCE
Ho visto la luce
ho visto la luce stamane
chiara ma ancor fosca
tenue nell'alba stenta.
Ho visto la luce
ed in palpiti d'ansia
di corse e folle allegria
è svanito il sonno tenace.
Ho visto la luce
luce che stamane sfila
tra le chiome ribelli
d'un angelo ebbro di gioia.
Ho visto la luce
ho visto la luce stamane
e m'arrendo alla vita
ai canti alle danze festose
che insolente ricerco sempre
sordo ai richiami del tempo.
INNO AL SILENZIO
Alcuna ambascia mi giunge
dall'eterno ritrovo di uomini antichi
che ignoti a se stessi
da sempre verità raggiungono
e tra cippi posano e cipressi
un sembiante che più non li tocca
ne angustia
ne conta col peso gli anni.
Ma lo spirito appago
nel sogno luttuoso di un covo di larve
nel quale silente
mia bocca sarebbe.
MI SPALANCANO I MONTI
Mi spalancano i monti
le porte del cielo
il sole mi raggiunge
dove inaridisce il verde.
E' sempre il vecchio cammino
che spezza le gambe
che incurva il corpo
ma l'anima incauta sale
ad annusare le nubi.
Il profumo dell'eterno
si tinge del rosa
delle nevi perenni
spruzzate dal tramonto
d'un giorno ormai perso.
Ma è già diverso il mio cuore
canta un palpito nuovo
mi spalancano i monti
le porte del cielo.
IN MEMORIA DI DON ALFREDO
Nell'alba splendente
l'angelo è giunto
con se lo trascina
tra le braccia di Colui
per cui solo è vissuto
e orfano sono ancora
oh lunedì dell'Angelo
e con me l'universo
coloro che
con vago sorriso
ricoprì del suo amore
Ma verrà il giorno
cadrò anch'io nella luce e
dal fondo della valle antica
angosciati occhi volgerò
alla cima del santo monte
e la sua mano tenace
novello rapace dall'alto
volerà sulla mia
stringendola come
nel dì dell'ultimo saluto
per riporla tra quelle
di Colui
che tutte le mani raccoglie
NELLA PERFEZIONE D'UNA SIMBIOSI
Nella perfezione d'una simbiosi
e nel reciproco dono d'un contatto celeste
rivestito d'ebbrezza
mi riappare quel nulla che siamo stati
e torneremo ad essere.
Al limite della realtà della vita
la realtà della Presenza Onnipresente
si riaffaccia come quando
tra le dita avremo
al posto di un fiore
la sua terra nutriente.
Ma dolce amore non temere
breve è questo anticipo d'eternità
e da sola non dovrai provare
questo assaggio di splendida felicità
Dalla sezione “Amore”
FORGIO PAROLE
Forgio parole
forgio parole per te
arroventate
le batto con maglio di carne
sull'incudine dell'anima
le rivesto
dei fiori appassiti dell'estate
dell'erba arida dei pascoli
del canto di cicale assonnate
del sordo brusio di torrenti.
Forgio parole
parole che suonano d'incanto
sinfonie appassionate
parole che vibrano nell'aria
e tagliano come spade
parole che scavano rocce
e scoprono diamanti
parole che navigano mari
e trovano mondi.
Forgio parole
e le mie mani
ormai incallite e stanche
cesseranno mai di tentare
d'accarezzarti il cuore?
SO BENE CHE NON POSSO
So bene
so bene che non posso
lanciarmi oltre i nembi
dei tuoi sogni multicolori
con ali poetiche
così poco adeguate
per varcare
i confini immensi
e profondi del tuo spirito!
So bene
le mie folli ali di
novello Icaro
si bruceranno al calore
del sole del tuo cuore
e tra le nebbie
dei tuoi ricordi
potrei inabissarmi
con il mio
triste spirito indomito.
So bene che non posso
ma...
soavi angeli!
Eserciti fecondi
di luminosi esseri
Troni e Dominazioni
Cherubini e Arcangeli
e voi
soprattutto voi
Serafini ardenti
infiammatemi l'anima
donatemi ali
rendetemi di lei
custode in eterno.
COM'E' DOLCE
Com'è dolce
questo vuoto che s'affaccia in me
m'abbraccia
guscio di chiodi
che punge e rovista
un gheriglio pallido
Odi?
Odi il mare dell'anima
che trasuda ebbrezze
e le carezze di lei
che mi è lontana
Odi il canto del buio
nella spenta città del cuore
ove però splendono gli occhi
di quel caldo colore
che del mio vuoto si nutre
SEI TERRA
Terra
terra rossa e calda
monti d'ocra che vincono i cieli
terra di granito
vortici scuri che si sciolgono
e ribollono in vulcani.
Terra
terra di sabbia pura dei deserti
rocce e pietraie
terra che cresce e si moltiplica
terra madre
che sguscia tra le mani.
Terra
terra rossa e calda
colore che mi scorre nelle vene
e che m'appartiene intero
argille fluenti
che danno calore e pace.
Terra
fuoco ardente nella notte
sui colli bagnati dalla luna.
Terra
come questa terra sei tu
amore mio
e m'inebrio dei tuoi occhi.
SGUARDI
Si sgombra la mente
ogni affanno vacilla
svaniscono
i bui anfratti del tempo
quando il mio sguardo
riposa nel tuo
bruno occhio lucente
Tutto muore e rinasce
sorgono stelle
radiose d'amore
esistono solo
quando il mio sguardo
riposa sul tuo
morbido volto ambrato
Esultano i soli d'oriente
lune di vetro gioiscono
scrivendo il tuo nome
in cieli di pace
e osservano
l'abbraccio lieto
dei nostri sguardi
Poesie inedite
ARROTOLO PASSI
Arrotolo passi reconditi
in abbracci di sorda paura
sfuggendo le mute parole
che stringi al mio cuore
Come vorrei discretamente
cantare la tua musica
essere pane e vino
dissolvermi in umani
amplessi multicolori
risorgere annegato nella luce
riflesso del tuo Volto Santo
O Cristo di Dio
rivolta il mio ventre informe
sfioriscano
i rossi papaveri dell'ego
TRA FILARI
Tra filari d'indomito esistere
coltivasti tra gli spasimi
un doloroso vigneto
contorto e nudo
inconsapevolmente cullato
da braccia divine.
Di quale vino padre
mi lasciasti erede?
Modellato in vortici metallici
duttile piombo di cuore
rame solido le arterie
inossidabile acciaio le ossa
come Giobbe urlante
negavi il tuo concepimento
desiderando invisibile quel giorno
alle palpebre dell'aurora.
Quale peccato può donare
a figlia innocente
vita possentemente distorta
rovo disseccato dall'ardere
d'ingannevole sole?
I tormenti del Cristo
non si negarono a te…
Padre di quale peccato
mi lasciasti erede?
Ma dal ventre turgido
del pesce oscuro
come Giona fosti rigettato.
In oceano di luce nuotando
acque limpide t'avvinsero l'anima
alghe marine ti cinsero il capo
corona di pace del pietoso Dio
E a me ebete e inerme
Padre che lasciasti?
Fonti perenni d'insofferente
ribelle amore
I VOLTI DEL MONDO
I volti del mondo
maturano e scompaiono
scavati da un sole affacciato tra nubi
su declivi erbosi e scoscese
rocce granitiche
Così è il mio cuore
affaccendato nel custodire
i vostri volti terreni
o padri
amati nel rigore tenebroso
del tempo avido di vite
Un tempo nuovo verrà
riconosco già le vostre
solenni voci
carezze di vento
echi sparsi e coraggiosi
mi sfiorano il volto
tra i rami di questi
sempre verdi abeti
ODE A Michael Jackson
Silfo indomito e ribelle
quanto amasti tu?
In aeree contrade di pace
cantando e danzando volasti
nel giugno luminoso di cielo
tra gemiti e pianti d'amore
di popoli dal dolore spezzati
Solo:
quanto amasti tu?
pur l'anima tua
condivisa tra le genti
sbriciolata in miriadi di canti
solo
hai saputo veloce decollare
per quel regno di nuovi colori
palcoscenico d'un Eden celeste
E passando dal Thriller nefando
avvelenato viaggio di morte
tornasti risorto nei cuori
abbracciando il Nero o il Bianco
intonando una Canzone Per la Terra
declamando che Noi
Siamo il Mondo
oh!
Quanto amasti tu!
Alieno angelo gentile
Principe in lustrini
eterno infante
quanto amasti tu?
Il tuo cuore di bimbo depredato
virgulto fiaccato da imo genitore
sconfinando nel Tutto Eterno
annullando del dolore il tempo
mai portò grigio rancore
Sempre giovane voce vibrante
androgino mai più silente
ultimo ma non piccino
tra gli evirati cantori dei passati
secoli bui
che da infami norcini
eran castrati
per salpare a inaudite
purezze di suoni.
Quanto amasti tu?
Se il sogno
la nostra mente non inganna
in verdi prati
rinato bambino
canti e danzi nell'immoto vento
d'universale amore compiuto
ormai contento e senza timore
di subire terrena
ridicola vecchiezza
IN OSCURI INGANNI
In oscuri inganni
Dominandomi ardita
Mi partoristi o madre
In poco fecondo parlare
E in traslucidi pensieri
Abbarbicato mi lasciavi
A torbidi desii
Ma il tempo non placa
Spalanca anzi l'abisso
Di silenzi maldestri
Parole d'amore non dette
Carezze immobili mai date
Ricordi di buio terrore
Ma ora il buio invade te
Le membra assopite
Occhi che scrutano l'oblio
Perso il pensiero in mondi lontani
Antichi e strani come la tua
Ormai trascorsa vita
E ti ripago in tenerezze io
Di parole e facezie ti sotterro
Di caramelle e carezze
Perche' madre tu sei
Donatami dal cielo
Nell'eterno
COME MEMBRA
Come uniche membra
dissolte e spurgate
nella brace dell'anima
siamo noi sempre verdi
uniti e vivi
maggiormente forti
dopo lungo inverno
L'unico fattore
dalla stessa
ardente fornace
ci ha tratti
modellati e ribattuti
col medesimo maglio d'amore
o ciarliera mia rosa
nel precoce febbraio fiorita
E golosamente
ci nutriamo dell'opera
del soave pasticcere
che dolcemente unisce
ogni nostro pensiero
naufrago alle nostre menti
che son soffice pastafrolla
della sua creazione
O FOGLIA DI MELO
O foglia di melo olezzosa
rugiada del mio cuore
un dì ci portammo in dote
un carisma di suoni dall'anima
Dolci suoni
a volte imperfetti ma soavi
sempre graditi riposano
nella bruciante mia cervice
Il tuo canto indissolubilmente
unito al mio…
Siamo cicale attente
usignuoli assetati di bene
che si bevono goccia a goccia
LA NEVE DI FEBBRAIO
La neve di febbraio
si scioglie in memorie
rasserenano il giorno
luminosi pensieri
e mi torna
ingabbiato tra riccioli neri
quel riso nutriente
in verdi acque seminato
nella nostra giovinezza
.
Che sole d'ambrosia
quale abbagliante autunno
ci unirono in canti
in odi perenni mai sfiorite
che ardite si spogliano
d'ogni umano rigore
attenuato dal tempo
Teneramente
mia dolce compagna
ci risognammo negl'anni
e senza violarci
in inutili angosce
come quel riso nato dall'acqua
ci bagnamo ancora in quest' ore
nell'eterno e profondo
lago d'amore
SORGE TURPE L'ALBA
Sorge turpe l'alba
di questo giorno malvagio
oscuro giorno
ammantato di molesti silenzi
Pure
tutto è fragore qui intorno
urla l'intero mondo i suoi dolori
o gemendo s'abbevera
di gioia e piacere
o grida feroce lottando
o ride acre
del mio animo solitario
Si spettinano gli alberi
scossi da un vento ch'è genesi
di mia passione
O come t'amerei
con tutte le rigida membra
mie interiori rappacificate
dal tuo riso di lucciola bambina
rilassate dall'ammaliante
tuo sussurrare
Ma per oggi
l'infame aurora
ogni incontro con te mi preclude