Mauro Gilodi
Tempo che chiama
© 2009 Gruppo Albatros Il Filo S.r.l., Roma
www.ilfiloonline.it
ISBN 978-88-567-xxxx-x
I edizione novembre 2009
stampato da Digital Team sas, Fano (PU)

Tempo che chiama

“È senza dubbio stellato tutto ciò che ti devo,
ciò che ti devo è come il pozzo d’una zona silvestre
dove il tempo conservò lampi erranti.”

Pablo Neruda

Ed io tutto devo:
al pensiero di Dio, grande sinfonia celeste da cui tutto ebbe inizio.
All’amore che come musica risuona nella mia famiglia: ed è canto di anime.
Al prezioso dono dell’amicizia che, come la poesia, riscalda il cuore.

Mauro Gilodi

 

Prefazione

Tempo che chiama è un canto alla vita. E poiché questa vita non può fare a meno della poesia, la lirica acquista il significato di opportunità, lotta, cammino, sacrificio, amore. L’esistenza viene colta nella sua essenza e rivissuta come un viaggio. Un linguaggio affascinante, prezioso e musicale, creato per poter comunicare con il mondo, ci guida alla scoperta di una strada tutta personale dove Mauro Gilodi racconta di esperienze, ricordi, immagini come finestre aperte sulla natura, emozioni. L’esistenza, vissutacome mistica realtà, viene spiegata attraverso l’uso di un lessico che esprime calore, autenticità e profondità. La raccolta è divisa in due sezioni: Il canto dei pensieri e Amore. Nella prima parte si può rintracciare una poesia rappresentativa, immaginativa, sentimentale. Le pagine diventano quadri di esperienza e si rimane incantati nell’osservare le liriche come si fa con un dipinto assolutamente realistico, ottenuto con tenere sfumature. La vista si intreccia, grazie ad una scrupolosa ricerca creativa, al senso e tutte le composizioni si trasformano in suoni di una natura quasi invisibile, o appena percettibile. Così l’immagine, fatta di segni e segnali che rimandano ad una storia, è la strada che conduce alla comprensione della poesia del tempo. Gilodi ci rivela l’incanto e le suggestioni della natura con una sapiente espressività linguistica che crea un’atmosfera quasi salmodica.

Mi spalancano i monti
le porte del cielo
il sole mi raggiunge
dove inaridisce il verde.
[...]
Il profumo dell’eterno
si tinge del rosa
delle nevi perenni
6
spruzzate dal tramonto
d’un giorno ormai perso.
Ma è già diverso il mio cuore
canta un palpito nuovo
mi spalancano i monti
le porte del cielo.
(Mi spalancano i monti)

Tempo che chiama è il racconto di un lungo viaggio e, quindi, di visioni e ricordi personali grazie ai quali il poeta ricostruisce e rappresenta il proprio universo. “E vedo verdeggiare valli / e le cascine del mio paese / madide di sudore / che raccontano la fatica lieta / di vivere benedicendo la terra” (Scorcio). Viene descritta, anche attraverso metafore, la presenza del divino nel mondo che testimonia la necessità di un abbandono alla realtà con un’intenzione forte di adesione alla vita “Ho visto la luce stamane / e m’arrendo alla vita” (Ho visto la luce). La seconda sezione, Amore, si apre con una raffinata ed elegante lirica. Il lessico viene scelto e curato con attenzione per poter dare un nuovo valore alla voce intima del sentimento. La dimensione amorosa viene sorretta da una musicalità, insita nel verso, che rende il registro aulico.

Vorrei fuggire nella sera
alba di sogni e tramonto di vita
per rincorrere l’ombra di te.
[...]
Scrutare le acque del mondo
da un ponte solitario
per trovarvi la tua immagine riflessa
7
[...]
(Te e la tua luna)
L’amore è ricerca e affanno, scelta e anelito, illusione e certezza. Filtrando e reinterpretando la realtà, il desiderio di un amore ancestrale che nasce con la donna stessa, si rivela con la sua preziosa e sacrale semplicità.

Giusto
giusto essere la privilegiata molecola d’ossigeno
prima nel tuo primo respiro.
Avrei voluto esserla
ed entrare fin d’allora nella tua vita
donandoti vita.
[...]
(Giusto essere)

La donna, fonte di desiderio e d’ispirazione, diventa una sorgente d’acqua necessaria a cui attingere e origine irrefrenabile di vita. L’amore viene concepito come tramite e mezzo di conoscenza.

Camminavi
quasi danzavi sul sentiero
del mio polveroso ideale
e t’ho rivista rilucere
arabesco dorato dei sogni miei
e assetato ti chiamai
e mi offristi
sorridente nel crepuscolo
l’acqua fresca del tuo pozzo.
(La nuova fonte)
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E il poeta rimane affascinato dallo sguardo, simbolo e specchio dell’anima. Realizza una descrizione estatica degli occhi della donna, che diventa quasi un oggetto religioso: “Ardenti / cristalli d’antica bellezza / i tuoi occhi / son cavalli di fuoco / con redini di stelle” (I tuoi occhi). Si avvicina, come un “novello Icaro” (So bene che non posso), al calore del fuoco della passione amorosa, pur sapendo di bruciarsi. Intento alla costruzione della sua arte, con onore e orgoglio, Mauro Gilodi si presenta come un artigiano. Fabbro della parola, artefice di una creazione linguistica destinata al canto della donna, del mondo, del tempo. In questo modo si crea una poesia della ricerca, del dialogo interiore che rende possibile la comunicazione con le pulsazioni e le vibrazioni del creato. Il poeta, custode del linguaggio lirico, è costruttore di parole, forgiate al fuoco dell’amore.

Forgio parole
forgio parole per te
arroventate
le batto con maglio di carne
sull’incudine dell’anima
le rivesto
dei fiori appassiti dell’estate
dell’erba arida dei pascoli
del canto di cicale assonnate
del sordo brusio di torrenti.
[...]
(Forgio parole)

Silvia Ciomei

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