Matteo Bianchi, classe 1987, si è laureato a Ferrara in Lettere Moderne; oggi studia Filologia moderna e contemporanea presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Qui lavora come docent presso la Peggy Guggenheim Collection e ha lavorato come allestitore e figurante per l’atelier Venetia della stilista Antonia Sautter alle edizioni del Ballo del Doge 2010 e 2011; foto che lo ritraggono sono state pubblicate nel book A party in Venice, del fotografo Hein Van Maasdijk.
Ha pubblicato le raccolte Poesie in bicicletta (Este Edition 2007, Premio Lascito Niccolini ‘10, finalista al Premio Rhegium Julii ‘08) e Fischi di merlo (Edizioni del Leone 2011, Premio Rabelais ’11, segnalato al Premio Città di Massa ‘11). Ha inoltre ottenuto buoni risultati in vari concorsi letterari per l’inedito – a livello nazionale – vincendo le edizioni del Premio Caput Gauri ’06 e ’09. Suoi testi sono apparsi in alcune antologie, tra le quali Sedici poeti ferraresi emergenti (Liberty house, 2009), Svuotatasche dell’anima (Libritalia, 2010), Oltre le nazioni (CFR-Poiein, 2011), In questo margine di valigie estranee (Giulio Perrone Editore, 2011), sui quotidiani La Nuova Ferrara e Corriere delle Alpi e in periodici cartacei come l’Ippogrifo, Il Convivio, Secondo Tempo, La clessidra e Poesia, e online tra cui Il Giornalaccio, Tempo Vissuto e Poeti e Poesia.
È tra i fondatori del blog letterario correnteimprovvisa.blogspot.com. È presidente dell’Associazione Culturale Gruppo del Tasso. E’ redattore della rivista letteraria Il libro volante (La Bancarella Editrice, Piombino). Collabora con Red Magazine, bimestrale d’arte contemporanea internazionale e con SITI, trimestrale di attualità e politica culturale dell’Associazione Città e Siti Italiani patrimonio Mondiale Unesco. Ha prefato la silloge Poesie dimenticate (TLA, 2010) di Giosuè Arnone. È tradotto in francese da Antoine Isenbrandt.

«Spero tutti i poeti impegneranno almeno un’occasione a scrivere per gli altri e non di loro.
Provino a condurre per mano i riflessi degli occhi altrui con loro: i dubbi, gli spassi e le aspirazioni;
e rendere  così gli scaffali, i comò, i nostri spazi minuti, scorciatoie e raccontini di letture azzardate,
meno ridotti e più accoglienti».