| |
NEBBIA
Cosa che non succede tanto spesso,
è la città completamente avvolta
quest'oggi dalla nebbia; le colline
sono svanite, non si vedon più:
e la città sembra trovarsi in mezzo
a una campagna piatta, senza limiti.
Il cielo, tutto grigio, spande intorno
un greve senso di malinconia...
Sto ritornando a casa e so che pure
lì ci sarà freddo, buio, silenzio...
se fuori almeno si vedesse il sole,
tutto risulterebbe meno triste.
MONOTONIA
Per i veci la vita la deventa
un trantran sempre ugual: 'ssai poche robe
ghe xe che vadi fora dela norma,
anca perchè se forma le abitudini
e, come se se speta poco o gnente
de novo, cussì anca quele robe
che se fa perchè parte dela vita
le assumi un andamento senza sbalzi.
Se camina pei stessi marciapie
e, pensando fra noi a chissà cossa,
no se se acorzi gnanca se ghe xe
qualchecossa de novo per la strada,
nei negozi, che ne par sempre uguali.
Bisognassi che, almeno qualche volta,
se vardassimo in giro e forsi alora
vedessimo che bel che xe el sol
co 'l tramonta, che bei che xe i fiori,
el mar cole sue vele per de sora,
i alberi co i comincia a meter foie,
la vita che dà sempre qualchecossa
de novo e bel, se savemo vardarla
con sula boca un fiatin de soriso.
Per i vecchi la vita diventa un trantran sempre uguale: ci sono pochissime
cose che vadano fuori dalla norma, anche perché si formano le abitudini e, come
ci si aspetta poco o nulla di nuovo,
così anche le cose che si fanno perché sono parte della vita assumono un
andamento senza sbalzi.
Si cammina per gli stessi marciapiedi e, pensando fra di noi a chissà cosa,
non ci si accorge nemmeno se c'è qualcosa di nuovo per la strada, nei negozi,
che ci sembrano sempre uguali.
Bisognerebbe che, almeno qualche volta, ci guardassimo in giro e forse allora
vedremmo com'è bello il sole quando tramonta, come sono belli i fiori, il mare
con sopra le sue vele, gli alberi quando cominciano a mettere le foglie, la
vita che dà sempre qualcosa di nuovo e di bello, se sappiamo guardarla con un
po' di sorriso sulla bocca.
FINCHE' SON VIVO
Finché son vivo, posso raccontare
a chi m'ascolta i sogni del passato.
Non so dire se c'è qualcuno cui
possano queste cose interessare,
ma io posso così giustificare
le condizioni di questo presente,
le cose che non hanno avuto l'esito
ch'io m'attendevo.
Quando non sarò più su questa terra,
forse importanza non avranno più
sogni, né fallimenti, né illusioni...
Non sarà più importante neanche il fatto
ch'io sia presente a mendicare scuse...
TRAMONTO
Tramonta il sole. Presto farà buio,
anche se l'uomo accenderà le luci
che con la sua capacità ha prodotto.
Nulla può andare contro il naturale
proceder della cose e, dopo il giorno,
viene la notte. Basta far due passi
fuori dal luogo ch'è illminato
dall'uomo, che del buio ancora trema,
per ritrovarsi nella notte fonda.
E' quasi una parabola, che dice
che siam faville di breve durata
e, dopo il giorno, ci copre la notte
col mistero che avvolge questa vita.
ILLUSO
Co, senza dirghe gnente a nissun,
mi sognavo, quei pochi che saveva
cossa che mi gavevo per la testa
probabilmente za i me definiva
"un illuso"... Se 'desso mi gavessi
quei stessi sogni dentro del mio cuor,
cossa i disessi? Che son 'ndà sicuro
in asedo!... A dir la verità,
i mii sogni i ga cambiado aspeto:
i ga ciapado quel dei rimpianti.
'Desso so ben che no servi sperar,
che 'l tempo ormai no gioga più per mi...,
ma fa parte quei sogni e quei rimpianti
dela mia vita. Diseva i Latini:
"meminisse iuvabit", sarà bel
ricordarse de tute queste robe,
quando i ricordi solo restarà
a far capir che gavemo vissudo.
Quando, senza dir nulla a nessuno, io sognavo, i pochi che sapevano che cosa
io avevo per la testa probabilmnete già mi definivano "un illuso"... Se ora io
avessi gli stessi sogni dentro al mio cuore, che cosa direbbero? certamente
che mi sono rimbambito!... A dir la verità, i miei sogni hanno cambiato
aspetto: hanno preso quello dei rimpianti. Ora so bene che non serve sperare,
che il tempo non gioca più per me..., ma quei sogni e quei rimpianti fanno
parte della mia vita. I Latini dicevano: "Meminisse iuvabit", sarà bello
ricordare tutte queste cose, quando solo i ricordi resteranno a far capire che
abbiamo vissuto.
LA SMANIA
Dentro al mio cuore non si è mai spenta
la voglia d'andar verso nuovi sogni,
ma le mie vele non son più capaci
d'affrontare del vento la violenza.
Il pensiero mi dice che il tempo
dell'avventura s'è ormai dileguato:
altri, giovani, prendere il mio posto
devono ormai..., dentro tranquillo porto
riparar devo il mio fragile legno...
Pur, dentro urge smania mai repressa
di orizzonti nuovi, di scoprire
cosa ancora può dare il domani
(dopo aver tolto tanto) alla mia vita.
LA VERA DIGNITA'
Qualche volta me vien de domandarme
se val sempre le robe che ga dito
i grandi pensatori del passato.
Un criterio, un fià forsi discutibile,
xe quel de cior per bon quel ne piasi,
che se adata ala nostra sitazion.
Cussì, go trovà scrito che Aristotele
ga dito che la vera dignità
no sta nel gaver titoli e onori,
ma nel poder pensar de meritarli.
Zerto, in 'sto modo, i altri no sa gnente,
no podemo far scriver sui bilieti
de visita le robe che pensemo
che ne spetassi... solo dentro de noi
podemo 'ver 'sto senso de... grandeza,
ma, qualche volta, forsi pol bastar.
Qualche volta mi viene da chiedermi se sono sempre valide le cose che hanno
detto i grandi pensatori del passato.
Un criterio, forse un po' discutibile, è quello di prendere per valido ciò che
ci piace, che si adatta alla nostra situazione. Così, ho trovato scritto che
Aristotele ha detto che la vera dignità non sta nell'avere titoli e onori, ma
nel poter pensare di meritarli. Certo, in questo modo, gli altri non sanno
nulla, non possiamo far scrivere sui biglietti di visita le cose che pensiamo
che ci spetterebbero... solo dentro di noi possiamo avere questo senso di...
grandezza, ma, qualche volta, forse può bastare.
COSA RICORDERAI?
Diventato oramai giovane uomo,
più non giochi col nonno, ch'era un tempo
tuo compagno... il pallone giace là
dentro l'attaccapanni, che faceva
da porta per le nostre partitelle...
Non c'è più qui la nonna a dirci: "Piano!
non rompete i piattini delle appliques
del corridoio..."
Le carte della briscola e la scopa
o del ramino un po' semplificato
si coprono di polvere in un canto...
Col triciclo non giri più per casa
né ti fermi al... semaforo ove attende
l'extracomunitario (ch'è il nonno)
per pulirti dell'auto il parabrezza...
Hai già dimenticato i nostri giochi?
Cosa ricorderai di tutto ciò,
quando nonno sarà per sempre andato
coi piedi avanti?
TEMPO
Corre veloce il tempo:
sul quadrante dell'orologio gira,
sempre attorno al suo perno, la lancetta
rapida dei secondi...
Ancora quanti giri
farà per me nel suo moto uniforme?
Avrei da fare ancora tante cose,
ma l'inerzia di me s'è impadronita
e lascio star pennelli, stecche, tele,
la plastilina... non son più capace
di cominciare una scultura nuova,
oppure un quadro... vuote passan l'ore,
eppure so che non saran più tante
prima che giunga l'ora conclusiva...
Divido il tempo in spezzoni che passan
quasi prima ch'io n'abbia percezione
e li riempia di cose positive...
E' questo che significa esser vecchi?
"RUIT HORA..."
Fuggono i giorni, volano lontano...
son come uccelli, ma non san tornare
come sanno gli uccelli a primavera.
Fuggono i giorni, senza mai restare,
come l'acqua del fiume, che veloce
sotto i ponti fluisce e via dilegua.
Ma nessuna marea riporta a monte,
neppur per breve tratto, l'acqua mia.
Fugge il tempo e non porta ciò che un giorno
promesso avea: fama, applausi, successi...
Senza lasciar del mio cammino traccia,
io così sparirò da questo mondo
e Lei sol, che non ha ciglia né labbra,
alla fine del viaggio, applaudirà.
MALINCONIA D'AUTUNNO
El ciel xe grigio; tira una baveta
de quele che te fa zercar la maia
un fiatin più pesante; quatro ioze
casca ogni tanto e subito se suga
sula piera, che ancora la xe calda
del sol che iera prima. El gato rosso
el zerca cocolezi, un fià nervoso;
po 'l se stufa, el me impianta e 'l cori fora
a zogar cole foie che se movi.
Soto 'sto ciel, col mar davanti ai oci
color del piombo, svodo, senza vele,
sento che la malinconia se poza
sora de mi, come un usel su un ramo,
come un tabaro la me se involtiza
'torno e la fa pesanti i oci e 'l cuor.
Col libro verto e i oci che no legi,
el zervel i sui viagi 'l incomincia
e 'l me porta a sognar, come una volta,
tuto quel che 'l mio cuor per el futuro
se prospetava e che però, fin 'desso,
deventà no xe ancora realtà.
Devo dir che ragion ga avù Leopardi,
co 'l ghe ga rinfaciado ala natura
de no mai mantignir le sue promesse?
No so se sè d'acordo, ma mi penso
che a render tanto bela giovineza
sia propio i sogni e, quanto più i xe grandi,
tanto più i fa la vita un qualchecossa
che val la pena, giorno dopo giorno,
de viver, anca se se tira 'vanti
bazilando, lotando... anca pianzendo
qualche volta, de sconto, co no vedi
nissun, co se xe soli con noi stessi.
I cielo è grigio, tira un'arietta che ti fa cercare la maglia un po' più
pesante; quattro gocce cadono ogni tanto e subito si asciugano sulla pietra
ch'è ancora calda del sole che c'era prima. Il gatto rosso cerca le coccole,
un po' nervoso, poi si stufa, mi pianta e corre fuori a giocare con le foglie
che si muovono. Sotto questo cielo, con davanti agli occhi il mare color del
piombo, vuoto, senza vele, sento che la malinconia si posa su di me, come un
uccello su un ramo, come un tabarro mi si avvolge attorno e rende pesanti gli
occhi e il cuore. Con il libro aperto e gli occhi che non leggono, il
cervello inizia i suoi viaggi e mi porta a sognare, come una volta, tutto ciò
che il mio cuore si prospettava per il futuro e che, però, finora non è ancora
diventato realtà. Devo dire che ha avuto ragione Leopardi, quando ha
rinfacciato alla natura di non mantenere mai le sue promesse? Non so se siete
d'accordo, ma io penso che a rendere tanto bella la giovinezza siano proprio i
sogni e, quanto più sono grandi, tanto più rendono la vita qualcosa che vale
la pena, giorno dopo giorno, di vivere, anche se si tira avanti tormentandosi,
lottando,... anche piangendo qualche volta, di nascosto, quando nessuno vede,
quando si è soli con noi stessi.
IL JET
Sul cielo, tutto azzurro, senza neanche
uno straccio di nuvola di sopra,
passa un jet con la coda sua d'argento...
ed il cuore dietro ad esso s'attacca,
come se anch'esso potesse su, in alto,
volar lontano a cercar altri mondi.
E' un senso di completa libertà
quello che nasce dentro del mio cuore,
come se più non ci fossero gli anni
che ho sulla gobba, come se non fosse
quella ch'è la mia vita, ch'io vivo
giorno per giorno, senza più illusioni,
sogni, chimere... tutte quelle cose
che speravo di vivere un domani.
RICORDI
Mi restano di te tanti ricordi:
come un libro ch'io ho sulle ginocchia,
ma girar quelle pagine non posso
come vorrei... è come se io avessi
legate dietro il dorso le mie mani:
aspettar devo un alito di vento
che, al posto mio, le giri un pochettino...
I ricordi, così, si fan presenti
a piacer loro e non sempre è gradito
ciò che torna alla mente... proprio come
i fatti della vita, che son misti
fra brutto e bello... Non c'è mai nessuno
che sceglier possa fatti oppur ricordi...
Se son belli, allora più leggeri
ci si sente e la lena si ritrova
per continuaure, per andar avanti.
...Se no, son solo lacrime e rimpianti.
IL CERVO ALLA FONTE
Chissà perchè, ma mai contento 'l omo
no xe de quel che 'l ga, ghe par che sempre
ghe sia qualcossa de più bel là 'rente
... e no solo per colpa del'invidia
per quel che ga chi che ne sta vizin...
Xe che spesso no semo propio boni
de valutar quel che ne xe stà dado.
Ne conta Fedro (ve lo ricordè?)
che un bel cervo, rivado 'rente un lago,
el ga bevù de gusto e po vardà
el ga 'l riflesso che, come in un specio,
se vedeva nel'aqua fonda e scura.
"No fazo per vantarme - lu' 'l ga dito -
ma quei corni xe veramente bei,
cussì forti e ben ramificadi,
che par quasi che gabio 'na corona...
A vardarli, me sento come un re!"
Po 'l ga sbassado un pochetin i oci
e nel riflesso visto 'l ga le zate,
che le pareva quatro stecadenti.
"Ma vara ti -'l ga dito a questo punto -
no per dir, ma gavessi podù farme
el Padreterno le zate più bele,
un fià più stagne, no cussì stechine!"
Ma a dir no 'l ga rivado gnente altro;
de lontan xe rivà un rumor che propio
no ghe ga piasso: iera tanti cani,
che coreva baiando e che zercava
bestie che po i caciatori podessi
mazar per divertirse a modo suo.
De balin, messo ga la quarta marcia
el nostro cervo e via 'l xe papuzado
dandoghe un bel distaco a tuti i cani.
Ma, finido quel trato de pianura
tuta de erba, se ga trovà 'l cervo
in mezo a un bosco e là xe cominciadi
i radighi, perchè quei sui bei corni
se ga inganzà int'ei rami dele piante
e lu' no 'l ga podesto più 'ndar 'vanti.
Mentre che i cani za ghe iera 'dosso,
ga fato come un "ato di dolore"
el cervo e 'l ga dito al Padreterno:
"Te gavevi ragion Ti, come sempre:
mi protestavo per le mie zatine
e lore le me ga portado in salvo
fin che no son rivado andove i corni,
cussì bei, ga tradì la mia fiducia
e, 'vendome blocà, ga fato in modo
che i cani me ciapassi senza scampo.
Go imparà la lezion, ma ormai xe tardi!"
Chissà perché, ma l'uomo non è mai contento di quello che ha, gli pare sempre
che lì vicino ci sia qualcosa di più bello... e non solo per l'invidia per ciò
che ha chi ci sta vicino... E' che spesso non siamo proprio capaci di valutare
ciò che ci è stato dato. Racconta Fedro (ve lo ricordate?) che un bel cervo,
giunto presso un lago, bevve di gusto e poi guardò il riflesso che, come in uno
specchio, si vedeva nell'acqua fonda e scura. "Non faccio per vantarmi - disse
- ma quelle corna sono veramente belle, così forti e ramificate, tanto che
sembra proprio che abbia una corona... A guardarle, mi sento come un re!" Poi
abbassò un po' gli occhi e nel riflesso vide la zampe, che sembravano quattro
stuzzicadenti. "Ma guarda un po' - disse a questo punto - non per criticare,
ma il Padreterno avrebbe potuto farmi delle zampe più belle, un po' più forti,
non così stecchine!" Ma non riuscì a dire nient'altro; di lontano giunse un
rumore che non gli piacque proprio: erano tanti cani che correvano abbaiando e
che cercavano bestie che poi i cacciatori potessero uccidere per divertirsi a
modo loro. Immediatamente il nostro cervo ha innestò la quarta e fuggì,
dando un bel distacco a tutti i cani. Finito però quel tratto di pianura tutta
d'erba, il cervo si trovò in mezzo ad un bosco e là cominciarono le
difficoltà, perché le sue belle corna si agganciarono ai rami e lui non potè
più proseguire. Mentre i cani gli erano già addosso, il cervo fece come un
"atto di dolore" e disse al Padreterno: "Avevi ragione Tu, come sempre: io
protestavo per le mie zampette e lopro mi hanno portato in salvo finché sono
giunto dove le mie corna, così belle, mi hanno tradito la fiducia e, avendomi
bloccato, hanno fatto in modo che i cani mi prendessero senza scampo. Ho
impararto la lezione, ma ormai è tardi!"
PRESAGIO D'AUTUNNO
C'è già nell'aria un presagio d'autunno:
il cielo, che stamane era chiaro,
è ora tutto grigio, annuvolato.
Sono cadute tre gocce di pioggia.
Intorno un senso di malinconia.
Zitto, qui, nel mio studio, quasi al buio,
m'ascolto dentro, un occhio alle lastre.
Non c'è molto, qui fuori, da vedere:
le case dirimpetto, le finestre,
il buio della strada, che è stretta...
E' uno dei momenti in cui vien voglia
di parlar senza alcuno che risponda...
si può parlar con sé o con Chi ha fatto
alle ciliegie il manico ed il resto.
Se si parla con Lui, non c'è bisogno
d'usar quelle preghiere che finiscon
con un "amen", ma basta esser sinceri;
così oggi Gli dico: "Qualche volta
non siamo andati d'accordo sul serio:
io avrei voluto avere certe cose
che Tu non hai proprio voluto darmi,
anche se, come all'asino, davanti
m'hai fatto ciondolare una carota,
per lusingarmi e farmi andare al trotto.
Per un applauso lungo, ben sonoro,
avrei donato fino a dieci anni
di questa vita... Ma qualcosa ho avuto:
della salute mia non mi lamento;
ho attorno gente che mi vuole bene
e, quando narro qualche mia sciocchezza,
si divertono tutti e son contenti
ed io riesco a sentirmi più importante;
ci son Manuela(1) e Andrea(2), che son la vita
che continua e, quando me ne andrò,
spero che penseranno almeno un poco
a questo vecchio ch'avrebbe voluto
conquistarsi il mondo tutt'intero...
Sognato ho tanto, caro Padreterno,
e, nei sogni, vissuto ho delle gioie
che non son descrivibili a parole;
con le speranze io ho anticipato
quel che sarebbe potuto farsi vero...
Forse, non è poi stata tanto male
questa mia vita... Quando s'ha davanti
un orizzonte pien di tanta luce,
forse non ha importanza se i sogni
rimangon sogni... Facciamo la pace!
Tienmi la mano in testa, dammi forza
per pensar sempre che la mia è stata
una vita felice veramente!"
1) mia figlia
2) mio nipote
IL TAPPETO
DomanadndoGhe scusa al Padreterno
(tuti se rabia, co te fa domande
e i te disi che le xe stupidine),
me vien de domandarme perchè mai,
se xe vero che Dio xe "onnisciente",
tante robe par fate ala riversa:
i fioi che mori, o ga mali tremendi,
i farabuti che ghe va ben tuto,
guere, aluvioni, frane, altri disastri
(che po i cronisti ciama "naturali"),
noi, che le robe solo le capimo
co semo veci e no podemo più
far gnente per cambiar le robe storte...
Forsi xe vero quel che disi i Arabi:
noi vedemo el desoto del tapedio,
tuto gropi; desora, 'l Padreterno
vedi 'l disegno coi sui bei colori.
Chiedendo scusa al Padreterno (tutti si seccano, quando fai domande e ti
dicono che sono sciocche), mi viene da domandarmi perché mai, se è vero che Dio
è "onnisciente",tante cose sembrano fatte alla rovescia: i bimbi che muoiono,
o hanno mali tremendi, i farabutti cui va tutto bene, guerre, alluvioni, frane,
altri disastri (che poi i cronisti chiamano "naturali"), noi, che comprendiamo
le cose solo quando siamo vecchi e non possiamo più fare nulla per cambiare le
cose storte... Forse è vero quello che dicono gli Arabi: noi vediamo la
parte inferiore del tappeto,
tutto nodi; di sopra, il Padreterno vede il disegno con i suoi bei colori.
ODOR DE PELE
Fra i ricordi de co iero putel,
torna in a mente (e me par de sintirlo)
'l odor de pele de quando go verto
el regalo che fato me gaveva
per la cresima mio santolo Bruno.
'L orologio che quel odor gaveva
(o meio: che gaveva 'l cinturin),
ga durà poco e doprà lo go meno:
anca se de gran marca lu' no 'l iera,
quela volta pensar no se podeva
che lo portassi un mulo tuti i giorni;
cussì 'l dormiva sora del armer
e ghe durava quel odor de pele.
Mi me ricordo ancora che 'l gaveva
nero 'l quadrante e iera i numereti
dele ore e le sfere verdoline,
fosforessenti; iera bel - ricordo -
serarlo in man e vardar fra dei dedi
'sti numeri che se vedeva in scuro.
'Desso, go quatro o zinque, de orologi:
i più de pochi soldi, ma uno, tuto
nero, che 'l val, ... forsi perchè no 'l ga
nè numeri nè segni sul quadrante.
El xe de quei che i ghe ciama "esclusivi":
lo dopro co me vesto più "de fin"...
Pur, col odor de pele dentro 'l naso,
me xe vignuda nostalgia - confesso -
de quel vecio "catorcio", che gavessi
passadi ormai i sui zinquanta ani.
Fra i ricordi di quando ero bambino, mi ritorna in mente (e mi pare di
sentirlo) l'odore di cuoio di quando ho aperto il regalo che mi aveva fatto
per la cresima il mio padrino Bruno. L' orologio che aveva quell'odore (o
meglio: che aveva il cinturino), durò poco e usato l'ho meno: anche se non era
di gran marca, quella volta non si poteva pensare che un ragazzino lo portasse
tutti i giorni, così dormiva sopra il cassettone e conservava quell'odore di
cuoio. Ricordo ancora che aveva il quadrante nero ed erano verdolini,
fosforescenti i numeri delle ore e le lancette; era bello - ricordo -
chiuderlo in mano e guardare fra le dita questi numeri che si vedevano al
buio. Ora ho quattro o cinque orologi: i più da pochi soldi, ma uno, tutto
nero, che vale... forse perché non ha né numeri, né segni sul quadrante. E'
uno di quelli che chiamano "esclusivi": lo uso quando mi vesto più elegante...
Pure, coll'odore di cuoio dentro al naso, mi è venuta la nostalgia - confesso
- di quel vecchio "catorcio", che avrebbe ormai passato i suoi cinquant'anni.
MALI DELLA VECCHIAIA
Coss' che ghe xe de mal nela veciaia?
Qualchedun parlarà dela salute,
che no xe più la stessa de una volta...
qualche altro dirà che la memoria
la cala un fià ala volta,
che facile risulta ricordarse
più le robe passade de trenta ani
che no de quel che stamatina stessa
se ga fato... lo stesso val pei oci:
senza ociai non se riva a veder gnente,
o bisogna cavarse quei che inveze
se porta sempre 'dosso...
Mi metessi 'l acento su qualcossa
che me par esser più importante 'ncora:
no xe tanto, a pesarme, che me manca
sempre de meno per andar... de là...
xe pitosto -me par- un afar grave
pensar che tante robe che go fato,
tante sielte davanti de do strade,
tanti progeti... no li farò più.
Che cosa c'è di male nella vecchiaia? Qualcuno parlerà della salute, che non
è più la stessa di una volta... qualche altro dirà che la memoria diminuisce un
po' alla volta, che risulta più facile ricordare le cose passate da trent'anni
che non quello che si è fatto questa mattina stessa... lo stesso vale per gli
occhi: senza occhiali no si riesce a vedere nulla, o bisogna invece togliere
quelli che si portano sempre... Io metterei l'accento su qualcosa che mi
sembra essere ancora più importante: non è tanto, a pesarmi, che mi manca
sempre meno per andare... di là... è piuttosto - mi pare - una cosa grave
pensare che tante cose che ho fatto, tante scelte davanti a due strade, tanti
progetti... non li farò più.
LIBERO ARBITRIO
Tu dicevi d'amarmi,
ma sei andata su una nuvoletta
non appena che Lui t'ha fatto un fischio...
Forse se allora tu Gli avessi detto:
"Scusa, non posso... non voglio lasciarlo...",
Lui avrebbe capito e tu ancora
saresti qui con me.
Che cosa stramba quella definita
"libero arbitrio"!... Forse fino ad ora
a nessuno è riuscito di spiegarlo...
Secondo me, sarebbe questa cosa
da mettere in campo quando serie
son le questioni, come, per esempio,
vivere oppur morire.
Invece quella volta non possiamo
dire la nostra, prender decisioni
su fatti di tal genere...
Pazienza! Questa d'uomini è la sorte!
LA FARFALLA
Fora dela finestra del mio studio
xe passà 'na farfala granda, zala,
un fià fora de posto in una strada
de cità; la svolava verso 'l verde
de quel che resta del giardin, là, oltra
la via Giulia. Vardando, me son dito:
"El giardin, sotosora per i scavi,
lavori mai finidi, no 'l xe forsi
un granchè, ma per ti el pol bastar.
In ogni caso, ti te ga le ale,
te pol svolar dove che ti te vol.
Per noi omini la xe un fià più dura,
tacai, come che semo, su 'sta tera."
Fuori dalla finestra del mio studio è passata una farfalla grande, gialla, un
po' fuori posto in una strada di città; volava verso il verde di ciò che resta
del giardino, là, oltre la via Giulia. Guardando, mi sono detto: "Il
giardino, sottosopra per gli scavi, lavori mai finiti, non è forse un granché,
ma per te può bastare: In ogni caso, tu hai le ali, puoi volare dove vuoi.
Per noi uomini è un po' più dura, attaccati, come siamo, su questa terra."
|
|
|