Marino Giannuzzo

Un poeta per amico
Riflessioni su “Versi Sparsi” di Marino Giannuzzo

Con tanto ritardo da quando ho avuto l’onore e il piacere di ricevere in dono il libro “Versi Sparsi” e dopo aver letto e riletto più volte le splendide poesie in esso contenute mi accingo a fissare, nero su bianco, le emozioni che hanno suscitato in me tanti versi scritti dal poeta ma da me rivissuti come uno strano spettatore, quasi spiritualmente presente all’atto creativo che li ha visti nascere. E’ l’essere stato, è l’essere oggi forse ancor di più, amico del poeta che mi dà questa splendida facoltà, questa posizione di privilegio e questa mia forse presuntuosa certezza di poter comprendere, più di tanti altri, il sentimento che sottende a tante poesie contenute nel libro e ad altre sciolte pervenutemi in questi ultimi tempi. Mi sembra insomma di poterle considerare, non tutte ma molte, mie poesie, non nell’atto creativo, ciò è fuor di dubbio, ma nelle stesse forti emozioni provate dal poeta, proprio per questa mia situazione: essergli, appunto, amico.
Un tratto, forse non lungo della mia e della sua vita, l’abbiamo percorso insieme e se non lungo certamente significativo. Venivamo entrambi dalla medesima esperienza di vita. Vita che l’ha portato a operare nelle varie sedi, condizione ideale, lui osservatore acuto e attento, per penetrare nel profondo dei contesti vitali in cui svolgeva il suo lavoro e di osservare le sfaccettature della realtà con la gioiosa nuova scoperta del pellegrino. Ed infatti mai nelle sue poesie si atteggia a giudice delle nobiltà e/o delle bassezze umane, ma descrive in modo estasiato vizi e virtù propri ed altrui con la naturalezza e la franchezza di chi si sente osservatore partecipe della vita.
Ho comunque avuto conferma della stima che da sempre ho nutrito, anche quando anni di silenzio potevano far pensare ad un sentimento rinsecchito e morto. Nel proprio cuore son sempre presenti le persone care, non solo quelle legate a noi da vincoli di sangue, anche quelle con le quali abbiamo condiviso il cammino, le confidenze di proprie ansie e di propri timori, il sorriso della gioia e le lacrime della tristezza e della solitudine.
Nell’esprimere ancora una volta il mio più convinto compiacimento per l’opera, veramente degna di nota, ribadisco l’orgoglio di avere un poeta per amico.
A Marino Giannuzzo un fraterno abbraccio.

Antonio Magnolo


 

Introduzione  a “Istantanee”
di Marino Giannuzzo

Come io stesso auspicavo, Marino Giannuzzo ci ha fatto dono di un’altra splendida raccolta di poesie: “Istantanee”.
Già in precedenza egli aveva dato dimostrazione di fine duttilità e varietà di interessi ma nella precedente raccolta, “Versi Sparsi”, le poesie, se non  tutte molte, erano riconducibili ad esperienze di vita vissuta e quindi autobiografiche. Solo nell’ultimo periodo la sua attenzione si era spostata prevalentemente sul mondo esterno, che non aveva diretta incisività sul vivere quotidiano anche se percepito nel vissuto ambito esperienziale.
La differenza più evidente con questa nuova raccolta sta proprio in questa semplice considerazione: in “Versi Sparsi” le poesie, presentate in ordine alfabetico, costituivano un ammasso di tessere sparse di un puzzle in cui la chiave per ricostruire l’insieme, per trovare il nesso che le legava, era l’ordine cronologico delle stesse. Il poeta cioè raccontava la sua storia personale di avvenimenti in modo più nascosto e di sentimenti in modo più esplicito. Nel testo “Versi Sparsi”, le poesie sembravano così diverse tra loro perché l’ordine alfabetico metteva insieme testi scritti in tempi lontani, in situazioni emotive le più disparate e con tecniche acquisite con il lungo trascorrere del tempo.
In “Istantanee” la diversità delle poesie è dovuta all’estro che di volta in volta muta soggetto: talvolta si dispiega in ragionamenti che scandagliano la vita nel suo mutevole evolversi, nella ricerca vana di un valido “perché?”, altre volte si scopre in contemplazione di scorci paesaggistici ed eleva inni alla natura, altre ancora torna a palpitar d’amore fisico carnale o puro, com’è tra madre e figlio amore, o si riscopre pittore ed utilizza con dovizia di particolari la sua tavolozza, di precise e splendide parole, regalandoci ritratti attraverso la percezione dei sensi, non solo di quelli esterni ma anche di quelli della mente, memoria- estimativa -fantasia, ed infine i ricordi, la rimembranza di momenti particolari di vita vissuti nella giovinezza, che sempre si affacciano alla mente, rivissuti in compagnia di se stesso. Sono questi i nuclei tematici intorno a cui aggregare le sue “Istantanee”, foto colte dalla mente per fissare momenti particolari della sua quotidiana esperienza di vita, vissuta nella realtà o nella fantasia.
 “Istantanee” sono le foto scattate senza posa, attimi rubati e fissati di una realtà sempre in movimento, ma “Istantanee” sono anche le percezioni sensoriali e le risposte emotive che esse suscitano: istanti di realtà scolpiti nella memoria e istanti di percepita commozione nei sentimenti.

Sogliano Cavour li 25.01.2009

Antonio Magnolo

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