Maria Teresa Di Salle Saint Pierre

L’ultimo sogno

La barca trascinando le reti
annodate col filo degli anni
pian piano si arena nella
sera per raggiungere dentro un sussurro
l’ultimo sogno.

 

Guardami

Guardami
guardami sempre:
guardami con tutta la dolcezza che stringe le dita
guardami per l’imperfezione
per la speranza inquieta
per il tempo che è stato
per le parole che avrei voluto dirti...
guardami come l’onda che s’infrange la sera
come si penetra il sole
un’alba, l’assenza
l’acqua, una memoria, un segreto.
Guardami sempre
anche quando, nascosta in un angolo in silenzio
vedrò i tuoi e i miei occhi
attraverso il tempo che non torna.

 

Rinascerò

Povere parole abusate!
Il vero il falso si confondono,
rimbalzano su specchi deformi,
dentro cantine fatiscenti,
chiuse a chiave dai passi del mio pianto.

Quando nel chiavistello
assieme all’oscillar dell’ore
cigolerà la ruggine,
butterò la chiave che porto appesa al cuore,
e dai passi del mio pianto
rinascerò.

 

Spogliarsi dell’amore

Quando ti spoglierai dell’amore
ti prego, ancora una volta
e un’altra ancora indossalo.
Poi, trasparente come cristallo
in mille pezzi infrangerò
la mia anima bambina.

 

Parole, uvaspina e coralli

Allontanare silenzi di parole
dove il tempo chiude gli occhi
inciampando in angoli bui.
Varcare dietro in muro la soglia
e rincorrere col vento
parole, impastate con uvaspina e coralli,
strette nel pugno, ripiegate tre volte
assieme a cent’anni e qualche arcobaleno.
Lasciarle cadere dove l’onda si frange,
sentire ogni goccia cantare parole
richiamate dall’eco nel vento
ripiegate tre volte,
impastate di uvaspina e coralli.

 

Preghiera nel vento

Inginocchiata nel vento,
pregherò
chiuderò la porta senza voltarmi
quando l’ombra dentro i miei passi
coglierà la mia vita riempita d’anni.

Con negli occhi
la nebbia di antiche mattine
la luce dei sassi bagnati di sale
tra le dita, parole e silenzi,
ascolterò l’abisso
pregherò
inginocchiata nel vento.

 

Utopia

Poter rovesciare tutti i miei giorni.
Essere acqua che affonda l’áncora quando è stanca
lasciar passare le correnti, le barche, l’oceano
saziarsi del sale, dei fiori del canto degli uccelli
aspirare il vento che fugge verso un cielo fermo
bere la pioggia, il mare
essere acqua, luce nebbia
brillare come meteora in preda
all’ultima onda che si frange
rovesciando tutti i miei giorni.

 

Genova

Sopra l’acqua
barche mute
dormono il loro sonno senza sogni,
tra case in salita
strette da vicoli di pietra e panni stesi,
persiane con gli occhi bassi
guardano gatti sonnacchiosi.
Il vento odoroso di basilico e sale geme
allungando dita adunche
su tegole d’ardesia:
ricordi di ieri che mi manca
si affacciano al balcone della memoria
intatti.

 

Pianto

Dietro la finestra della cucina
la pioggia leggera, un prato verde,
le ortensie, la vita.
Dentro di me dure mani
tengono cicatrici
che sbattono come farfalle notturne
contro la luce dell’anima
dove piangono parole spente per te.

 

A mio padre

Ascoltando il cadere dei giorni
le labbra del tempo
si dissestano ai discorsi dell’acqua
che corre indaffarata
disperdendosi e riunendosi in larghe pozze.

Narrano di una città lontana
dove una bambina, un suono, una mano
cercano nella memoria moltiplicata da specchi
un uomo e un’unica carezza
avvolta da parole che avevano occhi come finestre.

Dalla mia stanza che si restringe
rimango lo specchio di me
e tendo la mano verso quell’uomo
e quell’unica carezza.

 

Punto interrogativo

Penso una speranza inquieta
sapere se sono
o se sono solo la memoria di me stessa.
Ho bussato sette volte
alle sette porte della conoscenza
nessuno mi ha aperto:
al tramonto il sole si è sciolto nei sette colori
e ha rapito con la sua luce
la mia memoria smangiata.

 

Il giardino incantato

Nel giardino incantato
immobile di silenzi e radici
con l’indice della mano
dipingo sull’acqua la mia speranza
che si allarga a macchia
in vertigini di sole.
Fuori
Mille occhi spiano da mille fessure,
ma dal mio giardino incantato
ho chiuso fuori il mondo.

 

Afghanistan

Lo spazio vuoto vibra di emozioni
antiche e nuove ore di morte
in questa terra devastata.
Un ricordo che affiora senza andare oltre
una preghiera scagliata contro il cielo
un uomo con occhi d’infinito sepolti tra due rughe
un bicchiere bagnato d’umidità
da cui una rosa lascia cadere petali
raggruppati come diamanti:

lontano un pianto di donna...

rannicchiato tra la luce e ombra
l’uomo stringe forte a sé i ginocchi
mentre un sorriso colmo di speranza
illumina due rughe.

 

Assenza

L’assenza si nutre di emozioni
che mi cadono in grembo
trascinate dal silenzio
in estreme ombre
che vegliano il tuo ritardo.

 

Rosario

Come in un rosario
acino dopo acino
grappoli di silenzio
scorrono tra le mie dita.
Sogni affogati in un secchio
d’acqua di mare
si rifugiano nel porto della poesia
aggrappandosi ai miei occhi
così pieni di rumore.

 

I tuoi occhi

Ho tirato i remi in barca
è l’una,
la luce sul Sile ha il colore dei tuoi occhi
caldi, limpidi, profondi.
Ho tirato i remi in barca
e ho fotografato la mia vita che,
ansiosa come febbre
si perde all’orizzonte della mia strada.
Come remo nell’acqua
fino al punto in cui s’affonda,
ho nascosto il mio cuore pesante
l’ho lavato di tutti i dolori
per lasciarlo nei tuoi occhi Leonardo
caldi, limpidi, profondi.

 

Chicca

Ho sparso nel cuore
un senso di solitudine,
negli occhi i tuoi occhi
di pianto e malinconia
avvolgono i miei pensieri
tristi di lontananze.
Io che non credo
spero di ritrovarti
libera come rondine
in cerchi trasparenti.
In un tempo
foderato di luce e di vento
ai confini delle stagioni.

 

Volo

Qui
dove dorme l’aria
finalmente volo
tra cose azzurre
e geometrie di stelle.

Là sotto un cielo di terra,
come ogni giorno,
il mondo trascina vuote orbite
nascondendo briciole
sotto preziosi mantelli:

io so che sognerò ancora di volare,
appenderò le vesti ad una stella
e dormirò nuda
qui
dove dorme l’aria.

 

Biglie colorate

Io che sono cresciuta dentro il mare
ho custodito nelle tasche
le biglie colorate e sopra i muri
notti genovesi orlate di vetri verdi e blu.

Io e quel che sono
passerò di tanto in tanto
come un sonno dentro gli occhi di chi ho amato.

Io, come un’acqua
che lenta s’apre di fiori gialli e viola
metterò radici nel grembo aperto
della tua mano
sino a quando rotoleremo dentro il mare
le biglie colorate.

 

Così

Infilare stretta
tra le pieghe della tua mano
la mia mano,
e restare in silenzio.
Così

Ma il nostro beve tempo scorre e s’affretta,
l’onda a riva rotola e consuma i sassi lucidi di sale;
le belle mani
subito invecchiano...

L’alba è una coppa di neve che si scioglierà tra le dita, domani,
in silenzio,
Così.

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