Il circo
Alla periferia di una grande città si fermò un circo, prima di giungervi aveva camminato tanto con la sua carovana.
Aveva attraversato paesi e città facendo felici grandi e piccini.
Vi erano: giraffe, tigri, leoni, elefanti, trapezisti, equilibristi, acrobati, clawn.
Tra gli animali del circo vi era un bellissimo elefantino chiamato Dudù.
Dudù lavorava con il papà, la mamma ed il suo domatore.
Ad esso piacevano tanto le luci della ribalta ed è per questo che si faceva preparare tranquillamente. Era dunque felice quando indossava drappi rossi ricamati in oro e attendeva con ansia di entrare in pista.
Era bravo e bellissimo e per questo riscuoteva lunghi applausi.
Una sera di primavera, quando il circo ormai doveva alzare le tende accadde un fatto molto bello.
Le luci si erano accese da circa un’ora, sotto il grande tendone si erano esibiti i leoni, attrazione sensazionale, gli acrobati erano saliti molto in alto per i loro bellissimi salti mortali, quasi tutti gli artisti si erano esibiti, mancava il numero di Dudù. Entrarono in pista la mamma, il papà e Dudù con il suo domatore.
Improvvisamente un bimbetto del pubblico, forse proprio per vedere da vicino gli elefanti, andò sulla pista verso gli elefanti, un grido si levò dalla folla, gli animali avrebbero schiacciato il piccolo intruso e la serata si sarebbe risolta drammaticamente se Dudù non si fosse fatto avanti e non avesse preso con la proboscide il bimbo riconsegnandolo alla sua mamma in lacrime. Uno scroscio di applausi echeggiò sotto il tendone del circo, un piccolo elefante aveva capito in quale brutta situazione si fosse cacciato il bimbetto ed era corso in suo aiuto.
Le lacrime di commozione rigarono i volti degli spettatori, anche il domatore si commosse dette alla sua bestiola il doppio degli zuccherini che era solito dare ad ogni fine spettacolo.
Da quella sera tra l’elefantino ed il suo piccolo ammiratore nacque una profonda amicizia.
Tutti i giorni il bimbo si faceva accompagnare dalla mamma fuori orario a salutare Dudù il suo salvatore. Portava degli zuccherini glieli dava e poi restava a parlare anche senza avere risposta ma soltanto qualche carezza con la proboscide che l’animale gli faceva per dimostrargli il suo affetto.
Prima dell’incontro Dudù si vedeva nervoso guardare la strada che gli avrebbe portato il suo amico, quando giungeva si distendeva ad ascoltarlo.
Un brutto giorno Michelino non trovò il suo beniamino era partito con il circo.
La mamma gli spiegò che la vita degli elefanti dei circhi è una vita di girovaghi, Dudù non avrebbe potuto fermarsi forse, chissà, un giorno sarebbe potuto tornare.
Passarono gli anni, Michelino ormai studente universitario, un giorno lesse su di un manifesto affisso sui muri della città che sarebbe tornato il circo del suo amato elefantino.
Nel frattempo anche l’elefantino era cresciuto diventando un bellissimo elefante grande e maestoso nel suo portamento.
Il ragazzo volle andare a vedere il primo spettacolo, riconobbe Dudù che mentre faceva il suo spettacolo si fermò di scatto davanti ad un bel ragazzo universitario, lo guardò, dondolò la sua proboscide per salutarlo poi proseguì il suo numero.
Michelino volle andare, come ai vecchi tempi, a far visita, dopo lo spettacolo a Dudù, portò i soliti quattro zuccherini, l’animale li prese allungando la sua proboscide per carezzare il bel ragazzo che in quel momento rimpianse la sua fanciullezza ormai tanto lontana.
Irina
La carretta del mare oscillava paurosamente, Irina era ugualmente felice, lo si leggeva dai suoi occhi che avevano una diversa luce.
La bella ragazza dai capelli neri andava incontro alla sua libertà.
Aveva lasciato alle spalle la sua terra: la Romania, i lunghi anni di privazioni, sofferenze, come una libellula che vola nell’azzurro cielo, lei con i suoi pensieri volava sull’azzurro mare.
I vestiti sdruciti, un piccolo fagotto stretto tra le mani sognava un mondo migliore.
Nella bella ragazza dagli occhi neri da cerbiatta batteva un grande cuore, quel cuore che aveva pianto abbracciando per l’ultima volta i suoi cari.
La verde speranza che fa sognare le giovani ragazze, si era impossessata del cuore di Irina promettendole un domani migliore in quella terra chiamata “Italia” che forse aveva fatto felice qualche amica della sua età.
Guardando la schiuma delle onde che venivano ad infrangersi contro la fiancata della sua fatiscente barca, sognava: la mattina si sarebbe alzata di buonora forse per andare ad accudire qualche anziana signora ed allora, a quella donnetta un poco acciaccata avrebbe aperto il suo cuore, lei l’avrebbe ascoltata come non faceva mai il suo vecchio amore dagli occhi di brace.
Con il ricavato del suo lavoro avrebbe comperato dei bei vestiti ed inviato dei soldi alla sua cara mammetta dai grigi capelli.
Le ore trascorrevano in fretta, pigiati in quella barca erano centocinquanta miseri mortali sorretti tutti dalla speranza di un mondo migliore.
Improvvisa giunse un’onda anomala, tutti furono scaraventati in mare, anche Irina cadde tra i flutti, fu ritirata su da Mirko un giovane compagno di avventura dagli occhi di cielo, alcuni naufraghi annaspavano comparivano e sparivano di nuovo tra le onde.
Passò la bufera, bagnata, stringendo a se il suo tesoro, la giovane donna piangeva, piangeva; sulla barca all’appello ne mancavano settanta, erano meno pigiati ma tutti tristi di aver perso i loro compagni di viaggio.
In un angolo fradicio, infreddolito era il ragazzo che l’aveva salvata, non aveva più la sua maglietta, era a torso nudo, lei gli si avvicinò , tirò fuori dalla sua sacca bagnata un giubbotto e glielo fece indossare poi lo strinse a se per scaldarlo mentre la carretta inesorabile compiva la sua traversata.
Il ragazzo si addormentò tra le sue braccia mentre il sole tramontava tingendo di rosso il cielo.
Quante volte aveva sognato di stringere tra le braccia un vero amore!
Si fece notte, le stelle brillavano nel cielo, la bella luna comparve a rischiarare un poco i pensieri della ragazza che non aveva sonno, ripensava allo scampato pericolo.
Le stelle sembravano facessero a nascondino con la luna, ad ognuna aveva dato un nome: “mamma”, “papà”, “la sorellina Viola” quella che risplendeva di più la chiamò “nonna Mimmi” la sua bianca nonna alla quale voleva un gran bene ricevendo immenso amore.
Venne l’alba, le coste dell’amata Italia si scorgevano all’orizzonte.
Alle undici e trenta finalmente i naufraghi intirizziti sbarcarono sulle coste del Salento ad attenderli volontari e polizia.
Furono accompagnati in una grande scuola elementare, rifocillati e date molte coperte.
Ebbero il permesso di soggiorno, Irina e Mirko ebbero un momentaneo alloggio.
Ben presto il ragazzo si rivelò violento.
Dopo averla picchiata per due giorni la portò sulla strada, tentò di ribellarsi ma fu inutile.
Un cliente, un altro ancora così fino a sera quando rientrava sfinita pensando ai suoi sogni infranti.
Era bellissima la dolce fanciulla i suoi neri capelli, il suo dolce visino attiravano i mascalzoni.
Un giorno di Marzo, all’apparire della primavera, si ribellò, il suo aguzzino fu arrestato.
Passarono molti mesi, trovò lavoro ed amore, un amore vero, un buon ragazzo italiano che la fece conoscere ai suoi, tutti subito le vollero bene.
Continuò gli studi, la storia andò a lieto fine Irina ora insegna in una scuola elementare del Salento, vive felice accanto all’uomo che l’ama al quale ha donato due splendidi bimbi: Luca e Serena. La maestrina ogni mattina si reca ad insegnare con il cuore pieno di gioia.
Via etere
Oggi mamma ho un immenso desiderio di te, ho pensato di scriverti questa lettera per aggiornarti della mia situazione. Sono certa che il vostro angelo postino te la porterà.
Cara dolcissima mamma, da quando sei andata via la mia famiglia è aumentata ho cinque splendidi nipotini che spesso sono da me ed io faccio come tu facevi con Lucio ed Andrea, li riempio di coccole e mi faccio mettere la casa a soqquadro.
Ieri li ho avuti tutti; Sara leggeva sul divano, Topolino, Micol ed Alice giocavano con le bambole a fare le mamme mentre i più piccini David e Rachele mi buttavano tutto a terra ridendo a più non posso.
Più tardi mi hanno coinvolta nei loro giochi, ho giocato a maestra (si sono impossessati del mio vecchio e tanto amato mestiere!!)
Mamma questa è la mia famiglia, anche i miei nipotini hanno il grande cuore che avevi tu, giocando a maestra mi hanno assegnato il tema “Parla della tua mamma” ti ho descritto meravigliosamente, hanno letto il tema e mi hanno chiesto: “Nonna dov’è la tua mamma?”, ho risposto:“È in cielo e ci sta guardando”, si è fatto silenzio, mi sono voltata, Sara sul divano aveva due lacrimoni.
Mentre ti sto scrivendo anche a me cadono i lucciconi... spesso mi giro e ti guardo nella foto che ho messo sul camino mentre leggi il tuo giornale preferito, l’ho messa sul camino per non farti prendere freddo.
Mi sono dilungata un po’ troppo e non so se ti stancherai a leggerla, avrai forse tanti compiti da sbrigare tra gli angeli, forse sei stata messa tra il coro degli angeli?
Perché mentre ti penso giunge ai miei orecchi una dolce melodia e tra quelle voci mi par di riconoscere la tua!!
Mamma ti lascio, ti voglio un bene infinito, sei stata e sei ancora la mamma più cara, più dolce, più buona del mondo, un bacione.