*

Fitte  schiere di uccelli
Sfreccian  nel ciel d’opale;
Piomban  sul pino attonito
Che sembra trasalire;
Son gli storni, che a sera
Si  accingono a dormire.

 

*

 Fra l’erba rinverdita
Vedo le pratoline:
Rifiorisce la vita
E si allungano i giorni……..
E‘ una storia infinita;
Ma tu, quando ritorni?

 

*

Ai  bordi della strada
Fiorisce la borragine,
Che forma una compagine
Di  fiori  grigioblu.
Sfavilla da laggiù
Il  rosso dei papaveri:
Il  giallo della senape
Sembra dargli manforte.
Ma scorgo anche gli steli,
Tra le foglie un po’ smorte,
Dei bianchicci asfodeli,
I  fiori della morte.

 

*

Che bello il verde tenero
Degli olmi germoglianti!
Preparano le sàmare,
Lievi  semi volanti:
Voleran dappertutto,
Non avranno paura,
E svolgeranno il compito
Che lor dà la natura.

 

*

Anniversari, date, ricorrenze………
Il  passato ad un sogno si riduce,
Tutto si sperde in un’incerta bruma;            
Ma sempre, pure se il ricordo sfuma,
Splende immutata la tua spenta luce.

 

*

Nel lago verdemare
Si specchia la montagna;
Intorno, la campagna
Sembra che stia a guardare.
La vela solitaria
Biancheggia da lontano:
Chi crederebbe mai
Che questo era un vulcano?

 

*

L’impaziente mimosa
Vuole la primavera,
E  i  il suo fiore  già  osa
Affacciarsi tra il verde;
Il  suo giallo vivace
Tra  le foglie ci spia.
E’  una  bella  armonia,
Che  purtroppo  è  fugace
E  ben  presto  si perde. 

 

*

Ai  lati  della  strada
Sul  finir  dell’inverno
Fioriscono  i  susini
Secondo  un  ritmo  eterno.
Ignorando  l’asfalto,
La  natura  pietosa
Ricrea,  come da  sempre,
Le  lor  nuvole  rosa. 

 

*

Cammino per la via
E guardo i sampietrini
Che il verde  muschio ha orlato;
Il  calpestio  dell’uomo
Non  disturba  il  creato.
Vedo  in  ogni  fessura
Inserirsi  la  vita:
E’  una  forza  infinita,
E’  la  madre  natura.   

 

*

Cercis:  lo  chiamano  albero  di  Giuda
Che  ad  esso  s’impiccò  per  il  rimorso.
Ma  ora,  in  questa  fredda  primavera, 
 S’affrontano  sui  rami  due  colori:
Il  nero  dei  baccelli  dello  scorso
Anno, e il  rosa  dei  tanti  nuovi  fiori.
Nero  e  rosa:  metafora  dell’uomo?  

 

PENSIONE!   
(per un collega pensionando )

     Pensar Massimo in pensione
Dà  una strana sensazione;
Mi domando: che farà
Sempre steso sul sofà?
O vorrà, con entusiasmo,
Dedicarsi all’esicasmo?
Ma poi penso: certamente
Quel cervello intraprendente
Saprà ancor servir la scienza
Con acume e competenza!
Or facciamogli gli auguri:
        La pensione a lungo duri!

 

*

Da anni, dietro il muro del cortile,
Due  mandorli fiorivano a gennaio;
Era un annuncio già primaverile.
Quest’ anno invece, quasi con sgomento
Più non li trovo, perché son spariti
Sacrificati al nume del cemento.
Si dice: demolire è un’esigenza
Che spesso s’accompagna al costruire!
Sarà giusto così. Ma quell’assenza
Inattesa, mi fa quasi soffrire.    

DELIRIO

Nell’oscuro delirio
di neuroni sconvolti
tu rievochi i volti
e le tante emozioni
della vita passata.
Le confuse parole
-ora strane, ora belle-
(che assomigliano a quelle
d’un’ignara bambina),
pur nel loro stupore,
trovan sempre la strada
        per raggiungere il cuore.

 

FINE D’INVERNO

La  fitta trama delle siepi spoglie
Ancora non si veste di colore,
Ma presto avremo il calicanto giallo,
Il cercis rosa, il glicine celeste,
Fiori precoci;  poi, giunti alle soglie
Di primavera, senza troppa fretta
Aspetteremo il verde delle foglie.

 

MEMORIA

Da quel momento d’una calda estate
In cui  persi mia figlia, tutti i giorni
Ne ricordo uno sguardo, una parola,
Un sorriso, un dolore; è una presenza
Che mai non m’abbandona, e si confonde
Con un altro ricordo, di mia madre
Tanto simile a lei. Non c’è vicenda,
Emozione o pensier che mi coinvolga
Ove il caro ricordo non ritorni
Ostinato e fedele;  ed io l’adoro.

 

PEDIATRIA  UNO 

Molto spesso, da sempre,
Mentre curo un paziente
Mi ritorna alla mente
Un molesto pensiero:
Per salvare un bambino
Rischierei la mia vita
Se servisse davvero?

 

PEDIATRIA  DUE     

Negli ultimi momenti
-non so se presto o tardi-
Vedrò fissarmi, spero,
Mille piccoli sguardi.

 

VENTINOVE  MARZO

Madre perduta con tanto dolore,
Non temere, non t’ho dimenticata,
Anche se quasi mai parlo di te;
Io ti tengo da sempre in fondo al cuore
In uno scrigno aperto solo a me.

 

SOLVITUR ACRIS HIEMS    

L’intrecciarsi dei rami
Di gemme s’infittisce:
Non sono ancora fiori,
Non sono ancora foglie,
Ma di già si capisce
Che l’inverno si scioglie.

 

*

In ospedale, sotto la tua croce
Che spicca innanzi a me sulla parete,
Nella mente confusa e sofferente
Ho trasentito a volte la tua voce.
Che peccato non essere un credente!   

 

ANTHROPOS  (UOMO)

Guarda in alto,anthropos,
Pur se non vedi un dio,
Sì, guarda in alto, come
Ti dice il greco nome;
Perché la tua natura
A un’ascesa sicura
Comunque ti conduce.
Guarda in alto: per ora
Tu sei nell’ombra ancora,
Ma ti attende la luce.

Dal greco anò=su,athreo=guardo,ops=occhio:”colui che guarda in alto”. Vedi Ovidio: Os homini sublime dedit, coelumque tueri iussit (deus). Metamorfosi, lib.I, fab. I.

 

SOGNO

Lo so, lo so che tu non ci sei più,
Lo so che sei per sempre perduta,
E che appartieni al tempo che fu,
Ma per fortuna c’è il sogno, e m’aiuta.

 

LA STRADA

La strada che percorro tutti i giorni
A palmo a palmo la conosco ormai;
Qui comincia la siepe di marruca,
Là c’è una curva, e più avanti una buca;
E poi, se sbagli l’ora, sono guai
Per il traffico che non cessa mai.
Scorre la strada, e scorre anche la vita;
Ma è primavera, e la siepe è fiorita.

 

MENDICANTI

Questi volti segnati dal dolore
E dalla fame, e più dall’abbandono,
Ci rimangono a lungo in fondo al cuore.
Finché l’uomo diventi finalmente
Un fratello per sé,vedremo gente
Chiedere aiuto con la mano tesa.
Ma quanto sarà lunga questa attesa?

 

THANATOS

(Nel tempio di Artemide a Efeso la morte è raffigurata come un giovinetto alato)

La morte come giovinetto alato:
Così la vide l’efesio scultore,
Così la vede chi senza timore
Affronta della vita l’altro lato.
Dicono che la morte non è fine
Ma inizio di una nuova realtà.
Chi crede questo non la può temere,
Ma può accettarla con serenità.
Rimane il dubbio, che non può svanire,
A garanzia di umana dignità.       

Biografia
Poesie
Racconti
Link