PENSIERI  RIMATI

1

Fitte schiere d’uccelli
Sfreccian nel ciel d’opale;
Piomban sul pino attonito
Che sembra trasalire;
Son gli storni, che a sera
Si accingono a dormire.

 

2

Fra l’erba rinverdita
Vedo le pratoline:
Rifiorisce la vita
E si allungano i giorni……
E’ una storia infinita;
Ma tu, quando ritorni?

 

3

Ai bordi della strada
Fiorisce la borragine
Che forma una compagine
Di fiori grigioblu.
Sfavilla da laggiù
Il rosso dei papaveri,
E il giallo della senape
Sembra dargli manforte.
Ma scorgo anche gli steli,
Tra le foglie un po’ smorte,
Dei bianchicci asfodeli,
I fiori della morte.

 

4

Che bello il verde tenero
Degli olmi germoglianti!
Preparano le sàmare,
Lievi semi volanti:
Voleran dappertutto,
Non avranno paura,
E svolgeranno il compito
Che lor dà la natura.

 

5

Cammino per la via
E guardo i sampietrini
Che il verde muschio ha orlato;
Il calpestio dell’uomo
Non disturba il creato.
Vedo in ogni fessura
Inserirsi la vita:
E’ una forza infinita,
E’ la madre natura.

 

6

Cercis: lo chiamano albero di Giuda
Che ad esso s’impiccò per il rimorso.
Ma ora, in questa fredda primavera,
Si affrontano sui rami due colori:
Il nero dei baccelli dello scorso
Anno, e il rosa dei tanti nuovi fiori.
Nero e rosa: metafora dell’uomo?

 

7
PENSIONE!
(per un collega pensionando)

Pensar Massimo in pensione
Dà una strana sensazione;
Mi domando: che farà
Sempre steso sul sofà?
O vorrà, con entusiasmo,
Dedicarsi all’esicasmo?
Ma poi penso: certamente
Quel cervello intraprendente
Saprà ancor servir la scienza
Con acume e competenza!
Or facciamogli gli auguri:
La pensione a lungo duri!

 

8
MANDORLI

Da anni, dietro il muro del cortile,
Due mandorli fiorivano a gennaio;
Era un annuncio già primaverile.
Quest’anno invece, quasi con sgomento
Più non li trovo, perché son spariti
Sacrificati al nume del cemento.
Si dice: demolire è un’esigenza
Che spesso s’accompagna al costruire!
Sarà giusto così. Ma quell’assenza
Inattesa, mi fa quasi soffrire.

 

Anniversari, date, ricorrenze………..
Il passato ad un sogno si riduce,
Tutto si sperde in un’incerta bruma;
Ma sempre, pure se il ricordo sfuma,
Splende immutata la tua spenta luce.

 

10

Nel lago verdemare
Si specchia la montagna;
Intorno, la campagna
Sembra che stia a guardare.
La vela solitaria
Biancheggia da lontano:
Chi crederebbe mai
Che questo era un vulcano?

11

L’impaziente mimosa
Cerca la primavera,
E il suo fiore già osa
Affacciarsi tra il verde;
Il suo giallo vivace
Tra le foglie ci spia.
E’una bella armonia
Che purtroppo è fugace
E ben presto si perde.

 

12

Ai lati della strada
Sul finir dell’inverno
Fioriscono i susini
Secondo un ritmo eterno.
Ignorando l’asfalto
La natura pietosa
Ricrea, come da sempre,
Le lor nuvole rosa.

 

13
SOLVITUR ACRIS HIEMS

L’intrecciarsi dei rami
Di gemme s’infittisce:
Non sono ancora fiori,
Non sono ancora foglie,
Ma di già si capisce
Che l’inverno si scioglie.   

 

14
DELIRIO

Nell’oscuro delirio
Di neuroni sconvolti
Tu rievochi i volti
E le tante emozioni
Della vita passata.
Le confuse parole –
Ora strane, ora belle –
(Che assomigliano a quelle
D’una ignara bambina),
Pur nel loro stupore
Trovan sempre la strada
Per raggiungere il cuore.

 

15
FINE  D’INVERNO

La fitta trama delle siepi spoglie
Ancora non si veste di colore,
Ma presto avremo il calicanto giallo,
Il cercis rosa, il glicine celeste,
Fiori precoci; poi, giunti alle soglie
Di primavera,senza troppa fretta
Aspetteremo il verde delle foglie.

 

16
MEMORIA

Da quel momento d’una calda estate
In cui persi mia figlia, tutti i giorni
Ne ricordo uno sguardo, una parola,
Un sorriso, un dolore; è una presenza
Che mai non m’abbandona; si confonde
Con un altro ricordo, di mia madre
Tanto simile a lei. Non c’è vicenda,
Emozione o pensier che mi coinvolga
Ove il caro ricordo non ritorni
Ostinato e fedele, ed io l’adoro.

 

17
PEDIATRIA

Molto spesso, da sempre,
Mentre curo un paziente
Mi ritorna alla mente
Un molesto pensiero:
Per salvare un bambino
Rischierei la mia vita
Se servisse davvero?

 

18
FINE

Negli ultimi momenti
-non so se presto o tardi-
Vedrò fissarmi, spero,
Mille piccoli sguardi.

 

19
VENTINOVE  MARZO

Madre perduta con tanto dolore,
Non temere, non t’ho dimenticata,
Anche se quasi mai parlo di te;
Io ti tengo da sempre in fondo al cuore
In uno scrigno aperto solo a me.

 

20

In ospedale, sotto la tua croce
Che spicca innanzi a me sulla parete,
Nella mente confusa e sofferente
Ho trasentito a volte la tua voce.
Che peccato non essere un credente!  

 

 

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