Metempsicosi...no!
Signore...sull'alta montagna
dove la tua Croce
i fedeli han posto
vicino alla sorgente,
prego, affinché queste acque
zampillanti, cristalline tra le rocce
rese peregrine dalla natura,
non lavino solo la carne
di questo corpo stanco,
da Te assegnatomi per vivere
sopra questa terra;
talvolta benigna,
talvolta ostile.
Purifichino l'anima
dai peccati commessi
lungo l'impervio cammino terreno.
Al mio ritorno a Te
non concedermi
metempsicosi.
Vorrei, Signore solamente
un piccolo angolo nel Tuo regno,
dove riposare in eterna pace.
Contemplazione
Dove il tiglio
rivolge le chiome
agli spazi del cielo,
ai raggi di luce,
ombreggiando
il selciato,
l'infiorescenza
l'aria delizia.
Abbiamo inerpicato
il piede raggiungendo
l'ermo paese di pietra
trecentesca.
Eterno Tempo,
saggiamente ti sei
fermato per compiacere
di noi viandanti
moderni l'occhio,
ti prego; non far
fuggire di questo
giorno, presto l'ora.
Possa l'anima
inebriarsi di questa
quiete fino al calar
della fresca sera.
Tra spesse mura Sacre
un esiguo campanile
resta muto, ha per
compagno un Santo di
bianco Carrara, a guardia
siede vicino ad una
porta da anni chiusa.
Nel ritroso tornare
lungo la strada
dove l'agave in fiore
aspetta il tramontar
del giorno, il
mormorio dell'acqua
cristallina
del vecchio lavatoio
sembra il cantare
delle festanti
lavanderine allo
sciorinar dei panni,
quando la giovinezza
ancora gli arrideva
in un tempo assai
remoto. E pago è lo
spirito in questo
giorno di
contemplazione.
Il giardino di Lory
(stralcio tratto dalla mia solitudine)
Un giardino di alberi
senza vesti,
strappati senza motivo
dal vento di libeccio,
portati lontano,
senza sapere dove.
Fossili conchiglie
avute in dono, divelte
da mano amica
su rocce Apuane,
neglette chissà
da quale mare primordiale,
or cingono aiole
serrando
terra al ciocco
del roseto, dove
giallopallido una rosa
dal lungo stelo
sboccia alla vita
al sole tiepido
di novembre,
pur, essendo la
stagion
del gelo.
Sentieri
Quanto mi mancate silvani
sentieri!
Ricordo con nostalgia
il tempo in cui
il mio piede lasciava
l'impronta sullo scisto
nell'andar alla ricerca
del salutare profumo boschivo.
Mi manca la voce
della natura, nell'interrompere
la quiete nella quale
mi immergevo, meditando
sul mio amore.
Percorro con la mente
ancora quei sentieri,
dove trovai mille risposte
ai miei perché,
tra lo stormir di foglie
e il frinir di cicala.
Madre
Madre! Non versai
lacrime nel vedere
i resti tuoi mortali,
privati dal tempo
di quelle belle forme
che dettero a me
i natali. Eppure,
il cuore provava
spasimo nel vedere
lo scempio della morte
allor che ad altra
salma lasciavi
il sepolcro.
Fredda e muta
l'anima mia restò
per tutto il giorno
...A sera scoppiai
in dirotto pianto,
pensando a quando
al petto mi stringevi.
Mamma! Vorrei svegliarti
da quell'eterno sonno
per dirti ancora :
mi manchi tanto.
Connubio tra pensieri e sogni
Privi di forma
si sposano
i pensieri
come i sogni.
Sappiamo dov'è
la loro dimora
senza vederli
nella sua intimità.
Volteggiano
volteggiano
nel labirinto
della memoria;
son coriandoli
danzanti
nell'alitar
del vento.
Assumono mille
tonalità colorate
nell'ultimo
fluttuare
prima di cadere
al suolo, adagiandosi
su strade ora bagnate,
ora assolate, dove :
incuranti passi
frettolosi
vengono a calpestarli
nella realtà del giorno
che la notte
annulla.
Come bolla di sapone
Come bolla di sapone
che leggera sale
volteggiando al mormorio
dei rami frondosi con movimenti
leggiadri
da ballerina,
io vago perduta
nel tuo malizioso sguardo
alla ricerca di ricordi d'amore,
attimi consumati fugacemente
Ecco... la bolla trasparente
e ballerina non più danza,
finita è la sua corsa;
si frantuma in mille
microscopiche particelle
facendomi provare un
brivido
di paura;
ora vivido scorre
sopra la mia pelle
parallelo
a quella triste
sorte
Creature intrappolate
Bello
ad oriente
in ciel si desta
il sole,
illuminando
la superficie
del mare
dalle cui acque emergi
nel tuo splendore
o mio amato Poseidone.
Stretto nella mano tieni il tridente
che i ciclopi
per te han forgiato, lo tieni stretto
come quando da auriga
guidi il veloce cocchio
che ti riconduce
alla reggia d'Egea
dalla Samotracia.
In sulle spalle
porti la rete
che intrappolate tiene
fantastiche creature,
ove nei gorghi
più profondi
del tuo regno le fai amanti.
O mio dio, caro e brontolone
di che natura è oggi il tuo umore?
Litighi con le tue bionde o brune
dee, oppure le compensi con il tuo amore?
Una sola stagione
sui monti dell'Olimpo
è sceso un velo sottile di neve
coprendo un prato
che prima era in fiore.
Gli armeni non
soffrono la fame,
transumano con Pegaso
che li conduce al pino.
Il mare caldo nell'arsura estiva,
di gioventù divina
fu popolato, con la speranza
di trovar l'amore,
in un rossastro autunno
solo è restato, con sullo
scoglio scritto
un nome di un dio,
che una dea ha troppo amato.
La prima volta
Bello, si presentò ai miei occhi
la prima volta che lo vidi
emergere dalle spumeggianti acque
del Mediterraneo mare,
dove negli abissi
di Egea
c'è il suo regno.
Lucente al sole era il tridente suo,
con su la punta la preda infilza.
Io non mi stancavo
di tal bellezza ammirare.
Gioiva il cor mio
pieno lui d'amore,
facendomi
il corpo tremar
per l'emozione.
In disputa mi piaceva
rubarlo alla rivale dea.
Che ella attenda... attenda
per far con lui l'amore a sera.
La prima stella
Il giorno volge al tramonto,
il sole colora
con fiochi riflessi
bruno-rossastri
la superficie del mare.
Intorno alla scogliera
la risacca marina
con il suo lambire
sembra cantare
per noi l'inno d'amore.
La luna già anticipa la sera,
anche la prima stella brilla
a richiamar pianeti e sorelle
per preludere al nostro d'amore.
È la notte che a te consacrerò
l'anima e il corpo.
Tu come luce
Poseidone, sei dei miei occhi la gioia,
rallegri il mio spirito
nei momenti
di sconforto, sei la luce dei miei occhi
che divinamente
illumina
il mio cammino
quando giorno dopo giorno
percorro la strada
dissestata
che conduce alla fine della vita.
Poseidone... sei la mia aiuola fiorita,
inebri i sensi di
soavi profumi
di mughetti, gelsomini, ondeggianti e
molli margherite.
Di questi ultimi fiori
ne ho colto uno per fare il gioco noto
di : mi ama o no!
Non ho avuto poi il coraggio;
non ho potuto togliere
ad uno ad uno i bianchi petali
per paura della risposta, quella risposta
che tu un giorno mi darai.
Morirò allora di profonda ferita al tuo disprezzo :
- No! Non ti amo più, amo un'altra donna.
Falsi dei
Poseidone...
amato mio bene,
sei lontano dalla tua reggia,
l'unica tua compagna è l'ira
impetuosa che la tua mente
tormenta,
rendendo il tuo cuore
pieno di amarezze e paure.
Ricorda
che esiste pure la speranza.
Dall'oracolo ho saputo della disputa
tra i falsi dei ed io tempo la tua ira per loro.
Sii superiore, come hai sempre dimostrato,
estirpa dal tuo regno la genia
aleggiante a te vicina,
così anche il sereno tornerà tra noi.
Mio caro Poseidone
Sul monte Atlante mi sono rifugiata,
ho cercato di fuggire la corte tua spietata,
sgomenta ho cercato di resistere,
non volendo cedere a te la carne mia.
Dopo che Delfino
ad amarti mi ha insegnato,
ben volentieri da te mi son recata,
sapendo di aver scatenato
la tempesta in cuore alle dee
che prima del mio apparire
a te hanno amato.
Caldo, ansimante il nostro respiro
nell'union dei corpi,
tace la bocca
negli ardenti baci,
sento il pulsar del sangue tuo nelle vene.
Appagato è il desiderio nel
risposare in silenzio per ciò che entrambi
abbian voluto con furia selvaggia,
al pari del giorno del tramutar Demetra
in puledra che da te mio dio fu coperta
per regalarti il divino Orione
e la figlia Despena.
Anch'io da oggi ho in cor la speme di aver
ricevuto il caro seme
per tramandar ai posteri la tua
divina dinastia.
Il figlio
Si vuota il corpo dalla maternità...
Già vedo il frutto del nostro amore,
vagisce Bentesicima avvolto tra lini
di lavanda profumati
dopo il bagno consacratore.
A te corre il pensiero
mio dolente or
che da Egea
lontan mi stai.
Come padre sempre lontano sei,
lunga è l'attesa sembra non finire mai.
Gli insegnerò a volerti bene, lo coprirò di baci
che tu non gli puoi dare.
Nel tuo regno Marino o altrove, ti raggiunga il bacio mio d'amore
Anfitrite
Nettare e ambrosia
Non so neppure se da te sono amata
come donna o dea.
Qual voglia il tuo pensiero
a me da forza per vivere. Poseidone
sei il mio nettare, la mia ambrosia,
ti amo tanto...
O mia ossessione eterna,
chi più di me può amarti?
Solo tua madre Rea,
che grazia fu della tua vita,
delle dee, delle ninfe
e mortali donne
terribilmente soffro di gelosia
solo al pensiero
che tu le ammiri nelle
belle forme. Così mio bene ho scoperto
il cancro dell'anima.
Ovunque sei con il tuo
veloce cocchio,
ti raggiunga il mio
buon giorno. Bacio
la tua fronte.
Anfitrite
Lontano da Egea
Son molti i giorni che sei lontano
da Egea, questa attesa
non arreca riposo
né alla carne né
al mio spirito.
Guardo la volta celeste per leggere
nelle stelle
il nostro futuro; tremolano esse
come il fuoco sacro
nel tempio d'Atene, ad ogni tremolio
è un bacio di quel desiderio
che si chiama amore
che silenziosamente a te invio.
Ti avvolga questo mio pensiero
come misteriosa manta
che silente
nel nostro mare vaga.
O mio Poseidone,
ti porti il vento che tu comandi, l'inno d'amore
che per te canto unito all'olezzar
delle rose appena colte
nel giardino dell'Olimpo, dove, i fiori rari
al sole si schiudano,
la sua fragranza è la rugiada
che bagna la mia pelle
e profuma prima di compiacerti.
Or che lontani siamo
capisco quanto è preziosa la tua presenza.
La gelosia spesso assale e
tormenta il mio cuore negandomi
la certezza della tua fedeltà.
I sogni vengono a turbare le notti,
l'Aurora con l'auriga passa
incendiando il giorno sul mondo
che pian, pian si sveglia,
ed io, mi trovo a errare meditabonda
tra i flutti del mare.
L'addio
Le dee, le mortali donne
che trovato hai sul tuo cammino,
lontano dall'amarmi come credevo un tempo
ti hanno portato, in falsi talami
ad altri figli hai dato vita
rinnegando il nostro
che imberbe
hai lasciato.
Più non verrò a visitar la reggia,
lontana andrò da Egea.
Anche mia madre in Ade
ha avuto paura del devastante terremoto
che del Tartaro il tetto ha scosso
nel causarmi dolore.
Io non temo il male
che mi hai fatto,
né ti ripagherò con vendetta alcuna.
Se un dì lontano
bello sei apparso alla mia vista,
oggi t'ho scoperto nella tua viltà.
Addio Poseidone
sei stato avido ma non per me d'amore
hai voluto solo assicurarti l'adorazione
di questa misera dea.
E dello strazio mio poco t'importa,
del mio esilio ancora meno.
Preghiera a Doride
Poseidone!
T'ho amato con infinita passione, or che le nostre strade si sono divise, spazio hai per liberamente amare la tua preferita dea, chiudo con la parola “FINE” i canti miei d'amore per te osannati. Con le ferite ancora sanguinanti, rivolgo l'ultimo pensiero a colei che mi regalò nell'atto d'amare la vita. Ancor prima di supplicarla d'intercedere per il mio perdono a Zeus.
-Doride! Madre mia,
ascolta la preghiera di questa tua figlia
davanti al sacro fuoco prostrata
chiederti
perché hai lasciato
che il divino Nereo
fecondasse il corpo tuo
per dar origine alla mia vita,
diventando nel tempo la più triste delle dee?
Madre mia... L'infelicità
di questa tua figlia
si chiama Poseidone,
è lui che ha straziato il cuore mio
facendo nascere
la disputa con un'altra dea.
Ho perso... sanguina il mio cuore
nell'ora della morte del mio amore,
con lui muoio, ma non prima di chiederti
di intercedere per me verso Zeus,
affinché purifichi
le mie colpe di debole carne
e misero spirito,
regalando al mio cuore trafitto,
la rassegnazione e infine...
la pace eterna
nell'Ade.