Lorena Tiezzi

SORELLE

E così mi hai aspettata. Mi hai concesso il privilegio di starti vicina fino all’ultimo.

Questi angeli qui intorno, piangono con me le dolci lacrime che porta ogni distacco d’amore.
Ti guardiamo e ci guardiamo increduli dietro la cortina di pianto.
Loro, nonostante l’evidenza, non riuscivano a credere che te ne saresti andata.
Io ho dovuto accettarlo sperimentando un amore più alto che prescinde dall’attaccamento.
Ci diamo la mano, un semicerchio intorno a te, una mezzaluna di tenerezza, mentre la tua mano pian piano allenta la presa dalla mia.

“Buon viaggio che tutto vada per il meglio”. E grido con le labbra mute “ti voglio bene, non ti voltare, non temere…. Ti voglio bene. Non guardare il mio pianto, procedi”.


Mentre tu procedi il tuo bagaglio è arrivato puntuale, semplice ed elegante, come piace a te. Lo hanno messo in un luogo carino, piccolo ed accogliente, così ognuno potrà vederlo.
E vengono in tanti, volti su volti, mani su mani, tanti troppi da poter ricordare…
In questo luogo sobrio e raccolto l’amore trasuda dalle pareti, perché ognuno ne ha portato un poco per te.
Vedo il mio involucro corporeo partecipare a tutto questo via vai, ma io dove sono? Una parte di me è rimasta lì a guardarti  partire su quel treno che si faceva sempre più piccolo fino a scomparire nel buio della galleria…
Ancora volti e mani e mani e parole e lacrime e amore negli occhi nella pelle.
Un mare di voci di corpi, di braccia, un mare che dà le vertigini. Questa gente che accompagna il tuo bagaglio e lo saluta convinta di accompagnare e salutare te.
Invece tu sei partita tre giorni fa e spero che il tuo viaggio sia bello e pieno di luce, quella luce che tu hai saputo portare nel buio.
Quella luce con cui hai saputo trasformare un evento tragicamente doloroso in una grande crescita tua e di chi ha avuto la fortuna di starti vicino in quest’ ultimo anno.
Quanto ho imparato in questo anno!
Mi sembra che la vita proceda a balzi: per lunghi periodi si sta fermi o si muove solo qualche piccolo passo, poi arriva un “qualcosa” che ti fa correre così forte da compiere addirittura dei piccoli voli.
Questo anno con te è stato una corsa, una scalata continua, un procedere verso l’alto: tu avanti (come sempre) ed io dietro. Ed è stato, paradossalmente, anche un anno di grandi gioie, di grande attenzione per ogni piccola cosa , di riconoscenza per ogni minuto concessoci. Grazie, come al solito ho imparato da te, o meglio come ho sempre pensato “a tue spese”. Tu avanti ed io dietro!

Gente e ancora gente ognuno ha la sua piccola candela accesa di amore e ora si vede un unico grande chiarore si sente un solo grande calore. E’ un’onda continua di volti, tutto ondeggia intorno ed io, malgrado tutto, mi sento l’unico punto fermo. Qualcuno lo nota , qualcuno lo percepisce, forse nessuno lo comprende.
Sono certa che sei nella luce, al caldo al sicuro.

Ora è finalmente partito tutto: tu e il tuo bagaglio. Non restano che le rose e la tua casella postale.

Un letto di rose
E un abito azzurro
Per la mia principessa
Che in punta di piedi                               
È partita per l’ultimo viaggio.

 

VENTO

Come soffia forte il vento, mi ha svegliata!
ma è stato il suo correre rumoroso, o la sua voce mi ha chiamata?
Protetta dal tepore delle coperte, ascolto.
Il vento canta, ore più forte, ora più piano, fa una pausa e poi riprende.
IL VENTO E’ IL GRANDE RESPIRO DELLA TERRA.
Verrà da Sud o da Nord?
Mi faccio più attenta nel mio solitario ascolto. da come sibila insistente contro le finestre e strapazza la catenella della lampada in veranda, dev’essere Scirocco.
Chissà che odore avrà? nella sua corsa avrà rubato l’odore del deserto e poi del mare e l’umido dei boschi, l’odore delle strade e della pioggia. Delle arance appena gialle e del sudore di chi lavora presto…
O come corre, gira, salta e si riposa, per poi tornare ancora al suo galoppo, instancabile guerriero.
Di che cosa è fatta la sua voce? Di tante voci, penso. le avrà rubate agli uomini neri della sabbia, intrappolando nelle melodie i ritmi. Avrà raccolto il pianto del dolore di chi ha subito un lutto o ha perso un tetto e pregando nella notte ha fatto dono, proprio al vento, della sua preghiera.
Avrà carpito il riso di donne allegre che parlano di sesso o i sospiri degli innamorati.
Ma se correndo, amico vento, avessi preso anche i pensieri, quante cose potresti raccontarmi…
E’ forse per questo che mi hai chiamata? Ed io sto qui, nel caldo abbraccio del mio letto e non mi risolvo se alzarmi o stare. In due sdoppiata, pretesa dal sonno e dal sapere.
Mi alzo, in fretta mi vesto per correre da te, ad ascoltarti da vicino, a imprigionare il tuo sapore, a riempirmi del tuo odore.
Ma voglio anch’io donarti qualche cosa, prendi la mia voce calma e cantilenante, l’odore del mio corpo, miscela di sonno e di lenzuola. Te li regalo, portali con te nella tua corsa.
Ma aspetta, non fuggire…prendi anche i pensieri, i più bui e i più profondi, quelli intricati e quelli belli.
Prendi i miei doni e portali a chi ti sa sentire.

 

SEPARAZIONE

Non è che non sia viva!
Il sole sorge e tramonta, mi alzo ogni mattina, vado normalmente al lavoro. Come sempre! Come sempre respiro( forse un po’ meno), il sangue continua a scorrere, non che lo senta, ma ieri mi sono punta ed è uscito, insomma fisicamente esisto. Però non sono più intera: una parte di me è andata perduta. Non trovo più la parte gioiosa, spontanea, quella che sa abbandonarsi alla vita, che alza gli occhi al cielo e nota il filo d’erba..
Non è per caso che inavvertitamente, facendo le valigie, l’hai portata con te?
Sarà finita sotto quella felpa blu, sulla quale ho appoggiato tante volte la testa. O forse sarà rimasta in macchina nascosta tra le tante cose che ti sei portato via. Forse si è impigliata tra i rami del bonsai che ti ho regalato.
Sono stata sprovveduta e molto sciocca, a farmi sottrarre qualcosa di così prezioso. Ma forse è stata lei a seguirti, proprio come fanno gli animali con il primo essere vivente che vedono al momento della nascita, credendolo il genitore. In fondo, sei tu suo padre. Tu ne hai percepito il battito, colto il respiro, tu, prima ancora di me, hai creduto a quella vita: il tuo istinto l’ha riconosciuta prima ancora che io ne fossi consapevole. Sei stato paziente ed hai lavorato senza badare alla stanchezza, intrecciando pensieri, gesti, parole, ascoltando la voce del cuore, l’hai portata alla luce. Luce, luce che è entrata nella mia vita illuminandola, come il sole sorgendo strappa al blu indistinto ogni cosa, regalandole forma e colore. E così mi son vista fiorire e dar frutti, liberarmi di vecchie foglie e vestirmi di gemme nuove. E tu, l’artefice, eri là a godere di tanta magia. Eri là, a gioire con me, a coglierne i frutti.
Ora che te ne sei andato tutto è rimasto come prima, eppure tutto è diverso, come quando la nebbia avvolge le cose rendendole estranee.
E anche se frugo dentro di me, alla ricerca di quella me-perduta, non riesco a trovarmi. A volte mi aggrappo ad un odore e ne seguo la traccia, arrampicandomi da un ricordo all’altro, fino a quando mi perdo senza essermi ritrovata.
Invece è la tua voce a farmi ritrovare, proprio come un interruttore premuto riporta la luce e ruba al buio le cose, così il respiro è di nuovo aria di vita che entra ed espande, il sangue è di nuovo energia che pulsa che irrora i tessuti, la pelle ritorna a sentire la carezza del vento e il bacio del sole e per gli occhi ora è facile vedere il granello di sabbia e l’immensità di un nuovo giorno, il dito e la luna…..

Se torni ricordati di rendermi quella parte di me che ti sei portato via.

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