Vorrei scrivere poesie azzurre come cieli di primavera
Poesie rosse come polpa di melograno

Vorrei scrivere poesie azzurre come cieli di primavera
Poesie rosse come polpa di melograno

 

Fuoco fatuo

Solo un prato

Estate

Un cielo di neve

Un grappolo di note

 

Le rose

Le rose dell’aria

Per un girasole

Luna sui pioppi

 

Pioggia di salice verde

Sono forse magie …

La rugiada

Le fate notturne

La voce delle cose

Infinito

Se la pioggia

Volto geografico

Cielo d’acciaio

Città controluce

Fuoco e spezie   

non ho mai saputo

 

Fuoco fatuo

Nostalgia
di riccioli rossi e pelle chiara
di un sorriso fanciullo
e occhi di grotta.
Qualcosa poteva essere
forse è stato.
Tutto.
Nulla.
Solo il cuore conosce  
ciò che la ragione   
fatica a trovare.
Emozione di sguardi 
di baci mancati 
di un addio mai pronunciato
e sempre sanguinante nel cuore.
Piccolo sogno 
forse solo desiderio
illusione.
Le domande restano 
sprofondate nell’anima
che ancora crede.

 

Solo un prato

Profumo di erba molle
sotto la schiena,
umida e calda.
Schiaccerò qualche insetto,
lo so,
e chiedo scusa,
ma il sole bacia
la pelle solitaria
e la carezza di una formica
è meglio di niente.

 

Estate

Estate di erba secca,
di ricordi lontani
che non danno sollievo al cuore.

Se l’estate non tornasse
e ci fossero soltanto
freddi tramonti viola
e rosso di foglie accartocciate
e boccioli di rose bianche,
la mia anima salirebbe leggera
lontano verso le nuvole
s’infradicerebbe di pioggia
si vestirebbe del profumo del tempo.

 

Un cielo di neve

accarezza la città
un vento aspro
la trascina
in vortici polverosi
di carta morta e foglie
di respiri affrettati
e denti stretti

L’inverno non si ama
I cieli grigi e freddi
appartengono solo
a chi li vuole

 

Un grappolo di note

cola dentro il cuore
come lacrime d’argento
come inchiostro indelebile
Il dondolio dei fianchi
di velluto
ricama vortici
nello spazio caldo
di desideri
Ma le mani
che nuotano
e pizzicano l’aria
stanotte
non avranno niente
da stringere
niente
da accarezzare

(ascoltando “Oblivion”  di Astor Piazzolla)

 

Le rose

Le rose nel sole alla fine di maggio
le rose, oh, le rose
pesanti e sfatte, aperte già quasi sbiadite
le rose, oh, le rose
si abbracciano
per fare più intenso il colore
e spandere forte il profumo
le rose, oh, le rose
a cascate da muri e ringhiere,
intrecciano reti di ferro
con macchie colore del sangue,
accarezzano archi di perla
minuscole come farfalle,
di opulento splendore orientale,
o vivaci di gialli sorrisi
le rose, oh, le rose
bianche lucenti nell’ombra
rosarancio sfolgoranti nel sole
a mucchi a mazzi a siepi
le rose, oh, le rose
i giardini si fanno castelli
brillanti di magiche luci
avvolti in antichi profumi
raccontano di fiabe e di sogni,
e d’amore
le rose, oh, le rose.

 

Le rose dell’aria

si fanno rosse al tramonto,
sfolgoranti di arancio su fasci di seta viola.
Uccelli candidi d’acqua e di cielo
nuotano e volano immersi nel lilla
di onde tremule.
L’abbraccio scuro di alberi spogli,
dita seccate a implorare ritorni,
fa gelido il cuore,
che si spegne piano,
mentre il colore affonda
nel grigio.

 

Per un girasole

Il girasole vuole un cielo azzurro
intenso e sereno come i cieli del nord,
freddo, a placare l’avido calore
per non bruciare troppo in fretta.

Il girasole non vuol vivere solo
senza amici con cui sussurrare il vento,
per non ergersi smarrito
guardando il nulla intorno.

Il girasole ha un cuore ballerino
che si fa pesante quando il sole brucia
e lo trascina verso terra,
disseccato, prima dell’estate.

 

Luna sui pioppi

Quasi una mezza luna
tra frange di nubi di roseo grigioperla.
Foglie posate sulle punte dei rami
tentano ancora di risalire il cielo.
Nei campi
il colore si perde
con la bruma, più in là.
E’ la parte del cielo
dove nessuno guarda
quando infuoca il tramonto.
Ma un volo d’uccelli,
onda nera tremante,
lo attraversa leggero.

Pioggia di salice verde

Gocce di foglie
pioggia di salice verde
accarezzate dal vento leggero
un cielo azzurro e bianco
porta lontano il pensiero
a inseguire nuvole
zucchero filato di ricordi
panna di nostalgia.

Scintilli di luce
tra foglia e foglia
tra goccia e goccia
piccole felicità
istanti sospesi
sull’orlo del tempo
immagini e segni
lasciati nel cuore
dai passi della vita.
E il sogno
rimane nascosto
prigioniero
tra gocce di foglie
pioggia di salice
lunga
fino a toccare il sentiero.

 

Sono forse magie …    

La rugiada

Le streghe danzano in mezzo ai girasoli
nelle notti di luna.
Piccole fate timorose
cercano rifugio tra i fitti semi scuri
chiudendo le ali per fingersi rugiada.
Vorticano le nere ghignanti
scorticando foglie e rami,
preparano vendette
godendo di spargere male
tra chi dorme e non può fuggirlo.

Quando la pallida aurora apre il   sorriso
i fiori rialzano il capo pesante.
Il sole riflette sui petali
lame di luce:
trafigge le creature della notte
e le mette in fuga.
Le piccole fate
riprendono a battere le ali.
Il sole asciuga la rugiada.


Le fate notturne

I margini del bosco nascondono le fate,
il lucore di foglie di rugiada
maschera volti pallidi e trasparenti ali.
È l’alba
Fiaccole di sole trafiggono i rami,
asciugano tenere gemme.
Fuggono le fate, trepidanti,
a cercare ombre più folte
e azzurre frescure di felci.

Arrossano le piccole bocche
con succo agrodolce di fragola,
bevono latte d’erba
e miele di biancospino.
Posano su cuscini di muschio
e sognano,
aspettando la prossima notte.

 

La voce delle cose

Quando ti chiudi al mondo
gli oggetti diventano amici,
nel vuoto di mani e di parole
riportano voci e sorrisi che
nessuno può rubare.
Le cose
sono intorno a te
con la loro voce di silenzio.

Qualcosa che brilla
come Notte di Natale
Qualcosa di morbido
come pelle di bambino
Qualcosa di caldo
per le sere d’inverno
Qualcosa di ruvido
per contenere il dolore
Qualcosa di solido
per vincere le paure
Qualcosa di freddo
per ristorare la fatica

puoi guardare toccare prendere
spaccare accarezzare riporre
dimenticare
rimangono lì
le cose
ti accompagnano.


Infinito

Il fiocco di neve nasconde le trame
la goccia di pioggia riflette i colori dell’infinito.
La piuma di un passero
che plana nell’aria,
la polvere d’oro
in un raggio di luce,
le foglie del pioppo
brillanti di vento,
le note di un flauto
che suona la sera,
il cielo cobalto,
la stella più bianca,
gli occhi di un cucciolo,
i sassi nel fiume.
Che altro?

Se la pioggia

smettesse di bagnare
la terra l’sfalto l’erba i tetti
i gatti i cappelli le auto
le lumache le scarpe gli uccelli le rose
gli asciugamani stesi il fumo dei camini
i fanali le altalene i bambini
i cassonetti i semafori i barboni gli zingari
i disperati i felici
chi
potrebbe continuare
a sognare?

 

Volto geografico

Trecce di foresta
e occhi di laguna
bocca di vulcano
e lava di parole
che bruciano la mente.
Pianure deserte le guance
levigate dal sole
narici come grotte
violate dal fumo acre
di sogni artificiali.
Macchie scure sopra un poster
il tuo volto ardente e desolato
per sempre e mai più.      

( di fronte a un poster di Bob Marley)

 

Cielo d’acciaio

Le ho riviste, le lucciole
nel cielo nero
lampeggiare
volando verso altri tramonti
o nuove albe.
Metalliche pulsanti
di illusione.
Le ho viste nel cielo nero
alte lontane
e non le potevo prendere
a farle spegnere
tra le dita.

 

Città controluce

Cielo di opale graffiato di grigio
su montagne di pietre scure
con buchi di luce falsa
color desolazione.
Lettere colorate,
schiaffi alla sera che attende
le stelle,
alberi d’acciaio
senza grazia di rami
fanali rosso sangue
feriscono l’anima.
Cortei di fari incazzati
corrono senza sapere dove.    

(Milano, Nov. 2001)

 

Fuoco e spezie   

Ipnosi musicale
intorno a fuochi ballerini
Profumo di tende
e cuscini di seta
Il gusto speziato
di curcuma e miele
offerti da mani brune
e occhi lucenti
all’ombra rovente
di un tramonto azzurro
nel verde cupo dell’oasi
Poi verrà la notte
e lacrime di stelle
pioveranno a lavare
la terra bruciata
a rendere dolce
in un momento   
subito perduto
la vita.              

2007

 

non ho mai saputo

di essere bambina
persona senza direzione
a cercare segnali nell’aria
dentro le corolle dei fiori
            grandi dalie viola dalle punte bianche
a raspare la terra
           umida di grilli-talpa
nata sotto un cavolo
cresciuta a bava di fate
sorella di cavalli e ondine
volevo costruire un elicottero
per volare lontano
           e sedevo a cavalcioni del muro
           chiuso tra case e cortili
appendevo ai fili del bucato
le bambole e i pensieri cattivi
           tiravo le trecce alle bambine bionde
nascosta sotto le vigne
rubavo grappoli di uva asprigna
sui sedili del cinema
bevevo vite
          che non possedevo
amavo i fiori e la terra
i cavoli e i cavalli
le ondine e le fate
i muri e le sedie del cinema all’aperto
          forse li amo ancora
li conservo in scatole di ruggine
legati con nastri scoloriti
mai bambina
mai amata
solo
aggrappata alla vita.