Liliana Mamo Ranzino

“Mamo Ranzino Liliana (Nardò, Lecce, 1934), poetessa. Titolare di varie raccolte di poesia L.M.R. esprime i suoi sentimenti di angoscia e di rivalsa con estrema semplicità di accenti. Immersa com’è nell’atmosfera non idilliaca dei ricordi, i percorsi dell’esistenza, le perdite, le delusioni e, nonostante tutto, le certezze nei valori della vita, vengono riscattate da una intensa, autentica religiosità che si rivela non raramente in un intimo colloquio con la divinità: “Nel silenzio e nella preghiera / trovo il vero senso della vita. / Nella mia solitudine / non sono sola, / accanto a me c’è Dio / col quale dialogo / e le sue parole vanno dritte / al cuore, che viene consolato.” (Tra natura e preghiera). Fondamentale è anche la concezione del tempo e delle memorie ad esso collegate: “Tempi andati e non perduti – scrive la poetessa in un suo componimento – Sempre siete presenti”. Il linguaggio adottato, trasparente ed immediato riesce a comunicare immagini e cognizioni, nonché gli incanti, i prodigi, gli splendori della lussureggiante natura.”

Guido Miano


 

Sulla poesia “Preghiera al Padre”

Liliana Mamo è il granello di senape che non muore nelle avversità, per il dolore più grande che sia dato ad una madre di sopportare. Ella non s’inaridisce a tanto dolore, continua ad irrobustire la Sua Fede e la spande attorno a sé in versi pregni del sentimento dell’accettazione cristiana. Chiama il Suo immenso dolore “dono” del Padre, sente di doverlo accogliere quale prova. Si comprende la richiesta di un soccorso, di un aiuto per poter continuare ad ascoltare e meditare la Parola in modo da non lasciarsi vincere dal dolore; e c’è inoltre l’anelito a poter divenire per gli altri espressione non di dolore che annienta ma di vita attiva, di speranza. Liliana Mamo vuole, seguendo l’esempio del Padre che a tutti i Suoi figli porge la mano, anche lei andare in soccorso di chi sente che potrebbe cadere nella disperazione della solitudine.
Una lirica dal verso breve, sentito, scaturito da un grande dolore che si è tramutato in ammirevole forza di Fede.

Antonietta Benagiano


 

“Liliana Mamo Ranzino (di Cefalù) ha vinto numerosi concorsi nazionali ed internazionali ed è molto nota perché numerose sue liriche sono state pubblicate in rinomate antologie. È una donna speciale perché forgiata al crogiolo della sofferenza e quando l’incontri ti guarda come per scrutarti l’anima.
La sua vena poetica risente l’eco del dolore per la morte del figlio. I versi sono ricchi di pathose quando utilizza il vernacolo fa sentire siciliani anche i lettori, facendo assaporare il profumo di zagara e delle arance della sua terra. Quando scrive in lingua ci sollecita a contemplare il Creato e ringraziare Dio per le bellezze che caratterizzano la natura ma che pure non riescono a colmare la solitudine che l’avvince quando dopo l’estasi dell’ispirazione poetica rientra in sé e ritrova attorno un vuoto immenso che riesce a riempire con la preghiera.”

Teresa Gentile


 

Angoscia e speranza di redenzione nella poesia di Liliana Mamo Ranzino

Spirito profondamente religioso, Liliana Mamo Ranzino è presente in vari repertori letterari, compresa la quarta edizione del Dizionario autori italiani contemporanei (2006), pubblicato da questa Casa Editrice. Esprime nei suoi libri di versi, Cuore di madre cuore di donna (1995), Briciole di vita (1999), Raggi di luce (2002), Quel che resta (2004), Eterna contemplazione (2005), con il contrasto tra lo strazio che l’attanaglia per la perdita di un figlio amatissimo e l’amore per la vita, splendido dono di Dio; l’angoscia per il dolore e la miseria del mondo e la fiducia in un’alba infinita di redenzione e di gioia. Recente è la pubblicazione di due raccolte di poesie Dolci melodie del cuore e Dalla Fede alla poesia, apparse entrambe nel 2008.
Ecco che ella può cantare le Diverse meraviglie del Creato e angosciarsi al pensiero che uno da lei nato si è perduto su vie senza ritorno (“ ... il mio pensiero è sempre per te / che non ci sei più”), pur ritrovando subito dopo la luce di una consolazione e di una speranza: “ma che godi della più bella / delle contemplazione, quella / di Colui che di tutte le bellezze /
del Creato ne è il Fattore” (Eterna contemplazione).
La sua preghiera si leva così alta a Dio, Padre di tutte le creature (“ ... so che Tu mi ami, / mi sei sempre accanto... “, Mi basta la Tua Grazia) il quale assiste e sorregge i suoi figli e dà loro forza di seguitare sulla strada da Lui assegnata: “Nel silenzio e nella preghiera / trovo il vero senso della vita. / Nella mia solitudine / non sono sola / accanto a me c’è Dio / col quale dialogo /...” (Tra natura e preghiera).
Ma se è vero che la nostra poetessa “... Col silenzio è calato il sipario / nello scenario della nostra vita / piena d’amore, prima, di gioia e serenità...” il presente è fatto soltanto di memorie (“Il muro del silenzio ha devastato / il nostro amore”, Il muro del silenzio), è pur vero che ella non è del tutto dimentica dei beni terreni e delle attese dell’esistenza, se può dirci che “il futuro appartiene a tutti” (Il rumore dei ricordi) e soggiunge: “ I colori dei miei versi / somigliano a quelli dell’arcobaleno / che annunciano il sereno / dopo una furiosa tempesta” (I colori dei miei versi); ed ancora “Sono figli adel vento / di quel vento / che mi fece venire al mondo / come lo zeffiro di primavera: / piena di vita,, di gioia, d’amore” (Figlia del vento); “Quando vedo una cosa bella / mi fermo e la guardo. /
Così mi sono fermata / a guardare i tuoi occhi / che mi han fatto innamorare” (Quando).
Né Liliana Mama Ranzino è insensibile alle bellezze della natura, dal momento che troviamo in un suo componimento, Umbria, questi versi: “Tu, Umbria, sei tutto uno splendore / uno smeraldo prezioso / ...” e in un’altra, intitolata Tramonto fiorentino, un incipit che così suona: “Sole di questo tramonto fiorentino / che prepotentemente ti imponi / alla mia attenzione... / Con la tua palla infuocata / sapessi quanta speranza / dai al mio freddo cuore. / Col tuo persistente bagliore...”.
La perdita della persona amata l’ha pertanto ferita e l’ha martoriata nel profondo, senza tuttavia toglierle la fede nel Trascendente (“Tu, o mio Gesù, / ancora una volta / mi hai voluto dimostrare / quanto grande è il Tuo amore / per me...”, Sguardo misericordioso; “riesco ad entrare in contatto con Dio / attraverso la preghiera. / E Lui, l’Onnipotente, m’ascolta / e mi plasma lentamente l’anima che, / grata per il dono ricevuto, / rinnova il suo atto di Fede”, Atto di Fede).
Ma soprattutto ha offerto alla Mamo Ranzino lo sprone a trovare nella poesia una linfa vitale di cui nutrirsi, che le ha consentito di esprimere i suoi sentimenti con semplicità e purezza di voce, come avviene in questa Preghiera alla Madonna, dettata da intensa e fidente spiritualità, che appare nella raccolta di versi Raggi di luce, e di cui intendiamo riportare almeno la prima parte a conclusione della nostra analisi: “Oh stella del mattino / che fulgida splendi in cielo / guida il mio faticoso cammino / sorreggimi nella mia difficile giornata / dalla sveglia mattutina / alla preghiera vespertina...”. Non è difficile rilevare che nelle sillogi di Liliana Mamo Ranzino siamo in presenza di testi di autentica poesia, animati da pacate e pacificate parole.

Elio Andriuoli

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