Il sogno
I° Cap.
Jmmy
Roberto uomo piuttosto alto , di corporatura media, dai capelli e gli occhi scuri, con uno sguardo molto intenso, poteva senza dubbio definirsi bello. Aveva da poco compiuto 42 anni , era di carattere piuttosto timido e introverso. Si era trasferito dalla Calabria in quel di Brescia in seguito ad una supplenza che gli era stata dapprima conferita temporaneamente e che si era poi tramutata in incarico fisso. Aveva accettato di buon grado quella supplenza perché era arrivata proprio nel momento in cui la sua storia d’amore con Luisa si era tristemente interrotta, dopo otto anni di fidanzamento e due di convivenza.
Spesso ricordava il momento in cui con il pianto nel cuore aveva lasciato il suo paese, gli amici, le sue abitudini cercando di scordare Luisa e di ricominciare una nuova vita. Si rivedeva seduto in uno scompartimento di quel treno che lo stava portando verso il nord. Lui pieno di incertezze osservava la gente che entrava ed usciva alternandosi ad ogni fermata delle diverse stazioni, mentre provava a immaginare se quelle persone fossero tristi o felici, a indovinare le loro storie cercando di carpire i loro pensieri e stati d’animo attraverso l’espressione dei volti e ascoltando le loro parole. Aveva scambiato con gli occasionali compagni di viaggio qualche battuta di circostanza sul tempo o sul ritardo dei treni… Aveva visto dal finestrino la sua terra che si allontanava sempre più, ed aveva provato grande tristezza. Fu un viaggio lungo e faticoso! Più di dieci ore. Scese alla stazione di Brescia molto stanco , con il cuore colmo di nostalgia, con molte paure.... Durante il viaggio aveva pensato che se fosse riuscito a raggranellare una cifra sufficiente avrebbe acquistato una automobile per il viaggio di ritorno…
Insegnava in un Istituto tecnico-alberghiero era benvoluto e tutti lo stimavano oltre che per le sue capacità anche per le doti di umanità e simpatia che possedeva innate. Aveva trovato un alloggio in centro città ed era riuscito a sistemarsi discretamente. Cercava di vivere bene, ma a volte il senso di solitudine e la nostalgia della sua terra lo assalivano. Quelli erano i momenti più difficili da sopportare.
Alla sera quando rincasava dopo il lavoro, accendeva il suo computer e si collegava in internet, ad una “chat” dove si era costituito un gruppetto di amici simpatici e dove per ore riusciva a distrarsi scambiando con loro battute, commenti, pareri…
Fox, era il suo nick – name, quello che utilizzava durante le conversazioni; sentiva che quest’identità di creatura della foresta, sebbene virtuale, gli apparteneva davvero…
Ultimamente, specialmente da quando in “chat” era apparsa Lady, si domandava spesso come in passato la gente abbia potuto vivere senza computer e senza i collegamenti internet. Si rendeva conto con sottile amarezza e con un po’ di delusione che i suoi amici veri erano soprattutto quelli incontrati navigando nel web… Gli amici virtuali infatti si ricordavano spesso di lui, gli inviavano saluti, si interessavano alle sua vicende… Quelli veri erano spariti, si erano dimenticati perfino del suo compleanno e sembravano indifferenti a tutto ciò che riguardava la sua vita.
Non senza trepidazione accese il computer pensando che di lì a poco avrebbe salutato la sua Lady.
Lady era una donna matura, aveva dieci anni più di Roberto: si presentava con garbo e con molta dolcezza, si dimostrava sensibile ed attenta a lui. Lo aveva conquistato fin dalla prima volta che era apparsa con la sua simpatia, le sue risposte intelligenti , per come riusciva ad inserirsi educatamente nei discorsi… E quando succedeva che Lady si intrattenesse in conversazione con gli altri amici, Roberto provava tristezza ed un’incontrollabile invidia nei confronti degli interlocutori… Poi a poco a poco con il trascorrere del tempo, Jmmy era riuscito a conquistato il cuore della signora. Da qualche tempo quella donna dolce e misteriosa conversava amabilmente solo con lui ed era ormai diventato usuale, quasi un rito, cliccarne il nome per entrare nel suo spazio privato… Era come entrare nella sua stanza, condividere con lei i pensieri ed emozioni.
Ben presto il loro divenne un appuntamento fisso, esclusivo, quotidiano e anche notturno. Avvenivano conversazioni sempre più lunghe, sempre più belle, sempre più dolci, sempre più confidenziali e intime… Fino a far diventare quell’appuntamento importantissimo, stuzzicante , indispensabile.
Le emozioni che Jmmy provava ad ogni incontro con Lady erano forti e dolci insieme , indescrivibili, a dispetto della fredda tastiera sulla quale si componevano le loro parole d’amore.
Il fatto di non poter vedere la sua Lady né udire la sua voce o toccarla conferiva al tutto un senso di magia e mistero e non faceva che aumentare in lui il desiderio di incontrarla ancora e poi ancora.
Ora Jmmy si rendeva conto di essersi innamorato della sua Lady ed era molto confuso. Egli stesso pensava di ingannarsi.. Com’era possibile si trattasse di amore, attraverso l’etere? Non riusciva più a capire quale e dove fosse il sottile confine, quale la distinzione fra un sentimento provato nello spazio virtuale e quello nel reale. L’amore è amore - diceva fra sé - un sentimento è pur sempre un sentimento, può nascere , crescere , far soffrire tanto nella realtà quotidiana quanto nel virtuale.
Di certo il pensiero della sua Lady era riuscito a sbiadire nella sua mente il ricordo di Luisa, delle loro liti e incomprensioni… E perfino i tratti del suo volto.
II° Cap.
Lady
Dopo il fallimento del suo matrimonio Caterina era rimasta sola nella grande casa alla periferia della città di Firenze e benché le occasioni di una nuova unione non le siano certo mancate, aveva preferito non legarsi più a nessun uomo. La sua vita non era facile; nulla per lei era mai stato facile…Si era sentita molto spesso triste. Aveva lottato a lungo da sola, con tenacia e volontà raggiungendo una solida posizione nell’azienda in cui lavorava, assumendo compiti di grande responsabilità, godendo del rispetto e della stima di superiori e colleghi. Da sempre era abituata a bastare a sé stessa: considerava le altre donne succubi , dipendenti dai propri compagni. Donne più o meno innamorate di uomini che a suo parere, le sfruttavano con il pretesto dell’amore! Ma al venerdì pomeriggio all’ora di chiudere l’ufficio, la sua opinione cambiava un po’ e provava un senso di invidia nei confronti delle colleghe che all’uscita trovavano il loro uomo ad attenderle. In quei momenti le sue nubi di malinconia già nere e dense si infittivano e insieme alle nubi aumentava il suo senso di solitudine .
Caterina era nata in un piccolo paese in mezzo alle montagne dove il tempo scorreva lento, scandito dai rintocchi dell’orologio del campanile e dal suono dell’Angelus al mattino, con un profumo di polenta che si respirava nell’aria del paese e dell’Ave Maria al tramonto, con gli odori del minestrone.
La sua vita di ragazzina scorreva serena fino quando un triste giorno, i carabinieri arrivarono a casa all’improvviso, messaggeri senza colpa di una grave notizia: suo padre aveva perso la vita a causa di un grave incidente sul lavoro … La madre rimasta vedova con dieci figli da tirare su fu colta da grande sconforto e si ammalò di una grave forma di depressione, ma si doveva andare avanti. Il figlio più grande aveva diciassette anni, la più piccola due. Caterina era secondogenita dei dieci figli e con l’aiuto di un conoscente trovò un lavoro in città: per aiutare la sua famiglia anche un piccolo contributo era grande! Fu un momento molto difficile , trovò un impiego da apprendista commessa con uno stipendio di poche lire … Preziose. Fu quello il periodo in cui incontrò Edoardo l’uomo che divenne suo marito, più anziano di lei di quasi venti anni e lo sposò.
Il matrimonio però naufragò miseramente dopo soli cinque mesi, finito male come male era iniziato. Fu un errore compiuto a sedici anni che nessuno le impedì di commettere. Aveva sposato Edoardo forse per cercarsi un nuovo padre e poiché minorenne con il consenso della madre , la quale firmando l’autorizzazione dichiarò solennemente: -“Anche se la sposa è giovane, lo sposo ha sicuramente gli anni e il buon senso necessari per far si che le cose vadano bene …. “ - Quella enorme differenza di età in pochissime settimane rivelò tutta la sua pesantezza: lei non permetteva al marito di avvicinarla, provava ribrezzo solo all’idea di un qualsiasi contatto fisico con lui. Dormivano nello stesso letto e lei in preda alla paura, si ritirava fino al limite estremo con il rischio di cadere per evitare di essere sfiorata. Fra loro non c’era nessun interesse comune e pur essendoci affetto, la loro non si poteva certo considerare una unione felice.
Edoardo era un uomo buono, sopportava tutto questo per amore della sua sposa-bambina, non sapeva più che fare per renderla contenta, ma invano.
Erano passati ormai molti anni…
Caterina rientrò in casa dopo una lunga e faticosa giornata di lavoro. Appoggiò distrattamente la borsetta e la giacca sopra ad una sedia , tolse le scarpe e si massaggiò i piedi dolenti.
Fece una lunga doccia ed indossò una vestaglia leggera, sentendosi molto meglio.
Ora aveva un pensiero soltanto che la rendeva felice: Jmmy Quell’appuntamento serale, quando lei diventava Lady, dava senso alle sue giornate; pensando a quell’uomo pregustava il momento del loro incontro, le tenerezze che si sarebbero scambiati, quello che si sarebbero detti…Sentiva il cuore che le batteva forte nel petto.
Lei stessa si era stupita dell’intensità di quel sentimento…Non si dava spiegazione di come un amore così profondo, bello e pulito sia potuto nascere e fiorire così , attraverso un computer. Ma ad un certo punto, non trovando risposte, aveva abbandonato la razionalità ed aveva deciso di vivere questo amore e basta, gustandone ogni minuto la dolcezza e l’emozione che le procurava.
Non avrebbe rinunciato al suo Jmmy per nulla al mondo e - pensava - se ciò fosse scritto nel libro del loro destino prima o poi, l’incontro da virtuale sarebbe diventato reale!
Risuonavano spesso nella sua mente le parole che Fox le aveva scritto durante una delle loro prime conversazioni :- “ Mia cara Lady qui in “chat” il tempo non esiste, esistono persone che si incontrano, esistono parole ed emozioni, perciò non importa quale sia la nostra età ma solo che stiamo bene insieme”-
Molto saggio il mio “piccolo principe”, (così lo chiamava spesso nelle loro conversazioni) disse fra sé Caterina sorridendo , con un senso di dolcezza infinita nel cuore.
III° Cap.
L’incontro
Caterina era arrivata alla stazione con mezz’ora di anticipo rispetto all’orario del treno che avrebbe preso e che l’avrebbe portata dal suo dolce sogno. Si sedette al tavolino del bar e prese un caffè pensando al suo amato Jmmy, pregustando il momento del loro incontro.
Quando l’altoparlante annunciò l’arrivo del treno per Venezia si affrettò , pagò velocemente il caffè e si diresse verso il binario 2; il treno sferragliò davanti a lei e poi si fermò. Salì con la sua valigia, cercando un posto vicino al finestrino per godersi il panorama durante il viaggio che sarebbe durato più di tre ore.
Oramai da diverso tempo con Roberto, avevano deciso che era giunto il momento di incontrarsi e che, non appena tutti e due fossero stati liberi da impegni per qualche giorno , ciò sarebbe accaduto. Il giorno sognato era finalmente giunto: Jmmy e Lady si sarebbero finalmente incontrati di persona!
Scelsero come luogo la città di Venezia: città incantevole e romantica, il migliore posto che si possa immaginare per due innamorati.
Caterina pensava a come sarebbe accaduto ed una strana eccitazione pervadeva tutto il suo essere.
Roberto si mise in viaggio di buon mattino con la sua auto da Brescia fino a Venezia, circa tre ore in autostrada. Avrebbe parcheggiato l’auto in Piazzale Roma e sarebbe poi andato alla stazione del treno ad attendere la sua Lady.
Aveva prenotato una suite all’Hotel Excelsior, al Lido. Un albergo lussuoso, famosissimo perché scelto dai divi del cinema e da personaggi famosi in visita alla città.
Per l’incontro con la sua Lady , Jmmy aveva curato tutti i dettagli, compreso lo champagne ed un a dozzina di rose rosse ad attenderla in stanza. Aveva acquistato per lei un anello, una riviere di oro bianco con tre piccoli diamanti.
Quando parcheggiò l’automobile e s’incamminò verso la stazione, si sentiva emozionatissimo, le gambe gli tremavano. Per darsi un contegno accese una sigaretta ed attese così davanti all’uscita dai binari, l’arrivo della sua Lady.
Ben presto la vide. L’avrebbe riconosciuta fra mille pur non avendola mai vista di persona! La vide camminare verso di lui con eleganza, bellissima: aveva i capelli neri raccolti, legati con un nastro di seta bianco, indossava un vestito rosso senza maniche, portava sul braccio una giacca chiara; calzava un paio di sandali comodi di vernice nera. Era stupenda nel suo portamento e per la sua semplicità , più bella ancora di come l’aveva immaginata. Si sentì stordire per l’emozione. Anche Caterina vide Roberto e s’incamminò verso di lui , cercava di nasconderlo ma tremava per l’emozione… Si salutarono e al primo sfiorarsi delle loro mani si sentirono irrimediabilmente attratti l’uno dall’altra da una forza incontrollabile; così si ritrovarono abbracciati e noncuranti della gente che passava loro accanto si scambiarono il loro primo e dolcissimo, vero e lungo bacio d’amore.
Roberto prese la valigia di Caterina , chiamò un taxi e solcando il Canal Grande si fecero condurre all’ hotel, al Lido. Durante la cena Roberto offrì a Caterina l’anello, lei ne fu veramente felice ed accettò quel dono con gli occhi che brillavano di gioia. Lo mise all’anulare della mano sinistra e se lo portò vicino al cuore. “Non lo leverò mai più” – disse -
Furono tre giorni e tre notti indimenticabili, pieni di amore e di passione. Jmmy e Lady trascorsero la maggior parte del tempo a loro concesso abbracciati fra le lenzuola di seta blù, ricercando il massimo del piacere l’uno per l’altra, donandosi amore e gioia ogni istante come se fosse l’ultimo della vita.
Il giorno dopo, al momento di salutarsi guardandosi intensamente negli occhi si dissero - “Ti Amo” - Poi sopraffatti dall’emozione si salutarono piangendo.
Ma si sarebbero trovati in chat la sera stessa.
IV° Cap.
Il distacco
Le giornate di Caterina e di Roberto scorrevano normalmente fra il lavoro e i loro incontri serali sempre molto attesi e dolcissimi. Durante le loro conversazioni ricordavano la breve ed intensa vacanza a Venezia, ringraziavano la buona sorte per essersi incontrati e per aver vissuto insieme quei giorni magici, parlavano del loro amore e sognavano nuovi incontri, desiderandosi sempre più.
Una sera Jmmy disse alla sua Lady che all’indomani sarebbe dovuto partire per la Calabria: la zia Antonietta alla quale da sempre era molto legato, era stata ricoverata in ospedale in condizioni gravissime.
Fu quella sera che si scambiarono i numeri di telefono, così almeno avrebbero potuto sentirsi – dissero -
Il giorno seguente Roberto si mise in viaggio; mentre correva in autostrada pensava alla sua infanzia e alla zia Antonietta che gli preparava i dolci e che lo difendeva sempre quando lui combinava qualche marachella… Sperava di rivederla e pensava che rivedendolo si sarebbe rincuorata e che il suo stato di salute sarebbe migliorato. Sperava… Invece al suo arrivo in ospedale gli dissero che la zia era mancata pochi minuti prima, che aveva chiesto di lui e poi si era addormentata per non svegliarsi più… Aveva rivolto a lui il suo ultimo pensiero. Provò un senso di gratitudine e tanta tristezza. Baciò la zia per l’ ultima volta e poi non riuscendo più a trattenere il pianto, si mise a singhiozzare convulsamente come un bambino disperato.
Insieme alla sorella Roberto espletò le formalità richieste per la sepoltura e organizzò il funerale. Si sentiva stordito e stanco, faceva le cose come un automa, meglio che poteva.
Nella chiesa c’era già tanta gente. Roberto portava degli occhiali scuri che nascondevano i suoi occhi arrossati e gonfi. Finita la cerimonia il piccolo corteo si stava avviando verso l’uscita del camposanto, quando Roberto si sentì toccare lievemente un braccio. Si girò e vide Luisa che gli porgeva la mano per salutarlo. Per un lungo istante si guardarono in silenzio. Roberto pensò istintivamente che sembrava molto più bella di come la ricordava, aveva una nuova luce negli occhi, sembrava più dolce e matura. Dopo due giorni Luisa si fece viva e Roberto la invitò a bere qualcosa al bar. Mentre sorseggiavano una bibita parlarono del più e del meno, del loro lavoro e della loro vita. Luisa notava che spesso Roberto posava lo sguardo sulle sue mani, prive di fede nuziale o anelli…
Lo tolse dall’ imbarazzo dicendogli:- “Non mi sono sposata e non ho un compagno, se è questo che vuoi sapere”-
Decisero che si sarebbero rivisti all’indomani per il pranzo.
Alla sera Jmmy telefonò alla sua Lady; parlarono a lungo con dolcezza come sempre e si promisero di trascorrere un nuovo fine settimana insieme, al più presto.
Ma Roberto era turbato. Il dolore della perdita della zia ma anche il pensiero di Luisa occupavano la sua mente e il suo cuore.
In quei giorni s’intratteneva spesso con la donna riscoprendo il piacere di stare con lei , ben presto si resero conto entrambe che il loro sentimento d’amore reciproco che credevano finito, era più vivo che mai. Ogni giorno veniva rinviata la partenza per Brescia al giorno successivo: Roberto voleva capire, far chiarezza dentro di sé.
C’era Luisa pronta a ridargli il cuore, poteva costruirsi una famiglia con lei. E c’era la sua Lady, meravigliosa persona che lo amava e non avrebbe meritato di soffrire per il suo allontanamento , ma con la quale non avrebbe potuto costruire nulla; non avrebbero potuto donarsi nulla all’infuori dei loro momenti in chat per quanto dolcissimi e preziosi, e rari incontri d’amore e di passione. Poteva un uomo della sua età accontentarsi di questo? Soprattutto ora che aveva ritrovatola sua donna?
Sognava anche lui una famiglia, dei figli…E sentiva che Luisa rappresentava la sicurezza: sapeva di essere amato da lei di un amore profondo, forse non così pieno di passione come quello che la sua Lady gli donava ma sincero e fedele.
Doveva riprendere il lavoro e quindi sebbene a malincuore, si mise alla guida della sua auto e ripartire verso Milano.
Durante la cena al ristorante la sera prima della partenza aprì il suo cuore a Luisa e le chiese di dargli un po’ di tempo per riflettere promettendole che presto si sarebbero rivisti.
Seguirono per Roberto giorni e notti tormentati dai conflitti e dai pensieri del cuore. Si collegava sempre meno con Caterina e telefonava sempre più spesso a Luisa. Ben presto capì che cosa voleva fare della sua vita. Ne parlò con la sua Lady che, da donna intelligente qual’ era, aveva compreso e pur sentendosi molto infelice con il pianto nel cuore, gli aveva detto grazie di quanto lui le aveva donato , del sogno vissuto insieme, delle ore liete e delle emozioni provate. Aveva anche aggiunto che lo amava molto, che proprio per questo desiderava per lui tutto il bene di questo mondo. Perciò non avrebbe ostacolato la sua scelta. Poi se n’era andata dalla vita di Roberto in punta di piedi e con eleganza, trattenendo per sé il suo pianto e la tristezza.
Roberto chiese ed ottenne il trasferimento presso una scuola alberghiera vicino alla sua città e si dedicò completamente a Luisa.
Dopo qualche tempo si sposarono ed ebbero ben presto un bambino…
Jmmiy e Lady, il loro amore : solo un ricordo dolcissimo, un sogno, un bellissimo sogno…
La saetta
Era l’estate del anno 1952 e Angelino, ragazzo robusto e di buon carattere doveva salire tutte le mattine faticosamente il sentiero che portava alla sommità del monte dove i boscaioli tagliavano gli alberi . Il suo compito era quello di portare il pane per la colazione dei taglialegna arrivando fino alla baracca fatta di assi e pietra dove gli uomini dormivano. La baracca era situata in un prato pianeggiante dal quale si dipartiva un ripido sentiero che conduceva dopo venti minuti di cammino, al luogo dovei boscaioli lavoravano. Angelino diligentemente si sottoponeva tutti i giorni a questa fatica che lo faceva grande e indispensabile alla sua famiglia in condizione piuttosto disagiate. La madre lo accompagnava fino al limitare del bosco. Allorquando le prime luci dell’alba s’impadronivano del cielo lei lo lasciava proseguire da solo raccomandandogli di fare attenzione.
Da quel momento in poi Angelino era assalito da mille paure : gli animali del bosco, non tutti buoni… le volpi , i serpenti, i gatti selvatici… Ne avvertiva la presenza e il il verso . Ogni rumore era ingigantito dal silenzio della notte appena passata. Allungava il passo procedendo più speditamente e per farsi coraggio fischiettava ; qualche uccello a volte gli rispondeva, dando luogo così ad un concerto stupendo. Al mattino il bosco era uno splendore! Angelino si sentiva felice e ripagato dei minuti di timore vissuti :assisteva al risveglio degli animali, ascoltava il rumore prodotto dal picchio che martellando con il suo becco il tronco di un albero si costruiva il nido , c’erano gli scoiattoli che talvolta dopo averlo spaventato, comparivano davanti a lui, lo fissavano e se ne andavano; così i cerbiatti incuriositi dalla sua presenza ma timidi, scappavano via velocemente e le farfalle, i fiori meravigliosi e profumati : calendule, salvia selvatica, acetosella…Tutto questo faceva parte della sua vita di ragazzino e della sua consuetudine. Quando arrivava alla baracca mentre i boscaioli facevano colazione, Angelino doveva recarsi nel bosco vicino dove dalla roccia sgorgava una sorgente d’acqua riempire le loro borracce e riportarle. Più tardi raccoglieva legna da mettere al fuoco per cucinare e quando il pranzo era pronto la cuoca riempiva la gerla con la polenta e il companatico , gliela issava sulla schiena e lui riprendeva il cammino su per la salita fino al punto dove si trovavano i boscaioli. Salendo poteva sentire sempre più forti le loro voci , i canti, le loro imprecazione, il rumore delle accette e della sega.
Ci fu un giorno in cui improvvisamente il cielo si riempì di nuvoloni grigi scuri, carichi di pioggia. Angelino come al solito si stava inerpicando sulla costa della montagna con il pranzo per i boscaioli: polenta ancora molto calda e sugo con pochi pezzetti di carne …
Udiva il rumore dei tuoni avvicinarsi sempre più e per quanto allungasse i suoi passi non riuscì ad evitare il temporale, violento. Improvvisamente, quando si trovò circa a metà percorso, un fulmine con un rumore assordante si abbattè su un larice spaccandolo in due e lo incendiò, proprio nell’ istante in cui il ragazzo stava passando vicino. Angelino si sentì sollevare in aria e poi ricadere un po’ più in là , la gerla gli scivolò dalla schiena, la polenta e il resto divenne pasto degli animali!
Per un attimo non sapeva dove fosse…Non capiva più nulla! La testa gli martellava, vedeva tutto torbido. Dopo un po’ guardandosi le mani si rese conto che erano annerite, sentì i capelli in testa dritti all’insù, bruciacchiati…Vide fuoco attorno a sé e sentì l’ odore acre del legno del larice in preda alle fiamme
Dopo lunghi istanti di semi incoscienza ad un tratto udì la voce della cuoca che chiamava il suo nome e poi la vide che gli correva incontro.
Appena la donna lo raggiunse lo tirò per un braccio allontanandolo dal fuoco, lo guardò e scoppiò in singhiozzi… Poi, sollevando lo sguardo verso cielo ringraziò il Signore per lo scampato pericolo.
Salirono insieme fino alla baracca dove specchiandosi Angelino si vide completamente nero in volto, con i capelli diritti, le ginocchia e le gambe erano scure… si accorse anche di avere i pantaloni lacerati , sembravano un gonnellino.
Tremava convulsamente: lo spavento di cui prima non si era nemmeno reso conto, all’improvviso lo colse e scoppiò in un pianto dirotto invocando la mamma.
Intanto i boscaioli erano scesi alla baracca per ripararsi dalla pioggia. Quando videro Angelino compresero la sua paura e cercarono di consolarlo, gli diedero qualche sorso di vino per rincuorarlo. Tentarono di farlo sorridere; gli davano pacche sulle spalle affettuosamente, quasi sentendosi in colpa di quello che era successo e per il rischio che il ragazzo aveva corso a causa loro.
A dividere le fatiche con Angelino c’ era anche Falco, un robusto cavallo da tiro dalla criniera folta, scura e un mantello di colore marrone. Alla bestia toccava tutti i giorni trascinare fino al piano i tronchi tagliati e puliti dalle fronde.
Nelle rare pause Angelino e Falco si concedevano delle bravi corse nella radura che l’animale sembrava gradire molto. Quel giorno però Falco non si trovava: i fulmini e i tuoni lo avevano spaventato e fatto imbizzarrire, così era scappato.
Quando la pioggia cessò dalla baracca si udì finalmente il nitrito dell’animale. Angelino uscì per prendere il cavallo e portarlo al riparo, ma Falco non voleva saperne di farsi legare e con uno scatto repentino prese a galoppare verso il basso, lungo la strada. Angelino allora si mise a correre forte in discesa, attraversando il bosco, con balzi lunghi e rapidi sperando così di intercettare Falco nella sua corsa, ma quando arrivava al piano sulla stradina, Falco era già passato…di gran galoppo! Lo poteva vedere e sentiva perfino il suo odore e il nitrito ma non riusciva a raggiungerlo.
Verso sera il ragazzo arrivò trafelato al paese: un gruppo di case vecchie con ancora i segni della ritirata dei tedeschi sulle facciate…Buchi provocati dalle granate.
Desolato per non essere riuscito a ritrovare il cavallo, Angelino prima di andare a casa pensò di dare un’occhiata nella stalla dove di solito l’animale veniva ricoverato durante i mesi freddi. Non si sa mai, pensò…
Ed ebbe ragione: Falco era lì, maestoso e ancora ansimante per la lunga galoppata, davanti alla mangiatoia dove stava infilando il muso per cercare biada.
Angelino si avvicinò, lo accarezzò…Gli parlò amorevolmente. In risposta l’animale nitrì; allora il ragazzo mise biada nella mangiatoia vuota e se ne tornò a casa.
La madre era molto in ansia e quando lo sentì arrivare gli corse incontro sulla soglia. Vedendolo così nero, sudato , con i vestiti strappati si spaventò e si mise a piangere portandosi le mani nei capelli. Poi gli scaldò il minestrone e dopo aver tentato di ripulirgli il viso lo fece andare a letto.
Ci vollero alcuni giorni prima che il nero e le bruciature scomparissero dal volto di Angelino.
Il giorno seguente alle quattro e mezzo in punto il ragazzo andò alla stalla , caricò sulla schiena di Falco il sacco con la colazione dei boscaioli e poi da buoni amici, s’incamminarono insieme verso la montagna . Come al solito la mamma lo lasciò alle prime luci dell’alba …Il ragazzo si attaccò alla coda del cavallo e fischiettando si fece tirare. Gli sembrava il giusto risarcimento alla fatica fatta il giorno prima nel tentativo di arrestare la sua corsa, il minimo che Falco potesse fare…
E ancora una volta insieme , su per la salita…Iniziando una nuova giornata.
L’ angelo
Caterina aprì gli occhi sbadigliando, rivolse lo sguardo assonnato verso la finestra della sua stanza da letto. - C’è il sole pensò –
Era domenica mattina, una meravigliosa mattinata d’aprile. Il cielo era azzurro e i profumi della primavera si spargevano nell’aria. Chiunque troverebbe dei buoni motivi per essere allegro ma a me tutto ormai lascia indifferente - pensò Caterina con rassegnazione alzandosi dal letto - Chissà dove aveva lasciato la sua voglia di vivere! Le doleva il capo; si passò una mano sulla fronte. Ho bevuto troppo ieri sera - disse ad alta voce – Guardò il proprio viso riflesso nello specchio e si rese conto che era gonfio ed aveva anche due profonde occhiaie scure … Questo è il prezzo che devo pagare per avere qualche ora di benessere – soggiunse delusa di sé –
Ma da domani smetterò di bere e mi metterò a dieta … Da domani, si – promise – senza molta convinzione.
Poi con tono affettuoso e indulgente aggiunse ad alta voce : -“ Avrò pure diritto anch’io ad un po’ di serenità! Sono stanca di sentirmi uno straccio, come mi sento ora.”
Caterina trovava un po’ di pace e sollievo al suo malessere solo sul fondo di un bicchiere, quando aveva scolato alcune dosi abbondanti di un qualsiasi liquido purchè a gradazione alcolica sufficiente per farla stordire. Era molto consapevole di questa sua debolezza e anche del fatto che alla lunga, l’alcool l’avrebbe devastata. Rifletteva spesso su come solo quando aveva bevuto si sentisse bene e le cose le apparissero improvvisamente chiare. Mentre era ubriaca poteva persino permettersi di ascoltare ciò che il cuore le suggeriva. E poco le importava di non riuscire a dare un nome a ciò che provava sotto l’effetto degli alcolici. L’unico suo dispiacere era dovuto al fatto di non riuscire a mettere completamente a fuoco qualche cosa di importante che affiorava sempre più ad ogni sbronza. Era un qualche cosa dal contorno indefinito, una bolla dai colori e dai suoni ancora non chiari … Caterina era certa che prima o poi da quella bolla sarebbe finalmente emersa la ragione della sua incapacità di essere felice, la causa di quella costante, sottile e profonda malinconia che pervadeva il suo essere e sempre la accompagnava.
Quando aveva bevuto abbastanza la donna nutriva anche la profonda convinzione di essere in credito nei confronti della vita ed era certa si stesse avvicinando sempre più il momento in cui finalmente sarebbe stata risarcita delle sue sofferenze. Poi le ore passavano e la speranza a poco, a poco svaniva insieme ai fumi dell’alcool per lasciare il posto ad una tristezza ancora più profonda. C’era stato un tempo in cui Caterina aveva creduto bastasse il successo professionale a rendere felici le persone … E lei ce l’aveva messa tutta per ottenerlo, riuscendoci.
Aveva lottato a lungo da sola con tenacia e volontà raggiungendo una solida posizione nell’azienda in cui lavorava, assumendo compiti di grande responsabilità con il rispetto e la stima di superiori e colleghi. Da sempre bastava a sé stessa: considerava le altre donne succubi , dipendenti dai propri compagni. Donne più o meno innamorate di uomini che a suo parere, le sfruttavano con il pretesto dell’amore! Ma al venerdì pomeriggio all’ora di chiudere l’ufficio, la sua opinione cambiava un po’ e provava un senso di invidia nei confronti delle colleghe che all’uscita trovavano il loro uomo ad attenderle. Allora le sue nubi di malinconia già nere e dense si infittivano e insieme alle nubi aumentavano il suo senso di solitudine e anche il suo desiderio di bere.
Negli anni non le erano certo mancati i corteggiatori, però lei affermava in maniera molto convinta di non volersi legare a nessun uomo e dopo qualche insistenza chi si interessava a lei, veniva allontanato e com’ era arrivato così se ne andava.
Caterina era nata in un piccolo paese in mezzo alle montagne, dove il tempo scorreva lento, scandito dai rintocchi dell’orologio del campanile e dal suono dell’Angelus al mattino, con un profumo di polenta che si respirava nell’aria del paese e dell’Ave Maria al tramonto, con gli odori del minestrone.
La sua vita trascorreva serena fino quando un triste giorno, i carabinieri arrivarono a casa all’improvviso annunciando una grave notizia: suo padre aveva perso la vita a causa di un grave incidente sul lavoro … La madre rimasta vedova con dieci figli da tirare su fu colta da grande sconforto e si ammalò di una grave forma di depressione, ma si doveva andare avanti. Il figlio più grande aveva diciassette anni e la più piccola due. Caterina era secondogenita dei dieci figli e con l’aiuto di un conoscente trovò un lavoro in città: per aiutare la sua famiglia anche un piccolo contributo era grande! Fu un momento molto difficile , trovò un impiego da apprendista commessa con uno stipendio di poche lire … Preziose. Fu quello il periodo in cui incontrò Edoardo l’uomo che divenne suo marito, più anziano di lei di quasi venti anni e lo sposò.
Il matrimonio però naufragò miseramente dopo soli cinque mesi, finito male come male era iniziato. Fu un errore compiuto a sedici anni che nessuno le impedì di commettere. Aveva sposato Edoardo forse per cercarsi un nuovo padre e, poiché minorenne con il consenso della madre , la quale dichiarò solennemente: -“Anche se la sposa è giovane, lo sposo ha sicuramente gli anni e il buon senso necessari per far si che le cose vadano bene …. “ - Quella enorme differenza di età in pochissime settimane rivelò tutta la sua pesantezza: Caterina non permetteva al marito di avvicinarla, provava ribrezzo solo all’idea di un qualsiasi contatto fisico con lui. Dormivano nello stesso letto e lei in preda alla paura, si ritirava fino al limite estremo con il rischio di cadere per evitare di essere sfiorata. Fra loro non c’era nessun interesse comune e pur essendoci affetto, la loro non si poteva certo considerare una unione felice.
Edoardo era un uomo buono, sopportava tutto questo per amore della sua sposa-bambina, non sapeva più che fare per renderla contenta, ma invano. Certo non avrebbe meritato tutto il male che Caterina gli stava procurando e per questo lei si era sentita molto colpevole.
Dopo la separazione giurò a sé stessa che non si sarebbe mai più legata a nessun uomo. Si buttò a capofitto nello studio, conseguì brillantemente un diploma di scuola superiore e nell’arco di qualche mese ottenne un ottimo impiego nell’ attuale azienda che le consentì di vivere agiatamente.
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Caterina fece un bagno caldo, si preparò un caffè e un toast con una spremuta d’arancia. Decise quindi di completare la sua colazione con un drink, rigorosamente alcolico … Almeno quanto basta per darsi tono e per affrontare al meglio la giornata. Dopotutto quella sarebbe stata l’ultima giornata in compagnia della bottiglia … - Così si era ripromessa Caterina.- Indossò pantaloni e maglietta, innaffiò le piante e diede da mangiare ai pesci dell’acquario. Spazzolò i lunghi capelli neri e si truccò leggermente , poi diede uno sguardo alla sua immagine riflessa nello specchio dell’ingresso. Istintivamente pensò che pur essendo donna matura che ormai aveva superato la cinquantina, poteva ancora essere considerata piacente e desiderabile da chi eventualmente le rivolgesse un secondo sguardo. Ma poco le importava della bellezza!
Uscì di casa senza una meta né uno scopo con la segreta speranza e il vago presentimento che qualcosa sarebbe accaduto … Qualche cosa che all’improvviso avrebbe cambiato la sua vita.
Camminava speditamente lungo la strada trafficata, le automobili sfrecciavano veloci al suo fianco.
Ad un tratto si sentì male : le girava forte la testa, le mancava il respiro, aveva la sensazione di cadere, nausea e vertigini e ancora… una dannata voglia di bere qualcosa di molto forte. Tuttavia camminava e senza nemmeno accorgersene si trovò alla periferia della città, in un punto dove la strada incrociava un viottolo sterrato che conduceva verso la campagna. Imboccò quella stradina in preda alla nausea, sulle gambe malferme. “Almeno qui non corro il rischio di essere travolta da un’auto in corsa” – pensò - e continuò a camminare. In breve tempo giunse in un prato, notò l’erba verde , la miriade di margheritine bianche e fiori gialli di tarassaco, vide anche degli alberi in fiore e fu quella l’ultima immagine che apparve ai suoi occhi prima di accasciarsi al suolo priva di sensi.
Quando si riebbe si rese immediatamente conto di non essere sola. Vide davanti a lei appoggiato al tronco di un pesco fiorito un uomo alto, biondo, molto bello che la stava guardando dolcemente e le sorrideva. Quell’uomo aveva grande fascino, emanava luce ed energia particolari. Caterina voleva chiedergli chi fosse ma non lo fece, rimase a guardarlo attonita, come incantata, profondamente colpita dagli occhi azzurri dello sconosciuto. Poi senza una ragione precisa, attratta da quello sguardo magnetico e dolce si rese conto di non riuscire più a trattenere il pianto. Cominciò a singhiozzare tremando convulsamente, le lacrime scendevano copiose bagnandole il viso e le mani. L’uomo che fino a quel momento non si era mosso le si avvicinò, la abbracciò in silenzio e lei potè sentire il suo calore. Lui la lasciò piangere a lungo e quando la donna si calmò iniziò a parlarle dolcemente, lentamente, con una voce melodiosa, quasi surreale, incantevole , calda . Mai Caterina aveva udito una voce così bella e mai nessuno si era rivolto a lei in un modo così gentile. “Liberati dal peso che ti opprime” – le diceva lo sconosciuto – “Liberati dall’angoscia che ti appesantisce il cuore. Non puoi permettere al male di annientare la tua vita, le ferite guariranno … Il tuo pianto ora ha sciolto la tua tristezza, le lacrime hanno lavato la tua anima infelice. Tu adesso sei pronta a parlare del tuo dolore , io sono qui con te e ti ascolterò.”
La donna sentì di potersi fidare di lui e come un fiume in piena che rompe gli argini riemersero i ricordi : riuscì a parlare per la prima volta di sé e della sua vita e lo fece con uno sconosciuto … Gli raccontò della sua infanzia violata, ricordò quella terribile notte in cui lo zio, al quale era molto affezionata si coricò nel letto accanto a lei e per gioco frugò ogni parte del suo corpo di adolescente, ancora acerbo … Di come se lo sentì addosso ansimante e pesante, mentre contorceva il viso in orribili smorfie, emettendo gemiti e grugniti. Ricordò all’improvviso di essere rimasta come paralizzata, incapace di muoversi e di urlare; voleva chiedere aiuto ma non le usciva la voce… Rivide il crocefisso di legno appeso davanti al letto assistere impassibile senza fare nulla per liberarla da quell’ orribile mostro.
Ricordò che non c’era l’acqua per lavarsi, il vomito che la assaliva e le minacce dello zio che le intimava di non rivelare mai a nessuno l’accaduto altrimenti sarebbe successo qualcosa di molto più grave. Ricordò la sua disperazione al pensiero di non avere più il padre che la poteva proteggere e in quel momento maledì il Cielo.
Tutto questo ricordò e capì che la sua unica possibilità per difendersi fu respingere in fondo a sé stessa quella terribile esperienza, per non sentire più il dolore che essa le causava.
Lo sconosciuto rimasto in silenzio ad ascoltare fine al termine del racconto, prese per mano Caterina e la fece sedere sull’erba , poi le accarezzò dolcemente il viso ed i capelli, mentre lei ancora piangeva …
Caterina si sentì finalmente serena , protetta da quella persona straordinaria. Era stanchissima e ben presto si addormentò al tocco leggero delle mani di quell’uomo meraviglioso.
Quando si risvegliò era ormai pomeriggio inoltrato. Si guardò attorno ma l’ uomo non c’era più. Già credeva di averlo sognato quando scorse in mezzo all’erba un oggetto che riconobbe immediatamente: il libricino dalla copertina di madreperla con l’interno di velluto rosso che la nonna le regalò da piccina nel giorno del suo quinto compleanno e che lei correndo, perse nella stessa giornata. Ricordava che all’ interno del libricino erano dipinte bellissime miniature di fiori, farfalle, coccinelle e c’erano anche alcune parole scritte che non lesse, perché ancora non lo sapeva fare. Le era piaciuto molto quel regalo! Ritornò vivo anche il ricordo del dispiacere provato quando s’ accorse di non averlo più e di come lo aveva cercato a lungo, invano. Raccolse delicatamente quel suo tesoro, molto emozionata e lo tenne fra le mani , poi lo strinse al petto per lunghi istanti …
“Nonna” – sussurrò – E con gli occhi del cuore rivide la nonna mentre era intenta a cucire o a dare il becchime alle galline … “Nonna, sei qui” – ripetè sottovoce –
Poi con le mani tremanti , gli occhi velati di pianto e il cuore colmo di una dolce nostalgia aprì il suo libricino . Fra le minuscole pagine apparvero per un istante la luce, lo sguardo e il sorriso dell’uomo sconosciuto. Poi lesse le parole. “ Abbi cura di te e ama la tua vita” - c’era scritto -
Era dunque questo il messaggio che la nonna le aveva lasciato di cui l’ uomo meraviglioso era stato latore.
Caterina alzò gli occhi al cielo e sorridendo disse semplicemente: - “Grazie!”-
Ormai si era fatta sera e sebbene a malincuore, la donna dovette rientrare a casa. Si sentiva leggera , felice e forte come non era mai stata, camminava quasi volando.
Finalmente si sentiva bene, poteva guardare le persone con occhi diversi e sorridere. La vita è bella – disse - Troppo bella per sprecarla!
Non sentiva più il bisogno di cercare risposte sul fondo di un bicchiere , era finalmente pronta a prendersi cura di sé , ad amare la vita e ad amare.
Caterina aveva incontrato il suo angelo!