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Perché no??,
Pagine 2010, Roma
Introduzione
“Quello che temo di più, credo, è la morte dell’immaginazione. […]
Se siedo immobile e non faccio niente, il mondo continua a battere come un tamburo allentato, senza senso. Dobbiamo muoverci, lavorare, creare sogni verso cui correre. La povertà di una vita senza sogno è troppo orribile da immaginare: è il peggior genere di follia”
Silvia Plath, Appunti di Cambridge
Vi è mai capitato di svegliarvi e avere negli occhi brandelli di sogno? Immagini a volte sfuggenti, ma che rimangono ancorate nell’anima, a sussurrare la loro inconsistente verità. Delicati e travolgenti allo stesso tempo, questi componimenti poetici di Irene Previti Flesca, ci regalano e

ci parlano proprio di questo: di piccole alchimie coraggiose, del tentativo, a mio avviso perfettamente riuscito, di cogliere l’ineffabile profondità di un momento, in pochi versi.
Un viaggio attraverso le sensazioni, le emozioni di un animo estremamente sensibile, ma egualmente fermo e deciso; una ricca serie di ricordi che ripercorrono l’infanzia, la memoria del tempo vissuto attraverso sensazioni, paesaggi e riflessioni sui grandi temi dell’esistenza. È una raccolta che sa coniugare passato e presente, sensualità e riflessione. I versi, come una spola degli antichi telai, che corre da una parte all’altra, si snodano tra motivi e luoghi lontani e vicini, insieme a profonde intuizioni sul senso dell’umana esistenza, tessendo una tela ricca e variegata, alla ricerca di un sogno a cui aggrapparsi, per alimentare il fuoco dell’immaginazione perché, quello che sembra temere maggiormente questa autrice, è proprio lo spegnersi delle emozioni, dell’ebbrezza dell’ispirazione artistica.
La tensione vitale, la ricerca interiore, l’autrice la concretizza, spesso, nella forza dell’amore, tema a cui sono dedicate numerose poesie.
Intorno alla passione Irene Previti Flesca diverte (nel senso etimologico più stretto: porta altrove, capovolge) il lettore nei meccanismi perfetti d’una parola in equilibrio tra le seduzioni del suono e la logica del pensiero scritto. E l’amore si esprime nelle sue forme cangianti: è forza primordiale quello materno, è stupore nell’innamoramento, è finzione per quanto creda in se stesso, è erotico nei giochi del contatto e dell’immaginazione; spesso diventa diabolico, nel momento in cui troppo ragiona, è vuoto e delusione quando finisce.
Celebrare l’esistenza nelle sue multiformi declinazioni è la vocazione, dunque, di quest’opera prima. Una donna che vive il suo amore di madre, figlia e amante – e l’incanto quasi muto di fronte a quell’inesauribile groviglio di bellezza e dolore che è la vita stessa per prestare ogni esperienza al verso, per offrirsi allo sguardo del mondo e al contempo come sguardo sul mondo. Una vocazione, quella di Irene Previti Flesca, che non si ferma alla propria matrice autobiografica; un io lirico – il suo – che non si accontenta del canto intimistico, sommesso, del quotidiano. C’è un afflato universale in questi componimenti, il continuo trascendersi del particolare e del dettaglio composito in un orizzonte tematico più ampio, nel quale i macrotemi della vita e del tempo, dell’amore e della morte, giocano a fare capolino fra un verso e l’altro, per poi tornare a nascondersi nelle trame del vissuto.
L’autrice sceglie una versificazione libera, dall’andamento a tratti sincopato e a tratti disteso, per la prima sezione dell’opera. La nutre di un linguaggio essenziale, alieno da sterili estetismi quanto efficace sul piano espressivo, non rinunciando a una percezione squisitamente sinestetica del reale che si traduce in straordinaria densità di immagini, rimandi e accostamenti verbali. La dialettica tra contrazione e dilatazione si palesa nella soluzione formale adottata nella seconda parte dell’opera. Alla libertà del verso Irene Previti Flesca preferisce, stavolta, il vincolo dell’haiku, per divenire specchio sempre più rarefatto del mondo.
Nella sinteticità di queste composizioni, formate di poche parole, la poetessa, seguendo il modello classico giapponese, generalmente descrive la contemplazione della natura, colta anche nei suoi più piccoli aspetti, ed esprime in maniera impersonale i suoi sentimenti di emozione, di armonia e sintonia con la natura stessa; cerca di vestire di parole le immagini, senza romperne la sensazione. Eppure, anche nella “assolutezza” e nell’immediatezza di questi haiku, Irene Previti Flesca tradisce una passionalità e una vitalità peculiari, che contraddistinguono tutta questa raccolta.
Irene, per concludere, con i suoi versi dimostra di avere il coraggio ingenuo e sfrontato dei poeti; ci parla di mondi vicini o sconosciuti, tracce a volte dolorose, ma indelebili e importanti per l’esistenza. Noi lettori, la accompagniamo avvinti “tra le righe”, assistendo, spettatori-attori, al più grande degli spettacoli: la vita.
Federica Pizzuti
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