ALLORA
Allora non sapevamo
Che l’ultimo battito del tempo
Sarebbe assomigliato
Al caos.
Che sarebbe avvenuto
Come un colpo alla schiena
Imprevisto.
Buia la luce
E silenziosa l’armonia.
Allora non si poteva sapere
Il giorno imperfetto
Della clessidra che travasa.
ATTIMI
Cogli l’attimo
Anche se andrà a finire
Recidi la gioia pur breve
E consolala
Annaffiando il suo fiore.
Non perderla
Rendila ricordo
Che sorride.
Cogli l’attimo
Che finisce
Anche se finisce
Perché di attimi
È fatta
La tua vita
Ed uno per uno
-scemano nel gorgo
Del tempo
E restano immagini
Di ciò che hai vissuto
Con gioia.
E quando soffrirai
Ti rivolgerai alla memoria
Perché tuo è il passato.
Allora stringerai
La sabbia nel pugno
Credendo di avere con te
Quasi tutta la terra.
AUTUNNO
Non c’è siepe
Tra l’orto ed il giardino
Solo qualche foglia di fragola
Rabbrividita dalla brina
E qualche rossiccio pomodoro
Che attende di cadere
Ultimi rimasti
Per disfarsi sulla terra.
Scheletrici rami di rosa
Porgono spine alla brezza
Ed il sole tenero
Veglia sul silenzio
Dei campi
La mattina.
CAMMINI
Sempre più flebile la luce
- cosa vedrai nell’ombra ?
Ti appoggi ad una sedia
Ti volgi alla porta
Respiri.
Calpesti cartaccia nella penombra.
Tocchi oggetti fiochi
( un posacenere, un bicchiere).
Sarà giorno fuori ?
O la tempesta di nubi
Avrà oscurato anche l’ultimo vicolo
Del paese ?
CATENE
Il passato lo so
Ha catene salde.
Anche liberare la mente
Non scioglie i nodi
Che rendono robusta
La corda che trattiene
L’essere
Con l’essere stato.
Cieli mattutini
Tersi e limpidi
Come infanzia
Corse tra i viali
Verdi di cipressi
E poi i dubbi feroci
Le lacrime non versate
Perchè non si sa più piangere
Il disperato volgere del giorno
Verso la sera
E poi le notti
Le ore
I passi incerti
Verso qualcosa che sia certo.
CECITA’
Storto è il tempo
Sciaborda acqua
Dai margini del vaso.
Il passato è ricordo
Il futuro solo fantasia.
Il tempo si ferma a volte
Oppure passa a scatti.
Il presente si fa creta
Non ancora rassodata
Che perde la sua forma.
Ci resta un calendario
Ingiallito appeso a un muro
In cui centellinare i giorni
E accorgersi che il tempo perso
È più del tempo
Che hai vissuto.
CENERI
Ho perdonato il passato
Ma rode il presente
Come novella Fenice
Spuntando dalle ceneri
Della memoria.
Ed io mi chiedo come si possa
Continuare nel perdono
Ogni giorno
Per tutti i giorni.
Allora chiedo perdono.
CIBO
Ti ho dato un amore
Sospeso a mezz’aria
Né nube né terra
Eppure eterno ed immutabile.
Ho mangiato il tuo amore
Senza saziarmi.
Un amore sospeso.
ESISTENZA
Là –dove si incontrano
Il termine e l’eterno
Inizia il nostro cielo.
Immobile a se stesso
Si pensa senza limiti
E poi cade
Come un frutto
A darci la gioia di vivere.
DOLORE
Il mio dolore
Vale più della mia presenza.
Scendi nell’incubo
O Sali verso l’estasi.
Più nulla ti tocca.
IL PAGLIACCIO
Il pagliaccio folle
Cammina per le vie
Non ancheggia come una donzella
E non urla come un cane.
Il pagliaccio folle
Non deride –è deriso
Non sogna –aspetta
Che il sogno si disperda
Come scoria nell’acqua.
Il folle pagliaccio
Non fa paura
Non attende la rissa
Che l’acquieti
Né recita a memoria
Gli istanti d’una vita
Giocata al ribasso
Mentre gli altri giocano
Nella finanza del se stessi
Aumentando la posta
Per ogni pagliaccio folle
Che hanno con trascuratezza
Ucciso.
IL GIOCO DELLA NOTTE
O notte –tu
Chi porterai via –notte
Tramonto di luna mattutina.
Porterai via
Le appannate nervose
Occhiate d’infelici.
Ci si osserva –notte
Nudi e pallidi
Nel ventre dell’abisso.
Tu –o notte di pace
Chi porterai con te
Stanotte ?
INCOMPRENSIONI
Tra i colli la nebbia si posa
Giocando con le luci del mattino.
I forse del giorno
Si fanno pensieri rudi
Figli della terra.
Si gioca anche a dar vita
A dolori e fantasie
A impropri pensieri
Da verificare
Attimo dopo attimo
E gettare poi nel cestino
Profondo e buio
Della memoria.
Chiamami per nome –urla
-il mio gioco inizia
Al pigro alzarsi del sole
Al definirsi tremulo delle cose
Al delirio che pigro si squaglia
Facendosi luce
- proprio come questa nebbia.
INFINITO
(in morte di una musicista)
Cosa cerchi
Nelle allucinate sensazioni
Nel malessere umano
Che stringe i denti
Profonda solitudine
Che si fa natura
Nella musica dell’invisibile
Indefinita
-parole di sasso dovresti scrivere
E note certe
Nell’assoluto che ti adombra.
Cosa cerchi
Nella gloria che non paga
Indifferente
Nell’urlo silenzioso del vomito
Nell’arte che ti fa eccedere
Quando scende la malinconia.
Non c’è un dio che ti tenga compagnia
Né un pensiero che lenisca
L’infinito perverso che ti crea.
Cosa cerchi ancora
Sulla strada che s’annebbia
Come un sogno o un incubo
Da cancellare.
Dimmi –rispondimi dal nulla,
cosa sei andata cercando ?
*
Sono solo imbonitori dell’ultima ora
Deliranti conoscenti dell’arte d’arruffare
Dilapidare l’altrui speranza
Inorgoglirsi ad ogni caduta di castello
Che li fa ricchi.
Conoscono a memoria le storie
Che la storia ha conosciuto,
ma non ne fanno tesoro,
non ne sono sfiorati.
Eppure il vento che avvicina
Lo sdegno alla pratica forzata
Di segnare un diverso destino
Nel futuro che non sia solo ricchezza
Ma del tutto un piccolo tesoro per ciascuno
Sembra far sventolare la bandiera
Troppo presto arrotolata
Dar forza alla rabbia perché si colga
L’attimo che fugge, di cui resti un segno
Che duri nel tempo, che resista.
Al diavolo gli slogans della democrazia
La via pacifica del manganello,
il nascondersi dietro l’interesse
della divinità che si procrea
tra un soldo e un lusso
tra il credersi migliori
quando si è solo più brutti
e più potenti per malizia
per fortuna –per furbizia.
Al diavolo gli intelligenti
Che misurano il cervello con moneta
Dimenticando
La moneta con cui hanno venduto
Chi ora si ribella.
L’Italia
Italia schiava d’italiani
Miseri mari
E timide montagne
Poeti venduti
E poeti sconosciuti
Popolo delegante
Potere delirante
Morti di lavoro
O di natura uccisi
Passato di lapidi
E di vergogne
Lavate nel sangue
Partigiani ribelli
Conquista di libertà.
Italia schiava
Dell’arricchimento
E della povertà.
POESIE
Nel mio piccolo amo
La gioia di una poesia
Che ti racconti.
Occhi tristi somigliano
Alla forma che ha la luna
Al diffondersi della luce
Che ingombra le sgomente stelle.
Osservo il cielo
Nella profondità del tuo ricordo
E mi accorgo stolto
Che l’eternità dei sogni
Non è altro che il perdersi
Di una luce di luna
Nei tuoi occhi.
RIMBAUD
Rimbaud, troppo presto
Hai abbandonato
Il tuo mondo che freme
Forse avrai scritto poesie
Africane
Poemetti feroci
E oscure liriche
Tutte parole perdute
Nel logorio del tuo tempo
Inascoltati urli.
Ci pensavi allora
Che qualcuno avrebbe amato
Le creazioni del tuo inchiostro
Dopo un secolo
Da quando tu sei partito
Per il più lungo viaggio
Che potevi comporre
Da quando abbandonasti
La lingua arrogante
Della tua ironia
E poi gli amici
Nella sfrenata corsa
Dissacrante
Del tuo infinito ?
SOGNO
E sei apparsa tu
Ghirlanda di mattino
Fresco
Sorriso della luna
In attesa dell’aurora
Malinconia dolce
Che s’appresta
Al giorno luminoso
Che urla la sua pena
Con parole nuove
Immaginate –forse.
Tu mi sei apparsa
A detergere
Il sudore che fatica
A sciogliersi
A lenire gli spasimi del tempo
Che lento si fa strada
E passa.
Accogli una parola
Come se fosse pietra
Caduta nella valle
Del paradiso.
Disfa il nodo
Come nebbia
All’inaspettato fiato di vento.
Dai voce a questa speranza
Che attendo.
*
Vorrei scrivere un verso
Che racconti delle colline
Quando discendono
Nella valle del torrente
E delle roventi pietraie
Esposte al giudizio del tempo,
della polvere insidiosa
che si posa
al cessare del vento.
Vorrei parlare del sole
Che riaccende
Il paesaggio che rinasce
Al risveglio della mattina
E degli attimi di vita
Che precedono la nostra sera.
E dei rapidi cinguetii
Vorrei parlare
Che ilari rompono il silenzio
E dei chiacchiericci
Che si perdono tra i casolari.
Della vera natura –vorrei parlare
Nascosta ed implacabile
Che ci spinge
Ad aprire gli occhi meravigliati.
Eppure –perché tristezza lontano nel tempo
Mi segui
E infida dipingi il fuoco della notte
Che inaridisce –ansima
Rende pietra
La mano con cui scrivo ?