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Giuliana Sanvitale, Treno in corsa Treno in sosta, Andromeda Editrice 2008
Libro vincitore del Premio Internazionale “Gino Recchiuti”, Teramo edizione 2009
…Giuliana Sanvitale, poetessa di vigoroso impegno assai nota e apprezzata anche sul versante narrativo, con la densa raccolta Treno in corsa Treno in sosta non solo esplicita e riassume congruamente i tratti del suo autonomo e sicuro codice espressivo (di cui sono cifra caratterizzante la sintassi dall’ampio giro, i ritmi persuasivi, il tornito fluire di immagini e la vibrante musicalità del verso, ma consegna anche, e in qualche modo suggella, il punto archimedèo delle sue interrogazioni e delle declinazioni del pensiero…Questo punto archimedèo, foce referenziale dei conteggi esistenziali come pure di bilanci e consuntivi, è il tempo. Tempo che intenebra, disperde e fagocita: voragine in cui dirupano, perdono nitore ed essenza, frammenti del vissuto col loro stupore (La favola antica ed eterna), cose, luoghi, persone e finanche sentimenti (Amore disamore, Vortici, Saudade, Mio antico amore).
Sandro Galantini

“Per Giuliana Sanvitale scrivere versi significa misurare la realtà pesando la vita sul palmo della mano: e, che la carezzi o la scagli lontano con rabbia, la vita resta sempre e comunque la materia prima intorno alla quale la poetessa giuliese installa il proprio laboratorio…
… il suo non si limita ad essere un semplice insieme di versi (sia pure strutturati e sorvegliati alla luce di una tecnica collaudata), ma riesce a farsi voce, timbro, tonalità sentimentale con cui perquisire gli snodi salienti di un’esperienza di vita messa sotto torchio e osservata con sincerità disarmata e al tempo stesso pugnace…
Alla Sanvitale appartiene anche un nitore espressivo che rende la sua scrittura cristallina, una superficie lucidata dove una sensibilità prensile e porosa…”
Simone Gambacorta
Giuliana Sanvitale, I cibi della mia memoria, Media Edizioni 2004
Storia e vissuto. È questa l’endiadi che percorre longitudinalmente e – per così dire – fa lievitare la materia de I cibi della memoria di Giuliana Sanvitale, opera in cui l’autenticità è così pregnante da renderla assolutamente letteraria, per riprendere un concetto caro a Jean Paulban.
… Al cibo la Sanvitale affida il compito non solo di assicurare la struttura narrativa dell’opera e, con rimarchevole congruenza, di garantirne e sottolinearne il movimento e gli intrecci, ma anche di evidenziarne le marcature emozionali e di fungere da potente attivatore della sua “memoria involontaria”: proustianamente tentando cioè, attraverso la sensazione racchiusa nel sapore dei cibi, di far emergere completamente e rendere cosciente nella maniera più fedele possibile l’immenso edificio dei ricordi …

… Una delle domande conclusive: “Mi chiedo, a volte, se idealizzo i ricordi” rimarca potentemente il bisogno di autenticità ed esprime una persuasione dell’Autrice, la possibilità cioè di apporre alla dannazione degli eventi la fedeltà a se stessi, di testimoniare le risorse del proprio disincanto senza cedere all’avara misura del vittimismo e di conservare intatto quel forte senso religioso che di fatto si manifesta nella dignità del proprio esistere e nella capacità inesauribile di amare.
Sandro Galantini
Giuliana Sanvitale, Acquaria, Stamperia dell’arancio 2003
In Giuliana Sanvitale il dolore inteso come esperienza collettiva, il sentimento del tempo rappresentato nel bisogno della parola in forma d’immagine e la purezza raffigurante perle di natura vivente, contribuiscono infinitamente alla chiarificazione poetica…
Antonio Lera

Giuliana Sanvitale, E le donne…, Premio Gabriele D’Annunzio 2002
Di fronte alla maschera da tragedia, nella nota favola di Fedro, la volpe esclama: “Quanta species, sed cerebrum non habet”.
Giuliana Sanvitale prova a sollevare quella maschera, attratta dal sofferente richiamo degli occhi che la perforano, per “leggervi” la mente e il cuore, nascosti solo ad occhi ciechi.
Partendo dalla quotidianità delle esperienze che la circondano, la sua voce diviene corale, abbraccia vite diverse, lontane dalla propria realtà, “valica i confini del tempo e dello spazio e si fa canto”.
È il cuore della stessa poetessa che batte all’unisono con il cuore dell’umanità e, dopo averne scoperto e condiviso il dolore, ne vede la luce, la speranza, un “sorriso di vita”.
Voce dolente, quindi, mai disperata.
La poesia della Sanvitale dai temi esistenziali, generalmente autobiografici è essoterica, indirizzata a tutti e da tutti facilmente comprensibile, in un linguaggio che cerca di essere incisivo e musicale al tempo stesso.
“Musica e colore” sono infatti la veste che avvolge il discorso poetico in un connubio tra natura ed anima dove la bellezza di ciò che ci circonda,

fatta di suoni e colori, spinge l’IO a ricercarsi, a scavare nei luoghi più segreti delle proprie esperienze per trarne immagini e fantasie che, una volta sulla carta, non appartengono solo a lei, ma racchiudono tutti i sogni del mondo: “l’inconscio collettivo” di cui parla Jung.
Antonia Della Loggia
“I versi rivelano perfezione stilistica e sentimento descrittivo espresso in immagini che l’autrice proietta sul lettore con levità e dolcezza. Quasi un dipinto antico che ispira colori sfumati ma vivi, immensità di luci, di suoni in un “canto” che ci inonda tutti”.
Prof. Russo
“Le poesie di Giuliana Sanvitale compongono un quadro eseguito di getto, un disegno di versi plastici e levigati in un “corpus” lirico perfetto, dai toni caldi e veristi, in una tensione accesa che scaglia quasi il divino dentro l’umano, quando la lucida malinconia non sortisce capitolazioni, ma continue verifiche dell’essere, dell’amare”.
A. Lera
“Ogni verso di Giuliana Sanvitale brilla di luce propria… la poesia è doviziosa di inarca ture e polimetri, una ricerca di spontaneità che la rende di valore, il corretto abito tecnici stico che l’autrice fa indossare ad una messaggistica d’immediatezza, dove le configurazioni retoriche, la storia scorrono lungo un logismo di singolarità”.
F. Gemmellaro (poeta, scrittore, critico d’arte)
Angeli
“In questo nuovo libro – quello più privato e sofferto, quello in cui sinora tutti gli altri hanno alluso, come per un patto segreto – Giuliana Sanvitale dà forma a una regione della sua memoria e compie, come narratrice, la scelta più ardua: quella di rievocare la vicenda di suo padre, ucciso per rappresaglia dopo la liberazione a causa delle sue “scelte sbagliate”. Ma di fronte alla vita e alla dignità di un uomo, chi può ergersi a giudice e condannare? E il confine tra il bene e il male, e tra ciò che è giusto e ciò che non lo è, è davvero così netto? E dov’è che l’arbitrio e il sopruso prendono il sopravvento sulla giustizia e sulla libertà, sacrificando i valori dell’umano alla dittatura dell’ideologia?
Ecco allora farsi strada una duplice necessità: quella di recuperare una complessità di visione e una profondità di sguardo. Ecco allora la scrittura di Giuliana Sanvitale orientarsi verso latitudini dove la verità dei sentimenti ci conduce verso quell’approdo che solo le parole stillate dal corpo vivo della vita e della morte possono rivelare.
Dal risvolto di copertina di Simone Gambacorta

"Schegge di vita"
"Credo che questo libro rappresenti una tappa significativa
lungo quel sentiero letterario che da sempre, e giorno dopo
giorno, hai scavato nel corpo del tuo tempo: fra le carte
che negli anni hai pubblicate in volume, e che sovente hanno
riscosso premi e riconoscimenti, s'incontra molta poesia,
s'incontra un "romanzo" familiare e trafitto come
Angeli, e adesso s'incontrano pure questi racconti, queste
storie e scritti brevi che, a quanto posso notare, si
muovono, a seconda dei casi, tra finzione ed evocazione
memoriale, e che talvolta non rinunziano a proporsi in
cornici fiabesche.
Schegge di vita, di per sé così indicativo per quanto
concerne la ricchezza e la varietà dei temi e dei climi
emotivi ed emozionali che le pagine dispensano, diventa
ancor più eloquente là dove lo si rapporti al modo
d'essere e sentire di una donna quale sei tu: una donna,
se posso permettermi quest'incursione nel privato, che
conosce sin troppo bene le doglie che precedono il venire al
mondo di ogni parola che si preoccupi anzitutto d'essere
autentica (non è un caso che di autenticità io parli
sempre, quando un mio intervento si riferisca a un tuo
scritto), ma soprattutto una donna che ha scovato nei
silenzi della scrittura una via per scolpire i marosi e i
venti della vita, e per inventare per loro un nome che dalla
vita li asporti e che alla vita, con altra voce, li
riconsegni."
Grazie,
Simone Gambacorta

Foglio n.10 de la Copertina di Meolo (VE)
a cura del fondatore Ferruccio Gemmellaro e del Prof. Leonardo Vecchiotti.
"...ho ritrovato, mediante la penna di Giuliana Sanvitale, il significato delle emozioni, nostalgie, rigetti, dei miei genitori e parenti, di me stesso quale appendice consanguinea di una storia familiare, tessera di un tragico mosaico che ancora non può essere dimenticato. Ho rivolto così il mio pensiero ai miei caduti, trucidati, che finalmente, per merito di questa lettura, riesco ad immaginare come angeli di riferimento e di protezione alla mia esistenza. ....Sono pagine di patrimonio collettivo, di una storia comune che dimenticarla sarebbe un'infamia per i nostri figli. Giuliana Sanvitale partecipa con la sua eccellente penna alla memoria."
F. Gemmellaro
"...dunque a chi, come l'ottima poetessa-scrittrice Giuliana Sanvitale, con dedizione finanche ossessiva, decide di offrirci percorsi di ricerca storica....lode senza riserve: non c'è infatti libertà, spirito critico, senso del diritto, in estrema sintesi verità, dove l'ossequio, la deferenza, la compiacenza ed in particolare l'imperdonabile assuefazione allo stato di fatto, sono padroni assoluti."
L. Vecchiotti
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