Giovanni Zanier è nato a Paluzza (UD). Dopo il liceo classico, messi da parte gli entusiasmi giovanili per la letteratura e la poesia, ha frequentato l’Accademia Navale di Livorno. Da Ufficiale di Marina ha navigato a lungo e si è dedicato alle varie attività e studi nel settore. Condotta a termine questa sua professione, è tornato, anche se sporadicamente, agli antichi amori. Sue poesie sono comprese in varie raccolte di Pagine e di altre case editrici. Ha pubblicato un libro di poesie dal titolo Non indugiare. Vive e lavora a Roma.
È la stessa nota biografica che offro da tempo ai lettori di Pagine per le cose che mi riguardano. Poco avrei potuto aggiungere di qualche interesse per i miei quattro lettori. È di qualche utilità invece, se accolta a titolo di esempio (ed è perciò che ne ho taciuto i nomi), la lettera da me inviata nel lontano 1999 a un noto scrittore ora scomparso. È quasi una novella; eccola:
Caro Carlo,
una piccola premessa per rinfrescarti (e rinfrescarmi) i ricordi.
Anno 1948/49: Collegio ***, (dove io ero interno e tu esterno, mi pare). Liceo ***, (io, più vecchio in terza,  e tu in prima, se ben ricordo). Giornalino interno del collegio (io per anzianità direttore, e tu già una colonna. C'era tra gli altri P., di cui conservo ancora un vivo ricordo almeno al pari del tuo, a prescindere dalle fortune; hai qualche sua notizia?  E del giornalino‚ è sopravvissuta una copia?).  Fu un periodo beato ed intenso, almeno per me.
Più tardi, quando tu eri alla Normale ed io in Accademia Navale, venni da Livorno a Pisa per salutarti. Ricordo che passammo un intero pomeriggio a parlare sull'uscio del tuo Istituto.
Fu l'ultima volta che ci siamo incontrati da amici. Ciò non significa che io abbia smesso di considerarti tale, sebbene ti abbia ritrovato soltanto molti anni dopo,semplicemente quando ho avuto in mano il tuo splendido *** .
Più di recente m'è capitato di incontrarti de visu (si fa per dire, confuso com'ero tra il pubblico) alla presentazione, qui a Roma, del tuo *** e poi di *** ancora fresco di stampa. 
Che è successo di me? Avevo fino ai  vent'anni qualche velleità letteraria (cosa abbastanza comune, almeno allora, nei giovani liceali; velleità che tuttavia non resistono alla prova e svaniscono crescendo). Non durò di più per me. Fu per una crisi di rigetto che dopo il Liceo decisi di andare agli antipodi.., e mi imbarcai in Marina. Conoscerai senz'altro B., che poi ha fatto il politico ed anche il sindaco a ***; eravamo compagni di classe in terza e per poco anche di politica, sotto l'ala del vice-preside poi deputato.  Presi la decisione di mandare all'aria i miei studi classici, e lo dissi, il giorno in cui, con B. ed altri, ci trovavamo davanti al quadro dei maturati nell'atrio del Liceo (e c'era  accanto il bando con la barca a vela dell'Accademia). A B. non piacque la notizia, perché sbottò, rivolto a me ed ai compagni" Sei impazzito. Ragazzi, questo qui è improvvisamente impazzito. Vuole andare in Marina." Io naturalmente replicai, ma non ha importanza ciò che dissi, visto che non sono poi rinsavito.
Tu certo non puoi ricordare, ma sull'uscio del tuo Istituto a Pisa parlammo a lungo di questo; e del mio dilemma, se nei buoni parti letterari si dovesse privilegiare la fantasia, pur con i piedi ancorati alla storia (senza cioè mentire: la favola, se non si fa travolgere dalla morale, non è mai menzogna); ovvero, la didattica, piegando la fantasia alle esigenze della storia (con la presunzione di volerne correggere, quando del caso, il processo). Era l'epoca in cui il letterato era chiamato all'impegno (per lo più formulato da altri), condizione sine qua non per sfondare, ecc., ecc.
In Accademia, ho dovuto applicarmi in tutto ciò che avevo sino a quel punto snobbato (i numeri e le attività marziali), e non ho trovato tempo, né allora né poi, da dedicare alle mie velleità ....letterarie.
Sono cosi trascorsi gli anni. Dalla conocchia le parche hanno nel frattempo portato all'aspo la maggior parte del mio filo.
Invecchiando si torna fanciulli? Talvolta pare di sì (forse è il modo migliore). In ogni caso è ciò che è capitato a me quando, poco tempo fa, mi sono lasciato indurre - consapevole - in un certame di poesia e, nel poco tempo a disposizione, ho osato scavare nei miei trascorsi lontani per mettere insieme il numero minimo di poesiole richiesto. Cosi ho partorito questo libretto che ti sottopongo.
  Tutte le poesie sono attuali, salvo l'ultima - alquanto acerba - che ho tratto quasi intatta dai miei ricordi di liceale, sforzandomi solo di spezzare con gli a capo  gli ahimè obsoleti endecasillabi. Nel produrre questo piccolo lavoro, non me la sono sentita di inseguire la prassi corrente, che privilegia accozzaglie di suoni e di simboli in tessiture a dir poco confuse o incoerenti.  Puoi anche dirmi, se ti va di rispondere, che la mia decisione di alcuni anni fa è stata, tutto sommato, una buona decisione. Del resto è ciò che io credo, anche se solo in parte; ma solo perché l'altra strada era stata allora da me intrapresa per sfida più che per vocazione.
 Con ammirazione, amicizia e stima        Giovanni Zanier
 Metto ora in vetrina alcune mie poesie tratte da  una raccolta recente che ho in bozza di stampa a cui non intendo dar seguito. Sarò contento se qualcuno dei miei tre lettori vorrà chiedere chiarimenti, esporre critiche o manifestare consensi in merito.