Retro di copertina del romanzo RONDINI
di Gianni Baleani:

Dove sono le Rondini? Con questa domanda un bambino avvia la sua personalissima indagine sulla realtà chiedendo ai grandi di essere aiutato a capire, a guardare. E non saranno le delusioni, le perdite dolorose, ad avere l’ultima parola; combatterà fino alla fine contro il suo primo giudizio: non è vero niente, tutto falso, un’illusione.

Inizia così la lunga vita del protagonista, descritta per brevi immagini, e che, pur svolgendosi in una delle ricche province dell’Italia centrale, non si sottrae allo scontro con le tragedie, i miti e la grande cultura del ‘900 europeo. Ne deriva una rara interpretazione positiva dell’Occidente di cui il racconto svela sia un’interiore fragilità (Rondini) che una nobile grandezza (occhi verdi immagino luminosi) con una persistente speranza, esile come cristallo, ma che poggia su basi solide e millenarie.

L’ultima parola spetta al protagonista morente:

Guardatevi bene dal dimenticare il volto dei nostri morti: sono dentro di noi, figli miei, perché attraverso di loro è dato alle nostre piccole mani di vincere la partita della vita, pur rimanendo noi tutti mediocri giocatori.

Da I Pittori: Modigliani

L’angelo avvolse
Parigi con la tua ombra

La vita è nella mia dissoluzione

e la tinse di sangue.

Prese tuo figlio
       una via crudele.

 

Da I Pittori: Dürer

       Se ti guardo lontana
non temo,
       so di poterti raggiungere.

È così ampio
       il nostro spazio
e non v’è ira
       che non contenga.

Ha smesso di fumare
       la città in rovina.
La miseria bussa
       alle sue porte
e la grandezza
       ne diserta le piazze.
Un Demone ora la deride
       e anche la Morte la sfugge.

Di pietra
       immagino la mano
che distrugge ponti di ghiaccio
       e ricolma paludi.

Occhi verdi
       immagino luminosi.