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Destino
Tu fosti l’inno alla vita,
il pianto dell’umanità;
tu fosti la madre terra:
infinita distesa di tombe
e di croci dove la vita fiorì;
tu fosti l’arcobaleno
lanciato come un ponte
da un’acqua all’altra;
tu fosti la pioggia
che coltiva la vita,
il tempo che passa
e incide di rughe
la giovinezza
come un segno per l’angelo
che traccia il solco
tra il vivo ed il morto
con la spada di fuoco;
tu fosti la freccia
scagliata alle nubi
incontro al futuro;
tu sei il fiume
alla foce placido
che fecondò le terre
lungo il suo corso;
germoglio di tutte le stagioni
tu sei e il grande inverno
e il profondo silenzio;
tu sei il tutto ed il nulla
l’infinito della vita
ed il poco di tempo
che resta per ri-nascere;
tu sei la storia del mondo:
il tuo nome è destino.
25 ottobre 2003/ 76
La fanciullezza del mondo
Passammo le colonne d’Ercole
veleggiando senza timore
verso l’ignoto:
e fummo allora grandi,
così parve agli aedi;
assaporammo il frutto
della conoscenza
e fummo, allora, adulti,
così parve ai cantori ;
piantammo la vite e l’ulivo
allevando armenti
e coltivando la terra:
fummo, allora, pacifici,
così parve ai poeti ;
ma quando le mani dai campi
s’alzarono a brandir le armi
gli aedi, i cantori e i poeti
seppero che la fanciullezza
del mondo era finita.
Maggio 2003/77
Ustica
Tu,
tu non vuoi sentire
le grida di Ustica.
Lassù
dove s’accendono ogni sera
le stelle per gli innamorati
e i pescatori, lassù vagano ancora
le urla inorridite di quanti
a casa non sono tornati.
Ma tu,
tu non vuoi capire quanti pensieri
morirono nel cielo di Ustica
quel giorno: le vite spezzate
dai missili degli imbecilli
dai silenzi della paura
dai dinieghi degli inetti
dai segreti del potere.
Ma tu,
tu non vuoi sapere
nel profondo della tua ignoranza
nell’assurdo della tua supponenza,
quante urla echeggiano ancora
nel cielo di Ustica,
tu, piccolo barabba
con il complesso di dio.
29 giugno 2003/79
La strage di Bologna
- 2 agosto 1980 – ore 10,25
Ti sei mai chiesto, piccolo coyote
se un dio t’avesse concesso
il terribile potere della morte?
No, non te lo sei mai chiesto.
Violenza e terrore eccitavano e stordivano.
Dopo il delitto ti sentisti onnipotente
come un eroe immaginario
sorto dalla coltura puerile
in cui avevi nuotato.
Un popolo inerme forte di sé
e per amore dei figli alzò le sue bandiere
e l’orgia terminò :
ci resta uno squarcio e un vetro,
e tanti nomi aggiunti
nel nostro cuore e nella nostra storia
a ricordare che quel giorno,
un agosto caldo di vacanza
per l’amabile Bologna,
tu, piccolo coyote, sogni e speranze
nella tempesta frantumasti:
dalla sala d’attesa
un boato impietrì l’orologio,
pervase la città, atterrì gli anziani,
sorprese i giovani:
ore dieci e venticinque
due agosto mille novecento ottanta.
Piccolo coyote poco importa, ormai,
saperti dietro le sbarre.
La tua vita venduta
non ci riporterà gli assenti:
quelli a cui tu tranciasti il tempo e le attese
per un disegno assurdo
che noi abbiamo sconfitto.
6 luglio 2003/80
In memoria
- Strage dell’Italicus – 4 agosto 1970
Un agosto sereno,
atteso a bocca aperta,
offriva un giorno caldo.
La piccola stazione
chiocciava, sonnecchiando,
poco fuori dal tunnel.
E allora, successe:
una nuvola di vento
rovente pattinò sui binari
fin sotto le pensiline.
Una coltre di fumo
uscì dai vagoni roventi:
corpi gemono, dentro,
crepitano, s’attorcigliano
fin che gli ultimi gesti
svaporano, nel silenzio
sublimando i corpi.
Mancano padri ai figli
figli alle madri
madri alla vita:
vaporizzati dal fosforo.
questi morti
sono passati
nel fiume della vita
come i tanti immolati,
inesauribile ecatombe,
nel lungo cammino della storia.
15 luglio 2003/81
Passò la lunga notte
Dimmi, giullare,
se tra i fidi consiglieri del re,
se tra i valvassini della corte
o le ruffiane delle alcove
s’alzò un mormorio sommesso
a ricordare quella lunga notte
quando, prima dell’alba,
le porte Scee furono aperte
dai tuoi petenti di te ammirati
e delle tue fortune.
Dimmi, giullare, se qualche aio inascoltato
tentò di rammentarti la storia trafelata
di questo nostro Feudo;
se, mentre tu cullavi il tuo narciso,
ti disse mai che un popolo
spregiato e ardimentoso
garantiva a te la libertà;
a te, pasciuto e liscio come villan rifatto,
arrogante come ogni parvenu, sensibile al potere
come un bastardo alle puttane.
Scendeste armi e carriaggi: Attila e Brenno insieme
affamati da lungo digiuno
assetati di lunga vendetta impaludaste la città.
Qualcuno ti osannò, cesarperon, e tu, magnanimo,
prendesti le chiavi dell’arengo, le scorte alimentari,
i giureconsulti al tuo servizio.
Poi, passò la lunga notte, il sole
s’alzò sul mare di carogne
e di sporcizia lasciato dalle truppe.
Nuovi semi furon piantati
ma molto, molto tardi
a riempire i granai
fiorirono le messi.
26 luglio 2003/82
A chi la gloria
Un giorno la Storia scriverà:
si poteva evitare e non fu fatto;
a chi la gloria di tanta ottusità?
a chi l’encomio per tanta sciatteria?
Sublimi atleti di sigarette e birra
a noi la povertà;
strateghi ineguagliabili di giochi
a noi l’encomio;
cultori di passioni sbrindellate
pregni d’ aria, come otri di zampogna,
superficiali come pappi al vento
tre soldi in tasca, il medioevo in testa
la città martoriata dal saccheggio
di promesse imbottite di sorrisi.
Si radunò l’armata a branco
norcini e biscazzieri,
cani randagi e volpi acculturate,
divertiti, pervertiti e convertiti;
a casa De Amicis,
buonista introverso.
a ramengo Gozzano,
intimista decadente.
a puttana D’Annunzio,
erotomane debosciato.
fianco dest, dest !!!
avanti march!!!
u-nò du-é, u-nò du-é.
sbattere quei tacchi, perdiooo.
2 agosto 2003/83
Sfrena i cavalli
Non tenere il morso,
lascia andare i cavalli
senti che fremono,
anche scalpitano
negli stabbi i puledri;
i carri frena,
metti sassi alle ruote,
lancia i cani
a ricondurre il gregge.
La buona educazione
con gli avventurieri
non ha cittadinanza:
ogni sciocco al servizio
di un padrone
gli regge il palafreno,
le brache zavorrate,
il membro abbandonato,
e intona canti imenei.
10 agosto 2003/84
Brek ek ek eks coax coax
Non perderò il mio tempo a chiederti,
immerso nei druidici lavacri,
perché levare al vento
gli stendardi e i labari,
i barbari non battono alle porte
dalla Tessaglia o dalla Macedonia,
ma acclamano la nuova religione
comodamente assisi nell’Arengo,
rimborsati senz’obiezione alcuna
dalla Roma bonaria e scanzonata
che nelle folcloristiche adunate
è dileggiata e irrisa
ma che permette ai tuoi deliri
di correre l’Italia dalle Alpi alla Sicilia.
Non butterò il mio tempo a chiederti
perché nuovi dazi e muraglie:
l’orda barbarica è nella cittadella,
disposta secondo convenienza
a vendere al miglior offerente.
Non butterò il mio tempo a chiederti
perché reticolati e cavalli di Frisia:
per chiudere i confini agli affamati
dalle nostre ricchezze?
missili, cannoni o lanciafiamme
non bruceranno i sogni
di chi per fame spenderà la vita.
La piena ha trascinato
sterpaglia, sassi e rane:
un gracidio continuo corteggia il tuo ritorno
alle sorgenti, ogni anno,
al mito di una razza che annega le radici
nel basso medioevo.
17 ago 03/86
Sai che farei…?
Se mi fosse concesso
sai che farei?
chiedimi che farei;
- che faresti ? -
- un paio di cesoie e, zac!
borse attaccate ai fichi,
per quel che valgono…
Se mi fosse concesso
sai che farei? chiedimi che farei;
- che faresti?
un trapano, sottile,
e, zzzzzz! dentro certe teste
per vedere se ci sia
una traccia almeno di semenza.
Se mi fosse concesso
sai che farei? chiedimi che farei;
- che faresti?-
- calcinculo a demagoghi e populisti,
a voltagabbana pretenziosi,
a bischeri slegati,
a dilettanti allo sbaraglio
presuntuosi e prepotenti
dalla parvenza di maestri,
a mimi, giocolieri, gigolò:
di parole hanno riempito il mondo,
parole senza volume e senza peso,
nessun ingombro fisico
fabbriche di peti
ma le parole senza peso
ammorbano il presente
e rubano il futuro.
18 ago 03/87
Il coglione
T’ ho visto e t’ ho sentito:
come un ladro hai rubato la scena,
nel lutto facendo una chiassata.
No, tu non puoi.
- ma io sono …- sì, tu sei un coglione;
nel mare di dolore
come un barracuda
hai aperto le fauci
davanti all’obiettivo;
- ma io sono un eletto. -
un eletto del popolo, certo,
credi ti sia permesso
incitare impunemente
all’odio e alla violenza ?
Nella storia è già successo,
ma i cesti di paglia
pieni di teste necessarie
correvan come spole nei telai.
Tu non eri presente
e nessuno ti ha informato;
così, tu non hai coscienza:
self-control ? aplomb ?
a che ora si mangia ?!
Il popolo ti ha unto
con il bastone del comando
come tu dici e pensi ?
la stessa verga, alla prossima
sia usata dal popolo sovrano
per batterti a puntino
ti resti sano solo un astragalo:
e che la buona azione
ti curi della presunzione!
Sacrosanta, ma temo inutile, lezione.
28 agosto 2003/88
Non posso ricordare
Non posso ricordare
quanto fu dolce amarti
e quanto grigio appare
il cielo che transita
al tramonto.
Non posso ricordare
quanta dolcezza
nel tuo corpo caldo
e quanta solitudine
nell’infinito silenzio
che tempera di sé
tutti i miei sensi.
Come fu dolce
perdermi nei baci
e come è triste
non averli più;
come fu dolce accarezzare
i tuoi seni teneri e assetati
e com’è triste non sentirli più;
come fu dolce navigare
ogni angolo del tuo mistero
suggendo il vino
della tua passione
e com’è triste
non amarti più.
29 agosto 2003/89
Divorami
Vieni, mia bella
leghiamoci di abbracci
vestiamoci di baci
sperdiamoci in follie
d’amore inebriamoci:
avvolto come fiamma
dal tuo corpo ardente
divorami le ossa,
con le tue bocche
artiglia la mia bocca
perché si perda
finalmente in te:
fin che tempo è concesso
al nostro amore.
9 set 03/90
Madre, se sai…
Madre, se sai, dimmi
che cosa sia felicità;
figlio, non è concesso
ed io non posso dire
che cosa sia felicità;
tu porti in grembo l’umanità e la storia
per questo puoi sapere che cosa sia felicità;
un dio forse, figlio, non però le madri:
solo il principio portano della vita e i dolori dei figli;
non conosco ancora che cosa sia felicità:
forse felicità è pianta di spirito o di cuore
o forse, essere vivi basta per essere felici.
9 set 03/91
Imago mundi
Fammi toccare la tua fecondità
come si tocca il grano maturo
a mannelle, a covoni,
e a grani in sacchi
per annusare il profumo
misterioso e nascosto della vita.
Fammi impazzire della tua bellezza:
come un grande mare,
un profondissimo orizzonte,
foschia di salsedine e di muschio
ottenebri i miei sensi
e imploda la mia mente.
Fammi impazzire del tuo corpo,
breve stagione di vendemmia:
si colmino di te tutti i miei sensi
fino all’ebbrezza
di un baccanale notturno.
Perché tu…tu sei l’unica immagine,
miniatura del mondo,
che gli occhi e il cuore può scaldare,
elementare scheggia dell’eternità.
13 settembre 2003/92,
E così sia
Come una dea bella ti vedo;
i battiti guardo del tuo corpo,
fremiti del mondo,
che risonanze
nel mio corpo inducono.
Respiri lievi e brevi
come l’alito caldo della stagione nuova.
Bevo il tuo corpo intensamente,
assetato di te, terra riarsa
che gorgoglia all’acqua;
prendimi in te, lasciami entrare
t’innesterò nel grembo un seme
germoglio del futuro:
quel che mi resta posso affidarlo
alla tua vita come alle piante da frutto
silenziosi si affidano messaggi
per i figli dei figli;
andiamo, all’unisono saliamo e in risonanza,
battito con battito serpeggiando, ansimando
fino allo spasimo. E così sia.
16 Set 2003/93
Dissetami di te
Dissetami di te,
friniscon le cicale
pazze d’arsura
in questo eterno agosto;
dissetami di te,
lasciami a piene mani
raccoglierti a giumella
come uno spillo
d’acqua sorgiva;
dissetami di te,
come una valle fiorita
lasciati guardare;
riempimi gli occhi di te,
di te ricolma le mie mani,
sbattimi il cuore alle meningi,
mangiami, dissetami di te,
se ogni morso d’amore
induce altro amore.
21 set 03/95
Due dita di silenzio
Due dita di silenzio
vorrei, per sentire
la tua voce, come flauto
d’Orfeo, dentro le vene.
Due secondi di buio
vorrei, per sentire
la tua mano, àncora
di bronzo, cercare
le mie nudità
che ti appartengono.
Un boccale di birra
vorrei, per attraversare
con allegria la fame
nostra insaziabile
d’amore.
22 settembre 2003/96
Orfeo ed Euridice
Al di là della vita
io ti amerei
al di là della morte
io ti cercherei
anima che manchi alla mia anima
per essere una soltanto,
corpo che manchi al mio corpo
per essere uno soltanto.
Accarezzandoci
nuotiamo nel tempo
all’infinito cercando io te e tu me,
mai stanchi e mai paghi
degli incontri d’amore
che al mondo
germogliano la vita.
24 set 2003/98
Respirami sul cuore
Fammi sentire
il tuo respiro,
la tua bocca
sulla mia bocca
come una lunga sinfonia
d’un tiepido autunno:
violino innamorato
della tua pelle d’ambra
in questo settembre
luminoso che tracima
verso un silente inverno;
viola d’amore nostalgica
di atmosfere soffuse,
complici tendine tese
contro sguardi indiscreti;
siringa di pan
le morbide carezze
sparse come oli profumati
sui nostri corpi,
una tromba soprano
per urlare all’universo,
un pieno d’organo
per perderci nel nostro infinito.
Respirami sul cuore.
24 settembre 2003/98
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