IL MARE
Non piangevo più perché non avevo più lacrime, non pregavo perché anche la fede vacillava.
I miei occhi erano fissi su dei bimbi che giocavano nel giardino in fiore; essi ridevano e garrivano sciamando, mentre il mio bimbo non poteva ridere più: dormiva ormai nel sonno eterno.
Perché Dio aveva voluto togliermi il mio piccolo Rudi?
Una mano si posò sopra le mie spalle. Mi voltai: era mia marito.
Anche lui soffriva come me, forse più di me, perché dopo la sciagura lo esclusi persino dai miei pensieri. Tentai un sorriso, che si tramutò in una smorfia amara. L’aria era colma di profumo.
-Quanti fiori! – pensai – Piacevano al mio Rudi ed ora ne ha tanti, a fasci, ma sulla sua tomba!
Un mio singhiozzo lacerò il silenzio.
- Dolores, bambina mia – mormorò mio marito – non chiuderti dentro te stessa non lasciarmi estraneo ai tuoi pensieri.
Era innanzi a me col volto pallido, turbato da un’ombra di angoscia; ebbi pietà di lui e pietà di me stessa. Le sue parole mi fecero male, mi gettai nelle sue braccia singhiozzando.
- T’amo, Robi, t’amo, aiutami a superare tutto questo.
Aggrappata disperatamente a lui, piansi come non avevo pianto mai.
Le mie lagrime amare erano asciugate dai baci di mio marito, che con tenerezza mi stringeva a sé per infondermi un po’ della sua rassegnazione e della sua fede.
E da quella sera riconobbi nuovamente la gioia della preghiera.
I giorni passarono. Il mio dolore non aveva ancora trovato la pace agognata.
Ed una mattina, guardando a distanza l’azzurro del mare, on’ondata di ricordi m’avvolse.
Rudi amava tanto il mare! Aveva sei anni, il capo ricciuto, biondo come la spiga dorata nei campi, gli occhi color del mare e fu il mare ad ucciderlo. La scogliera strapiombava sull’acqua, egli voleva vedere le onde spumeggiare. Si protese… Un grido si levò insieme al mio. Col tonfo, le acque si richiusero sopra quel corpo… poi più nulla. Svenni.
- Rudi – La mia voce fu un sospiro, il bimbo mi guardò… no, non era Rudi, ma come lui amava i fiori; era scalzo, coperto di cenci, stringeva dei fiori sul suo petto.
- Signora ho fame. Fate la carità.
Provai una stretta al cuore.
- Non hai nessuno, piccolo?
- No, nessuno… ho fame.
Aprii il cancello, lo sollevai da terra, lo baciai.
- Rudi, Rudi mio.
Sapevo che era solo una dolce illusione. Il piccolo non fece caso alle mie parole: si strinse a me, mi mormorò: - Mamma!
Non sapevo, non capivo perché mi chiamasse così con quel dolce nome, sentii uno spiraglio di pace e serenità aprirmisi nell’anima e perfino un sorriso aleggiò sul mio labbro e tra le lagrime di gioia sussurrai:
- Chiamami, chiamami ancora così.
E lui: - Mamma!
Tutto era pace in quel tramonto. Non odiavo più il mare, non portavo più rancore.
Racconto scritto dall’autrice all’età di tredici anni, premiato e pubblicato.