Tramvetto per Lanuvio
….talvolta sembra tutta una finzione, una chimera trascinata dai nostri ricordi, quel senso malinconico che ci stringe allo stomaco..quando gettiamo gli occhi verso il nostro passato; non sempre però si addice al rimpianto la composizione ideologica che si forma, mano a mano, nel nostro intimo. E’ bastata una passeggiata nei pressi di San Giovanni fino al teatro dell’Acquario (cioè tra la vecchia centrale del latte, la stazione Termini e Piazza vittorio) per dare un volto mitico a quei segni evidenti , lasciati quasi a monito dai binari dell’ormai soppresso tram dei castelli. Oggi quelle tracce si intersecano con i segni tangibili della storia, il vecchio tempietto o i resti dell’acquedotto, e sono storia anch’essi. Una storia che inizia in piena bella epoque e che ci racconta di tram azzurri, alcuni a due piani, aperti, quindi senza vetri e dotati di belvedere dove gli uomini potevano fumare. Erano veramente altri tempi. Come erano altri tempi quelli che velocissimi ci riportano alle orecchie un assurdo, estemporaneo, desueto rumore di ferraglia e grida, tra lo stupore e la paura, per quei ragazzi appesi al gancio del rimorchio, lesti a scendere o salire in corsa, di nascosto dagli occhi a volte bonari del controllore. L’abbiamo fatto un po’ tutti il gioco del tram, chi per hobby chi per vero bisogno, in fondo si usciva appena da una guerra e non tutti avevano i pochi spiccioli per il biglietto. Come abbiamo un po’ tutti tirato con la fionda o con la nizza al bersaglio grosso, mentre per i più abili c’erano i fili dell’alimentazione. Il passaggio di quel tram era sempre un trastullo! Anche quando lo si usava come rullo compressore per far schiacciare le lattine delle bibite e ridurle così a lastroni. E quante altre storie legate a quel mini-treno azzurro, spesso assurto agli onori della cronaca.
Tragedie, amori clandestini, gite familiari, incontri occasionali, e, perché no, cultura. Quei voli pindarici a capo fitto sull’Appia, quando esisteva solamente il verde dei pini dove il tram si tuffava allegro! Quando al di là del ristorante Bellavista e il vecchio stabilimento della Fatme si poteva lanciare lo sguardo fino al velodromo Appio ed oltre, attraverso la speranza di una giornata che valesse la pena essere vissuta. Al bivio dei Cessati Spiriti qualcuno chiedeva sempre il perché di un nome quasi magico se non mistico.
E’ una vecchia leggenda inerente un fatto di sangue avvenuto tra carrettieri a vino (erano essi infatti usi fermarsi all’osteria del bivio per la classica bevuta); lo spirito del morto accoltellato appariva spesso, forse in cerca di pace o di vendetta. Un giorno queste apparizioni smisero, cioè cessarono: quindi Cessati Spiriti. A tutto ciò faceva – e fa tutt’ora- da cornice il maestoso acquedotto Claudio: Il viaggio proseguiva veloce sfiorando l’ippodromo di Capannelle prima e l’aeroporto di Ciampino poi; si sognavano favolose vincite per poter poi volare - il viaggio di rientro a Roma era sempre un po’ triste e “leggero” – Ed ecco le pendici di Frattocchie, dopo i sogni di fatica: il tram sudava tutto il suo ferro per arrivare fino alla meravigliosa piazza di Albano. Ormai si era entrati nei Castelli, già si preannunciava Ariccia con il suo indelebile profumo di porchetta. Un lesto passaggio per Galloro e via fino a Genzano, con i suoi otto pini sulla piazza. Altro bivio storico quello di Lanuvio; storico perché il tram seguiva la sua rotta verso altri lidi e per Lanuvio esisteva un’apposita “corsetta” fino a qui, dove oggi siamo noi!.... Ma questa è un’altra storia!!