Messaggio 1 Novembre
Ed ancora gli Arimanni
un patto con il dio mancino
molti i preoccupati consumati
secoli prima a costruire
contro i fasti e i nefasti
spettacolari
all’ombra di un grande tempio
asciutti ed anche più vicini
finalmente lontani dalla guerra
Messaggio 1 Ottobre
Divisi in divisa olofanti testimoni
in piazza soltanto sesti eredi di
un gioco aristocratico commossi
alla deriva sussistendo i reati
e le piogge imparate il giorno
dopo dagli schiavi uscimmo.
Messaggio 5 Ottobre
Saliti in tanto piacque infinitaria crimren
Risolto cimbri e teutoni il segno
sognante la calura
le dita i cingi e il vento
gli abituri il contegno e la paura
ad aspettare il sole
Messaggio 20 Novembre
Indovinandosi ancestrali
e rispettarsi nei deserti triboli
rilevatori speciali con il sottile piacere
proporzionato in una minore usura
spodestata con ferite traversando
i primatisti dal basso a decadi-calende
toccando gli anni dispari e di pari
Autogamia
Sminuito il transito emissario-Soglio
adiacente i capillari ante litteram
e più preziosa a caso un’etera dabbene
altrimenti armonica per ampia simmachia
sia di bestia sordo alla parlata questua
ed altro sole ripassasi nel circo
Stavolta Essoterica la consecutio temporum
per sintesi balcanica in Albis
convivere Sumeri del lacustre suzione
mesofrio in Tiberiade
ebbe il Rito dell’Albero e i Millenni
Permase spesso un sussunto aprole
estesi fulvo discorsi e i legamenti duttili
rispetto l’apparenza disdegna in fiati
E scussa su tralci e spessa
dove più slancio l’edera
disgiunta alla spronaia
dell’accidente e molti
le femmine nell’acqua
Reintegro nel fasto anticamente plumbeo
verso il sottile d’iperbole equilatera
in su lo spiazzo e l’aria
posando oggetto in alto gli astri andasse
un duplice d’assise negabile
il nero amanuense o qualità parziali
in fondo era un racconto
diretto alla coscienza.
Ossario indelebile (1983-1984)
Incoerenza indelebile 819839
Una fiaba bianca di cavalli
lunga racconta sempre
di un truffato amore
e quante truffe ancora sentiremo
e le divise brilleranno sole d’eroi
e bendate benderanno i giusti
on quella fiaba bianca di cavalli.
(f.m. necarolo – 1982)
……misera grata più non fermi
roditore alcuno
chè la mia mente i tarli ha già nutrito!
Per quei pellegrinaggi macilenti
deposto despota annoiato sveste
cutanee donne e i teschi
e di geodeta il gergo
non più esca intellettiva
o compassi rurali o contorte
ipotenuse canute ma negligenti
i giorni codardi spegneranno
chierici chiusi nell’asilo
perché di morte si dovrà parlare.
Lasciai Lui spinale seminario
olocausto foglio dileguando incanto
e altrove formatasi velosa la sua tomba
come carme ai freddi legni carne ridisciolta
per miseria di miseria non detenne
alito servo d’uomo nè bestemmia.
Già era uomo colui che tra i razzisti dèi
Convivente una Piramide ante nata
cristallo anisotropo serviva ai Magi
licenziosa puritana stele
se oggi viene ed i feticci lega
nella casa che fu del mio Signore.
Non riportatemi bruta melodia
Nell’effimero Calvario delegittimi
a stazioni in quaresima fattasi legge
anche viatico divaricando ebano
gli ulivi soldati…
se il tempo sia uccidetemi ancora!
E di altri noi
Poesie Seledizioni
La gobba
Dimenticare quella stanza,
nell’infinita raucedine
della mia penna
tracciando nuovi gradini.
Correre a stampare furiosi amuleti,
personaggi di un solitario.
E quella zingara
a tagliar le mie lune
a lavar le mie ossa.
Non avevo mai veduto
usuraio di tempo
dormire su grondaie
condannato a custodir magia,
quella notte putrescente
volli sfidar la strega
stella di rabbia
ad allattar bestemmia.
Tutto era allora
all’inizio del supplizi.
Porta risacca allo scoglio
sgocciolante rullio rubato
ai morti di mare
sterili perle deformi
nel grido. Sorgente incompresa
si somiglia di più
quando confessa le bellezze diverse
e diversa riprende
la melodia del suo dolore.
Sbaglia inquisizione
santa di mai allora e oggi
compone l’esorcismo
per tante volte ancora
da cenere con cenere
di noi e di altri noi
a nuvole fecali
il sangue stende.
Libro all’Acqua Dolce
Neanche più le pozze….
di Francesco Mecarolo
Neanche più le pozze d’acqua morta
sinonimo di un’acqua che non bagna
in Samaria
svestendoci di fede mal riposta
e la fiducia “In bello” spazzar via
cosicché al vomere studente
tornati somigli e vivi figli
alla Natura
scoprire e riscoprire gioia nel
realizzare il nostro sogno d’acqua
SIOPE’ (Silenzio)
Abbi cura di te nel rifiutarti polvere
concepita quale essendo tale il Santo
a riguardo prole poggiandosi consunti
e consumati per leggende aristocratici
al fuoco dolce Ermetica schiavo di cose
tirati i Vespri l’angolo
mentendosi la Specie non apparsa
Quasi a Troia considerate
segnati estremi i tratti
le nudità come degrado
i salici minori e ben temuti
talvolta eterni imporsi
di tutto diventati distillando
le parole vietate e la morale
Avvolgesse antiche d’atto e
Stropicciati evemerico della salvezza
crìtaro in guttaperca
componimento calcante i reali
occult’intorno scrìvoli asimmetrici
circa le costellazioni accusative
laddove
si ripercorre onirica la pioggia
Da un movimento duttile al Teorema
Concordanti editio princeps
Dopo che tacquero gli oracoli e
crebbero ancora i piedi nelle scarpe
chiuse le labbra a eludere
la solitudine con altra solitudine
tornammo noi ed altri noi
a correre sull’acqua