 |
Da “Il Corriere di Roma”
Domenica 18 ottobre 1987
Mecarolo tra Euterpe, Urania e la Vita
OSSARIO INDELEBILE
di Andrea Colasanti
La poesia di Francesco (Maria) Mecarolo non è per tutti. Questo ultimo esemplare dei “Poets Maudits” scrive solo per sé e pochi intimi, costituiti dall’intera umanità. Non cerca, Mecarolo, l’ispirazione da Euterpe e da Urania, la sua Musa è la Vita; o, meglio, l’essenza della Vita. Nel suo ultimo volume, “Ossario Indelebile”, egli, ancor più che nella sua prima raccolta di liriche, la ben nota “E di altri noi”, chiude il cerchio impalpabile che ci ammalia e ci respinge, finchè, vinti, non ci lasciamo trascinare all’interno di questa poesia, all’apparenza difficile, ma poi sublimatesi in un urlo di gioia e di vita, mascherato da rantolo agonico. Leggendo, ad esempio, la lirica:”Crudi al tremendo territorio” troviamo: “Crudi al tremendo territorio/ inginocchiati i pugni e redivivi/ d’anima per fame di dubbio/ maledetti si torna a nascere/Ho visto un ramo/ sul capo di mio figlio/ il ramo della vita/ dove io l’ho impiccato. Possiamo restare dubbiosi, sconcertati, quasi repulsi; ma, una volta accettato il verso, compresa l’essenza delle parole che ci scivolano addosso, ci fanno le fusa prendendoci per mano, eccoci pronti ad addentrarci nel Metasimbolo “inventato” da Mecarolo. Il Metasimbolo, parola ostica di primo acchito, altro non è che una metrica tutta particolare, una metrica nuova, brillante, che attinge forse le sue origini dalla poesia futurista di Martinetti, pur distaccandosene. In pratica Mecarolo riporta la “parola al suo antico significato di “Logos” e di “Simbolo”.
Quanto sopra enunciato si ritrova in una bella lirica dal titolo “Ossario – Silenzio tra le spighe di grano/ pane morbido e futuro / e correre fanciulli nell’amore / gli altri son tutti morti…son morti sull’altare! – Fors’anche di più ecco, in “Vigente il bisturi”, questa prosa marinettiana, seppur avulsa dalla rigida aggressività futurista: _ Vigente il bisturi a puntate/ nel soffondere articoleria d’arteria civica / si fodera equidermatico il contegno / iconocastic osannando chiostro ambulante: e mai lo sciabordio.Ecco allora le parole riprendere la loro identità prospettica e simbolica, in un caleidoscopio di volti e suoni allotropici, come si evidenzia da quest’altra lirica che volentieri citiamo, dal titolo:


“Essenza paritetica” Essenza paritetica a prognosi pazzia/ alliterato un giudice fumido e sorgivo/ deciso libro-cresima/ i mitrati pròspici/ a volte padre/ anatomia slacciata epitome mansueta con ossessi consanguinei/ valendosi il carattere e la cosa.
Così, per concludere questo omaggio doveroso al poeta, non possiamo che citare la frase conclusiva da lui scritta per questo ottimo volume: “Se, nonostante le discronie fluidificanti….la parola dovesse rimanere ancora “sporca” di parola allora:…uccidetemi ancora!”.
F.M: MECAROLO “Ossario indelebile” Ellemme Editore L. 9000
|
|
|