Francesco Cornelio

DALLA LETTERA A MIO PADRE

Mare bello e crudele, che mi inghiottisti nell’infanzia, oggi ti torno ad amare.
Eravamo in uno stabilimento balneare,a pochi passi dal centro della ridente via marina di Reggio.
Mi ero costruito una lenza con pochi arnesi, nell’ intento di copiare i pescatori.
Le ultime cabine dello stabilimento a forma di U, erano sospese sul mare, sostenute da robusti pali di legno.
Eludendo la  sorveglianza, guadagnai l’ultima  cabina dove il mare era più profondo.
Cominciai a pescare steso a  pancia giù, al limite dell’ ultima cabina.   Vedevo i  pesci  aggirarsi  intorno all’amo, e  andare   sotto la cabina.
Ero al massimo dell’entusiasmo: la libertà rubata, il sole allegro, i riflessi dell’acqua cristallina, il desiderio di catturare i pesci che si dirigevano sotto la cabina,… caddi nel mare…
L’acqua mi sovrastava di circa un metro. Ero in pericolo. Saltavo continuamente  sulle forti  gambette, facendo sporgere  a tratti,  una   mano   fuori   dall’acqua, in cerca di aiuto.
Un marinaio osservò l’evento dalla sua barca, ed avvicinandosi a  forti  remate,gridava l’accaduto alla gente a riva. Udì mio padre, che non  vedendomi, non  esitò a tuffarsi, incurante del suo bel vestito azzurrino,  nella direzione indicata dal buon uomo.
Ancora un  attimo,ed  ero salvo! L’abbraccio di  mio padre, era l’abbraccio  della salvezza!...
Caro  papà, fu  come avermi dato la vita per la  seconda volta. E per questo evento ti sarò grato per sempre.


 

UN GIORNO PARTICOLARE A ROMA (SEQUESTRO MORO)

Ho appena finito la positiva prova scritta ad ispettore, nell’amministrazione in cui ho lavorato alcuni anni, come studente lavoratore. Aspettando il treno per tornare a casa, decido di fare un giro per curiosare nella Capitale. C’è intorno un’aria di confusione. Fra grida, urli e schiamazzi, è tutto un fragore. Noto un gruppo di persone che fanno accesi commenti, su probabili importanti avvenimenti.
Un venditore di giornali agita un’edizione straordinaria, gridando l’agghiacciante notizia del rapimento di Aldo Moro, e l’uccisione dei suoi uomini di scorta. La notizia mi mette tanta amarezza e, ancora incredulo, cammino facendo alcune riflessioni sull’assurda strategia della tensione.
Ora sono a Castel Sant’Angelo. In ogni istante, l’articolo di giornale si pone in sovraimpressione nella mia mente, davanti alle belle immagini dell’ambiente. Il Tevere ignaro scorre sereno, e sembra volersi estraniare dalle meste vicende umane. I gabbiani, in volo, cercano con le grandi ali il magico equilibrio della dinamica, in cielo.
Un altro gabbiano a terra, con passo sobrio e lento, argina con le sue impronte il letto del Tevere.
I platani spogli levano al cielo i loro rami, e sembrano disegnarsi sulle meravigliose case di fronte.
Il tramonto rosseggiante, colora lo scenario e domina l’ambiente.
Alcuni ragazzi gridano la loro spensierata giovinezza, che affievolisce la mia tristezza, e mi inducono a pensare che forse avremo un futuro migliore.

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