A mia madre
Meridiano di vita
che tocco incredula
con passo ora lieve
ora stanco
Segna
piccola anima
questa corda tesa
tra poli di chiaroscuro
con strali di semplicità
assoluta
tua
Interseca
questo mio meridiano di vita
con passo sempre più lieve
mai stanco
Danza
(davanti alla “danse” di Matisse)
Ritorno
dalle perfette solitudini
e ho compagni muti
felici
E il colore è risolto
Svanita è l’alcova
l’angolo
il rituale nel silenzio
il perdersi il divenire
Qui danzano
sulla curva del mondo
giganti della terra e del cielo
nell’ idea di un blu assoluto
E’ luna per il mio respiro
e figure si riflettono
si allungano
prodigio di passo infinito
Alla sera
ho compagni muti
felici
Epilogo
Non chiedermi cosa c’è dopo il vento
né dopo questo confondersi
Ti ho offerto una coppa di tenebre
ed una alcova di ossessioni
per arrivare alla meta
alla rarefazione
Ma la sospensione è infinitesimale
solo nel pensiero
e il ritorno è perfetta solitudine
Frammento
Mistero
di una mano
che guida un profilo
quasi un respiro
L’infinito di luna
riposa
dietro un sipario
di ombre
L’eremo di lucciola
attende
l’alba nella sera
il ritorno di un sentire
Pensieri
come acqua chiara
senti
scivola un eco di vento
Gioco dell’amore taciuto
(ispirazione improvvisa)
Tu
presenza di voce buona
di mani giuste
afferri i polsi
e inconsistenze sensuali
Io
assenza colorata
dò voce ai silenzi
invento ritorni migliori
ho occhi attenti di felino
Bugia di corpi
bugia di parole
non si osa
e non si chiede
nel gioco dell’amore taciuto
Il tuo vento
(a mio padre, ricordo di un
mattino)
Il tuo vento
e mi lasci lontana
a seguire il tuo volo
su altalene di pietre e di acqua
nel mattino buono
Già voci ci cercano
riempiono silenzi siderali
Ma l’ora è nostra
e la salita è degna
del tuo sentire
Su in cima
dove si toccano le strade del cielo
porti un passato di aquiloni
e di abbracci
di fiori gialli
e quadrifogli
Piano
percorro curve di pensiero
quanta trasparenza
ha lasciato il tuo passaggio
pieno e libero nella fatica
Ora che lo sguardo
non ha più parvenza di gesso
e vive
come le giovani erbe intorno
vorrei raggiungerti
con un’egida di sole
Il viaggio
Partire
senza bisaccia né sorriso
solo
un vago tremore di stella
un presagio di stilla
che cade
nelle nudità che porto
Io non so
chi mi è accanto
e chi mi segue
Partire
e se incontrassi
perduto
un granello di vita
mi fingerei sera
che veglia sul fatuo e l’immane
Isola
Lascia che io sia
Isola
mentre il tempo
che chiami
non torna
e mestizia
e fantasia d’infelice
come marosi
mi nascondono
all’approdo
Tu non mi scopri
non mi vedi
Disumano
l’orizzonte racconta
di pietre nude
e levità di echi
perduti
di un’isola
che non conosci
Lascia che io sia
Isola
nel pensiero
che non si dice
e di avvicina
senza rumore
come sera
che viene
La sintesi del mutare
in paesaggi marini
di luce
come sipario
e innocenti barbagli
come figure
Non conosco
le ragioni del mutamento
delle solitudini dell’esistente
dei passi incerti
del domino scuro
sulla scena
Come fili d’erba
ogni giorno
l’incontro
l’intento di vita
crescita e mutamento
un faro
che nulla rischiara
Madrid
Madrid
e già mi accecano
ricordi
di stupori e voluttà
su pelli scure
dietro angoli
dietro me
Richiami andalusi
e se mi volto
già fuggono gitani
dai corpi di canna
bocche come amarene
e portano via
il mio oro
La vita non è più sogno
A Plaza Mayor
volevo il tuo fiore
il tuo sentire
Ma ancora
non torno
Immensa gioia
è tormento
Passaggio
Ho navigato
fin dove mare
ausculta
passaggio di vele
anime insonni
nei varchi lunari
Vento ritrova
geometrie lente
aeree illusioni
Sete gonfiate
da zefiri
lambiscono
assorte effigi
Tutto rivive
in un capo chino
nel viaggio di una pagina
che diventa pensiero
nell’incedere
che è già incanto
Nella scia
chi non si perde
è vapore caldo
che scopre levità
e sale piano
alle buie sfere
E nei dischiusi silenzi
ritrova chiarori d’alabastro
e l’eterno nel passaggio
*
Chi torna
in questa mia sera
con la sua porta chiusa
nei silenzi
che bevo
e sete affiori
e tutto manca
Buio torna
e racconta
che il mistero
vive nel profondo
nel passaggio infinito
Specchio
tu cogli solitario
la mia veglia
e il desiderio
e rimandi riflessi
di un’apparenza
astuta
*
Questo arcano di veli di parole
non dà ali
alla mia apparenza
alla nostra tenera poesia
che non conosce dolore
è già guerra di petali
nelle alcove dell’inquietudine
Vedi,viene sera
e rosso è il silenzio
i contorni si spezzano in incantesimi
Io sono sintesi purissima
del tempo del vissuto e del temuto
Riposa pure,
ma taci,
la quiete verrà da sé
il passato esala
il profumo di due assenze
e dell’innegabile
e sai che rimane rosso
il silenzio
Visione
Non ricordo
eremo
dove riposa
la tua anima di pietra
nei chiarori che ho smarrito
Vedi
Pensieri come triboli
scivolano bassi
Il mio passo
non è lieve
non è degno
E se luna
cade
argento
si diffonde
solo nel fondo
Liberati
concentrici cerchi
affiorano
e solitudine dilatano
E già mi fermo
e non mi trovo