DA "LA CLESSIDRA INFRANTA"
(Editrice "La Vallisa", Bari 1983)
I naufraghi
Naufraghi del tempo
vaghiamo
alla ricerca di terre ospitali .
Gli occhi bruciati dal sale
filtrano appena
barlumi di luce
presagi di fallaci miraggi
ma non ci è dato
neppure assaporarne
l'eterea bellezza
smarrimmo l'ancora nel naufragio .
Il linguaggio del mare
Come austero aruspice
interrogo il mare
scruto
il perpetuo farsi e disfarsi
rincorro l'onda
che si ritrae rapida
custode incorruttibile
dell'antico sortilegio
che scioglie l'arcano
e svela
la magia
dell'onda alla riva .
Il sogno
Conchiglie a forma di spirale
nascoste nel fondo di abissi inesplorati
lì ci colse il sonno
e come preziosi monili
ci rinchiuse nel suo scrigno
finché
intrise di sabbia e di sale
lucenti di cristalli millenari
ci ritrovammo nell'ocra
del tufo del Sud
ormai lontane dal mare .
Le pietre
Nessuno
ci lasciò un codice
nè conosciamo l'esperanto
che rivela
l'arcaico messaggio
delle pietre screziate
da venti disgregatori .
Mute
immobili
slavate
covano nel cuore
le visioni di antropoidi
esausti dallo sforzo
di erigere il corpo
le selci aguzze
strette nel pugno
ignari progenitori
del seme del dolore .
Porto Heli ( Peloponneso - Grecia )
Qui
a Porto Heli
incerto è il confine
tra terra e acqua
e l'una e l'altra
avidamente si contendono
una manciata di case
assorte in altri ricordi .
Crepuscoli frettolosi
ricadono stremati
nelle braccia di notti
gravide di stelle .
Scompaiono
fagocitati dallo scialle trapunto
della dea premurosa
i templi
sacri
una volta
a temerari marinai .
Savelletri
L'inesauribile moto
dell'acqua contaminata
si fa schiuma asfittica
all'assalto delle rocce
e ne corrode la barriera .
L'impietosa salsedine
disgrega il necrologio
di Vito Monopoli
ottantottenne
trapassato
al nitido ricordo
del litorale accarezzato
da onde purissime
quando le sue burrasche
s'acquietavano
alla calma della marina .
Un amore
Il folle rincorrersi
sul fronte delle idee
l'aggiustamento continuo
dei ruoli patteggiati
e rinnegati il giorno dopo
immoleranno presto
la vittima predestinata .
Certamente il più debole
sarà travolto
dal vortice dei dinieghi
e dei giuramenti amorosi
se ne serberemo il ricordo
resterà
l'imprecisato paesaggio
del ghibli
che pennella le dune ai deserti .
* * *
DA "L'EREDITA' DEL SALE"(Scione Editore, Roma 2000)<
A futura memoria
fiori stanchi
di appassire su asfalti canicolari
segnati da rivoli sanguigni
fiori estranei alle commemorazioni
dei corpi ricomposti
come vasi cretesi
fiori renitenti alle celebrazioni
eppure testimoni
di morti annunciate
affidate alla memoria di campane
che le ricorderanno
nei luoghi del silenzio
dove le viole tra le croci bianche
riceveranno asilo
Del colore della guerra
Quando alle aquile della notte
nella furia dell'assalto
mancò per poco il respiro
le ore raccolsero gli spartiti del tempo gioioso e
migrarono altrove .
Noi lasciammo disfatti
i giacigli d'erba e vestiti solo delle paure
di arcobaleni spezzati
scorgemmo l'orizzonte tremare :
solo il cielo ci seguiva
oltre il sentiero sbrecciato
dove alle spose brunite
dileguavano dalle mani
le promesse dei fiori .
A chi ci sbarrava il passo
mostravamo la mappa
delle stelle fredde
sconosciute ai nostri padri :
fuggivamo senza saperlo
dal nostro stesso sangue
disperso dal caldo dei cuori
per segnare confini estranei
alle parole dei fiumi e delle montagne
che si chiamavano prima per nome .
La radura acquietò le fatiche
ma alimentò lo strazio degli occhi :
distante dalla babele dei lamenti
in un girotondo di bambini
nel mezzo danzava
la signora in nero dal largo mantello
che scomparve con tutti i colori
portandosi via
le ali incompiute
di colombe nate morte .
Fine millennio
dedito all'inventario d'agosto
rimedito questo giorno
inciampo sul mille e non più mille
prossimo al nuovo millennio
riordino cassetti
ricolmi alla rinfusa
perso-disperso nella ricerca
di scarpe spaiate
di moda solo quest'anno
intanto che traboccano
da soli i cassetti
sulla tavola del mezzogiorno
vive la freschezza del quotidiano
sapore del pane
la croce ben incisa stanotte
quando lievitavano i pensieri
di altre mani intente a spezzare
i voli di ignare colombe
anche la nostra sorte segnata
e penso per certo che
saranno le cose a sopravviverci
Horizon ( parfum pour homme )
l'aria s'inebria
della presenza intensa
dei corpi
quando affondi nel mio abbraccio
nudo
e assorta t'immergi
nello spartiacque
che il cielo taglia a perpendicolo
là dove affogano
tutti gli inferni terreni
In-contro
le parole abbracciavano
il paesaggio rosa
la quiete apparente delle cose
tramava in chiaroscuro
le passioni celate
ricordi ?
avevi voglia di primizie
io di trasalimenti
sarei rimasto
all'accarezzamento
quando
hai liberato le tue grazie
mi ha raggelato
il tuo cuore d'ardesia
Primavera a Sarajevo
cosa può
saperne il mandorlo
che indossa già
petali di primavera
del gelo portato
sulle canne dei fucili
che fanno dei suoi colli
il luogo del calvario ?
perde tutti i suoi fiori
subitaneamente
cade il cielo
in nuvole di neve
bianco sudario sui corpi giovani
la rosa rossa stampata sul petto
dalla pallottola avida di gloria
e del pianto sdentato
delle madri
Aspettando un'altra arca
giunge da est
la bufera che
il vento preannunciava
scuote i silenzi
dei mandorli defoliati
dissipa i fiori sterili
degli ulivi
inaridisce gli occhi
anticipa la notte
sconvolge l'architettura
delle costellazioni
scompagina
l'armonia delle stagioni
induce
migrazioni senza ritorno
( io stesso al seguito )
un sole ostile
rianima
ghiacciai prediluviani
oceani alla deriva
strappano terra ai deserti
e giovani conchiglie smemorano
la voce del mare
Cartolina d'inverno
è rimasto nella fotoricordo
quel mare di sogno
virato di seppia
che avremmo certamente
versato in bottiglia
protetto dalle burrasche
che non fanno migrare
i pesci dal vortice
quell'acqua che anima
stasera le passioni
confonde gli umori
e ripiana i fondali
DA "VIDEOSPOT"(i migliori spot televisivi degli anni Novanta)
BELFE & BELFE
giorni grigioperla
del tempo in bianco e nero
quando emozionava
ancora delle donne
il corsetto straordinario
a vedersi nell'aria
di aristocratico portamento
e occhi bassi sotto
la fronte di grazie nascoste
anche al sole
maschio impudico e altero
Nescafè ( gran aroma )
proviamo
a cercare misure
per l'infinito
sapendo che troppo piccolo
è il mare
definito l'orizzonte
e noti i confini
del cielo
si perdono nell'aria
le equazioni della ragione
e più semplice sarebbe
dare colore ai venti
Windows 95
viviamo amori in affitto
a rischio d ' abitudine
i cuori alla fonda
l'albero maestro pericolante
su barche in disarmo
capaci di navigare solo
in acque cibernetiche
oceani insicuri per scorrerìe
di pirati arrembanti
su sciami di bytes
tachicardano i cuori
nella tempesta telematica
la vela ha perso
ogni vigore
e non spira vento * * *
Dalla raccolta di poesie e disegni
“LUNE&LUNAZIONI“
(Edizioni Gelsorosso, Bari)
Disegni del pittore Mario Pugliesi
Preludio
Giocando a dadi
col Signore del Tempo
nel timore di perdere
le stagioni di mezzo
scommettere un pugno di stelle
sulla primavera invocata
anche questo altro anno
per sperare e gioire alla vista
dei crochi in processione e
della confraternita delle viole.
Aspettando che il vento
non tardi a vellicare
la sottile lanugine
alla gibbosa cotogna
puntare poi tutto su
un sole innamorato
capace di far arrossire la melagrana
per lanciarla sulla strada
nei giorni di luna nera
contandone i chicchi saltati fuori
per conoscere in anticipo
la buona sorte o l'avversa fortuna.
Elogio della luna
Scende la sera
e come in un'allegoria
tu luna appari...
falce inoffensiva
non metti paura alle stelle...
luce che non ferisce
e assenza di vento
mari immobili
e montagne non scalate.
Specchio del firmamento
indossi l'abito nuziale
promessa sposa della notte.
Mostri intatto il tuo candore
e i furori e gli affanni riponi
nel tuo lato oscuro
regno dei silenzi irraggiungibili.
Un gabbiano alla luna
a mia figlia Sara
dalle mani di fata
Al gabbiano non importa
quanto sia profondo
l'abisso che la linea d'acque
sottrae agli occhi:
domina le onde
l'azzurro lo sostiene
e di tanta leggerezza
non conosce il segreto.
Sconfina abitualmente
oltre i confini
fatali un tempo
a temerari marinai
senza scompaginare
giacigli di posidonia.
Quando il cielo lo richiama
ricorda di saper volare...
allora risorge nell'aria
irride il paradosso del vento
che gonfia la vela
e frena il suo volo.
Nella luce lunare
Raccontami
di rosati inverni...
di schiuse impossibili
solo a desiderarle
in gelide mattine
disperso e catturato
dai fili serici
dell'ultima rugiada.
Raccontami
di cinguettìi ostinati...
che io possa vederli
e l'intreccio sonoro
culla del mio tempo
mi faccia da veliero
perché sia sicuro l'approdo
dopo l'assedio del sonno.
Raccontami
di farfalle anche d'inverno...
seppure siano solo foglie
sfibrate dal vento
che le ammaestra nell'aria
e io smarrisca il senso
dell'eterna notte
in questo silente inverno.
La colpa della luna
Smuore in sudorazioni solitarie
il geranio che se la rideva
dell'arsura del pomodoro
ora indiscusso re della tavola
e impotente a risvegliare
i nostri appetiti arresisi
alla calura estrema.
Sfiorirà alfine la stagione
sfinirà in un incendio di stoppie
come la tua rabbia
che scatena la tempesta
in un bicchier d'acqua.
Così l'anelito all'assalto
delle inviolate stanze
smarrirà l'ardore dei sogni
nei reiterati assedi
falliti a ogni calare della luna.
Innumerevoli lune
L'eco remota
di nuovi mondi
s'imbatte per caso
alla periferia della galassia
irretita dalla ragnatela
delle costellazioni.
Suono intermittente
risveglia aneliti
di rapimenti e trasmigrazioni
verso le nascenti stelle.
In fuga dal rincorrersi
delle aurore boreali
dalla predizione dei lunarii
raggiunge l'Assoluto...
il consustanziale mistero
dei mondi visibili.